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La Roma annuncia l’addio di Daniele De Rossi, Capitan Futuro giocherà all’estero

Quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi

Francesco Vergovich

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E’ ufficiale: quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi. Il club lo ha comunicato con una nota ufficiale, dalla quale emerge come il Capitano proseguirà la sua carriera all’estero. Si chiude dunque un’era per la Roma e per De Rossi, che insieme hanno vinto due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, senza tuttavia riuscire mai a portare a casa uno Scudetto, forse il più grande rimpianto della carriera del fu “Capitan Futuro”.

Questo il comunicato ufficiale:

“L’AS Roma rende noto che la carriera in giallorosso di Daniele De Rossi giungerà a conclusione al termine di questa stagione.

De Rossi, romano, romanista e cresciuto nel settore giovanile della Società, ha finora collezionato 615 presenze e 63 reti nei suoi 18 anni in maglia giallorossa e occupa il secondo posto tra i calciatori con più partite nella Roma, alle spalle di Francesco Totti.

È entrato a far parte del settore giovanile del Club nel 2000, arrivando a debuttare in prima squadra nel 2001, prima di affermarsi rapidamente come uno dei migliori interpreti del suo ruolo. Presenza dominante nel cuore del centrocampo per quasi due decenni, De Rossi ha ufficialmente ereditato la fascia di capitano da Francesco Totti a seguito del suo ritiro nel maggio del 2017.

Con la Roma, Daniele ha vinto per due volte la Coppa Italia nel 2007 e nel 2008 e per una volta la Supercoppa nel 2007, segnando un gol decisivo a San Siro contro l’Inter.

De Rossi non si ritirerà dal calcio giocato. All’età di 35 anni, ha intenzione di intraprendere una nuova avventura lontano dalla Roma.

“Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma”, ha dichiarato il presidente del Club Jim Pallotta. “Ha sempre incarnato il tifoso romanista sul campo con orgoglio, affermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa, a partire dal suo debutto nel 2001 fino a quando ha assunto la responsabilità della fascia da capitano.

Ci commuoveremo tutti quando, contro il Parma, indosserà per l’ultima volta la maglia giallorossa e rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma.

A nome di tutta la Società voglio ringraziare Daniele per lo straordinario impegno profuso per il Club. Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare”.

Oltre alla sua straordinaria carriera in giallorosso, De Rossi è diventato uno degli elementi più rappresentativi della storia della Nazionale. Con 117 presenze è al quarto posto tra i calciatori che hanno indossato più volte la maglia Azzurra, partecipando a tre campionati Mondiali, incluso quello vinto nel 2006 al fianco di Totti e Perrotta, tre campionati Europei e due Confederations Cup.

Tenace e carismatico, De Rossi resterà per sempre sinonimo di Roma e della Roma, Club che ha rappresentato impeccabilmente, con lealtà e orgoglio durante la sua carriera.”

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Gol, lotta per l’Europa e problemi con il Var: tutto sulla 28° giornata di Serie A

40 gol in un solo turno, tante emozioni ma in testa vincono tutte tranne una Roma uscita a pezzi da San Siro, così come la Samp in zona salvezza

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Lazio

Prosegue la tendenza di questa altalenante Serie A post-Covid: in mancanza dei tifosi sugli spalti le emozioni non mancano tra gol, ribaltoni e, come sempre, polemiche arbitrali. Nonostante tutto, le prime quattro vincono conservando l’una sull’altra un margine di 4 punti.

Juve sul velluto, la Lazio tiene affannosamente la scia

I bianconeri chiamano, i biancocelesti rispondono (seppur all’ultimo). La banda Sarri, che a fine stagione saluterà Pjanic e troverà Arthur, risolve la pratica Lecce nel secondo tempo, favorita dall’espulsione di Lucioni a fine primo tempo. Dopo gol mangiati e parate di Gabriel, nella ripresa segna e diverte con i tre diamanti. I grandi gol di Dybala e Higuain, più un Ronaldo che, oltre ad aver trasformato il rigore, ha brillato anche in versione assistman. Il poker firmato da De Ligt ha completato una serata che doveva essere tranquilla e così è stato.

Più complicato era l’ostacolo della Lazio, costretta a vincere sabato contro una Fiorentina arcigna. La Viola, passata in vantaggio con un grande gol di un ritrovato Frank Ribéry, ha tenuto bene il campo rischiando un paio di volte di raddoppiare. I biancocelesti hanno mostrato la versione appannata apparsa nel lungo periodo a Bergamo ed hanno provato a rimettere le cose a posto più con la tenacia che con le idee, prima dell’arrivo di un pizzico di fortuna. Il rigore su Caicedo, che sembra cadere prima del contatto con Dragowki, ha spianato la strada all’Aquila, prima con la trasformazione di Immobile e poi con il match-winner Luis Alberto, con progressione da metà campo e tiro da fuori su rimpallo di Igor.

