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La seconda vita di Daniele De Rossi in Argentina: “Mi sento come a casa”

Dall’accoglienza dei tifosi all’esordio con gol: DDR ha trovato il suo habitat ideale al Boca Juniors

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Ha detto che sarebbe stato un sogno, adesso si sta realizzando. Daniele De Rossi, dopo essere arrivato al Boca Juniors, ci ha messo davvero poco ad ambientarsi a Buenos Aires, a 11.145 km dalla sua casa madre, Roma.

L’esordio con gol in Coppa d’Argentina contro l’Almagro una settimana fa, la prima volta da brividi alla Bombonera – con vittoria – in campionato domenica scorsa e questa notte i quarti di finale di Copa Libertadores in Ecuador contro la LDU Quito. Non male come inizio.

Dopo le parole nella conferenza stampa di presentazione lo scorso 29 luglio, la parola è passata al campo ed ai fatti, luogo in cui De Rossi ha sempre dato il 100%. Ed ai microfoni di Fox Sports, l’ex capitano della Roma ha spiegato come tutte le attese positive su questa nuova avventura siano state rispettate in pieno.

“Non dimenticherò mai nella mia vita come mi ha accolto lo spogliatoioVolevo sentirmi felice come a Roma e il Boca è stata la risposta”, ha detto De Rossi. “Sono state tre settimane piene di emozioni, di cose nuove. Mi sento felice, mi sento a casa. E’ cambiato tutto per me, casa, paese, lingua. Ero un po’ spaventato ma ora sono felicissimo per la gente, per il debutto e per come la squadra mi ha accolto. Ora l’importante è vincere”

Gran parte del merito va dato ai tifosi xeneizesche l’hanno accolto da eroe al suo sbarco nella capitale argentina ma soprattutto alla “prima” alla Bombonera. Una serata che Daniele non scorderà mai: “È stato qualcosa di magico, bellissimo, qualcosa che ho sempre sognato. (…) Gli argentini per strada mi rispettano, anche i tifosi delle altre squadre, è una cosa che apprezzo molto”. 

Ma DDR pensa subito al campo e a vincere, quindi alla partita d’andata dei quarti di Libertadores in Ecuador, con l’insidia dell’altitudine e la possibilità di affrontare il River Plate in semifinale: Mi è capitato solo una volta, 20 anni fa.Era in estate, con la Roma, in amichevole. Nessuno però si preoccupava di cosa potesse succedere con l’altezza. Questa partita sarà totalmente diversa per la nostra squadra. Sono due partite, quindi 180 minuti e non 90. Non si deciderà tutto a Quito. Semifinale con il River? Se così succederà, sarà una partita indimenticabile come lo è stata la finale dello scorso anno. Una sfida caldissima seguita in tutto il mondo, quando si gioca Boca-River anche in Europa la gente va a letto tardi per vederla. Però pensare già alla semifinale è un errore, non bisogna sottovalutare la LDU”.

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La prima giornata di coppe europee: un bicchiere mezzo vuoto

2 vittorie, 2 pareggi, 2 sconfitte: cosa ci ha detto l’esordio europeo delle squadre italiane

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Venerdì mattina: tempo di bilanci europei prima di rituffarsi nel campionato. Ed il computo totale non soddisfa l’Italia. Andiamo a vedere nel dettaglio chi può sorridere e chi no.

Napoli e Roma: due vittorie diverse ma convincenti

Le squadre italiane vincitrici hanno fatto vedere tutto il potenziale in dotazione, ma è innegabile che la partita del Napoli abbia un importanza superiore a quella della Roma: gli azzurri hanno battuto il Liverpool, la squadra campione in carica, al termine di un match condotto alla grande dal primo all’ultimo minuto. Non concedere nulla ai Reds è impossibile, ma la squadra di Ancelotti ha impostato una partita coraggiosa sopratutto nel secondo tempo. Non si è lasciato intimidire dalle folate in contropiede di Salah, Mané e Firmino, ha continuato a creare e dopo un miracolo di Adrian, nell’ultimo quarto d’ora, con un pizzico di fortuna, è riuscito a sbloccare il match. La dimostrazione che nella partita secca è in grado di battere chiunque: il primo posto del girone potrebbe essere un obiettivo concreto. Diversa ma altrettanto positiva la “prima” della Roma formato europeo di Fonseca che ha voluto dare un bel segnale con quasi tutta la formazione titolare in campo. Va detto che l’avversario era di tutt’altro spessore: l’Instanbul Basaksehir si è dimostrato ben poca cosa, soprattutto sulla fascia sinistra dove Zaniolo ha fatto razzia dei difensori turchi per 90 minuti. I giallorossi, al netto di una partenza a rilento, dopo l’autogol che ha sbloccato il match hanno dilagato con il peso di Dzeko e le scorribande di Kluivert, entrambi in gol oltre allo stesso Zaniolo. Se non ci fosse stata una grande prestazione del portiere ospite, il margine avrebbe potuto ampliarsi di più e prima dell’intervallo. Positivo aver ottenuto la porta inviolata per la prima volta in stagione: è attesa una conferma contro il Bologna secondo in classifica.

Inter e Juventus: pareggi con rammarico

L’esordio europeo delle nuove panchine di Conte e Sarri ha lasciato l’amaro in bocca ad entrambi: la sensazione di aver perso due punti anziché averne guadagnato uno è forte. L’Inter è uscita delusa dal pari interno contro lo Slavia Praga, sulla carta la partita più abbordabile del calendario di un girone di ferro. E paradossalmente il pareggio al 91′ di Barella ha messo un cerotto ad una prestazione inspiegabile da parte della squadra di Conte, sovrastata dal fraseggio dei cechi. La strada per gli ottavi si fa già in salita. Ben altro rammarico per Sarri: la sua Juventus ha fatto una grande partita al Wanda Metropolitano, autentica roccaforte dell’Atletico. La miglior partita fino ad ora, con segnali di crescita in ogni reparto, ma un’unica grande pecca che ha di fatto dilapidato il doppio vantaggio nei minuti finali: le palle inattive. Sono inaccettabili 2 gol di testa in così pochi minuti, e l’assenza di Chiellini a lungo andare non potrà giustificare queste disattenzioni. Peccato: vincere a Madrid avrebbe messo la strada in discesa per il primo posto del girone.

Atalanta e Lazio: due batoste inaspettate che fanno riflettere

Il sogno Champions per una sera diventato incubo: la prima volta assoluta dell’Atalanta è stata drammatica. La Dinamo Zagabria si è rivelata squadra veloce, con corsa e fraseggio ad ottimi livelli, ma va detto che la Dea ha permesso a Dani Olmo e Orsic su tutti di mettere la quarta per tutto il match: un’imbarcata simile non può essere spiegata solo con l’inesperienza, anche perché la squadra di Gasperini è considerata da molti come la più “europea” delle italiane. Nulla è perduto, però l’inversione di rotta è necessaria.

A proposito di sorprese negative, anche la trasferta rumena della Lazio si è rivelata un piccolo fallimento: è sembrato un replay della partita di Ferrara di domenica, con i biancocelesti che vanno in vantaggio, sprecano grosse opportunità per il raddoppio, calano di ritmo e d’intensità e si fanno rimontare. Non basta il turnover di Inzaghi con Caicedo e Correa in attacco, per una squadra che negli ultimi anni è stata sempre solida nella prima fase di coppa: la Lazio ha sprecato una buona occasione in un girone che non è scontato. Un secondo campanello d’allarme per il prosieguo della stagione da non sottovalutare.

Credits Photo: SSC Napoli Official Facebook Page

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Juventus a secco, Inter in testa, Roma giostra del gol: cosa ci ha detto la terza giornata di Serie A

In attesa di Torino-Lecce di stasera il quadro delle partite del campionato, alla ripartenza dopo la sosta per le nazionali

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Riprende il campionato: finito il “calcio d’agosto” in tutti i sensi, è il momento per le big di rispettare i pronostici stando attenti alle imminenti coppe europee. Non tutto è andato come previsto.

