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La Roma annuncia l’addio di Daniele De Rossi, Capitan Futuro giocherà all’estero

Quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi

Francesco Vergovich

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E’ ufficiale: quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi. Il club lo ha comunicato con una nota ufficiale, dalla quale emerge come il Capitano proseguirà la sua carriera all’estero. Si chiude dunque un’era per la Roma e per De Rossi, che insieme hanno vinto due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, senza tuttavia riuscire mai a portare a casa uno Scudetto, forse il più grande rimpianto della carriera del fu “Capitan Futuro”.

Questo il comunicato ufficiale:

“L’AS Roma rende noto che la carriera in giallorosso di Daniele De Rossi giungerà a conclusione al termine di questa stagione.

De Rossi, romano, romanista e cresciuto nel settore giovanile della Società, ha finora collezionato 615 presenze e 63 reti nei suoi 18 anni in maglia giallorossa e occupa il secondo posto tra i calciatori con più partite nella Roma, alle spalle di Francesco Totti.

È entrato a far parte del settore giovanile del Club nel 2000, arrivando a debuttare in prima squadra nel 2001, prima di affermarsi rapidamente come uno dei migliori interpreti del suo ruolo. Presenza dominante nel cuore del centrocampo per quasi due decenni, De Rossi ha ufficialmente ereditato la fascia di capitano da Francesco Totti a seguito del suo ritiro nel maggio del 2017.

Con la Roma, Daniele ha vinto per due volte la Coppa Italia nel 2007 e nel 2008 e per una volta la Supercoppa nel 2007, segnando un gol decisivo a San Siro contro l’Inter.

De Rossi non si ritirerà dal calcio giocato. All’età di 35 anni, ha intenzione di intraprendere una nuova avventura lontano dalla Roma.

“Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma”, ha dichiarato il presidente del Club Jim Pallotta. “Ha sempre incarnato il tifoso romanista sul campo con orgoglio, affermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa, a partire dal suo debutto nel 2001 fino a quando ha assunto la responsabilità della fascia da capitano.

Ci commuoveremo tutti quando, contro il Parma, indosserà per l’ultima volta la maglia giallorossa e rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma.

A nome di tutta la Società voglio ringraziare Daniele per lo straordinario impegno profuso per il Club. Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare”.

Oltre alla sua straordinaria carriera in giallorosso, De Rossi è diventato uno degli elementi più rappresentativi della storia della Nazionale. Con 117 presenze è al quarto posto tra i calciatori che hanno indossato più volte la maglia Azzurra, partecipando a tre campionati Mondiali, incluso quello vinto nel 2006 al fianco di Totti e Perrotta, tre campionati Europei e due Confederations Cup.

Tenace e carismatico, De Rossi resterà per sempre sinonimo di Roma e della Roma, Club che ha rappresentato impeccabilmente, con lealtà e orgoglio durante la sua carriera.”

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Cronaca

Coronavirus, il rugby è il primo sport a fermarsi: no a scudetto, promozioni e retrocessioni

Per il presidente del Coni Malagò lo faranno anche altre discipline. Ma il numero 1 del calcio Gravina intende assegnare lo scudetto, a costo di giocare in luglio e agosto

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito dell'ANSA

Alla fine, il primo sport a rompere gli indugi a causa dell’emergenza coronavirus è stato il rugby: la decisione, che era già nell’aria, è stata sancita dal Consiglio Federale, che ha deliberato la conclusione immediata della stagione 2019-2020 del Top12, che al momento vedeva in vetta i vicecampioni d’Italia di Rovigo. Lo scudetto non sarà quindi assegnato (evento accaduto nella storia solamente due volte, in periodo bellico), e in modo simile sono state bloccate le retrocessioni e le promozioni nella massima serie.

Una scelta che potrebbe essere presto seguita da molti altri sport, come ha sottolineato anche il Presidente del Coni Giovanni Malagò. Sotto i riflettori c’è, naturalmente, il calcio, per il quale tuttavia l’ipotesi di ripartire il 3 maggio appare oggi più lontana, come ammesso dal Ministro competente Vincenzo Spadafora.

Il Presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, però, continua a rigettare l’idea di uno stop definitivo. «Proveremo a fare il massimo per giocare» ha affermato, «anche a costo di chiedere il supporto di UEFA e FIFA e andare oltre il 30 giugno sfruttando anche luglio e agosto». E tenendo conto pure della parallela e altrettanto ferrea volontà del Presidente della UEFA Aleksander Čeferin di far terminare Champions League ed Europa League.

A domanda precisa, poi, il numero uno della Figc si è detto intenzionato ad assegnare il titolo di Campione d’Italia in ogni caso, mentre la possibilità di allargare il numero di team in serie A «non penso sia percorribile». Deo gratias, verrebbe da dire: il calendario, anche a causa delle Coppe europee, è già congestionato con un campionato a 20 squadre, figuriamoci a 22.

Diversa è la situazione di altre discipline cosiddette minori, come il ciclismo o il tennis, che si sviluppano nel corso di un’intera annata: così come per la Formula 1, si potrebbe assistere al rinvio di alcune gare e all’annullamento di altre, nella speranza di portare comunque a termine una stagione “monca” come quella degli sport invernali.

Bisognerà vedere, naturalmente, cosa ne pensa il virus. Il quale ha già causato lo slittamento di un anno di Europei e Olimpiadi (curiosamente, nel caso dei Giochi uno dei tre precedenti riguardava un’altra edizione che si sarebbe dovuta tenere a Tokyo, nel 1940, poi annullata a causa della Seconda Guerra Mondiale).

È quindi prematuro azzardare possibili scenari, anche perché ora l’unica cosa che conta è la salute, come dichiarato da vari atleti e addetti ai lavori, compresi alcuni che hanno dovuto battagliare personalmente con il Covid-19.

La palla ovale ha tracciato il percorso, poi sta alle singole Federazioni e ai singoli organismi. Dai quali ci si aspetta sensibilità e, per ricorrere a una parola ormai impiegata ai limiti dell’abuso, responsabilità.

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Cronaca

Coronavirus, il Ministro Spadafora blocca lo sport

Il grillino, che fino a poco prima voleva le partite di calcio a porte chiuse, invoca lo stop totale. Farebbe bene a ricordare il detto “panem et circenses”

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito di Fanpage

Gli antichi Romani avevano un detto: panem et circenses, ovvero pane e spettacoli pubblici. La locuzione, risalente al poeta Giovenale, stava ad indicare le due modalità principali con cui chi deteneva il potere politico teneva sotto controllo le masse, i cui eventuali malumori venivano placati, appunto, tramite elargizioni di grano e l’organizzazione di giochi come quelli gladiatorii.

Ecco, forse il Ministro pentastellato dello Sport Vincenzo Spadafora, da cui dipendono gli attuali circenses, dovrebbe ripassare un po’ di storia e insieme un po’ di latino – sempre ammesso che li abbia mai studiati: se lo facesse, si renderebbe subito conto che la sua pensata di sospendere il campionato di calcio (almeno fino al 3 aprile, verosimilmente) in un momento in cui, grazie al cielo, non c’è (ancora) stato nessun caso di coronavirus è la cosa peggiore che il Governo potrebbe fare – anche se è condivisa, tra gli altri, dal numero uno del Coni Giovanni Malagò.

L’ultimo Dpcm, infatti, ha praticamente bloccato l’Italia intera, con intere aree in cui sono state fortemente limitate le libertà personali: per un buon motivo, certo, ma se «la distrazione è la via per allontanare la paura», come ha spiegato lo psichiatra Raffaele Morelli, lo stop alla serie A potrebbe addirittura essere controproducente.

Da sempre, infatti, lo sport (inteso in senso lato) svolge una funzione catartica in grado di sublimare alcuni tra i peggiori istinti: e dal momento che già si sono fermati i cosiddetti sport minori (dal basket al rugby, dal ciclismo alla pallavolo – almeno parzialmente); e che questi sono giorni di estrema tensione sociale, contrassegnati anche da impulsi anarcoidi (come l’allontanamento dalle zone rosse, che oltre a mettere a repentaglio la salute pubblica è un reato penale) e da rivolte in varie carceri, forse il Ministro grillino farebbe bene a chiedersi se ne vale davvero la pena.

Magari evitando di dire tutto e il contrario di tutto, come ha fatto nelle ultime ore in cui ha alternato questa cupio dissolvi calcistica alla richiesta di trasmettere le partite in chiaro (e delle due l’una: la botte piena e la moglie ubriaca non la può avere neanche un membro dell’esecutivo). Salvo poi accusare (a vanvera) Sky di aver preferito il «dio denaro», provocando la durissima replica dell’emittente fondata da Rupert Murdoch che gli ha ricordato come, nonostante l’azienda avesse «dato la piena disponibilità ad aprire la visione sui propri canali in chiaro (TV8 e Cielo) di tutte le partite di cui Sky detiene i diritti a pagamento», vi sono delle norme che non sono superabili se non mediante un intervento del legislatore – cioè, dello stesso Spadafora.