L’Inter la risolve con la testa, ma deve guardarsi dall’Atalanta

Discorso molto simile per l’Inter, che nel posticipo di ieri sera al Tardini ha ottenuto una vittoria non meritatissima ma pesante. Il gol di Gervinho, che ricorda quello di Ribéry di 24 ore prima, ha messo l’Inter sotto pressione. Si sono così creati i binari migliori per il Parma, vera scheggia impazzita di questa Serie A, molto pericoloso in contropiede in una ripresa che ha visto i nerazzurri stabili nella metà campo avversaria ma senza quelle combinazioni giuste viste contro la Sampdoria.

Nell’ultimo quarto d’ora l’Inter ne è venuta a capo grazie alla testa: prima da calcio d’angolo De Vrij, dopo 120 secondi un indisturbato Bastoni su cross al bacio di Moses. Per Conte (in tribuna al Tardini) una vittoria preziosa, venuta fuori anche grazie ai cambi. Ma la sensazione è che da ora in poi ogni punto fatto non sia per avvicinare le prime due ma per tenere a distanza la lanciatissima Atalanta.

La Dea è l’unica squadra che non sembra essersi fermata con il lockdown, e detto alla squadra di Bergamo fa un certo effetto. La sesta vittoria consecutiva lancia definitivamente i nerazzurri al quarto posto, ora con 9 punti di vantaggio sulla Roma. È stata sbancata anche la Dacia Arena di Udine grazie ad una panchina stellare, con Luis Muriel che quando entra a partita in corso il più delle volte è disarmante: punizione capolavoro sotto l’incrocio e botta da fuori all’angolino, per un totale di 9 gol da subentrato, record in Serie A. Per Gasperini non è tutto oro quel che luccica, perché c’è una difesa da registrare (5 gol subiti nelle 3 giornate post-Covid), ma con un attacco così…

Zona Europa: la presenza del Milan, l’assenza della Roma, la rincorsa del Napoli

A 10 giornate dalla fine, sembra chiaro il quadro delle 4 italiane qualificate alla prossima Champions League. Per questo la bagarre si accende dietro grazie alla vittoria del Milan nello scontro diretto contro la Roma. I rossoneri hanno ripreso il campionato al meglio con due vittorie su due e, anche senza Ibrahimovic, sembrano muovere passi importanti dal punto di vista della personalità. Vittoria dal peso specifico enorme, la prima contro una big quest’anno, soprattutto al termine di un secondo tempo dominato. La Roma, in partita solo per un tempo e poi sparita dal campo, deve ringraziare Mirante per essere rimasta in partita fino agli ultimi minuti. Un passo indietro preoccupante rispetto al match infrasettimanale con la Samp, in virtù di ritmi bassissimi (il caldo del pomeriggio milanese è una giustificazione solo parziale) e pochissime idee, con un Zappacosta disastroso ed un Dzeko che, se appannato, penalizza tutta la squadra. Per Fonseca la corsa al quarto posto termina qui, anzi: il Napoli (-3) e lo stesso Milan (-6) sono le rivali su cui fare la corsa e mantenere il quinto posto.

Napoli che prosegue la sua marcia sulla scia della Coppa Italia: quinta vittoria consecutiva in Serie A per Gattuso che batte una Spal volenterosa, alla ricerca di punti salvezza, che non ha potuto colmare il gap tecnico presente. È evidente come le due squadre, rispetto al match di andata di fine ottobre (terminato 1-1 al Mazza di Ferrara) sia completamente diverso. Insigne, Callejon, Mertens e Fabian Ruiz quando azzeccano tutte le geometrie ad alta velocità rendono il tutto più facile e gli azzurri mettono nel mirino la Roma.