La Juve rallenta, il Napoli riparte

Ci eravamo lasciati con il pirotecnico 4-3 di Torino che lasciava più dubbi che certezze a Juventus e Napoli. Ebbene, la Juventus ha confermato alcuni balbettii, mentre il Napoli è ripartito bene. Come si era già detto da queste parti, la prima di Sarri portava con sé tante incognite e problemi da risolvere, di cui molti di questi irrisolvibili nel breve periodo. Se aggiungiamo l’eterna e sentita rivalità con i viola, una squadra alla ricerca dei primi punti della stagione, ecco allora che il pareggio a reti bianche ottenuto a Firenze non è da buttare via per la Vecchia Signora, anzi. Un tiro da fuori di Matuidi ed una ripartenza sprecata dall’altruismo di Khedira: questo è ciò che ha creato la Juventus a fronte di tante occasioni per la Fiorentina, che meritava qualcosa di più ma è stata troppo imprecisa in fase realizzativa. Un campanello d’allarme in vista della partita di mercoledì al Wanda Metropolitano di Madrid.

Buona reazione invece per il Napoli, che tre ore dopo la Juventus, ha battuto la Sampdoria 2-0, non senza qualche brivido. Davanti tuttavia sembra funzionare al meglio la fabbrica di gol (da insegnare l’azione del primo gol tra Lozano, Di Lorenzo e Mertens), e i due nuovi arrivati dal mercato, il messicano e Llorente, assistman per il raddoppio, che sembrano già nel vivo del gioco. Un buon viatico per il match contro il Liverpool in Champions League.

Inter e Milan, vittorie sofferte prima del derby

Vincere, di misura, dopo essere stati in superiorità numerica per un’ora abbondante. Successi simili per le due milanesi, almeno all’apparenza. L’Inter ha prodotto molto nella vittoria contro l’Udinese, tenuto a galla da un super Musso, ed è da sola in testa alla classifica aspettando il Torino, che può raggiungerla a pari punti. Il Milan invece, continua ad essere carente di gioco e di occasioni, con il solo Suso ad illuminare. Nonostante la superiorità numerica dal 21′ del primo tempo, è servito un rigore realizzato da Piatek a sbloccare la contesa, con un’Hellas mai doma e vicina al pareggio in alcune circostanze. Insomma, il derby della Madonnina, in scena sabato prossimo, avrà una squadra favorita, almeno sulla carta.

Roma di Fonseca “zemaniana”, harakiri Lazio a Ferrara

Gol e spettacolo all’Olimpico, con la prima, convincente vittoria della Roma. 4 gol e 3 pali in totale per la squadra di Fonseca: un dominio assoluto nel primo tempo concretizzato a dovere. Non mancano però le amnesie difensive nel secondo tempo che, punizione-capolavoro di Berardi a parte (5 gol in 2 patite per lui), hanno permesso al Sassuolo di rientrare quasi in partita. Anche la Lazio a Ferrara parte molto forte: va in vantaggio con un rigore di Immobile, nella prima frazione ha innumerevoli occasioni per raddoppiare, soprattutto con Caicedo e Luis Alberto, ma non le sfrutta. Così il calo fisico della ripresa ha consentito alla Spal di ribaltarla, prima pareggiando con Petagna in girata, e poi con il piatto destro all’angolino di Kurtic al 92′. Max Pezzali parlava negli anni 90 della “dura legge del gol”: Simone Inzaghi l’ha capito bene a sue spese.

Ossigeno per Atalanta e Cagliari 

Con un Duvan Zapata così, la Dea può dar fastidio a tutti, anche in Champions. I nerazzuri riscattano la sconfitta in casa col Torino ed espugnano Marassi al termine di una partita complicata, che sembrava essere finita dopo il pareggio su rigore di Criscito al 91′. Ma a pochi secondi dallo scadere dei 5 minuti di recupero, un’invenzione del colombiano da 20 metri porta i 3 punti a Gasperini, che può preparare con più tranquillità lo storico esordio in Champions contro lo Shakhtar Donetsk. Primo urrà invece per il Cagliari, che senza Nainggolan vince al Tardini di Parma e convince con un altro neo acquisto, Giovanni Simeone, senza dimenticare la doppietta di Ceppitelli. 

Ci piace e Non ci piace: il Bologna e gli allenatori

Ancora una volta nello spazio riservato ai momenti più alti, mettiamo il Bologna. Ma se nella prima giornata avevamo premiato più Sinisa Mihajlovic, oggi è la squadra ad essere premiata, dentro e fuori dal campo: prima la rimonta da 3-1 a 3-4 al Rigamonti di Brescia, poi il festeggiamento dei giocatori sotto alla finestra dell’ospedale dove si trova il mister. Secondo posto in classifica al pari con la Juventus, ma probabilmente la squadra sta vivendo emozioni ancora più forti.

Dal lato negativo passano Sarri, Conte e, in parte, Ancelotti. A metà settembre già fanno discutere alcune dichiarazioni. Il tecnico juventino che si lamenta del caldo di Firenze, il mister dell’Inter che si rivolge più o meno esplicitamente allo stesso Sarri alludendo a “bilanci e stati patrimoniali”: “qualcuno deve stare tranquillo e sereno perché sta dalla parte forte”. Passi la lamentela di Ancelotti nei confronti delle condizioni degli spogliatoi del San Paolo che, visto il personaggio non solito a queste esternazioni, ci può anche stare, fare discorsi di questo genere fa davvero bene, in un momento della stagione in cui si dovrebbe dare il 100% e basta?

Foto di copertina: © Bologna FC Official Facebook Page

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La prima di Sarri con la Juve piena di grane ed incognite

Nella trasferta di Firenze, alle 15, il vero esordio del tecnico toscano, che porta con sé le questioni De Ligt, Mandzukic, Dybala ed Emre Can. Ed in più un tabù da sfatare

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Dopo tre settimane di ritardo causa polmonite – Non è stato semplice rimanere fuori. Ringrazio i medici che mi hanno curato, e mi hanno fatto capire che dovevo fare un piccolo passo indietro. Ma ero sereno perché lo staff tecnico andava alla grande” – è arrivato il momento dell’esordio ufficiale di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. E non sarà una “prima” semplice, per tanti motivi.

Tenuta difensiva da migliorare, con De Ligt ancora “scolaretto”

Sarri si è detto soddisfatto delle due partite che hanno visto il suo vice Martusciello guidare la squadra. Ma i tre gol presi nel secondo tempo contro il Napoli, di cui due su palla inattiva, sono un dato che non può lasciare tranquilli. La perdita di Chiellini già due settimane fa si è fatta sentire, mentre De Ligt deve ancora imparare tanto dal campionato italiano: questa è la prima missione di Sarri, che ha detto in conferenza di voler recuperare pienamente anche Daniele Rugani. Con l’Atletico dietro l’angolo non sarà facile.

Mandzukic, Dybala, Emre Can: esuberi che possono diventare risorse?

Se la grana “in campo” riguarda De Ligt ed il reparto difensivo, dalla metà campo in su cominciano i problemi “extra” con le posizioni di Emre Can e Mandzukic ancora da risolvere. Il primo, dal ritiro della Germania ha fatto sentire tutto il suo disappunto per l’esclusione dalla lista Champions attaccando anche lo stesso Sarri per la modalità con cui è arrivata, salvo poi smentire e addolcire la sua situazione con la società. Il secondo, fuori sia lista Champions che da quella dei convocati per la partita con la Fiorentina, sembra fuori dal progetto tecnico e potrebbe accasarsi in Qatar, dove il calciomercato non è ancora finito. Senza considerare Paulo Dybala, dato per partente in agosto, vicinissimo a Manchester United e Tottenham. Ma il tecnico bianconero, che nel prossimo mese avrà una partita ogni tre giorni, non può non considerare il turnover e la rotazione di alcuni big. Per questo sta a lui se darli per esclusi o risorse, che in un calendario fitto e lungo potrebbero sempre tornare utili.