Il Ministro dello Sport aveva chiamato in causa anche la Lega Serie A, la cui decisione di far giocare ugualmente i match in programma domenica 8 marzo aveva bollato come un «gesto irresponsabile», suscitando la reazione piccata del presidente Paolo Dal Pino: secondo cui Spadafora, ironicamente apostrofato come illustre ministro, «ignora le norme e rifiuta la responsabilità del suo ruolo».

In ogni caso, con la paventata interruzione rimarrebbero anche le difficoltà a livello puramente sportivo – che ovviamente sarebbero comunque in secondo piano rispetto alle esigenze di tutela della salute: diventerebbe infatti impossibile disputare l’ultima giornata il 24 maggio, e oltretutto ci sono ancora cinque italiane impegnate nelle Coppe europee.

La Figc avrebbe quindi di fronte tre possibili scenari: chiedere alla UEFA lo slittamento degli Europei 2020, che dovrebbero iniziare il 12 giugno, ma per cui i calciatori dovrebbero essere a disposizione delle rispettive Nazionali già dal 1° giugno; studiare un calendario alternativo che già adesso sembra pura utopia, considerato che vanno ancora recuperate quattro gare, più le semifinali e la finale di Coppa Italia; oppure chiudere qui la stagione.

Quest’ultima prospettiva innescherebbe però una reazione a catena, dovuta anche al fatto che lo statuto della Federcalcio non contempla tale ipotesi, per cui c’è un solo precedente, risalente al 1915: quando il campionato (che non era ancora a girone unico, ma separato tra Italia settentrionale e Italia centro-meridionale) venne troncato dall’ingresso del Belpaese nella Prima Guerra Mondiale prima della finalissima tra il Genoa e la Lazio, con il titolo che venne poi attribuito ai liguri per via della tradizionale superiorità delle squadre del nord.

L’assegnazione dello scudetto sarebbe proprio il primo dei problemi, tanto che il Consiglio federale potrebbe anche scegliere di non designare alcun Campione d’Italia – come del resto è accaduto nel 2005 causa Calciopoli: e di indicare solamente i piazzamenti che varrebbero la qualificazione alle prossime Champions League ed Europa League, col rischio però di dare il via a una pioggia di ricorsi, a partire da quello già minacciato dalla stessa Lazio.

Probabilmente si dovrebbe valutare anche il blocco delle retrocessioni, col rischio di vanificare la stupenda cavalcata del Benevento di Pippo Inzaghi (che in serie B ha venti punti di vantaggio sulla seconda) o di dover aumentare i club che nella stagione 2020-2021 giocheranno in una massima serie che già ora è sufficientemente ingolfata.

Certo, non va dimenticato che si sta affrontando una situazione del tutto straordinaria come quella determinata dalla pandemia del COVID-19, ma la sgradevole sensazione è che molti, nel Governo Conte, navighino a vista, seguendo il primo pensiero del risveglio, senza una minima programmazione o lungimiranza. E forse, in un momento così complicato, l’Italia meriterebbe di più di un Ministro dello Sport che si distingue solo per essere, autoreferenzialmente, nel pallone.

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Cronaca

Coronavirus, l’emergenza manda il calcio italiano nel pallone

Partite a porte chiuse poi rinviate, accuse sulla regolarità del campionato, ipotesi di slittamenti. La gestione della crisi da COVID-19 da parte della Lega Serie A è una vera barzelletta

Mirko Ciminiello

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La battuta più fulminante è venuta, come spesso accade, dai social media, lesti a congetturare ironicamente che il vero rischio per l’immagine del calcio italiano fosse far giocare Juventus-Inter in contemporanea col Clásico Real Madrid-Barcellona.

Detto che sì, il paragone sarebbe stato impietoso, resta il paradosso di una Lega Calcio che, sull’emergenza COVID-19, è arrivata a smentire se stessa (e anche, cosa ben più grave, il Governo) nel tentativo di evitare figuracce: e che, proprio per questa sorta di ossessione, ha finito per fare la più barbina delle figure.

Certo, a loro parziale discolpa i vertici del pallone nostrano si sono trovati a gestire una situazione eccezionale: a maggior ragione, però, avrebbero potuto – se non dovuto – seguire le disposizioni dell’esecutivo, a cominciare dalla raccomandazione di disputare le partite a porte chiuse, che poi era anche il suggerimento della Fifa, il massimo organo del football mondiale.

Così, in effetti, era stato stabilito, almeno in un primo momento. Poi, forse in virtù della fifa con la “f” minuscola, è piovuta improvvisamente la clamorosa retromarcia che ha portato al rinvio di sei gare (di cui una dopo un’ulteriore dilazione), con l’aggravante che l’annuncio è arrivato sabato mattina: quando, per dire, mancava appena una manciata di ore all’inizio di Udinese-Fiorentina.

Di qui le dispute e le accuse di aver favorito questa o quella squadra, soprattutto in riferimento al Derby d’Italia. Con l’A.d. meneghino Beppe Marotta a pungere sull’addio alla regolarità del campionato, e il presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino a replicare stizzito che la Beneamata aveva rifiutato lo svolgimento del match lunedì 2 marzo a porte aperte.

Ipotesi assurda perché, come puntualizzato dallo stesso Marotta, tra l’altro avrebbe presupposto «la scomparsa dell’allarme coronavirus nel giro di sole 24 ore, dal non si gioca domenica al via libera ai tifosi il lunedì»; e perché «avrebbe comportato lo slittamento a giovedì di Juve-Milan di Coppa Italia, nello stesso giorno di Napoli-Inter, con le possibili rimostranze da parte della Rai che del torneo detiene i diritti tv». Che poi i nerazzurri avrebbero certamente preferito giocare in un Allianz Stadium deserto è un altro paio di maniche, ma questo non inficia la bontà del ragionamento.

Tuttavia, la misura della farsa la dà il fatto che non sono solo i supporter a polemizzare, ma gli stessi addetti ai lavori. Il più duro, per esempio, è stato l’allenatore del Lecce Fabio Liverani: «La Lega deve essere garante di 20 squadre, non di otto o dieci. O giocavano tutti o nessuno. Se non c’era spazio allora dovevano attenersi alla decisione del Governo che aveva scelto le gare da giocare a porte chiuse».

Come se poi il senso del ridicolo non fosse già stato ampiamente superato, la Lega Calcio, che aveva annunciato che le partite non disputate sarebbero state recuperate il 13 maggio, ora sta pensando di farle giocare il prossimo weekend, causando il differimento dell’intero campionato di una settimana. Un piano che non risolverebbe né il problema di un calendario semplicemente troppo intasato (soprattutto per le formazioni impegnate nelle coppe europee e/o in Coppa Italia), né la necessità di trovare un’altra collocazione alla finale della Coppa Italia: che dovrebbe a sua volta essere spostata al 20 maggio, data in cui l’Olimpico (sede designata dell’ultimo atto della competizione) dovrà già essere da almeno due giorni a disposizione della UEFA per i preparativi in vista della partita inaugurale dell’Europeo (itinerante) 2020.

Il sospetto, insomma, è che in questo caso si abbia a che fare anche con un secondo virus, quello dell’incapacità. E, proprio come il vero patogeno che non risparmia personalità quali lo scrittore Luis Sepúlveda, anche questo è estremamente “democratico”.

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Sport

La Lazio è l’anti-Juve, l’Atalanta consolida il quarto posto, Brescia e Spal con un piede in B: tutti i temi della 24° di Serie A

Ma anche lo sprofondo della Roma, il tracollo della Sampdoria e l’ottimo momento di Lecce e Genoa

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In attesa di Milan-Torino, la giornata odierna ci riconsegna una Lazio sempre più in alto, lanciata all’inseguimento della Juventus.

Lazio inossidabile: vittoria nello scontro diretto e secondo posto solitario

Un girone da imbattuta, che ha cambiato radicalmente la prospettiva. Dopo la sconfitta a Milano contro l’Inter 144 giorni fa (1-0 a San Siro, gol di D’Ambrosio), la Lazio è diventata un rullo compressore con 15 vittorie e 4 pareggi. Nello scontro diretto con i nerazzurri, i biancocelesti sono riusciti a ribaltare un primo tempo concluso con la beffa del gol di Young (al primo timbro in Italia) e si possono legittimamente candidare come principale contendente dello Scudetto alla Juventus. Re Mida Immobile (su rigore) e poi Milinkovic-Savic in un batti e ribatti in area mandano in estasi l’Olimpico, che adesso può cominciare davvero a sognare. 