Zona Salvezza: nell’immobilismo generale, il rimpianto (con polemica) del Brescia

Fiorentina 31
Torino 31
Udinese 28
Genoa 26
Sampdoria 26
Lecce 25
Brescia 18
Spal 18
La classifica

Se in testa vincono tutte, in coda, come prevedibile, scarseggiano punti. Era difficile fare punti in questo turno per Lecce (all’Allianz Stadium con la Juve) e Spal (al San Paolo di Napoli). Torino e Fiorentina, sconfitte rispettivamente a Cagliari e Roma, non si allontanano dalla zona rossa, distante 7 punti. Se a Marassi la Samp continua a perdere punti preziosi, con un Claudio Ranieri furioso per la gestione arbitrale, l’altra genovese era impegnata a Brescia per lo scontro salvezza della settimana. La vittoria era necessaria per entrambe ma in particolare per le rondinelle, passate in doppio vantaggio dopo nemmeno un quarto d’ora. Ma la rimonta su rigore di Iago Falque e Pinamonti condanna la squadra di Diego Lopez (anche lui contrariato per gli episodi arbitrali) ad un pareggio amaro: un’occasione persa, forse l’ultima per riavvicinare il quart’ultimo posto occupato proprio dal Grifone. Spal e Brescia, a -8 con 10 partite al termine, hanno un piede in B.

Ci Piace e Non Ci Piace: Sassuolo-Verona e il Var (ancora una volta)

Non catalogata come sfida salvezza, visto che il Verona è dalla parte sinistra della classifica ed il Sassuolo viaggia con 9 punti di vantaggio dal Lecce, la sfida più divertente della giornata. Dalle zero emozioni del primo tempo ai sei gol della ripresa, molti dei quali di pregevole fattura. La squadra di De Zerbi, con un andamento in questa stagione spesso da montagne russe, ha acciuffato il secondo 3-3 consecutivo dopo quello di San Siro contro l’Inter. E Boga cresce sempre di più, lievitando il valore di mercato. Per il Verona, avanti fino al 97′, il piccolo rammarico di non aver riavvicinato la zona Europa League.

Ennesimo giro sul banco degli imputati per il Var, reo di aver scatenato polemiche un po’ in ogni dove. Tre questioni su tutte: il rigore di Caicedo a Roma, il primo penalty concesso al Genoa e quello non concesso alla Sampdoria con la manata evidente su La Gumina. Episodi seppur non nettissimi a velocità naturale, facilmente smascherabili al Var, sia esso da chiamare oppure con l’arbitro “di sedia” che richiama quello in campo. Tre episodi che, a conti fatti, hanno cambiato la partita di tre sfide con punti pesanti in palio in testa e soprattutto in coda. Ancora una volta non ci siamo.

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Campionato di calcio, si va verso la ripartenza con ancora molte ombre

Al Consiglio Federale passa la linea di Gravina: in caso di stop play-off e play-out, con la sospensione definitiva algoritmo e niente Scudetto. Intanto in Serie C sono già pronti i primi ricorsi, e l’Italia si conferma un Paese nel pallone

Mirko Ciminiello

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Il Presidente della Figc Gabriele Gravina

In un’Italia che, soprattutto dal punto di vista dell’economia, fatica enormemente a riprendersi dal coronavirus, la certezza è che riparte il campionato di calcio. È ormai (semi)ufficiale, almeno per quanto riguarda le Serie A e B. Le quali si avviano quindi sempre più speditamente verso il secondo (e si spera ultimo) debutto stagionale, previsto per il 20 giugno – Coppe escluse. Tra (alcune) luci e (sempre troppe) ombre e incognite.

Riparte il campionato di calcio

Il Consiglio Federale della Figc non ha riservato grosse sorprese, malgrado il tentativo della Lega Serie A di cambiare all’ultimo le regole del gioco. In caso di stop definitivo, infatti, i rappresentanti del massimo torneo avevano suggerito il blocco delle retrocessioni, con effetti a cascata sulle serie inferiori. Le quali avevano da subito manifestato la propria contrarietà alla proposta, che è stata sonoramente bocciata con il solo voto favorevole dei diretti interessati.

È passata invece a stragrande maggioranza la delibera di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, volta a «chiudere i campionati regolarmente, privilegiando il merito sportivo». Auspicio del tutto condivisibile, vedremo quanto praticabile.

Intanto è sicuramente una buona notizia che si siano delineati i possibili scenari prima del riavvio, disinnescando così subito la minaccia di eventuali ricorsi. Che, al termine di una stagione tanto travagliata, suonerebbero come minimo di pessimo gusto.

Lo scenario principale è naturalmente quello in cui l’annata si conclude senza altri problemi (cioè, senza nuovi contagiati) entro il prossimo 20 agosto. Pare più che altro un’utopia. Per questo motivo sono stati ratificati anche i cosiddetti piani B e C.

I piani B e C

Il primo consiste nella disputa di «brevi play-off e play-out», il cui formato dovrà essere definito dallo stesso Consiglio Federale – possibilmente prima della ripartenza. Secondo i beninformati, l’eventuale formula per l’assegnazione dello Scudetto coinvolgerebbe quattro o sei squadre.