Da battere la cabala: mai vincente a Firenze e 2 vittorie su 12 debutti

Come se non bastasse, ci sono anche ostacoli dettati dalla superstizione: nella sua lunga carriera solo 2 vittorie su 12 negli esordi ufficiali con un nuovo club – vittorie che risalgono al 2010 e al 2011 con Alessandria e Sorrento. In più c’è il Franchi, da espugnare per la prima volta: mai vincente a Firenze, con il brutto ricordo della sconfitta per 3-0 ai tempi del Napoli che di fatto costò il sogno Scudetto.

Tante le questioni per l’esordio di Sarri: la convalescenza dalla polmonite è anche il problema più semplice…

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Mancanza di Killer instinct nella sporca vittoria della Nazionale: la crescita non è conclusa

In Armenia la squadra di Mancini ha sofferto più del previsto. Con un po’ più di cattiveria la partita poteva essere archiviata molto prima

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Il primo a ricordarlo è stato lo stesso Roberto Mancini, pochi istanti dopo il fischio finale di Armenia-Italia: “Lo avevo detto che sarebbe stata una partita difficile”.

Infatti la sfida di Yerevan non è stata affatto una passeggiata per la Nazionale, uscita sì con i tre punti in tasca, ma dopo aver faticato oltremodo, in un match in bilico per 77 minuti, prima del colpo di testa di Lorenzo Pellegrini.

La superiorità numerica e la mancanza di condizione

In uno stadio bollente, l’approccio degli azzurri è stato tutt’altro che positivo, e da un’incomprensione tra Chiesa e Barella nella trequarti avversaria è nata la ripartenza micidiale che ha portato in vantaggio i padroni di casa con Karapetyan. Ma l’espulsione – piuttosto generosa – dello stesso, sul finire del primo tempo quando l’Italia aveva già pareggiato con Belotti, non ha agevolato la pratica. L’inferiorità numerica non ha favorito l’Italia, in quanto la squadra armena a quel punto è stata costretta a giocare la partita più adatta, ossia il gioco di rimessa sfruttando la velocità di Mkhitaryan.

A poco è valso il 76% di possesso di palla, con una squadra chiusa ma che quando ripartiva era pericolosa, e alla lunga ha presentato il conto anche la condizione fisica, visto che gli armeni hanno iniziato il campionato diverse settimane prima della Serie A.

Il killer istinct mancante e i cambi di Mancini

Nell’economia del match è pesato come un macigno l’errore di Andrea Belotti a 30 secondi dall’intervallo, poco dopo l’espulsione di Karapetyan dove, su assist al bacio di Chiesa, è incespicato sul pallone a pochi metri dalla porta.

L’attaccante del Torino, autore poi della doppietta del 1-3, non ha fatto una brutta partita, ma l’errore in quel momento chiave del match si è riverberato nel secondo tempo, in cui gli azzurri sono stati troppo disordinati nello spingere in avanti.

E quando l’Armenia sembrava credere anche ad un clamoroso colpaccio, è arrivata la salvezza dalla panchina con Lorenzo Pellegrini che, entrato al posto di Chiesa, di testa ha segnato il suo primo, fondamentale gol in Nazionale.

Con il gol Belotti dopo tre minuti, il match si è chiuso definitivamente, ma la sensazione è quella di una squadra che si è complicata la vita da sé, anche al netto di una condizione non ottimale, normale per i primi di settembre. Sono 5 vittorie su 5 nel girone di qualificazione agli Europei, la certezza matematica non è lontana, ma contro la Finlandia a Tampere, domenica sera, oltre alla leadership del girone c’è un’altra sfida da vincere: quella della gestione del match, passo fondamentale per il processo di crescita dell’Italia del Mancio.

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Il Derby dei pali, Juve-Napoli da “montagne russe”: la Serie A d’agosto regala gol e spettacolo

Il timido risveglio del Milan, la conferma dell’Inter a Cagliari. Ma la seconda giornata ci ha raccontato ribaltoni e partite mozzafiato dappertutto.

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Nel recap della prima giornata avevamo parlato di campionato “alla inglese”. Se possibile, la seconda giornata di Serie A è stata ancora più somigliante alla Premier League, tra attacchi atomici, difese ballerine, tanta corsa e pochi calcoli. Probabilmente non è il sintomo di un cambiamento del nostro campionato, è accaduto solo perché molte squadre sono ancora in fase di rodaggio, ma questi due turni d’agosto non sono affatto dispiaciuti. Andiamo a vedere nel dettaglio cos’è successo.

Juventus-Napoli, le montagne russe decise (suo malgrado) da Koulibaly

L’esempio più evidente? La partita di sabato sera all’Allianz Stadium, in un 4-3 pirotecnico che in pochi si aspettavano. Così come l’ha definita Gonzalo Higuain a caldo, “una montagna russa”.

Anche perché la partita si era messa su un binario unico: il contropiede di Douglas Costa finalizzato da Danilo, la giocata da campione assoluto del Pipita (male nella circostanza Koulibaly) e la concretezza di Cristiano Ronaldo al minuto 62 sembravano aver messo la parola fine al primo scontro-scudetto della stagione, a tal punto che i tifosi bianconeri avevano cominciato ad intonare ironicamente ‘O surdato ‘nnammurato. 

Ma la tenacia del Napoli, combinata con una retroguardia bianconera deficitaria – con un De Ligt che non è ancora pronto per sostituire Chiellini – ha riaperto la partita: troppo gravi i due gol presi da palla inattiva e uno su una ripartenza, chiusa splendidamente dal neoacquisto Lozano. Così, in una partita dov’è successo tutto ed il contrario di tutto, è arrivato l’imprevisto ancora più clamoroso, la doccia fredda per i partenopei, con Koulibaly che ha coronato una partita da incubo con un rocambolesco autogol ad un minuto dal fischio finale. Dopo poco più di un anno, il senegalese è stato ancora decisivo a Torino, ma in senso opposto.

Più Lazio che Roma nel Derby dei pali 

Meno gol, certo, ma spettacolo ed emozioni non sono mancati nel derby della capitale, mai così in anticipo nel calendario nei precedenti 150 in Serie A. In un match iniziato a ritmi elevatissimi, solo nei primi 25 minuti sono stati colpiti ben 5 pali, nell’ordine Leiva-Zaniolo-Immobile-Correa-Zaniolo, prima del vantaggio romanista, firmato su rigore dall’ex Kolarov (in foto).

Il momento in cui Kolarov sblocca il match

Ma una Lazio decisamente più rodata e propositiva, ha preso il sopravvento nella ripresa fino al pari, siglato da Luis Alberto, in un’azione iniziata dall’errore proprio di Kolarov. Nel finale, come prevedibile, la partita è scesa di ritmo ma i biancocelesti hanno sfiorato due volte il gol vittoria, prima con la traversa di Parolo (sesto legno del match) e poi con il gol di Lazzari annullato per fuorigioco. Buon pari per la squadra di Fonseca, alla ricerca dei migliori meccanismi ma che in difesa non ha ballato come la settimana scorsa, due punti persi per Inzaghi, che nel computo complessivo avrebbe meritato la vittoria.

Il pareggio di Luis Alberto

Il risveglio del Milan, la conferma dell’Inter: le milanesi sorridono

Tornando al sabato, vince il Milan contro il Brescia, grazie all’incornata (10 gol di testa in questa giornata) di Calhanoglu. Un 1-0 che poteva essere più largo, per una vittoria che dopo il disastro tattico di Udine dà un po’ di serenità al lavoro di ricostruzione di Giampaolo. A proposito di cantieri, sembra esseremolto ben avviato è quello di Antonio Conte, perché confermarsi a Cagliari, in casa dell’ex Nainggolan, non era affatto facile. Ma alla fine l’Inter l’ha spuntata grazie a due gioielli del mercato estivo: Sensi, che con un gioco di prestigio ha conquistato il rigore decisivo e Lukaku che l’ha trasformato, per il secondo gol in due partite. La Beneamata vince anche soffrendo.