Per l’Inter un brutto stop che riporta Conte a -3 dalla testa, ma che non è comunque tagliata fuori dalla corsa Scudetto. Tuttavia alcune questioni emergono: De Vrij, due anni dopo e a parti invertite, ha commesso una sciocchezza che poteva costare anche il rosso; Lukaku è stato annullato da un altra sontuosa prestazione di Acerbi; il vero Eriksen è ancora lontano e Conte non gli dà ancora piena fiducia. Nessun dramma, ma perdere uno scontro diretto di questa portata fa male.

Juventus col compitino, ma spiragli positivi ci sono

Risultato che non ammetteva sorprese all’Allianz Stadium. La Juventus batte un Brescia in stato confusionale e si riporta da sola in vetta. Per Sarri buone notizie in previsione Champions: in contumacia di Ronaldo torna a splendere Dybala con una punizione capolavoro e tante buone giocate, Bentancur al posto di Pjanic è un esperimento interessante, torna in campo Chiellini 170 giorni dopo l’infortunio al crociato. D’altro canto l’infortunio del bosniaco dopo 7 minuti dal suo ingresso in campo e l’astinenza di Higuain (a secco dal 6 gennaio in campionato) sono elementi che Sarri non può sottovalutare: non è ancora la vera Juve, e tra 10 giorni è tempo di Champions.

Spareggio Champions che sorride alla Dea, Roma da incubo nel 2020

Chi invece si avvicina agli ottavi di coppa col morale a mille è l’Atalanta di Gasperini, che nell’attesa di ricevere il Valencia mercoledì mette un altro tassello per la Champions che verrà, vincendo lo scontro diretto per il quarto posto contro la Roma. Nonostante un leggero predominio nel primo tempo, la Dea va sotto come spesso è successo quest’anno, ma rimonta con Palomino (dopo aver regalato a Dzeko la palla dell’1-0) e il tocco magico di Pasalic, 19 secondi dopo il suo ingresso dalla panchina. +6 sui rivali diretti (+7 considerando gli scontri diretti), i giallorossi, che continuano il profondo periodo di crisi.

Una prestazione leggermente migliore rispetto alle brutte uscite con Sassuolo e Bologna non è sufficiente, e la squadra di Fonseca continua ad avere dei vuoti durante la partita. Davanti, Dzeko a parte, la costruzione della manovra offensiva fa troppa fatica. Probabilmente l’assenza di Zaniolo sta pesando più del previsto e i numeri sono impietosi: 4 punti nelle ultime 7 partite, terza sconfitta di fila e sguardo rivolto più indietro che al posto Champions. L’Europa League verrà in soccorso o peggiorerà la situazione?

Zona Salvezza: Lecce e Genoa sprint, si alza l’asticella con Spal e Brescia che si staccano

Se a centro classifica il Napoli supera il Cagliari nello scontro diretto ed è ottavo, dietro la lotta per non retrocedere impazza con vittorie fondamentali. Su tutte quelle del Lecce (sulla Spal) e del Genoa (con un sonoro 0-3 a Bologna): terza vittoria di fila per i pugliesi nel segno di Marco Mancosu, seconda di fila per i rossoblu che dominano al Dall’Ara (la cura Nicola inizia a funzionare). Le cure che non funzionano invece sono quelle di Diego Lopez e di Di Biagio. Il Brescia non poteva fare molto nella trasferta di Torino, mentre i ferraresi escono rammaricati dalla trasferta salentina, visto il pareggio cercato con insistenza nel finale. Per lombardi ed emiliani sono 7 e 8 punti dal 17° posto: la Serie B comincia ad essere un reale spauracchio.

Il grande momento di Genoa e Lecce sta alzando la quota salvezza e tornano in ballo Sassuolo (sconfitto a Raggio dal Parma) e il Torino in crisi, che col Milan cercherà di dare i primi punti a mister Longo.

Ci Piace e Non Ci Piace: la Fiorentina e la Sampdoria

Focus sulla clamorosa partita di Marassi, tra due squadre che ad inizio anno non pensavano di disputare a questo punto della stagione una sfida salvezza. Ne esce trionfale la Fiorentina, nel segno di due giocatori che in giornata sono devastanti: Vlahovic autore di due gol e mezzo, Chiesa con due gol e due pali hanno fatto razzia della difesa di una Sampdoria che non si poteva permettere uno scivolone di questa portata. Sciocchezze difensive, due rigori causati, un autogol e passivo che poteva essere anche più largo. La zona rossa si avvicina pericolosamente, per Ranieri una settimana per lavorare anche sulla testa dei giocatori.

Immagine in evidenza: SSLazio Official Twitter Page

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Sport

Corsa scudetto più aperta che mai e la rivincita delle piccole: i temi della 23a giornata di Serie A

La giornata delle rimonte ha sancito un equilibrio inaspettato sia in testa che in coda: è il campionato più incerto degli ultimi 15 anni

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Ad inizio febbraio un equilibrio del genere in testa non si vedeva dal 2002, ma una giornata piena di sorprese ha offerto spunti su tutti i fronti. Non si non può iniziare da un derby epico, che ci regala tre squadre a distanza di un punto.

Derby capovolto in un tempo: l’Inter torna in testa

Dall’inferno al paradiso in 45 minuti. I nerazzurri, sotto 0-2 in un derby che sembrava il palcoscenico perfetto per l’Ibra supremacy (con la complicità di Padelli), con “testa, cuore e gambe” di stampo contiano, ribaltano tutto e riagganciano la Juventus. Un grande Milan nel primo tempo piano piano scompare e l’Inter pareggia nel giro di 120 secondi. Freccia a sinistra con una splendida torsione in area di De Vrij e zuccata nel recupero di Lukaku. 10° gol di testa dei nerazzurri in campionato e rimonta epica completata. I rossoneri, sontuosi nei primi 50 minuti, alla lunga distanza si rivelano troppo Ibra dipendenti e non basta un ispiratissimo Rebic: ancora una volta, il problema atavico delle palle inattive condanna il Diavolo alla seconda sconfitta su due derby quest’anno e forse la definitiva rinuncia alla zona Champions.

La fatal Verona evidenzia tutti i limiti della Juve di Sarri

Ancora più clamorosa tuttavia la rimonta accaduta 24 ore prima al Bentegodi. La seconda sconfitta di fila in trasferta per Sarri pesa come un macigno: in una giornata sulla carta favorevole, si ritrova ora a pari punti con l’Inter e ad una sola lunghezza di vantaggio sulla Lazio. La prestazione è forse peggiore del risultato: una squadra che, dopo essere passata in vantaggio col solito CR7 (10 giornate di fila a segno), si è adagiata, sgonfiata regalando la vittoria agli avversari con due errori individuali (Pjanic per il gol di Borini, Bonucci per il rigore della vittoria di Pazzini) e mette in discussione non solo il campionato ma anche tutto il lavoro del mister livornese.

La Lazio non è più una terza incomoda

18 risultati utili consecutivi, un’altra trasferta vinta di misura, e la Lazio vola davvero, ad un solo punto dalla capolista dopo 23 giornate. Con un Luis Alberto tornato in versione large, tocca ancora a Felipe Caicedo decidere la delicata sfida di Parma. Inutili le proteste dei ducali per un rigore non concesso loro al 91′. I dubbi rimangono, ma i biancocelesti vincono ed emerge un piccolo rammarico: con la vittoria nel recupero di mercoledì, sarebbero stati addirittura in testa.

Corsa al quarto posto: l’Atalanta si rilancia e sabato può azzannare una Roma in crisi

Il 2020 della Roma sta prendendo le sembianze di un incubo senza fine, e la vittoria del Bologna all’Olimpico apre ufficialmente una crisi inaspettata a fine dicembre. Tutte le certezze della squadra di Fonseca sono scomparse nel giro di 40 giorni, e la prestazione super nel derby appare solo una parentesi lontana. Gioco che latita, difesa che crolla verticalmente, sia nel collettivo che nei singoli (Smalling e Mancini irriconoscibili), ed ora il quarto posto è lontano tre punti recuperabili sì sabato a Bergamo, ma con l’inerzia sembra tutta nerazzurra.

La Dea, anch’essa in rimonta, vince a Firenze dopo più di 27 anni di astinenza, ed è quarta a +3 sui giallorossi. Una rivincita dell sfida del mese scorso in Coppa Italia, soprattutto per Gasperini. Se mancano all’appello Ilicic, Pasalic e Gomez, ci pensa il neo entrato Malinovskyi con una botta da fuori (con la complicità di Dragowski) a timbrare il cartellino portare la vittoria all’Atalanta. Sabato al Gewiss Stadium i bergamaschi hanno una sorta di break point per la corsa alla Champions dell’anno prossimo. 

