La recentissima tragedia dell’ immane incendio nel locale di Crans Montana in cui sono morti in maniera terribile oltre 40 giovanissimi ragazzi a mio giudizio impone delle profonde riflessioni che non possono non partire da come i media internazionali e locali hanno raccontato la vicenda.
Quello che ai miei occhi ormai vecchi di tanta esperienza salta subito all’ occhio è che ben poca attenzione finora nei media è stata riservata al vero e proprio fallimento del sistema degli adulti in questa orribile vicenda: infatti, sono morti – a quanto sembra di capire – soltanto giovani e giovanissimi e probabilmente in gran parte minorenni se non addirittura di 13-14-15 anni. Non si può attribuire questa tragedia ad una fatalità. Semmai, a mio giudizio a costo di sembrare troppo crudo, è il colpevole disinteresse e menefreghismo del Sistema degli adulti che ha reso possibile in una serie di terribili concause una tragedia del genere.
In primis, se lo rapporto alla mia epoca di ragazzo, come è possibile che in assenza dei genitori dei minorenni possano recarsi in luoghi pericolosi come questi a festeggiare la fine dell’ anno con alcool, fuochi e botti di artificio, imitando tragicamente il mondo degli adulti e poi con questi risultati: ai miei tempi ben difficilmente sarebbe stato possibile questo ed i figli per coppia erano sicuramente in numero più numeroso di oggi. Questa è la prima amara considerazione: una società debole ed individualista che di fatto manda al macello decine e decine di suoi figli, senza vigilare né sulle loro attività (fattore obbligatorio sia per etica che per legge) né sui posti dove essi si recano.
Il primo fattore scatenante la tragedia svizzera è stata questa colpevole assenza degli adulti nella vita reale dei loro figli minorenni.
Ora si cerca con affanno il capro espiatorio: ma il vero colpevole qui è l’ adulto in se ed il sistema genitoriale che ha totalmente fallito. Mi verrebbe da fare un polemico contro pensiero ai fatti della cd “Casa del bosco” in Abruzzo dove la patria potestà per fatti infinitamente minori di questi è stata sospesa da giudici inflessibili. Ma non voglio continuare su questo piano.
Poi ci stanno sicuramente le concause alla base della tragedia svizzera.
Un locale probabilmente non idoneo con soffitti bassissimi e rivestiti di materiale facilmente infiammabile, uscite di sicurezza sottodimensionate se addirittura non esistenti, la mancanza di personale del locale a guidare la evacuazione rapida ed ordinata e non guidata dal panico (come spesso succede nell’ incendio), la assenza pare di porte taglia fuoco, la capienza massima probabilmente superata ampiamente. Inoltre non escluderei il livello alcoolemico di chi era presente nel locale che probabilmente era già alto e che forse non ha reso possibile una rapida comprensione di ciò che stava succedendo.
La magistratura farà le sue indagini, spero che siano veloci e precise, appurando colpe e responsabilità: appurerà tutto questo ed immagino che ci saranno decine e decine di parti civili per decenni che si costituiranno (anche contro le autorità pubbliche se è vero che il locale era a norma, per culpa in eligendo ed in vigilando). Entreranno in ballo le assicurazioni che vorranno stabilire chi risarcire e di quanto. Ma i giudici, gli avvocati e le assicurazioni non ci restituiranno questi giovanissimi puirtroppo. Sarebbe da indire in tutta Europa un vero e proprio giorno di luttopp nazionale per questa tragedia.
Ci saranno lacrime di Stato e funerali con tante bare bianche. Ma una considerazione la voglio fare, perché la repressione di solito aiuta ben poco a prevenire il ripetersi di incidenti simili.
Io sono convinto che a scuola almeno a partire dagli anni dove si è più grandi, si bevicchia di più e ci si forma una coscienza, sarebbe necessario ed urgente il ritorno dell’ insegnamento della materia della EDUCAZIONE CIVICA ed al suo interno ci dovrebbe assolutamente essere quello della SICUREZZA DEGLI AMBIENTI in primis per la prevenzione dei danni da incendio. Ma non solo.
Quello che la gente non sa spesso è che un soggetto ustionato in modo grave, se riesce a cavarsela quoad vitam, spesso porta con se un vissuto psicologico dello scampato pericolo incendiario per tutta la vita e nelle situazioni di compromissione di larghe parti della cute molte volte, se sopravvive, egli è costretto a dover effettuare nel corso della sua vita numerosi interventi di chirurgia plastica ricostruttiva.
Per non parlare degli esiti respiratori di avere inalato durante l’ incendio del locale aria commista a grasse quantità di materiale combusto di natura lignea ma soprattutto plastica e ad alte temperature: questi pazienti, sempre se sopravvivono, vanno incontro a diffuse e persistenti compromissioni delle loro capacità funzionali respiratorie per tutto il resto della loro vita. E vi assicuro che la spettanza di vita di un grande ustionato è minore della popolazione generale. Quindi un costo sociale altissimo.
Il fenomeno dei grandi ustionati è tipico dei teatri di guerra, sia nelle trincee che nelle città sottoposte a bombardamento (Ucraina e Gaza), quindi è un fenomeno a cui nelle società occidentali siamo ben poco abituati ormai. Bisogna ritornare al secolo scorso, alle guerre in Indocina e Corea, alla Prima e Seconda Guerra Mondiale per tornare a vedere nei nostri ospedali ormai affollati di reparti per le cure delle malattie croniche e degenerative, ambienti dedicati alle ustioni e traumi ad esso correlati.
L’ episodio del terribile incendio a Crans Montana nella Svizzera francese ricca ed opulenta ma evidentemente poco attenta ai suoi figli più piccoli, ci impone di riflettere in proprio ed autonomamente lontani da media generalisti che tendono lentamente a spostare la attenzione dai veri focus da cui è originato questo dramma, perché è il tessuto sociale stesso che va attenzionato se i genitori si disinteressano nei fatti dei loro figli.
Sarò stato crudo, ma bisogna pensare bene al nostro modello sociale ed educativo e fare qualcosa di significativo e controcorrente ma che sia realmente efficace.
Non conosco la legislazione svizzera in materia (non è UE) ma di sicuro contro il fuoco e l’ incendio specie se in locali chiusi, con poca areazione e sottoterra, è arrivato il momento di mettere finalmente in sicurezza i nostri Cittadini a partire da una loro maggiore conoscenza e consapevolezza dei rischi che si incontrano quando si va in certi ambienti e si adottano certi comportamenti.
Cioè quello che dico è che lo stesso ragazzo e ragazzino dovrebbe rifiutarsi di entrare in situazioni altamente pericolose come queste: non si può pensare che lo Stato sia dappertutto a vigilare, reprimere e sanzionare. Lo Stato alla fine dei giochi siamo noi Cittadini e le nostre famiglie.
E questo lo può fare solo la famiglia, la educazione e la scuola, cioè lo Stato. Quindi educare i figli a scuola, ma anche i loro genitori.
Dott. Francesco Russo, Medico-Chirurgo
Iscritto Ordine dei Medici ed Odontoiatri di Roma e Provincia