Le conferme di Torino e Genoa, le mini crisi di Sampdoria e Fiorentina

Altri spunti sono arrivati dagli altri match: uno su tutti il Torino, in testa alla – più che mai provvisoria – classifica con Inter e Juve. La banda Mazzarri sta sfruttando quel picco di condizione in più derivato dalla preparazione anticipata dei preliminari di Europa League (culminata con l’eliminazione bruciante all’ultimo turno) ma battere l’Atalanta di uno straripante Duvan Zapata non è mai facile: con i colpi di testa di Bonifazi e Izzo, il tecnico livornese sublima il concetto di palla inattiva ed il Toro può momentaneamente guardare tutti dall’alto in basso. Molto positivo anche il Genoa di Aurelio Andreazzoli, che dopo il pareggio all’Olimpico, batte nettamente nel gioco più che nel risultato la Fiorentina, con Ghiglione e Kouame (2 gol in due partite) splendidi protagonisti. Proprio la squadra di Montella, insieme alla Sampdoria di Di Francesco, rappresentano il peggior inizio di campionato possibile, con i doriani che hanno fatto 1 gol e subito 7 in due partite. Condividono la coda della classifica a zero punti con Spal e Lecce.

Ci piace e non ci piace: Berardi, Chiellini ed il razzismo (ancora una volta)

I punti più alti questa settimana sono stati toccati da due giocatori, uno dentro e uno fuori dal campo. Domenico Berardi è tornato definitivamente dopo due stagioni ombrose? È presto per dirlo, ma la tripletta che ha condannato la Samp è stata d’autore: tocco sotto misura, colpo di testa e sinistro a giro per un repertorio che il ragazzo ha, sperando che lo metta in pratica più spesso. Fuori dal campo, invece, Giorgio Chiellini ha dato una dimostrazione di classe: a pochi secondi dal triplice fischio, con la stampella ed il legamenti del crociato ancora da operare, è entrato in campo per consolare Koulibaly, distrutto dopo l’autogol che ha deciso il match. Un gesto che vale piùù di tante parole.

Note dolenti, ancora una volta, a Cagliari: perché dopo gli episodi di Matuidi e Kean, stavolta è stato Lukaku bersaglio di cori razzisti. Urge fare qualcosa, vista soprattutto la recidività.

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Gli ostacoli Barcellona e Liverpool, le insidie Borussia e Atletico: l’analisi dei gironi delle italiane in Champions

Nel dettaglio tutte le avversarie di Juventus, Napoli, Inter e Atalanta verso gli ottavi di finale.

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Sorridono Juventus (a metà) e Napoli, trema l’Inter, spera l’Atalanta. I sorteggi di Montecarlo hanno regalato qualche sorpresa e molti replay per le tre italiane in cerca di riscatto e con la Dea, “in gita” nel salotto dei grandi, ma che può far sentire la propria voce. Ma andiamo a vedere nel dettaglio tutte le avversarie delle squadre del Bel Paese.

La Juventus ritrova l’Atletico 6 mesi dopo, ma non è l’unica insidia

Poteva andare peggio, ma anche meglio. La Juventus formato europeo, con rinnovate ambizioni di vittoria ed in panchina l’ultimo vincitore dell’Europa League, è stata inserita nel gruppo D e dovrà fare i conti ancora una volta con l’Atletico Madrid, 6 mesi dopo l’ottavo di finale che ha visto la rimonta capeggiata da CR7. L’11 di Simeone è cambiato molto rispetto all’anno scorso: con un Griezmann in meno e un Joao Felix in più, pagato 126 milioni di euro. In estate hanno salutato anche il capitano Godin, Juanfran, Filipe Luis, Lucas Hernández e Rodri, mentre sono arrivati Trippier, Felipe, Hermoso, Llorente e Renan Lodi. Un grande ricambio per una squadra che però non ha perso la proverbiale filosofia tattica del suo allenatore.

Come squadra in terza fascia è venuto fuori il Bayer Leverkusen, arrivato quarto nell’ultima Bundesliga. In una formazione cambiata molto ma senza grandi individualità, spicca solo la stella del classe ’99 Kai Havertz, uno dei prospetti più interessanti del calcio tedesco.

Completa il quadro la Lokomotiv Mosca. L’insidia maggiore è rappresentata dalla partita in Russia, ad inizio novembre, in un clima tradizionalmente ostico. A centrocampo spicca il polacco Krychowiak, mentre nel mercato i russi si sono rinforzati con due conoscenze italiane: Howedes, per migliorare la difesa e Joao Mario, appena arrivato dall’Inter.

Napoli, Liverpool a parte il girone è abbordabile

Anche il Napoli ritrova una squadra affrontata l’anno scorso: così come 12 mesi fa la squadra di Ancelotti affronterà il Liverpool. “Squadra che vince non si cambia” per la detentrice del titolo, una squadra che negli anni è stata forgiata ad hoc da Jurgen Klopp. L’unica aggiunta è l’eroe della Supercoppa Europea, il secondo portiere Adrian. La partita di Anfield, fatale l’anno scorso agli azzurri per la qualificazione, sarà anche quest’anno lo scoglio più difficile.

Da non sottovalutare nel girone E il Salisburgo. Anche i campioni austriaci, alla seconda partecipazione in Champions, sono stati affrontati l’anno scorso dal Napoli, nei sedicesimi di finale di Europa League. Il centrocampo è il punto forte, con Minamino ed il talento Szoboszlai, ma la difesa è ballerina e bisognerà passare indenni la partita in Austria per assicurarsi la qualificazione agli ottavi.

La squadra di quarta fascia è il Genk. I belgi non rappresentano un grosso pericolo, visto e considerato che nelle due precedenti apparizioni non la squadra allenata da Felice Mazzù non è riuscita a vincere alcuna partita (5 pareggi e 7 sconfitte). Da tenere d’occhio l’attaccante tasmaniano Samatta.

Inter, torna il Barcellona nel girone di ferro

Così come l’anno scorso, urna di Montecarlo maligna con i nerazzurri, inseriti nel gruppo F. Anche per i nerazzurri c’è la rivincita della sfida dei gironi dell’anno scorso, con i blaugrana rinforzati dall’arrivo di Griezmann e dal – probabile – ritorno del figliol prodigo Neymar. Una corazzata, che però negli ultimi anni in Champions è stata fatta fuori subendo clamorose rimonte: quando si spegne la luce di Leo Messi può succedere di tutto. 

Se possibile è andata peggio con la squadra di seconda fascia, la diretta rivale per la qualificazione. Il Borussia Dortmund di Lucien Faivre, dopo aver conteso per metà stagione la Bundesliga al Bayern, si è rinforzata molto in estate, con l’arrivo di Paco Alcacer ed il ritorno di un altro figliol prodigo, Mats Hummels, a puntellare la difesa ballerina, unico punto debole dei gialloneri, devastanti in attacco con Reus e la stellina Sancho. L’Inter di Conte si giocherà gran parte della sua Champions al Signal Iduna Park, nella quarta giornata del girone.

Più abbordabile lo Slavia Praga. Arrivati in Champions passando per la porta di servizio dei playoff, i cechi sono alla loro seconda partecipazione nella massima competizione europea, dopo essere arrivati ai quarti di finale di EL, battuti dal Chelsea di Sarri. Una squadra che pecca d’inesperienza, destinata a soccombere in un girone di ferro.

La corazzata City ma per l’Atalanta c’è speranza

Per la prima in Champions della Dea poteva andare peggio, visto che partiva dalla quarta fascia. Certo, come testa di serie il Manchester City, non è il massimo. Anche gli uomini di Pep Guardiola sono una corazzata, completi in ogni reparto, con campioni del calibro di Aguero, De Bruyne, Sterling e Sanè, solo per citarne alcuni. Non esente da errori nel reparto arretrato, l’Atalanta non parte per giocarsela all’Etihad Stadium.

A parte la favoritissima del girone, in ottica qualificazione lo Shakhtar Donetsk non rappresenta un ostacolo insormontabile. I campioni ucraini, senza Fonseca in panchina, non hanno cambiato di molto la linea tattica, con il nuovo allenatore Luis Castro. Le squadre italiane conoscono bene la filosofia ucraino-brasiliana, con una trequarti pericolosa, composta da Taison, Marlos e Tetè, ma con una fase difensiva attaccabile per Zapata, Ilicic e Gomez.