Napoli ancora con grosse ricadute, Verona cinque stelle

Due vittorie pesanti, con Lazio e Juventus, sembravano aver riportato la serenità a Napoli. Invece, ancora al San Paolo, Gattuso cade al cospetto di un’altra squadra piccola, con tutto il rispetto per un ottimo Lecce. Risultato e momento paragonabili con la situazione della Roma, a differenza però che per gli azzurri la zona Champions si allontana forse definitivamente. Il progetto di guarigione è più lungo del previsto, e a questo punto potrebbe essere la Coppa Italia il salvagente della stagione.

E per entrare in zona Europa ora la squadra con cui il Napoli deve fare maggiormente i conti non è più un Cagliari in astinenza di vittorie da dicembre, ma l’incredibile Verona di Juric. In 72 ore, bloccata la Lazio all’Olimpico e vittoria in casa contro la capolista: imbattuta da 8 partite, è al sesto posto provvisorio. Ivan Juric ha impartito una lezione a Sarri, e la motivazione che trasmette ai suoi giocatori fa la differenza, per una squadra che conquistata la salvezza, è in corsa per un posticino in Europa  League che ha del clamoroso per una neo promossa. La concorrenza è tecnicamente superiore, ma i gialloblu sono squadra come poche altre in questo momento

Zona salvezza: il riscatto di Lecce e Genoa, la discesa continua del Toro

Se la zona Scudetto si fa ancora più interessante, non è da meno quella salvezza: la vittorie di Lecce (a Napoli), del Genoa (sul Cagliari) e della Samp (a Torino) sono di un’importanza capitale per guadagnare la 17° posizione. Rammarico per il Brescia del nuovo mister Diego Lopez che, raggiunto sul pari dall’Udinese, che ora vede la salvezza a sei punti. Quota salvezza che potrebbe alzarsi, ed in questo senso il Torino di mister Longo potrebbe rientrare in una lotta imprevista ad inizio campionato. Occorre rivitalizzare l’ambiente il prima possibile per evitare di entrare punto a punto con rivali affamatissime.

Ci Piace e Non Ci Piace: Mancosu&Lapadula e la Spal dell’ex Semplici

Premiamo il momento e la vittoria del Lecce con la palma di migliori data in condivisione a Gianluca Lapadula e Marco Mancosu. Entrambi a quota sette gol in 23 partite, il primo con una doppietta da rapace dell’area di rigore, il secondo con una punizione stellare e tanta qualità in mezzo al campo. Nota positiva di questo Lecce anche il fantasista Pippo Falco.

Palma di peggiore ancora una volta alla Spal, battuta all’ultimo secondo dal Sassuolo a Ferrara. In una giornata di vittorie in fondo, pesa come un macigno il gol di Boga, che condanna i bianco-azzurri all’ultimo posto in classifica, a -7 dalla zona verde: stavolta, dopo una storia d’amore di 5 anni condita da due promozioni, sembra essere davvero al capolinea la panchina di Leonardo Semplici.

Immagine: © Inter Official Twitter Page

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Sport

Lukaku, CR7 e Immobile fanno ripartire le big, che batosta per Roma e Torino: tutti i temi della 22a giornata di Serie A

Ma anche i pareggi di Milan e Atalanta, le polemiche di Commisso ed un Lecce pirotecnico.

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In attesa di Sampdoria-Napoli, andiamo a vedere ed analizzare i match di una giornata piena di gol. In particolare quelli dei bomber, che hanno permesso a Juventus, Inter e Lazio di tenere un passo sostenuto.

Ronaldo di rigore, la Juventus riparte solida

Qualche patema iniziale all’Allianz Stadium, ma dopo i primi arrembaggi della Viola la Juve riesce a ripartire dopo il testacoda di Napoli. Un rigore per tempo, trasformati dall’infallibile Cristiano Ronaldo (record di 9 partite consecutive a segno) hanno risolto una partita che come spesso è successo quest’anno non sembrava chiudersi in anticipo. Non è più una notizia la prestazione di Bentancur, mentre buone nuove arrivano da Rabiot e De Ligt, entrambi in crescita e utili come il pane in previsione degli ottavi di Champions che si avvicinano.

L’Inter tiene e ringrazia Lukaku

L’assenza di Lautaro c’è e si fa sentire, l’Udinese gioca un’ottima prima ora di gioco ma alla fine l’Inter potenziata dal mercato espugna la Dacia Arena e tiene il passo dei bianconeri. Con Young già rodato – mentre avranno giustamente bisogno di qualche partita sia Eriksen che Moses – è un super Lukaku a sbloccare il match, grazie anche all’ingresso nella ripresa di Sanchez, che ha provocato il rigore del raddoppio. Per il belga sono 14 in campionato ed il record di 11 gol in 12 trasferte (dove i nerazzurri sono gli unici imbattuti). Un buon viatico per due partite fondamentali: il derby e la trasferta di Roma con la Lazio.

È tornata la killer Lazio, che vede il secondo posto

Dopo il leggero rallentamento – di prestazioni e di risultati – della scorsa settimana, la Lazio demolisce la Spal e continua a rimanere attaccata al treno Scudetto. Anzi, con il recupero di mercoledì contro il Verona, i biancocelesti possono andare in seconda posizione a -2 dalla capolista. Un pomeriggio tranquillo per Inzaghi, avanti già 4-0 all’intervallo: due doppiette, quella “solita” di Immobile (25 gol in 23 giornate, il record di Higuain si avvicina) e di Caicedo, che in determinati momenti sembra l’uomo in più – benché inaspettato – dell’Aquila.

Rallentano a sorpresa Atalanta, Roma e Milan: s’infiamma la corsa al quarto posto

Dietro le tre big che tornano a vincere, deludono Roma e Atalanta, che ora si trovano a pari punti, ed oramai troppo lontane dalle tre di testa. Pesante la batosta rimediata dalla Roma a Reggio Emilia: dopo un derby giocato a mille all’ora per 90 minuti, fa scalpore l’intero primo tempo concesso al Sassuolo di De Zerbi, che con un Caputo in versione deluxe non ha perdonato. Sotto 3-0, la banda Fonseca si è svegliata e ha avuto l’occasione nitida di rientrare in partita, ma dopo il 3-2 il capolavoro di Boga pochi secondi più tardi ha chiuso definitivamente la contesa. Non è la prima volta che la Roma sbaglia gli approcci al match e il ruolino di marcia del 2020 è preoccupante: 2 vittorie in 7 partite sono poche per una squadra che punta al quarto posto.

Poche ore dopo tuttavia, la Dea non ha approfittato a dovere dello scivolone giallorosso e pareggia 2-2 contro il Genoa. Partita di sofferenza ma anche di rimpianti per Gasperini: dopo essere andata avanti con Toloi, il Grifone di Nicola ha ribaltato la contesa, ma una volta raggiunto il pari (col solito Ilicic, gol numero 14 anche per lui) non sa saputo sfruttare la superiorità numerica avuta gli ultimi minuti. Secondo stop di fila in casa per i nerazzurri, con squadre in zona retrocessione: punti persi che pesano. 

A proposito di rallentamenti, anche il Milan fa un mezzo passo falso, dopo tre vittorie consecutive. In casa col Verona si fa sentire l’assenza (anche solo carismatica) di Ibrahimovic: anzi, ai punti sono i clivensi ad essere più rammaricati, con due pali clamorosi nel secondo tempo. Solo dopo l’espulsione di Amrabat il Diavolo ha rimesso il naso avanti, fermandosi anch’esso ad un palo, quello di Castillejo. Un pari che ferma la striscia e sa di occasione persa per avvicinare in maniera sensibile la zona Champions, ora distante 7 punti.

Zona Salvezza: grandi passi in avanti di Lecce e Sassuolo, sprofondo Toro

A metà classifica, detto della grande vittoria del Sassuolo, pesa la vittoria del Bologna allo scadere sul Brescia (come all’andata nel segno di Mattia Bani), ma soprattutto il poker del Lecce sul Torino. Prima vittoria in casa per i giallorossi, ispirati da un super Falco e dai nuovi innesti Barak e Saponara: viste le sconfitte di Spal e Brescia più il pari del Genoa, sono tre punti fondamentali per staccarsi dalla zona rossa. Di contro, salta agli occhi il momento nero del Torino: 17 gol subiti nelle ultime quattro sconfitte, con annessa l’eliminazione in Coppa Italia. Tre tiri in porta contro i 10 del Lecce. Ancora una volta Sirigu evita un passivo ancora più pesante. Francamente, sembra essere arrivato il capolinea per Walter Mazzarri.

Ci Piace e Non Ci Piace: Andrea Masiello e Rocco Commisso

Punto più alto di questa settimana l’amore per la curva dell’Atalanta nell’acclamare Andrea Masiello. Nove anni alla Dea, il buio per la squalifica per calcioscommesse, la risalita e le soddisfazioni in campionato ed in Europa nel guidare la difesa orobica. Il trasferimento tre giorni fa al Genoa non ha cambiato nulla, e la standing ovation sotto la curva a fine partita hanno commosso Masiello in campo e gli spettatori fuori. Non si dimentica chi ha scritto pagine importanti di storia recente.