Se però la stagione dovesse essere interrotta definitivamente, entrerebbe in scena il famigerato algoritmo di cui tanto si è parlato in questi giorni. Un’espressione matematica che, oltre alla classifica corrente, terrà in considerazione i punti ottenuti in casa e in trasferta, “pesandoli” per il numero di gare disputate.

In questa eventualità, però, non sarebbe assegnato il titolo di Campione d’Italia, che al momento vede in lizza Juventus, Lazio e (più staccata) l’Inter. A detrimento personale del presidente biancoceleste Claudio Lotito, soprattutto in vista dell’eventuale corsa al Campidoglio su cui insistono alcuni rumours. Corsa che, en passant, per il centrodestra, che lo candiderebbe, sarebbe l’ennesimo autogol “Capitale”, considerato che la stragrande maggioranza dei cittadini dell’Urbe tifa Roma. Ma non divaghiamo.

Tornando al criterio sopracitato, precisiamo che l’attuale graduatoria non varierebbe più di tanto. Il principale scossone riguarderebbe il Milan, che perderebbe due posizioni a vantaggio di Verona e Parma, ma sarebbe più che altro una questione di prestigio. Le zone davvero calde, infatti, rimarrebbero invariate tanto ai piani alti che a quelli meno nobili.

Che poi questo schema sia davvero meritocratico è ancora tutto da stabilire.

Il campionato di calcio e le serie “inferiori”

L’algoritmo, per dire, è già stato usato per cristallizzare le classifiche delle cosiddette “serie inferiori”, per cui si è accertata l’impossibilità di proseguire il torneo. In Serie C hanno quindi potuto festeggiare la promozione tra i cadetti i tre team che, prima della sospensione, erano in testa ai rispettivi gironi. Vale a dire il Monza di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, il Vicenza e la Reggina – tutte con un buon vantaggio sulle inseguitrici.

Farà loro compagnia la vincitrice dei mega play-off a 28 che dovrebbero partire il 1° luglio. Se poi gli spareggi non si potessero disputare, verrebbe premiata «la migliore classificata dei tre gironi secondo la classifica» corretta – cioè la Reggio Audace.

Gli altri verdetti riguardano il fondo della graduatoria. Qui il Consiglio Federale ha decretato che le società piazzate agli ultimi posti in ciascun girone retrocedano direttamente in Serie D. Ad accompagnare Gozzano, Rimini e Rieti saranno le formazioni che usciranno sconfitte dai classici play-out.

Lo scrivente tifa spudoratamente per i biancorossi romagnoli, perciò si può facilmente arguire cosa pensi di tale deliberazione. Maturata con la compagine a pari punti con il Fano, lo scontro diretto ancora da giocare (in casa) e dieci partite in tutto da disputare. Oltre allo stesso identico numero di gol fatti e subiti.

I tre club succitati (e non solo) hanno già preannunciato il ricorso – stavolta sacrosanto. Perché è semplicemente vergognoso che si penalizzino d’ufficio delle squadre che non hanno ancora ricevuto il giudizio del campo – e senza regole condivise. Alla faccia del tanto decantato merito sportivo.

Per dovere di cronaca, segnaliamo poi che è stata sancita anche la conclusione anticipata dei campionati dilettantistici. Vale a dire Serie D, calcio a 5 e calcio femminile.

L’Italia nel pallone

Fin qui la cronaca degli eventi che stanno portando al riavvio del campionato di calcio. Un’industria che – è bene ricordarlo – è una delle principali del Paese, con un fatturato pari a 4,7 miliardi di euro nel 2018.

Unendo questo dato alla passione che da sempre lo sport suscita, se ne può facilmente comprendere l’importanza anche fuori dal dibattito da bar. Non foss’altro perché, come affermava il poeta latino Giovenale, a livello sociale contano parecchio panem et circenses. Eppure, incidenza sul Pil a parte, è difficile non notare la differenza di trattamento – anche mediatico – con altre istanze.

Per dire, era proprio necessario spingere così forte sul calcio quando le scuole sono chiuse da mesi e non si sa se riapriranno nemmeno a settembre? Quando le famiglie – cellule fondamentali della società – sono state lasciate a se stesse, prive di qualsivoglia supporto, per l’intera durata del lockdown? Quando ci sono imprenditori che non riescono a riaprire le proprie imprese, o settori vitali come il turismo che sperano al massimo di contenere le perdite?