La Dinamo Zagabria invece, può rappresentare per la squadra di Gasperini una diretta rivale con cui partire alla pari, quanto meno per il terzo posto utile alla qualificazione all’Europa League. Squadra che ha sempre preso batoste nelle ultime apparizioni in Champions, i croati arrivano dalla lunga trafila dei preliminari, in cui hanno battuto Sarbutalo, Ferencvaros e Rosenborg. Attenzione al talento Dani Olmo, trequartista campione europeo U21 con la Spagna.

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Cosa ci ha detto la prima giornata di Serie A

Dalle vittorie sofferte di Juve e Napoli, alle difficoltà di Roma e Milan, passando per i colpi esterni di Lazio e Atalanta. Gli errori del Var e il coraggio di Mihajlovic, in attesa dell’Inter di Conte

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La premessa è d’obbligo: ogni valutazione che troverete qui sotto è più che mai parziale. Siamo alla prima giornata, al 26 di agosto, e nessuna sentenza è definitiva fin da ora. Ma il campionato è ricominciato e con i primi tre punti in palio è opportuno analizzare ciò che è successo in questa prima giornata, lasciando in stand-by l’Inter della nuova era targata Antonio Conte, impegnata alle 20.45 a San Siro contro il neopromosso Lecce.

Juve e Napoli, vittorie di misura in attesa dello scontro diretto

Non si può non partire dalle partite del sabato e dalle squadre che in questa gara chiamata “campionato” partono, come si suol dire in Formula 1, “in prima fila”. La Juventus di Sarri (di cui Martusciello ne ha fatto le veci) ha battuto il Parma di misura, “alla Allegri”, ma il primo tempo ha dato segnali interessanti in fase offensiva: i bianconeri hanno cercato di manovrare meglio, soprattutto con Douglas Costa e Higuain, note positive della partita. Tuttavia l’unico a tirare in porta è stato CR7 ed il gol-partita è arrivato sugli sviluppi da palla inattiva con un tocco sotto misura di Chiellini, che attaccante non è. Il calo nella ripresa è fisiologico, visto il caldo e la forma di fine agosto. In attesa di capire il futuro di Dybala e Mandzukic e di vedere meglio il “sarrismo”, la Vecchia Signora non dimentica il concetto principale, cioè vincere.

Ben altro tipo di vittoria è stata quella del Napoli. Anch’essa di misura, ma al termine di una partita spettacolare al cospetto di una Fiorentina coriacea, sintomo di un’aria totalmente cambiata rispetto al melodramma del finale di stagione scorso. Al netto delle decisioni arbitrali – di cui parleremo in un secondo momento – i centravanti di Ancelotti sono stati stellari, con lo splendido destro a giro di Mertens, i due gol e i due assist di Insigne, e la prestazione solida (con gol da fuori area) di Callejon. Da registrare la fase difensiva, con la coppia Manolas-Koulibaly e Di Lorenzo a destra balbettanti. Sabato, nello scontro diretto all’Allianz Stadium, ne vedremo delle belle.

I colpi esterni di Lazio e Atalanta, nel segno di Immobile e Muriel

Nella presentazione di sabato avevamo parlato dei biancocelesti e dei nerazzurri come alternative pericolose, ed effettivamente squadre così stabili nella rosa e nelle idee di gioco ad inizio campionato possono avere una marcia in più. La Lazio ha dominato la Sampdoria a Marassi, e solo grazie ad un super Audero i romani non hanno chiuso la pratica già nel primo tempo. Più difficile è stato l’esordio dell’Atalanta a Ferrara: andata sotto 2-0 per colpa di alcune amnesie difensive e per merito dell’ex Petagna, la Dea alla fine ne è venuta a capo.

Buone prestazioni di squadra (meglio la squadra di Inzaghi rispetto a quella di Gasperini) ma coronate dalle grandi prestazioni individuali di Ciro Immobile e Luis Muriel. Il primo, con due splendidi gol, ha superato quota 100 gol in Serie A, terzo italiano in attività a riuscirci, mentre il colombiano, da subentrato e all’esordio con la maglia nerazzurra ha capovolto la partita con due destri chirurgici da fuori. Potrebbero essere loro due il quid in più per una stagione da protagonisti (in attesa di Milinkovic-Savic da una parte e del Papu Gomez dall’altra).

I cantieri di Giampaolo e Fonseca per una partenza da freno a mano tirato

Due controprestazioni differenti per le squadre di élite che hanno più bisogno di ricostruzione. Davvero da dimenticare la prima del Milan: più che la sconfitta alla Dacia Arena di Udine, il dato più preoccupante è il numero di tiri in porta, zero. Fraseggio prevalentemente orizzontale, scarsa chiarezza tattica e condizione atletica davvero pessima. Troppi giocatori fuori ruolo (da Calhanoglu regista a Castillejo seconda punta, passando per Suso trequartista) e l’idea di abbandonare immediatamente il 4-3-2-1 per il 4-3-3. “Testa alta e giocare” aveva detto Marco Giampaolo nella conferenza stampa di presentazione. Così non si può fare: la bocciatura è stata totale.

Discorso diverso per l’esordio ufficiale in Italia di Paulo Fonseca. Partita con qualche certezza in più – forse non è stato un caso che i migliori in campo siano stati i tre giocatori blindati, Under, Dzeko e Zaniolo – la Roma davanti ha brillato con discrete combinazioni, anche se i gol arrivati da iniziative personali. Crea profonde preoccupazioni invece la fase difensiva, con due gol presi su dormite della difesa ed il rigore causato da Juan Jesus – bocciata la coppia di centrali con Fazio. Lo stesso Fonseca ha detto che serve un difensore: il possibile arrivo di Rugani sarà sufficiente?

La conferma del Toro e l’inizio sprint del Brescia

Per quanto riguarda le cosiddette medio-piccole, il Torino (che piccola non è) con un ritrovato Simone Zaza batte il Sassuolo e si prepara al ritorno dei playoff di Europa League, dove servirà un’impresa per superare il Wolverhampton di Cutrone. Ottimo inizio anche per il neopromosso Brescia che, orfano di Balotelli in queste prime quattro giornate (per una squalifica comminata in Francia), ha dato a Cagliari una sensazione di sfrontatezza e aggressività che potrebbe creare problemi a molti. Da salvare anche l’esordio dell’Hellas Verona che, sotto di un gol e di un uomo contro il Bologna, ha acciuffato il pari grazie ad una punizione proverbiale di Miguel Veloso.

Partenza “all’inglese”

Aspettando Inter-Lecce di stasera, in nove partite sono state segnate 29 reti, 3.2 a partita: forse i ritmi di agosto sono più permissivi, però la Serie A è ricominciata in maniera scoppiettante e divertente, le partite di Firenze, Roma e Ferrara ne sono una dimostrazione.

Ci piace e non ci piace: la forza di Sinisa Mihajlovic, le prime incongruenze del Var

Nella sezione dedicata ai punti più alti e a quelli più bassi, non si può non parlare di Sinisa Mihajlovic. Una settimana fa, da queste parti, parlavamo di come il tecnico serbo seguisse il più vicino possibile il suo Bologna tramite streaming e videoconferenze. Oggi tutta Italia si è commossa quando ha saputo che Sinisa, per la prima di campionato a Verona, ha lasciato per qualche ora il Sant’Orsola di Bologna e si è presentato in panchina al Bentegodi. Indiscrezioni parlavano di commozione anche tra i suoi giocatori, a testimonianza dell’attaccamento col proprio allenatore. La battaglia è ancora lunga, ma è l’emblema di un uomo, che con il coraggio e la determinazione può vincere su tutto: un’immagine che fa bene al mondo del calcio e ai migliaia di malati che devono trovare la forza di combattere.

Tra le note negative, ahinoi, finisce il Var. L’esordio stagionale della classe arbitrale, è stato da dimenticare: una su tutti la svista clamorosa di Massa (dal campo) e Valeri (dal monitor) in Fiorentina-Napoli di sabato, con il “tuffo” di Mertens sanzionato con la massima punizione. Anche Nicchi alla Domenica Sportiva ha ammesso l’errore. Il nuovo regolamento sui falli di mano ha poi dato vita a interpretazioni incoerenti: dal rigore fischiato a Cerri e Zielinski, al tocco di mano di Samir non visto a Udine. Urge chiarezza, nelle interpretazioni e nelle consultazioni.