Bocciato quest’oggi invece Rocco Commisso, autore delle dichiarazioni che hanno fatto tremare le agenzie stampa. Parole dure dette a caldo, al termine di una partita a tratti frustante per la Viola, ma lanciare accuse del genere in maniera quasi totalmente gratuita non fa bene al calcio italiano. Alla moviola il secondo rigore sembra generoso, ma potevano starci altri in precedenza. Il “non aver parlato per sei mesi” non giustifica queste affermazioni.

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Politica

Stadio della Roma, Friedkin verso l’accordo con Caltagirone?

Secondo indiscrezioni (smentite dal Cavaliere) l’impianto si farà a Tor Vergata, e sarebbe l’ennesimo smacco per la Raggi. Intanto il 16 febbraio ci sarà il closing con Pallotta – e la mobilitazione della Lega

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito dell'A.S. Roma

Qualche giorno fa, l’economista in aspettativa nonché deputato di Italia Viva Luigi Marattin cinguettava allegramente sull’abilità dei Cinesi che, avendo «ritenuto necessario costruire un nuovo ospedale per l’emergenza virus», ne avevano annunciato il completamento in una settimana. Il che non è esattamente un’impresa, quando si ha Canton al posto di Cantone – e magari un Tar del Lazio più efficiente del nostro…

E, se è proverbialmente vero che Roma non è stata costruita in un giorno, probabilmente sarebbe ancora in fase di edificazione se fosse stata sempre amministrata dall’attuale sindaco Virginia Raggi: con cui il soprannome di Città Eterna avrebbe assunto un senso completamente diverso.

Basti guardare l’iter di un’opera fondamentale per lo sviluppo della città – e non solo – quale lo Stadio della Roma, la cui cronistoria parte dal lontano 2012. La burocrazia ci ha indubbiamente messo del suo, ma i danni peggiori li ha causati dopo aver iniziato a rimare con ideologia: nella fattispecie, quella grillina, capace di rimangiarsi il progetto già approvato dalla precedente giunta Marino – roba che nelle assemblee condominiali si rischia l’estrazione delle lame per molto meno.

Ed ecco allora il (possibile) colpo di scena, legato a due nomi ben precisi: Dan Friedkin e Francesco Gaetano Caltagirone. Va subito precisato che si tratta solamente di indiscrezioni, peraltro già smentite da uno dei diretti interessati – il re del cemento nostrano. In molti, però, hanno trovato quantomeno curiosa la sua (ri)apparizione all’Olimpico in occasione dell’ultimo Derby della Capitale, e del resto il suo ufficio stampa ha smentito l’esistenza di un accordo in essere – non un’eventuale trattativa con il magnate texano.

Cuore di questa alleanza sarebbe lo spostamento del nuovo impianto da Tor di Valle a Tor Vergata, sui terreni dell’ateneo di cui ha la concessione lo stesso Caltagirone: una mossa che, pare, eviterebbe al proponente americano l’obbligo di sottostare alla Legge sugli Stadi, la dichiarazione di pubblica utilità del Comune di Roma, la Conferenza dei Servizi e la variante al Piano Regolatore – oltre al fatto che i collegamenti stradali sarebbero già pronti, e il trasporto pubblico sarebbe garantito dalla Metro C e dal possibile prolungamento della Metro A dalla stazione di Anagnina.

In realtà, non tutti sono convinti che le cose sarebbero così semplici: di certo però sarebbe l’ennesimo smacco per il primo cittadino che, se fosse appena un po’ più furba, si sarebbe già intestata da tempo un’operazione che significherebbe migliaia di posti di lavoro e la simpatia della stragrande maggioranza dei cittadini dell’Urbe (che, giova ricordarlo, sono giallorossi). «La nuova proprietà della Roma è più intelligente di quella vecchia» ha commentato, non a caso, l’ex assessore Paolo Berdini, precorrendo un po’ i tempi.

Il passaggio di proprietà tutto a stelle e strisce dalle mani dell’attuale presidente James Pallotta è infatti previsto per metà febbraio, forse il 16: data che per i Romani potrebbe diventare una di quelle da segnare sul calendario col circoletto rosso, visto che ci sarà anche la mobilitazione annunciata dal leader leghista Matteo Salvini contro l’inquilina del Campidoglio e il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Con l’usuale aplomb che la contraddistingue, e senza nemmeno troppa fantasia, Virgy ha invitato i cittadini a «staccare la corrente ai campanelli» per evitare la possibile citofonata del Capitano. Stia pure serena, perché prima di arrivarci il segretario del Carroccio dovrebbe scalare le montagne di rifiuti che (grazie a lei e a Zinga) punteggiano la Capitale d’Italia: e non è detto che ci riesca nei tempi in cui sarà ultimato il nosocomio di Wuhan.

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Sport

La resurrezione del Napoli sulla Juventus, il derby dei portieri, Atalanta Hors Catégorie: tutti i temi della 21a di Serie A

Ma anche il momento positivo del Milan, l’umiliazione del Torino e una corsa salvezza sempre più incandescente

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Altra giornata di grandi sfide, e tutte le big rallentano rimandando fughe e verdetti.

Ancora 1-1 nel Derby della Capitale, ma stavolta i rimpianti sono giallorossi

Stesso risultato dell’andata, ma andamento completamente diverso per il Derby capitolino di ritorno. Da “Derby dei pali” a “Derby degli errori dei portieri”, anche se quello di Pau Lopez ha avuto un peso maggiore rispetto a quello di Strakosha. La Lazio vede così terminare la striscia record di 11 vittorie consecutive, ma può tirare un sospiro di sollievo: la parentesi di Coppa Italia contro il Napoli non è stata un caso isolato e probabilmente la banda Inzaghi comincia a tirare il fiato. Visti i rallentamenti altrui però, nulla è ancora precluso per i biancocelesti, che potenzialmente sono a -2 dalla capolista.

Lazio annullata anche per merito dei giallorossi, padroni del campo per quasi tutta la partita con scelte coraggiose ma efficaci di Fonseca (sulle fasce ottima partita di Santon a destra e Spinazzola a sinistra, preferiti a Florenzi e Kolarov). 67% di possesso palla, ottima gestione e mentalità più verticale del solito però non sono bastati: su 22 tiri totali, solo 3 in porta con il piccolo rammarico del palo di Pellegrini e due ottime risposte di Strakosha, ripresosi in parte dall’errore sul gol. Roma che mantiene il quarto posto di un punto, ma dietro l’Atalanta fa paura.

Il Napoli resuscitato in una settimana costringe la Juventus a rimandare la fuga

Da un potenziale +6 a solo un +3 per la Juventus che esce male dalla trasferta di Napoli, al cospetto degli azzurri che ritrovano il sorriso in casa contro la rivale di sempre. Sta tornando il vero Napoli, quello che a vederlo in classifica decimo non ci si può credere, ma i bianconeri visti al San Paolo sono stati troppo brutti per essere veri. Svolgiata, lenta, macchinosa, che ha giocato da Juve solo nei 4 minuti di recupero, quando i buoi erano scappati e Ronaldo – all’ottava partita consecutiva a segno – aveva provato a riaprirla. Come se l’opportunità datagli da Inter e Lazio non volesse sfruttarla. Sarri deve ragionare sul tridente pesante e su alternative giuste da inserire nel momento giusto, come Ramsey e Douglas Costa. Insomma, la Vecchia Signora non ammazza il campionato.

Ancora un pareggio per l’Inter ingolfata di gennaio, ma è ancora lì

Per certi versi, rispetto alla Juve, si può fare un discorso simile per l’Inter, che a fine giornata ha comunque potuto guadagnare un punto sulla rivale. Contro un Cagliari molto più in partita rispetto al match di 12 giorni prima in Coppa Italia, è sempre El Toro Martinez a sbloccare la partita, su cross del nuovo arrivato Ashley Young. Purtroppo per Conte un atteggiamento un po’ sornione e qualche opportunità sventata da Cragno hanno tenuto in partita il Cagliari – in ripresa rispetto alle 4 sconfitte consecutive patite tra fine 2019 e inizio 2020 – e a 13 dalla fine il più classico del gol dell’ex, un rasoterra di Nainggolan leggermente deviato di Bastoni, ha condannato i nerazzurri ad un altro mezzo passo falso. Terzo pareggio di fila, cinque “X” nelle ultime 7 gare, ed un rapporto col mese di gennaio davvero difficile da digerire, con 6 punti su 12 a disposizione (va detto che non ha perso, elemento non trascurabile nella storia recente dell’Inter nel primo mese dell’anno). Visti i rallentamenti altrui ora la calma è fondamentale, ed in questo senso il rosso di Lautaro è emblematico del momento nerazzurro.