Ecco, sommessamente ci permetteremmo di chiedere: non è questo il sintomo più evidente di un Paese costantemente nel pallone?

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Playoff e algoritmo in caso di stop alla Serie A e B. Stop agli altri campionati

Bocciata la proposta della Lega Serie A, che escludeva scudetto e retrocessioni se non già aritmetiche. Stessa procedura per la B, solo playoff e playout per la Lega Pro. Stop definitivo alla Serie A femminile

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Col Consiglio FIGC in via Po, sono ufficiali i cosiddetti piani B e C in caso di stop definitivo al campionato. Com’era prevedibile alla vigilia, sono state ribaltate le volontà votate in Lega Serie A la settimana scorsa. Ufficiali anche i destini di Lega Pro e LND, con 12 promozioni e 39 retrocessioni in totale.

Playoff e algoritmo: una vittoria di Gravina e della FIGC

Da calendario la Serie A ripartirà il prossimo 20 giugno, ma cosa succederà nel caso di un nuovo stop, tutt’altro che impossibile vista la quarantena obbligatoria ancora vigente? Nel Consiglio federale si sono decisi i piani B e C voluti da Gravina: playoff/playout (se ci saranno date utili per disputarli) e il famoso algoritmo. L’assemblea ha votato la decisione con 18 voti contro 3: in sostanza tutti gli organi del calcio italiano contro i rappresentanti della Serie A, che avevano proposto scudetto e retrocessioni solo se già aritmetici.

Una vittoria su tutta la linea per Gabriele Gravina che, alla stampa, spiega la deadline tra piano B e piano C. “Si parte per chiudere il campionato, la data ultima è il 2 agosto. Sappiamo benissimo che ci possono essere dei rischi, dobbiamo valutarli e tenere conto che compatibilmente con i tempi del 2 agosto, quindi fino al 10-15 luglio, nel momento in cui dovesse intervenire un blocco dei campionati e in assenza di condizioni per concluderlo, si ricorrerà ad un format diverso, ossia playoff e playout”.

Finita la stagione regolare in Lega Pro: Monza, Vicenza e Reggina in Serie B

Mentre la procedura per la serie B sarà la medesima della sorella maggiore, in Lega Pro sono finiti qui i campionati, e di conseguenza sono arrivati i primi verdetti ufficiali: salgono direttamente in Serie B le prime di ogni girone. Ossia il Monza di Berlusconi, più il ritorno di Vicenza e della Reggina, prima nel girone C davanti al Bari.

Contestualmente, scendono direttamente in Serie D le ultime in classifica, Gozzano, Rimini e Rieti. L’ultimo posto in palio per la cadetteria verrà deciso dai playoff, che vedranno 28 squadre affrontarsi dal primo al 22 luglio. I playout, con le sfide quintultima-penultima e quartultima-terzultima di tutti i gironi, si giocheranno tra il 27 ed il 30 giugno.

Stop Serie D e Serie A femminile: il Palermo torna tra i pro, per la Juventus in rosa niente scudetto

Chiusi invece definitivamente, senza playoff o playout, tutti gli altri campionati al di fuori dei professionisti. Così le prime di ogni girone di Serie D salgono direttamente in Lega Pro: si tratta del ritorno tra i pro di una nobile decaduta, il Palermo, insieme ad altre realtà importanti come Mantova e Grosseto, più Lucchese, Pro Sesto, Turris e le prime volte dei veneti del Campodarsego, i marchigiani del Matelica e i pugliesi del Bitonto. Retrocesse automaticamente le ultime 4.

Chiusa quindi anche la stagione della Serie A femminile, in attesa che la categoria arrivi al tanto ambito professionismo. Qui scudetto non assegnato per la prima in classifica, la Juventus, mentre la seconda in classifica, nonché alla Champions League, la Fiorentina, è stata decisa attraverso l’algoritmo. Retrocesse Orobica e Tavagnacco.

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In settimana la decisione definitiva sul campionato, ma ci sono ancora dei dubbi

Protocollo delle partite, data di ripartenza (con ipotesi playoff), diritti tv. Giovedì 28 l’incontro tra Spadafora e FIGC per la decisione definitiva, ma non tutti i calciatori sono pronti a giocare

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Non c’è altro tempo, non ci saranno più dei “vedremo”: la ripresa del campionato di Serie A (come anche B e Lega Pro) sarà decisa entro questa settimana. Dopo i passi in avanti degli ultimi giorni ed i toni più possibilisti di Spadafora, il traguardo sembra essere molto più vicino. Tuttavia mancano diversi step ed i diretti interessati, i calciatori, non sono tutti concordi sulla ripartenza.

