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Cronaca

L’archivio straordinario di Radio Radicale: 43 anni di Italia buttati nel cestino

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Leggiamo che: “Radio Radicale è un’emittente radiofonica, di proprietà dell’Associazione Politica Lista Marco Pannella, legata al Partito Radicale, con sede a Roma e a copertura nazionale, riconosciuta dal Governo italiano come impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale. Un archivio mastodontico, tra cui 250.000 registrazioni audiovideo, 19.000 sedute dal parlamento, 6.700 processi giudiziari, 19.300 interviste e 4.400 convegni. Tanto per citare qualche numero dal sito della radio. Ebbene, ci voleva il Governo del cambiamento del Movimento 5Stelle per negare il salvataggio di un’emittente che ha raccontato quotidianamente, al sopra delle parti, con equilibrio e una professionalità eccezionale, la storia del nostro Paese, ininterrottamente da oltre 43 anni. Ricordiamo che già nel 1986 Radio Radicale iniziò ad avere problemi di sopravvivenza e la Direzione decise di interrompere le consuete trasmissioni, libere da alcun palinsesto, lanciando piuttosto una segreteria telefonica aperta a chiunque avesse desiderato lasciare un messaggio di 30 secondi o un minuto. Totale libertà. Mai accaduto prima. Il risultato fu apocalittico, uno tsunami di turpiloquio vivente, traboccante odio e ignoranza, vilipendi ad Istituzioni, offese a cittadini, terroni meridionali come settentrionali, lesbiche come omosessuali, rossi quanto neri, laziali o romanisti. Intervenne la Magistratura, Radio Radicale venne quasi spenta e rinominata “Radio Parolaccia”.

Pannella, il suo ispiratore, con la sua genialità oltre confine, aveva tentato di dare voce al popolo, che con il microfono aperto esso potesse esprimere le proprie esigenze e paure quotidiane, necessità o aspirazioni. Il coraggio della sfida di Pannella non fu ripagato: emerse una realtà cruda, zotica, impreparata; evidentemente lo specchio di un Paese che non meritava cotanta offerta democratica. La sovranità popolare imbrattava con un’indigestione di parolacce, una delle libertà civili fondamentali, di espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione. 43 anni dopo aver lanciato i suoi programmi da una camera a Villa Pamphili in Roma, Radio Radicale si ritrova oggi, sommariamente, con la bombola dell’ossigeno quasi esaurita e senza futuro, tradita proprio da quell’Ordinamento di Potere a cui ha sempre dato la mano e la parola.

Forse è giusto così, che l’archivio di Radio Radicale cada pure in prescrizione, morso e divorato da ratti come rifiuti abbandonati negli angoli di una nostra città, come la vita e la speranza della Repubblica, non siamo degni di tanto ardore di civiltà e comunicazione libera, sintonizziamoci piuttosto su una di quelle emittenti bestiali che vanno in voga oggi, Radio Propaganda: è ora in onda un nuovo talent dove la politica cialtrona può essere votata dai like sui social e i cui toni pateticamente ammobiliati da menzogne, inganni e false verità – saranno canticchiati come motivi da spiaggia per una sola estate e cadranno nel dimenticatoio del nulla. Ignorati persino dalla censura.

Francesco Di Pisa