Dea extra-lusso: quando gioca così è inarrestabile per chiunque

Rifilare al Torino, squadra comunque dal glorioso passato, la sconfitta in casa più pesante della storia, fa capire come la banda Gasperini sia meritatamente tra le Top16 d’Europa, con i complimenti di Guardiola e di mezza Italia. Ilicic in completo stato di grazia – con la chicca del gol da 50 metri – Gomez solito ispiratore ed un difensore che è diventato bomber come Gosens: tutti ingranaggi che girano alla perfezione. Ed è tornato al gol anche Duvan Zapata… a Valencia tra qualche settimana ne vedremo delle belle.

Continua la risalita del Milan, che ha trovato (in casa) l’uomo in più

Ancora Rebic, ancora Donnarumma, ancora Milan, che vince per la terza volta di fila ed è sesto in coabitazione con Parma e Cagliari. Una vittoria sofferta al Rigamonti, dove tutte le big hanno sofferto, dà grande morale a Pioli, che deve ringraziare il croato, al terzo gol in due partite, e a Gigio, che con tre parate di spessore tiene il vantaggio. Gli uomini in più sono loro perché Ibra, chiamato a condurre il Milan, è stato protagonista di un errore sotto porta raro nella sua lunghissima e altissima carriera. L’Europa ora è più vicina, anche quella più nobile (8 punti dalla Roma quarta non sono incolmabili allo stato delle cose attuali).

Zona salvezza: Verona già salvo come il Parma, per Lecce e Spal son dolori

Sorpresa assoluta tra le piccole, il neopromosso Verona continua a macinare punti e domina il Lecce al Bentegodi, consolidando il nono posto a -2 dalla zona Europa League. I punti sono 29, non 40, ma la squadra di Juric, insieme al Parma vincente contro l’Udinese, sono già con un piede e mezzo in Serie A 2020-2021. Brutte sconfitte invece per Spal in casa col Bologna, e proprio Lecce, mai in partita a Verona. Il pareggio a reti bianche tra Sampdoria a Sassuolo non mette tranquilli nessuno, ma la vera lotta per un posto sembra ristretta a 4 squadre: Spal, Genoa, Brescia e Lecce sono racchiuse in un solo punto.

Ci Piace e Non Ci Piace: le coreografie del Derby e Walter Mazzarri

Punto più alto nel pre-Derby della Capitale, dove le tifoserie hanno dato vita a due splendide coreografie (in particolare quella della Lazio, raffigurante la Cappella Sistina) e va detto, anche se non dovrebbe fare notizia, del clima di festa e correttezza, fuori come dentro il campo, in cui lo spettacolo è stato rovinato in parte dagli errori con la matita blu dei due portieri, colpevoli sui gol dell’incontro.

Momento più basso invece per il Torino di Walter Mazzarri, umiliato dall’Atalanta di Gasperini. Lo stesso tecnico livornese era senza parole nel post-partita, ma in una situazione non semplicissima per un Torino troppo discontinuo alcuni allenatori si sarebbero dimessi. La scelta invece è ricaduta su un ritiro punitivo. staremo a vedere se avrà ragione lui.

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Sport

Mondo dello sport in lutto: è morto Kobe Bryant, leggenda dell’NBA

Fatale a “Black Mamba”, 41enne, un incidente in elicottero a Calabasas, in California. Coinvolta anche una delle quattro figlie, Gianna Maria Onore

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Nella serata italiana una notizia ha sconvolto gli appassionati della palla a spicchi e non solo. Kobe Bryant, stella dell’NBA e dei Los Angeles Lakers, coinvolto in un incidente aereo nei pressi di Calabrasas, in California, è morto sul colpo assieme a tutto l’equipaggio presente, composto presumibilmente in totale da 5 persone, tra cui la figlia Gianna Maria Onore.

Un’autentico fulmine a ciel sereno, una tragedia arrivata all’improvviso che colpisce una leggenda del basket e dello sport: Black Mamba, che aveva terminato la carriera il 13 aprile 2016 – con il celebre “Mamba out” – è stato uno dei giocatori che ha fatto la storia della pallacanestro, il simbolo (insieme a LeBron James) dell’NBA negli anni Duemila. E segno del destino il sorpasso, avvenuto proprio la scorsa notte, del “King” al terzo posto nella classifica dei migliori realizzatori in carriera. Da grande signore qual era, Kobe aveva fatto i complimenti all’amico-rivale in un tweet, l’ultimo della sua vita.

Dinamiche dell’incidente ancora da capire

Kobe Bryant, con la figlia 13enne Gianna Maria e altre 3 persone, era in viaggio con il suo Sikorsky S-76 – probabilmente di ritorno da un’allenamento della figlia, anch’essa giocatrice – quando l’elicottero avrebbe preso fuoco in aria prima di schiantarsi al suolo. I soccorritori arrivati sul posto non c’è stato nulla da fare. La causa dell’incendio è al vaglio degli inquirenti.

Record, titoli, vittorie olimpiche e un legame a doppio filo con l’Italia

Nato a Philadelphia nel 1978, Kobe aveva un legame particolare con l’Italia: a 6 anni si è trasferito per seguire la carriera cestistica del padre Joe, che ha giocato tra il 1984 e il 1991 a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. In più non ha fatto mistero di amare l’Italia ed di essere grande tifoso del Milan.

Rientrato negli USA a 13 anni, è arrivato in NBA già a 18 , quando fece il suo esordio il 13 novembre 1996, con l’unica maglia con cui abbia mai giocato – e di cui i numeri, l’8 e il 24, sono stati ritirati nel dicembre 2017. Da quel giorno in poi la scritto la storia di una squadra, di una lega, di uno sport. 5 anelli NBA (2000, 2001, 2002, 2009, 2010), 1 titolo MVP (2007-08), 2 titoli MPV alle Finals (2009, 2010), oltre ai due ori olimpici con il Dream Team USA (Pechino 2008 e Londra 2012). Lascia la moglie Vanessa e 3 figlie (Natalia Diamante, Bianka Bella e Capri Kobe, nata solo sette mesi fa) oltre a Gianna-Maria Onore, morta con lui nel tragico incidente

Photo Credits: Kobe Bryant Official Facebook Page

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Sport

Juve a +4, Lazio travolgente, Napoli in crisi nera: tutti i temi della 20°giornata di Serie A

Nella prima di ritorno anche la rinascita della Fiorentina di Iachini, la ripresa di Roma e Milan e l’ultima “balotellata”

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In attesa di un’importante Atalanta-Spal non sono mancate le sorprese, con un’ulteriore piccolo allungo della Juve sull’Inter in una corsa che ormai è diventata a tre. 

Lazio da urlo: 11° vittoria consecutiva e candidatura sempre più forte

Altra partita, altra vittoria, altro dominio per la Lazio, che in solo un tempo chiude la pratica Sampdoria e si porta a soli due punti dall’Inter. In questo momento, i biancocelesti hanno una fiducia nei propri mezzi straordinaria: Immobile è sempre più Re Mida (e con la tripletta di sabato lancia ufficialmente la sfida al record di 36 gol di Higuain), ma anche altri uomini meno in copertina stanno rendendo oltremodo, vedi Caicedo e Jony. Con la partita da recuperare contro il Verona, l’Aquila ha virtualmente inserito la freccia nei confronti dei nerazzurri, pronta al sorpasso. Prova del nove definitiva il derby capitolino di domenica prossima: qualora riuscisse a superare la Roma, la candidatura sarebbe completa.

Una Juve col fiatone allunga, trascinata da CR7

5° successo consecutivo e +4 sull’Inter: la Juventus prova una mini-fuga prima degli ottavi di Champions. Per Sarri nel complesso la forma non è ancora quella idonea per affrontare il Lione: la sofferenza degli ultimi minuti non è da sottovalutare, al cospetto di un Parma arrembante che aveva anche trovato il pareggio. Chi invece è già in forma Champions è Cristiano Ronaldo: 16 gol in campionato, a segno da 7 partite di fila e autentico trascinatore, con tante altre occasioni create oltre alla doppietta. E c’è chi lo dava per “finito” ad ottobre…

L’Inter continua a rallentare: gennaio dà sempre problemi

Un Lecce mai domo costringe l’Inter al secondo pareggio consecutivo in campionato. Singolare la squadra giallorossa, mai vincente al Via Del Mare ma che ha fermato entrambe le contendenti allo Scudetto, dopo l’1-1 di fine ottobre con la Juventus. Risultato replicato anche ieri, con la squadra del (non più amato) salentino Conte che, bloccata per tutta la partita, sembrava averla messa in discesa con l’incornata del neo entrato Bastoni. Il pareggio di Mancosu ha vanificato il tutto, e nonostante 9 tiri in porta contro 2, l’Inter continua ad avere un rapporto complicato col mese di gennaio, anche se in misura minore rispetto agli anni passati. Il rallentamento però non è ammesso: Juventus e Lazio continuano a correre anche nel 2020.