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Sport

Al via la Serie A: gli assalti di Napoli e Inter alla Juve di Sarri, le rivoluzioni di Roma e Milan

Riprende il campionato tra cambi di panchina, benvenuti eccellenti e cavalli di ritorno: bianconeri ancora favoriti per vincere il nono scudetto consecutivo?

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Sono passati esattamente 90 giorni dal quel 26 maggio thrilling, che ha visto l’Atalanta andare in Champions League per la prima volta nella storia insieme all’Inter, che con il gol di Nainggolan ha estromesso il Milan dall’élite d’Europa – prima che i rossoneri “rinunciassero” anche all’Europa Juve, tra Sarri e le grane Dybala,\nMandzukic e HiguainLeague – e mandando in Serie B l’Empoli.

Stasera riparte la Serie A, e nel vortice di pronostici e previsioni ad ogni latitudine, le prime risposte ce le daranno le due antagoniste principali per il titolo: la Juventus campione in carica aprirà le danze alle 18 al Tardini di Parma contro i gialloblu condotti da Gervinho, bestia nera dei bianconeri l’anno scorso, mentre battesimo ancor più di fuoco per il Napoli, atteso alle 20.45 al Franchi di Firenze da una squadra ed una piazza estasiata dal recente arrivo di Franck Ribery.

Juventus, tra Sarri e le grane Dybala, Mandzukic e Higuain

Ovviamente chiunque deve fare i conti con la “nuova” Juventus di Maurizio Sarri – assente in queste prime due giornate d’agosto a causa di una polmonite. Con l’arrivo di De Ligt in difesa, il ritorno di Buffon e la conferma di Ronaldo la Vecchia Signora non può essersi certo indebolita, ma è possibile un inizio più a rilento visto il netto cambio di filosofia, dopo 5 anni di gestione Allegri.
Tuttavia la questione esuberi con Dybala, Mandzukic e Higuain in bilico tiene ancora banco, e staremo a vedere se ciò nei prossimi giorni può avere ripercussioni negative. Di certo nella gara verso il nono Scudetto consecutivo, i bianconeri partono in pole position, ma probabilmente il margine sulla concorrenza si è rimpicciolito.

Chi l’anti-juve? Napoli o Inter?

Proprio questa concorrenza è ristretta a Napoli e Inter, almeno sulla carta. I partenopei, gli unici che hanno provato a contrastare il dominio bianconero negli ultimi anni, hanno mantenuto l’ossatura principale con l’aggiunta di Manolas al centro della difesa – al posto di Albiol, occhio all’accoppiata con Koulibaly – e Lozano in avanti dopo una lunghissima trattativa. La squadra di Ancelotti, se ritrova un Mertens formato 2018, può essere pericolosissima.

Così come la nuova Inter di Antonio Conte, puntellata in difesa ma molto cambiata dalla metà campo in su a causa degli “epurati” dal tecnico salentino (Nainggolan, Icardi e Perisic). Vedremo se il quid in più dell’allenatore saprà essere determinante, al netto di qualche aggiustamento sul mercato ancora possibile. 

Le rivoluzioni di Milan e Roma

Mancando entrambe la qualificazione in Champions, i rossoneri e i giallorossi in estate hanno avuto due tipi di “anno zero” molto differenti. Il Milan di Marco Giampaolo, sanzionato dal TAS di Losanna con l’esclusione dall’Europa League, ha puntato su molte scommesse come Theo Hernandez, Krunic, Bennacer e Leao. Qualora non dovessero andare a buon fine, tutto il peso tornerà sulla “vena artistica” di Suso: forse ci sono troppi azzardi.

Per la Roma invece, si tratta della prima stagione “deromanizzata”, senza le bandiere Totti e De Rossi, e con un allenatore straniero tutto nuovo per l’Italia, Paulo Fonseca. Con un mercato che ha avuto i suoi picchi più nei rinnovi di Dzeko, Under e Zaniolo che negli arrivi di Mancini, Veretout e Diawara, sembra mancare qualcosa ancora in difesa, dove l’arrivo di Rugani potrebbe definitivamente tappare la falla pesantissima di Manolas. Senza la Champions di mezzo e con un inizio simil Rudi Garcia, i giallorossi potrebbero stupire.

Quale rivelazione? Atalanta, Lazio o Fiorentina?

A proposito di sorprese. Le due finaliste di Coppa Italia possono recitare un ruolo da protagonista perché, come solo il Napoli, hanno un tecnico e una rosa consolidate rispetto alla passata stagione.  La Dea ha fatto un mercato oculato e con il gioco di Gasperini è capace di tutto, come abbiamo visto negli ultimi due anni, però la Champions League inevitabilmente farà perdere delle energie preziose. Discorso simile per la Lazio, che ha il merito più grande nell’aver trattenuto (fino ad ora) Milinkovic-Savic, vero “crac” della squadra di Inzaghi. Se il serbo, Immobile e Luis Alberto riscatteranno la stagione scorsa, la Lazio potrebbe ambire ad un piazzamento Champions.

Per il ruolo di vera e propria outsider, oltre al Torino di Mazzarri, non possiamo non considerare la Fiorentina di Commisso, che ha trattenuto Chiesa ed ha preso Boateng, Pulgar e soprattutto Franck Ribéry, con una piazza ringalluzzita rispetto al semidrammatico finale di stagione.

Toto-retrocesse: più Verona che Lecce e Brescia di Balo

Per quanto riguarda la lotta salvezza, sembra compito molto arduo per due neopromosse su tre. Sia Verona che Lecce infatti sembrano avere qualcosa in meno delle altre, anche rispetto all’omologo Brescia. La squadra di Corini, con il promettente Tonali in mediana e l’enfant du pays Mario Balotelli in avanti, potrebbe davvero stupire, soprattutto se SuperMario saprà ritrovarsi come giocatore e come uomo a casa sua. La vincitrice della scorsa Serie B dovrebbe giocarsi la permanenza in A con Udinese, Spal e Sassuolo. Cagliari, Sampdoria, Genoa e Bologna sembrano essere più tranquille.

Capocannoniere: la logica dice Ronaldo

Dopo un primo anno di “adattamento”, con 21 gol all’attivo, CR7, complice il gioco di Sarri, sembra essere destinato a vincere questa speciale classifica. Attenzione a Dzeko, Piatek, il nuovo arrivato Lukaku e l’intramontabile Fabio Quagliarella.

Questo è il menu, anche se non definitivo vista la chiusura del mercato fissata al 2 settembre. Siamo sicuri che il divertimento non mancherà. E come diceva Maurizo Mosca, buon campionato a tutti!

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Sport

La battaglia di Sinisa Mihajlovic, che combatte la leucemia seguendo il Bologna in streaming e video conferenza

Il tecnico serbo, ad un mese dall’inizio della chemioterapia, ha seguito così la squadra in Coppa Italia. Destino simile per David Blatt, coach dell’Olimpiakos di basket, a cui è stata diagnosticata la sclerosi multipla

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Non sono lacrime di paura. La malattia la rispetto, ma so che la vincerò. La affronto come ho sempre fatto, col petto di fuori guardandola dritto negli occhi e vado avanti. Prima comincio prima finisco. È una malattia in fase aggressiva ma attaccabile. Ci vuole un po’ di tempo ma si guarisce. Questa sfida la vincerò, non ci sono dubbi.

Sinisa Mihajlovic

L’aveva detto in una conferenza stampa indetta il 13 luglio scorso, con la schiettezza e la sincerità che contraddistinguono una persona forte, ma che sa mostrarsi fragile all’occorrenza. Un uomo con la U maiuscola.

Sinisa Mihajlovic ha iniziato le cure pochi giorni dopo quell'”arrivederci” con il campo, il 18 luglio. Con l’inizio delle cure e con la ripresa del calcio giocato, arrivano le prime notizie, i primi segnali della lotta alla leucemia diagnosticatagli pochi mesi fa.