Il protocollo FIGC per la ripresa del campionato di Serie A: i punti fondamentali

La FIGC ha approcciato al meglio questa settimana decisiva: infatti ha inviato al Governo, con un giorno di anticipo, il protocollo sulla ripresa delle partite. Ora gli esperti vaglieranno nel più breve tempo possibile un documento di 40 pagine con tutte le misure idonee ad evitare le occasioni di contagio tra tutte le categorie di lavoratori che gravitano attorno ad una partita di calcio. Queste le più importanti:

  • Suddivisione dello stadio in tre settori: interno stadio (rettangolo di gioco e spogliatoi per giocatori e staff tecnico, più i fotografi a bordo campo), tribune (per media e sale controllo) e esterno stadio (TV compound, e parcheggi per addetti ai lavori e pullman della squadra);
  • Limite massimo di 300 persone tra tutto il personale e suddivisione specifica delle attività da fare allo stadio, per evitare assembramenti tra gli addetti ai lavori;
  • Aree costantemente sanificate ed ingressi in campo separati per le squadre (percorsi diversi a scaglionati anche per riscaldamento e fine partita, nessuna cerimonia come lo scambio dei gagliardetti);
  • Ritiro per la squadra ospite con controlli rigorosi e staff limitato, in più l’obbligo di usare due pullman. Per i giocatori della squadra di casa l’obbligo di arrivare allo stadio con mezzi propri.
  • Distanziamento fisico rispetto all’arbitro: 1,5 metri;
  • Buona parte delle interviste effettuate da remoto.

Intanto domani il consiglio di Lega si riunirà per decidere la data di ripartenza che in precedenza è stata fissata per il 13 ma che ad ora, secondo DPCM, non è praticabile (deroghe permettendo). Altra questione all’ordine del giorno riguarderà il format: non è in discussione la volontà di terminare il campionato giocando le 124 partite ancora in programma. Il nodo principale riguarda il piano b in caso di nuovo stop, con l’ipotesi dei playoff a quel punto molto concreta ma che fa storcere il naso a molti.

Mercoledì 27 invece si parlerà di una questione irrisolta ma dall’importanza capitale: i diritti tv. Si è infatti discusso sull’ipotetico invio di una lettera di diffida ai broadcaster, che devono versare alla Lega l’ultima rata dei diritti tv (circa 230 mln di euro), fondamentali per i bilanci di molte società. Molto dipenderà ovviamente dalla ripresa o meno, ma tengono banco anche altri interessi.

Spadafora: “Ripartenza tra il 13 ed il 20. Disponibili alla diretta gol in chiaro”

E qui entra in gioco il ministro dello Sport Spadafora. Nelle ultime ore è tornato su una questione che lo ha visto protagonista anche prima del lockdown: le partite in chiaro. Ospite del Tg3, ha prima parlato delle questioni imminenti come protocollo delle partite e data per la ripresa del campionato di Serie A. “È molto simile nelle regole a quello per gli allenamenti. Le due date possibili per la ripresa della Serie A sono il 13 e il 20 giugno“, ha dichiarato. “Giovedì ho convocato il mondo del calcio per valutare insieme la data della possibile ripartenza e poter decidere insieme se e quando possa riprendere il campionato”.

Sulle partite in chiaro invece, il ministro dà la propria disponibilità all’applicazione del modello tedesco: “Molti in questi giorni mi hanno chiesto di fare riferimento al modello tedesco, in Germania Sky ha trovato l’accordo per trasmettere la diretta gol delle partite”, ha affermato. “Credo che dovremo assolutamente pensarci anche in Italia. Questo eviterà assembramenti in luoghi pubblici e bar qualora riprendesse il campionato. Io sono disponibile come Governo se serve a mettere nello stesso provvedimento anche le norme che serviranno per consentire anche all’Italia di trasmettere ‘diretta gol’“.

Gastaldello: “Riprendere sarebbe una forzatura, non è calcio”

Il quadro però non è ancora chiaro in quanto ci sono ancora delle categorie che non sono state coinvolte. Così come la settimana scorsa è successo per la categoria dei medici del calcio, gli stessi giocatori non sono stati interpellati in toto ed una parte di essi non sono convinti a riprendere a giocare. Daniele Gastaldello, difensore e capitano del Brescia, è tra questi. Intervenuto nel corso della mattinata ai microfoni di Radio anch’io sport, su Radio 1, è stato molto chiaro a riguardo: Non ci siamo potuti esprimere. Anche sul protocollo che la FIGC ha dato al Governo non ci hanno tirato in causa. Noi siamo i primi ad applicarlo e siamo i primi a poter dare dei suggerimenti, ma non ci hanno dato ascolto. Siamo parte fondamentale del mondo del calcio ed è giusto che diciamo anche noi la nostra”.