A Napoli lo psicodramma continua: anche Gattuso sembra rassegnato

La settimana scorsa, nella sconfitta di Roma, si erano visti dei segnali incoraggianti. Tutto saltato in aria nell’ennesima sconfitta del Napoli, in casa con la Fiorentina. I numeri degli azzurri al San Paolo sono da zona retrocessione: quarta sconfitta consecutiva e vittoria in campionato che manca dal 19 ottobre. Sintomo di un problema mentale più che tecnico, ed in questo senso le parole del post-partita di Gattuso sanno di resa: “Oggi siamo stati inguardabili. Sembra che ci siamo incontrati stamattina, ci siamo messi la maglia e siamo andati in campo. Non possiamo continuare così, abbiamo toccato il fondo. Lo psicodramma continua e la classifica peggiora: undicesimo posto, a pari punti con Bologna, Fiorentina e Udinese, con la zona Champions distante 14 punti.

Milan e Roma riprendono la loro marcia

È tornata l’emergenza in casa Roma, ma la reazione c’è stata e la Lupa torna quarta da sola, aspettando l’Atalanta. Senza i terzini titolari (Florenzi e Kolarov squalificati) e con sole tre pedine da schierare nella batteria dei trequartisti, la banda Fonseca ha battuto quasi senza soffrire il Genoa. MVP non può che essere Leonardo Spinazzola, l’uomo della settimana al centro della trattativa tormentata con Politano, che ha risposto sul campo con una prestazione maiuscola culminata con buona parte del merito per il secondo gol: partite così dopo una settimana in cui è stato all’ultimo “rifiutato” dall’Inter non è roba da poco. Ora per i giallorossi due partite complicatissime: prima il quarto di finale di Coppa Italia all’Allianz Stadium, poi il derby contro una lanciatissima Lazio. Domenica prossima si capiranno meglio le ambizioni anche dell’altra squadra romana.

Bene anche il Milan, che all’ultimo respiro si regala la seconda vittoria consecutiva ed il settimo posto in classifica, a -2 dal Cagliari sesto. E la notizia positiva per Pioli è che non è stato Ibra a risolvere il match ma Ante Rebic, ai primi due gol in maglia rossonera. Nonostante una partita da subito in salita, a causa di un uscita scellerata di Donnarumma, i rossoneri hanno saputo reagire con l’ingresso dell’attaccante croato, più lo splendido gol da fuori del bomber-terzino Theo Hernandez. Merito anche di Gigio che, dopo l’errore marchiano, si è ripreso con tre grandi interventi.

Zona Salvezza: la Viola ingrana,torna a sorridere il Sassuolo, scivolone Samp

Nella seconda metà della classifica fa un grande passo in avanti la Fiorentina di Beppe Iachini, che fa sette punti in tre partite e aggancia proprio il Napoli a quota 24. La qualità di alcuni singoli non è da 11° posto (vedi Chiesa, Vlahovic e Castrovilli), e la possibilità di risalire ancora c’è tutta. Torna a vincere anche il Sassuolo che, dopo tre sconfitte consecutive, batte un Torino che non ne vuole sapere di avere continuità. Positivi pareggi interni per Brescia (contro il Cagliari, con un super Torregrossa) e Lecce (che ferma l’Inter). Malissimo la Sampdoria: è vero che è capitata contro l’avversaria più difficile da affrontare in questo momento, ma che ha fatto vedere troppi svarioni difensivi (malissimo Colley e Chabot).

Ci Piace e Non Ci Piace: Boga e Balotelli

Quarto gol in 18 partite non è un bottino da bomber di razza, ma si può catalogare l’inizio di stagione di Jeremie Boga come una vera sorpresa. Prima lo “scavetto” contro la Juventus, ora il tunnel più destro all’angolino da 30 metri contro il Torino (vedere per credere). Giocatore in costante ascesa.

È finito “dietro la lavagna” diverse volte perché vittima di beceri cori razzisti, ma stavolta Mario Balotelli ci finisce per demeriti propri. Ieri al Rigamonti si è visto il Mario in versione Bad Boy: dopo 8 minuti dal suo ingresso in campo fallo, ammonizione, “vaffa” verso l’abritro che non esita a sventolargli il rosso. Mario così no.

Credits Photo: Official SSC Napoli Twitter Page

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Sport

Juventus campione d’inverno, Lazio da record, Var ancora bocciato: i temi della 19°giornata di Serie A

Nella giornata piena di scontri diretti si annullano a vicenda Inter e Atalanta, mentre il Milan ritrova il sorriso grazie ad Ibra

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Una giornata da circoletto rosso, l’ultima di andata, con 4 scontri diretti per la testa e 6 per la coda. In attesa di Parma-Lecce, tutti i responsi di questa 19° giornata.

Juve corsara a Roma e da sola in testa, Roma sconfitta e con Zaniolo ko

Nel posticipo domenicale la Vecchia Signora vince 2-1 a Roma contro i giallorossi e torna da sola in testa alla classifica. In una partita tignosa, contrassegnata da brutti infortuni ed errori, ha fatto la differenza l’approccio alla gara arrembante e cinico dei bianconeri, avanti 2-0 dopo soli 10 minuti. Da quel momento in poi qualche calo di tensione, con errori in fase di disimpegno nel primo tempo, un po’ di errori sotto porta nel secondo, han fatto sì che la Roma rientrasse in partita. Una prima mezz’ora “alla Conte”, un’ora “alla Allegri” insomma. Quando scende d’intensità, la Juve rischia. Note positive (e note meno) per Dybala, migliore in campo ma uscito quantomeno contrariato, e per Demiral, sorpresa di questa prima parte di stagione che, preferito a De Ligt, stava facendo un’ottima partita (condita dal suo primo gol con la maglia della Juventus) prima di un brutto infortunio che lo ha fatto uscire dolorante (contusione al ginocchio, nelle prossime ore ci saranno accertamenti).

A proposito di infortuni, in casa Roma oltre al danno la beffa. Il ko di Zaniolo, uscito piangendo in barella, si è presto concretizzato con il responso medico peggiore: legamento anteriore del crociato rotto, stagione finita ed Europei a rischio per il gioiellino di Fonseca. I giallorossi nel primo tempo hanno accusato anche psicologicamente l’infortunio dopo il pessimo inizio (fino a ieri non aveva ma subito gol nel primo quarto d’ora), ma sono sempre rimasti in partita e la rimonta nella ripresa si è fermata a metà. Restano però dei problemi atavici in casa giallorossa: la difficoltà nel creare occasioni buone per il terminale offensivo hanno dato la sensazione di una squadra sì volitiva ma che non è riuscita a creare grossi grattacapi a Szczesny. Un inizio di 2020 da incubo (due sconfitte interne di fila) ridimensionano le ambizioni di una Roma, ora a pari punti con l’Atalanta. 

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Vi giuro…tornerò più forte di prima.

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Inter ed Atalanta si annullano,ma Conte boccheggia (e si lamenta)

All’ultima giornata d’andata l’Inter perde il comando, costretta al pari interno contro un’Atalanta andata vicinissima al colpaccio. Per la Dea il rammarico di aver avuto il match-point, con il rigore di Muriel parato da Handanovic (30% di penalty parati in Serie A dallo sloveno). Lautaro e Lukaku continuano ad intendersi a meraviglia, come dimostra il gol del Toro, ma la Beneamata continua a far fatica in altre zone del campo. Per questo Conte, dall’alto dei suoi 46 punti conquistati in un girone, chiede rinforzi dalla società. Eriksen, Vidal, Giroud, Young: nomi importanti che potrebbero fare comodo.

I nerazzurri bergamaschi invece continuano a stupire: dal punto di vista del gioco e della personalità non sembrano avere limiti. Il quarto posto è riconquistato ed il posto tra le migliori 16 in Champions è più che mai meritato.

Lazio forza 10, Napoli sempre più giù (con una speranza)

Simone Inzaghi batte Sven Goran Eriksson. Con la vittoria di sabato sul Napoli la Lazio conquista la decima vittoria consecutiva, superando il record del tecnico svedese di 9, tra il dicembre del 1998 e il febbraio del 1999. In un’Olimpico in festa per le celebrazioni del 120° anniversario dalla fondazione, i biancocelesti continuano imperterriti nella loro marcia, grazie a Re Mida Immobile, che sale a quota 20 in campionato (aiutato stavolta da Ospina). La classifica dice che l’Aquila continua a volare alto: con una partita in meno è potenzialmente a -1 dall’Inter e a -3 dalla capolista.