Come riporta l’Ansa, il tecnico serbo, che sta concludendo il primo ciclo di chemio presso il reparto di ematologia dell’Istituto Seragnoli del policlinico Sant’Orsola di Bologna, è riuscito comunque a preparare la squadra per la sfida di domenica in Coppa Italia, vinta dai rossoblu per 3-0 sul Pisa.

Parola del suo collaboratore, Emilio De Leo, che nel dopo partita ha spiegato la presenza di Mihajlovic grazie ai moderni strumenti digitali: “Il tecnico ha fatto il discorso pregara alla squadra collegato in video conferenza. L’ho sentito durante l’intervallo e alla fine, ed ha assistito in tempo reale alla partita collegato in streaming e via microfono con il nostro collaboratore video, che a propria volta comunicava con me in diretta”.

Una prova generale – per squadra e per tecnico – in vista dell’esordio in campionato del Bologna, a Verona domenica prossima. Prima di campionato a cui Sinisa non potrà presenziare fisicamente, ma che certamente lo farà in un diverso modo, trasmettendo ai suoi calciatori il carattere e la determinazione che al mister non sono mai mancati, e che ora sono un’ulteriore spinta aggiuntiva per dare il meglio.

Il caso di David Blatt

Oggi il caso (ed il messaggio) di Mihajlovic risuonano ancora più forte, con la notizia che David Blatt, coach dell’Olimpiakos di basket, ex coach dei Cleveland Cavaliers di Lebron James, in un comunicato pubblicato dalla società ha rivelato di avere la sclerosi multipla. Questa la sua lettera:

A volte la tua vita ti sbatte di fronte cose che in realtà non hanno spiegazione, significato o ragione. Questi sono i momenti che ti costringono a riconoscere che devi fare delle scelte che metteranno alla prova il tuo carattere.


Qualche mese fa mi è stata diagnosticata la PPMS (sclerosi multipla progressiva primaria). Questa malattia ha molte forme e si manifesta in modi diversi in ogni persona. È una malattia autoimmune, che può e cambia davvero in molti modi la qualità e la capacità di svolgere anche le funzioni di base in modi che ti sono sempre sembrati normali.


Quando ho superato lo shock iniziale e il dolore di
capire come questo avrebbe potuto e cambiato la mia vita da oggi in poi, decisi che non avrei rinunciato a nulla. Tutto ciò che avrei dovuto fare sarebbe adattarmi e trovare nuovi modi per continuare la mia vita nel modo più naturale possibile.


La prima cosa che ho fatto è stata esaminare la metodologia di allenamento del basket in termini di come risolvere e superare le difficoltà. Il mio processo prevede tre passaggi. 1) Qual è il problema? 2) Perché è successo? 3) Come lo ripariamo?
Bene, il problema è il PPMS, che nel mio caso e alla mia età si manifesta con debolezza alle gambe. La fatica, l’equilibrio e la forza sono problemi reali per me. Ho iniziato un allenamento speciale per la forza e l’equilibrio, nonché esercizi di nuoto, al fine di migliorare le mie condizioni fisiche generali e aiutare la mia flessibilità e mobilità muscolare. Cerco di essere più attivo che mai, anche quando si tratta di movimenti semplici, in modo da non permettere ai muscoli di contrarsi. Sfido me stesso a svolgere funzioni semplici che sono facili per la maggior parte ma che ora a volte sono molto faticose per me.
Io lavoro. Mantengo e chiedo sempre uno sforzo in più da me stesso che uno in meno.


Perché è successo? Il motivo per cui si può soffrire di questa malattia non è noto. Poiché non è stata fornita alcuna motivazione o spiegazione specifica, ciò che resta è accettare ciò che è e concentrarsi su come fare il meglio che può con le “risorse” disponibili per migliorarne le condizioni. Da oggi e nel futuro … È facile cadere in depressione e letargia fisica. Questa battaglia è reale, continua e ininterrotta, poiché non esiste una cura per questa malattia. Ma non è letale. Ci sono persone che devono affrontare sfide molto più grandi e devono combattere le proprie battaglie. Tutti devono avere il coraggio e la determinazione di non arrendersi, di andare avanti e di vivere una vita della massima qualità possibile. Dimentica il “perché” in questo caso. Non è una domanda a cui si può rispondere. Concentrati sulle conseguenze.

Come lo ripariamo? Andiamo a lavorare. Facciamo un piano. Lavoriamo sodo ogni giorno. Teniamo la testa alta. Adattiamo, differenziamo e cerchiamo modi per migliorare o mantenere. Ci stiamo allenando. Troviamo persone che possono condividerlo e aiutarci. Siamo aperti e onesti con noi stessi e con coloro che lottano per acquisire conoscenza. Non ci nascondiamo o evitiamo la percezione della sensibilità. Sono benedetto con il sostegno di così tante persone buone e care. Quelli che supportano e assistono e almeno comprendono che mentre guardo e funziono in modo leggermente diverso, sono sempre la stessa persona. E non mi lasciano dimenticare questo fatto anche quando sono un po’ giù o scoraggiato. L’autocommiserazione non fa altro che favorire e incoraggiare a scivolare verso il basso, dal quale cui è più difficile alzarsi.
Sono un allenatore e il mio lavoro è guidare, insegnare e ispirare molte persone. Non essere agile o attivo non influisce sulla mia capacità mentale di fare queste cose. Sono fortunato Ho grandi medici, allenatori, fisioterapisti e dirigenti che accettano le mie disfunzioni e mi aiutano a superarle. Come posso lamentarmi?
Non posso assolutamente e non lo farò. Sarebbe uno spreco di energia e non appena chiederò ai miei giocatori e al mio staff di essere la migliore versione di se stessi, devo chiedere e persino chiedere a me stesso di fare lo stesso.


Il grande John Wooden una volta disse: “Le cose vanno meglio per le persone che fanno il meglio, qualunque cosa accada”. La mia situazione non è un … picnic,
ma potrebbe essere più dura. È mia responsabilità essere un esempio per tutti nel continuare a vivere la mia vita nel miglior modo possibile senza arrendermi mai”.

David Blatt, coach dell’Olimpiakos

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Sport

Felice Gimondi, l’anti-Merckx che ha fatto sognare una generazione di italiani

La storia di Nuvola Rossa, uno dei grandi del ciclismo mondiale che ci ha lasciato da poco

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“Stavolta perdo io. Perdo prima di tutto un amico e poi l’avversario di una vita. Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l’un contro l’altro ma siamo diventati amici a fine carriera. L’avevo sentito due settimane fa così come capitava ogni tanto. Che dire, sono distrutto. Felice è stato prima di tutto un grande uomo, un grande campione, purtroppo ce lo hanno portato via. È una grande perdita per il ciclismo. Mi vengono in mente tutte le lotte che abbiamo fatto insieme… Un uomo come Gimondi non nasce tutti i giorni, con lui se ne va una fetta della mia vita. È stato tra i più grandi di sempre”.

Eddy Merckx su Felice Gimondi (fonte Ansa)

Parola del “Cannibale”, il più grande di tutti i tempi. Spesso nel mondo dello sport la grandezza di alcuni personaggi si costruisce in base alla grandezza (e alla riconoscenza) dei rispettivi avversari.

Felice Gimondi, spentosi ieri a seguito di un malore nel mare di Giardini Naxos, in Sicilia, può essere considerato uno dei grandissimi del ciclismo, italiano e non solo. Dopo Alfredo Binda negli anni ’20-’30, Coppi, Bartali e Magni negli anni pre e post Guerra, Gimondi è stato il campione che ha fatto appassionare migliaia di italiani a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Il palmarès parla chiaro, soprattutto una statistica lo fa rientrare nell’èlite del ciclismo: Gimondi è uno dei sette corridori ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri – insieme ad Anquetil, Merckx, Contador, Hinault, Nibali e Froome. Tra questi solo lui, il belga e Hinault hanno vinto anche il Mondiale.