“Io credo che finire questo campionato sia una forzatura, perché si va incontro a dei rischi che non sono solo quelli per il contagio del virus, ma anche per l’incolumità dei giocatori. Andare a giocare 12 partite in un lasso di tempo così stretto si rischia molto, sopratutto in estate. Ho letto che vogliono farci giocare anche alle 16.30 (sono stati proposti tre slot di orari per le partite: 16.30, 18.45 e 21, ndr) e per me è una cosa scandalosa”.

Il difensore ex Sampdoria ha anche parlato della situazione che si vive in una delle zone più colpite, Brescia. “Magari nel resto d’italia non si percepisce quello che è successo in lombardia, a Brescia si è vissuto un dramma importante. Incontro molta gente al supermercato che mi chiede perché ricominciamo a giocare e le capisco. Tutto deve ricominciare, però questo campionato riparte in maniera molto forzata. Possiamo parlare di un altro campionato, non è lo stesso finito il 3 marzo. Le squadre hanno una diversa forma fisica, le partite saranno diverse senza pubblico, non ci si potrà abbracciare dopo un gol… non è calcio.

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Serie A ancora con allenamenti individuali. Nuova modifiche del protocollo

Protocollo pronto e poi smentito, l’aggiornamento ora al vaglio del Cts, la protesta dei medici delle società. Un quadro sempre più nebuloso

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18 maggio 2020: la fase 2 che per la stragrande maggioranza degli italiani è entrata nel vivo, ma non per il calcio italiano. Come nelle gare di atletica, quando allo sparo il velocista parte un decimo di secondo in anticipo. La cosiddetta “partenza falsa”: tutti tornano ai blocchi e si ripete la procedura. Con questa metafora si può capire cos’è successo nelle ultime ore tra i palazzi e i campi di allenamento.

Sembrava essere tutto pronto con le vicende della scorsa settimana: protocollo proposto dalla FIGC, modificato dal Cts con misure molto stringenti, accettazione a denti stretti di Gravina, con la Lega Serie A che propone il 13 giugno come data di ripresa del campionato. Invece la rivolta dei club di A e dei medici sociali ha spinto la Federcalcio a ritrattare gli accordi. Un protocollo giudicato (postumo) inapplicabile, motivo per il quale oggi si è proseguito con gli allenamenti individuali.

I nuovi termini del protocollo al vaglio del Cts

La FIGC quindi ha inoltrato al Ministero dello Sport le nuove modifiche al protocollo, sulla base delle problematiche emerse dall’incontro della Lega di A con i medici sociali. Queste modifiche si basano su tre capisaldi:

  1. Un tampone ogni 4 giorni e test sierologico ogni 2 settimane. Uno screening iniziale più rigido per poter ripartire con il minor rischio possibile. A questo screening verrà sottoposto il cosiddetto “Gruppo squadra”, individuato dalla società, cioè coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Test molecolare effettuato 3-4 giorni prima dell’inizio degli allenamenti di gruppo e poi ripetuto ogni 96 ore. Test sierologico, per l’individuazione dei possibili anticorpi al virus, ogni 14 giorni. Dopodiché avverrà la suddivisione della squadra in due gruppi (anziché 3): COVID+, accertati e guariti, e COVID- più soggetti asintomatici (non testati).
  2. Niente raduno blindato e responsabilità limitata dei medici sociali. La proposta non prevede più “clausura” nel centro di allenamento delle squadre, gli appartenenti al Gruppo Squadra far ritorno al domicilio al termine dell’allenamento con mezzi propri rispettando le misure anti contagio. Viene così ad alleggerirsi la “spada di Damocle” in capo ai medici sociali, responsabili degli atleti solo durante gli allenamenti e non 24 ore su 24.
  3. In caso di positività giocatore isolato e squadra in ritiro. Forse la proposta sulla quale si decideranno le sorti del campionato, o meglio sulla fine di esso. Qualora durante il periodo di ripresa degli allenamenti di gruppo ci sia un caso di accertata positività, si dovrà provvedere all’immediato isolamento del soggetto. Ma da quel momento, i club vogliono avere la possibilità che tutti gli altri componenti del gruppo vengano sottoposti ad isolamento fiduciario. Teoricamente nessun componente potrà avere contatti esterni, consentendo al gruppo isolato di proseguire gli allenamenti.