Per una squadra che continua a vincere, un’altra che continua a perdere. Per il Napoli è la settima sconfitta stagionale, la terza nelle quattro partite di gestione Gattuso e l’undicesimo posto in classifica, ma non tutti i mali vengono per nuocere. È vero che continuano i regali “post-natalizi” (gravissimo quello di Ospina), ma nel complesso la prestazione è stata di livello: a Roma con la Lazio, in questo periodo, non è scontato. Grida ancora vendetta il palo di Zielinski.

Ibra-cadabra, ed il Milan ritrova la vittoria

Alla Sardegna Arena di Cagliari torna a vincere il Milan dopo un digiuno di tre partite. Al cospetto dei rossoblu in caduta libera (4° sconfitta consecutiva). E dopo appena una partita e mezzo la copertina non poteva che prenderla Zlatan Ibrahimovic, che con il suo gol nella ripresa (dopo 2806 giorni in A) ha chiuso il match: è impressionante come un 38enne, dopo due mesi di’inattività, alla seconda partita giochi interamente 90 minuti e trascini letteralmente una squadra quando non fisicamente, dal punto di vista del carisma e del carattere. Lo svedese potrebbe migliorare anche i compagni di squadra, Leao in primis.

Zona Salvezza: Verona da applausi, reazione Samp, caduta libera per Spal e Genoa

Se in testa erano tutte partite importanti, non poteva essere diversamente per la zona salvezza. In basso la copertina la prende Juric con il suo Verona: parlare di “basso” è riduttivo, visto che la neopromossa veneta, dopo la vittoria sul Genoa è ottava in classifica davanti a corazzate come Milan e Napoli (tra l’altro con una partita in meno). Bene anche la Sampdoria, che rifila un poker al Brescia dopo essere andata sotto con Quagliarella tornato a splendere (doppietta). D’altro canto per Grifone e Rondinelle, insieme alla Spal, inizia a farsi preoccupante: qualora il Lecce dovesse vincere a Parma, il 17° posto si allontanerebbe parecchio.

Ci Piace e Non Ci Piace: Robin Gosens e (ancora una volta) il Var

Un altro, l’ennesimo gioiellino diventato tale in maglia nerazzurra. Nonostante si parli molto di Kulusevski, preso dalla Juventus (che sta facendo benissimo al Parma ma è di proprietà della Dea), non può passare inosservato il momento (e la stagione) di Robin Gosens, in gol anche a San Siro. Con il sigillo di sabato: per il classe ’94 tedesco, cresciuto calcisticamente in Olanda è il sesto gol, più 4 assist in 16 partite: è il difensore più letale d’Europa 6.

Nell’occhio del ciclone finisce ancora il Var. Minuto 40 di Inter-Atalanta: Lautaro da terra fa quello che nel rugby viene chiamata “francesina” (ossia prendere con la mano la gamba l’avversario per farlo cadere) ma né Rocchi in campo (difficile da vedere in mezzo al mucchio), né Irrati al Var (inspiegabile) hanno dato un calcio di rigore solare alla visione di un paio di replay. Lo strumento c’è ed è entrato dopo anni di battaglie per evitare questi errori marchiani. Così non Var.

Photo Credits: S.S. Lazio Official Twitter Page

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Sport

Juve e Inter ripartono alla grande, la Lazio segue a ruota, al Milan non basta Ibra: tutti i temi dalla prima giornata del 2020

Ma anche la super Atalanta, lo scivolone inaspettato della Roma e gli errori difensivi del Napoli di Gattuso

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Dopo la sosta natalizia la Serie A degli anni ’20 riparte come il precedente decennio (ovvero con un gol di Balotelli), ma anche con risultati a sorpresa e grandi goleade.

Ronaldo e Lukaku sugli scudi, Inter e Juve partono in quarta

Sia una “botta” che una “risposta” netta tra le due capoliste che in campionato cominciano l’anno nuovo così come hanno chiuso il vecchio: vincendo e a braccetto.

Il segnale forte e chiaro è arrivato nel pomeriggio dalla Juventus, ed in modo particolare dal suo giocatore più rappresentativo. Un Cristiano Ronaldo in versione extra-lusso, alla sua prima tripletta con la maglia bianconera, ha messo in discesa una partita bloccata nel primo tempo da un buon Cagliari, crollato però nella ripresa a partire dall’errore di Klavan. Al netto di un grande CR7 (anche assist per Higuain), la Vecchia Signora ha mostrato un’ottima condizione fisica e si candida a provare a prendere il largo prima degli ottavi di Champions. 

Ma l’Inter non ha alcuna intenzione di mollare, ripartita alla grande dopo un pit stop quanto mai necessario. Si sono rivisti in campo (anche se per spezzoni) Sensi e Barella più in panchina Sanchez, ma Lautaro e Lukaku sono tornati più affamati che mai. Il belga con una bella doppietta, l’argentino con un gol da opportunista: anche se facilitati da alcune topiche difensive del Napoli, l’Inter sembra aver ricaricato le pile a dovere.

Lazio all’ultimo secondo, Atalanta ancora di poker

Chi continua a correre è la Lazio di Simone Inzaghi, che ha conquistato la nona vittoria consecutiva (eguagliando la striscia di Sven-Goran Eriksson) sul campo di un Brescia combattivo. Così come a Reggio Emilia e a Cagliari, la gioia arriva in zona Cesarini grazie ad un altro big ripartito fortissimo dopo la sosta, ossia il capocannoniere della Serie A Ciro Immobile. La Supercoppa conquistata in Arabia ha dato ancora più convinzione ai biancocelesti che ora, senza le coppe europee, potrà continuare a seguire la due capoliste (potenzialmente a tre punti di distanza).

Un’altra squadra estremamente in fiducia è l’Atalanta: a nessuna squadra era riuscita l’impresa di rifilare due poker di fila, a cavallo della sosta. Il malcapitato Parma non ha potuto nulla al pari del Milan, con un Gomez monumentale (prima goleador, poi ispiratore per il raddoppio di Freuler), e Josip Ilicic che nella ripresa mette a segno una doppietta di altissimo tasso tecnico. Un meccanismo che funziona a meraviglia, e Gasperini ha ritrovato anche Zuvan Zapata…

Scivolone Roma, Milan impalpabile, Napoli disastroso

Non tutte le big possono sorridere, e la Roma si è fatta sorprendere dal Torino alla ripartenza. Al cospetto di un Gallo tirato a lucido e di un Sirigu saracinesca, la squadra di Fonseca scivola all’Olimpico anche per demeriti propri derivanti da una scarsa precisione in zona gol e qualche amnesia difensiva tipica della prima parte di stagione. Il quarto posto è ancora giallorosso, ma la lanciatissima Dea è a solo un punto.

Non va meglio al Milan, che non sfrutta il “fattore Ibra”, né prima (con i 60mila di San Siro), né dopo l’entrata in campo dello svedese, apparso (com’è giusto che sia) fuori condizione nella mezz’ora abbondante giocata. Ibrahimovic oppure no, contro la Samp i rossoneri soffrono gli stessi problemi, sia in avanti, con Piatek e Suso ancora sufficienti, che dietro, dove Gabbiadini si è presentato due volte davanti al portiere. Pioli arpiona un punto grazie a Donnarumma ma rimane nella parte destra della classifica.

Ancora peggio va il Napoli, uscito con le ossa rotte dalla sfida di domenica sera con l’Inter. In avanti la squadra di Gattuso ha dato buoni segnali (con un pizzico di sfortuna per Insigne), ma dietro due grandi errori individuali hanno condannato i partenopei alla terza sconfitta nelle ultime 5 gare. Milik non basta, e se ci si mettono le topiche di Manolas e Meret per il tecnico calabrese è evidente che ci sia ancora tanto da lavorare, soprattutto sul piano mentale, con una classifica che continua a piangere.

Ci Piace e Non Ci Piace: gli esordi degli allenatori e (ancora) i cori razzisti

Anno nuovo, allenatori nuovi per Genoa e Fiorentina e risposte importanti: i rossoblu di Davide Nicola lasciano l’ultimo posto in classifica con la vittoria di domenica ai danni del Sassuolo, mentre la Viola di Beppe Iachini è andata vicinissima alla vittoria al Dall’Ara, sfuggita all’ultimo secondo solo per una prodezza da posizione impossibile di Orsolini. Due ambienti che hanno bisogno di serenità potrebbero iniziare un periodo per portarsi via dalle brutte acque della zona retrocessione.

Male incurabile anche quest’anno sembra essere il razzismo, con protagonisti da ambo le parti non nuovi. Quello che è accaduto a Brescia nei confronti di Mario Balotelli è l’ennesimo segnale da non sottovalutare, che necessiterebbe del pugno duro da parte di tutti: dai giocatori alla Lega, fino alle società.

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