Ma il bergamasco della Val Brembana, professionista dal 1965 al 1979, è stato un corridore completo, capace di vincere in salita, a cronometro e anche in volata. Ne sono una prova le vittorie nelle classiche monumento conquistate: una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e due Giri di Lombardia, per un totale di 118 vittorie tra i professionisti.

Tutto ciò negli anni contrassegnati dal dominio del rivale poi amico Eddy Merckx. Il Cannibale ha avuto in Gimondi il suo principale avversario per gran parte della carriera. E se possibile, sono ancora più belle le vittorie sul belga, come il Mondiale di Barcellona nel ’73 in volata su Freddy Maertens, lo stesso Merckx e Luis Ocana. 

In un’Italia che si riversava nelle strade ogni mese di maggio, Nuvola Rossa (epiteto dato da Gianni Brera) era l’uomo su cui i tifosi italiani facevano affidamento e che, con le sue imprese, ha fatto appassionare migliaia di bambini. Come nel ’65, quando a soli 23 anni e al suo primo Tour de France da professionista, resistette a Poulidor e conquistò il suo primo successo in un grande giro; nel ’67, in cui nella tappa con il Tonale, l’Aprica e l’arrivo a Tirano, ha sfilato a Jacques Anquetil la maglia rosa; oppure nel ’76, dato per sfavorito all’età di 33 anni vince il suo terzo ed ultimo Giro d’Italia davanti a giovani rampanti come Moser e De Muynck.

Detentore di alcuni record ancora imbattuti, come quello del numero di podi al Giro (9), è rimasto nel cuore degli italiani per l’acume tattico, la voglia di attaccare sempre e di non mollare mai, come nel Mondiale di Mendrisio nel ’71, dove ottenne l’argento, battuto in una volata a due da Merckx: in quell’occasione per resistere agli attacchi del belga si slogò la mandibola.

Grazie Felice, l'”eterno secondo” più vincente della storia che ha fatto appassionare al ciclismo un’intera generazione.

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Sport

Dybala ed Icardi, i nodi di un calciomercato che blocca le big

I due argentini sono le pesanti pedine che potrebbero cambiare Juventus, Inter e Napoli ad una settimana dall’inizio del campionato

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Tutto ruota intorno a loro due. Il calciomercato estivo, ancora lungi dal concludersi qui in Italia, è condizionato dallo stallo di due assi della nostra Serie A sul quale si muovono interessi, soldi, sentimenti e tifo di grandi squadre.

Icardi, l’esubero di lusso che fa gola a tutti

Partendo dalla situazione più statica, occorre iniziare da Mauro Icardi, dichiarato da Conte – insieme a Nainggolan, accasatosi poi al Cagliari – “fuori dal progetto tecnico”. Fin dall’arrivo del tecnico salentino l’argentino, autore di una tribolatissima stagione tra ritiro della fascia di capitano, litigi, problemi fisici – più o meno veri – e rinnovo di contratto, si allena da separato in casa. Con l’agente-moglie Wanda Nara sempre al centro della scena con dichiarazioni soggette a interpretazioni ambigue.

Naufragata la trattativa per il rinnovo Icardi, nonostante l’amore per l’Inter dichiarato spesso anche durante la scorsa stagione, ha in testa un’unica destinazione: la Juventus. Ma la società nerazzurra è di tutt’altro avviso: vendere Icardi tranne che alla Vecchia Signora. A tal punto che, come riporta Il Corriere dello Sport, nell’ipotetico scambio tra l’argentino e Dzeko – con la trattativa per portare il bosniaco all’Inter in ballo da più di due mesi ma conclusasi in queste ore con il rinnovo alla Roma fino al 2022 – ci sarebbe stata una clausola antijuve che avrebbe impedito ai giallorossi di rivendere l’anno successivo Maurito ai bianconeri. Anche il Napoli è spettatore molto interessato della vicenda e meta gradita a Marotta. Le volontà di giocatore e società sono agli antipodi, ma sembra molto improbabile allo stato delle cose un anno da “separato in casa” con l’Inter.

Dybala, l’idolo dei tifosi sacrificabile in nome del bilancio

Se Icardi blocca il mercato dell’Inter, sia in entrata che in uscita, discorso simile per Paulo Dybala, anche se con diverse premesse. La Joya ha sì passato anche lui un’annata complicata, ma non è stato messo fuori per ragioni tecniche dal nuovo allenatore Sarri, ma per ragioni economiche, visto l’acquisto di De Ligt e l’esigenza per la Juventus di fare cassa, togliendosi anche un pesante ingaggio (7 milioni a stagione, così come l’altro argentino in bilico, Gonzalo Higuain).

Le trattative con il Manchester United per scambiarlo con Lukaku (e soffiarlo all’Inter) e con il Tottenham l’ultimo giorno di mercato inglese, sfumate rispettivamente per le eccessive richieste del giocatore e per il “no” last minute della Juve, confermano la volontà di Paulo di voler rimanere in bianconero. Volontà ribadita nella tradizionale amichevole in famiglia a Villar Perosa, in cui l’argentino è stato accolto come un vero e proprio idolo dal tifo bianconero.

Proprio lo scambio tra i due potrebbe essere una soluzione che accontenterebbe molti, ma non Dybala. La storia di mesi sulla graticola mediatica che sta anche logorando due campioni della nostra Serie A, dal lato economico e psicologico, ad una settimana dall’inizio del campionato.

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Motori

In Austria il capolavoro di Andrea Dovizioso, l’unica kryptonite di Marquez

Nella rivincita di due anni fa il risultato non è cambiato: il forlivese è lo spauracchio dello spagnolo nel corpo a corpo dell’ultimo giro

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Un capolavoro. Un Gran Premio tirato come non mai quest’anno in MotoGP, ci riconsegna i picchi massimi che può regalare solo questo sport: i sorpassi, i controsorpassi, le derapate e le staccate “a vita persa” negli ultimi giri e nelle ultime curve, alla ricerca di vittorie che hanno sempre un sapore speciale.

Tra queste possiamo collocare il successo di ieri di Andrea Dovizioso, autore di un sorpasso magistrale all’ultima curva su Marc Marquezche è ha ricordato l’epilogo del 2017 in cui Dovi ha incrociato in uscita per rispondere all’attacco del Cabroncito, sempre all’ultima curva del Red Bull Ring.

Il paragone tra l’ultima curva del 2017 e quella del 2019 (Credits: MotoGp Official Twitter Page)

E questa vittoria, la 14° in MotoGP, potrebbe tranquillamente esse inserita come una delle più belle per il ducatista. Vuoi perché Marquez nelle ultime settimane sembrava imbattibile, vuoi perché alcune prestazioni della Desmosedici non erano state all’altezza (come ad Assen e al Sachsenring). Insomma, il binomio Honda-Marquez era pronto a conquistare anche l’Austria, che da quando è tornata nel calendario del motomondiale è stata sempre terreno fertile di vittorie Ducati, con i successi di Iannone, Dovizioso e Lorenzo.

Fin dalle libere lo spagnolo aveva fatto vedere un passo invidiabile, con tanto di pole position al sabato. Appena spenti i semafori però, Dovizioso ha risposto colpo su colpo a qualsiasi accelerazione del fenomeno di Cervera, in un corpo a corpo che si era capito si sarebbe risolto all’ultimo giro. E per la quinta volta su 6, il forlivese ne è uscito vincitore con un sorpasso pieno di cattiveria, istinto e pazzia, aggiungendo particolarità: in tutti i duelli finiti al fotofinish tra i due, questa è la prima volta che chi era dietro all’ultima curva è riuscito a spuntarla.

Si conclude con un trionfo un weekend non semplice per Andrea, visti i rumours di paddock che vedevano un incontro tra Lorenzo e Dall’Igna per un ritorno di Jorge a Borgo Panigale. Ma alla fine le voci più belle sono quelle proprio del Dovi – “la vittoria più bella della carriera” – e di Valentino Rossi, che sanno di stima, ammirazione e consacrazione:

Secondo me è un campione, perché ha vinto tante gare, anche in MotoGP. Gli manca il mondiale in MotoGP, però negli ultimi anni è sempre riuscito a lottare con Marquez. Dovizioso è un grande.

Valentino Rossi su Andrea Dovizioso

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