Castellacci: “Ripartenza del calcio solo con linee guida condivise. I protocolli proposti finora sono inapplicabili”

Molte delle problematiche sono poste da coloro che avrebbero sulle loro spalle una responsabilità (anche penale) notevole. Enrico Castellacci, presidente dell’Associazione Italiana Medici del calcio, questa mattina è intervenuto a Radio anch’io sport su Radio 1, palesando le criticità istituzionali di questo momento.

“Si potrà giocare in sicurezza? Parlare di sicurezza in momenti di eccezionalità come questa è difficile, si potrà giocare cercando di rischiare il meno possibile“, ha dichiarato. “Per poterlo fare, bisogna che finalmente vengano proposte quelle linee guida di cui si parla da un mese e che non escono mai in versione definitiva. Linee guida applicabili, perché altrimenti sono solo carta straccia: finora sono stati fatti protocolli non applicabili. Sarebbe stato auspicabile un tavolo unico, con membri del governo, della FIGC e della federazione dei medici dello sport (e del calcio): un unico tavolo senza burocratizzare il tutto”.

Capitolo responsabilità in capo ai medici: “È inconcepibile e paradossale che la responsabilità sia data esclusivamente al medico. Esso è già carico di suo di responsabilità civili e penali e poi ci sono tantissimi soggetti che gravitano nel mondo del calcio. Gli stessi giocatori dovrebbero essere d’accordo su queste misure. Stamattina abbiamo mandato una lettera al ministro Spadafora e al presidente Gravina e per conoscenza a Giovanni Malagò: una lettera dei nostri legali per far chiarezza su questo punto. Il medico sociale non può essere l’unico responsabile. La circolare dell’Inail riguarda la responsabilità del datore di lavoro e non dei medici sociali e tale estensione del tutto illegittima e fuorviante.

Proprio Castellacci lamenta il fatto che la propria categoria non abbia avuto voce in capitolo: “Il paradosso è quello di aver sentito l’obbligo, prima da parte del ministro Spadafora poi dal presidente federale che in 24 ore ha accettato quell’input, di dare questa responsabilità al medico. Il medico sociale è l’anello debole del calcio, è l’unica non istituzionalizzata: i medici non hanno i contratti depositati in Lega e la propria associazione sindacale non è stata invitata al tavolo della trattativa”.

Occorre un tavolo unico con tutte la parti: così non si riparte

Le modifiche sostanzialmente vanno verso la strada tedesca. Le partite di Bundesliga del weekend appena terminato hanno visto stadi vuoti, giocatori in panchina distanziati, esultanze fatte con il gomito ma anche caos (inevitabili) in area di rigore: qualche incoerenza c’è, lo spettacolo non è il solito, ma in questo momento sembra essere l’unica strada per andare avanti.

Concludendo, si è capito che la questione è molto complessa, visti anche i pressanti economici. La complessità è data anche dalla moltitudine di categorie in ballo, come le televisioni e la categoria dei medici capitanata da Castellacci. Ed è proprio l’ex medico della nazionale italiana che ha dato l’interpretazione migliore della situazione. Per sciogliere tutti questi nodi urge un incontro con i rappresentanti di tutte le parti chiamate in causa. Il tempo stringe, gli altri campionati hanno un futuro molto più delineato e se si continua di questo passo verrebbe compromessa anche la stagione 2020/2021, che ha gli Europei come culmine a giugno. Altri errori potrebbero avere ricadute economiche non solo nel presente, ma anche nell’immediato futuro.

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Sport

Calcio e fase 2, la rivolta dei club contro un Cts nel pallone

La serie A chiede modifiche urgenti al Protocollo per la ripresa stilato dai tecnici del Governo. L’Inter guida la fronda, e intanto la Procura Federale indaga sulla Lazio

Mirko Ciminiello

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Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora

Quello tra calcio e fase 2 è uno di quei rapporti che nascono logori, in cui la scintilla non scocca mai fin dal principio. Ultimo casus belli è il protocollo stilato dal Comitato tecnico scientifico e approvato dalla Federcalcio, con indicazioni «da considerarsi stringenti e vincolanti». Un documento pensato per favorire la ripresa degli allenamenti collettivi e poi del campionato, ma che al momento sta creando solo perplessità ed esasperazione.

Calcio e fase 2, la rivolta dei presidenti

«Il campionato di Serie A ripartirà il 13 giugno al 99,9%» ha affermato con ottimismo Giovanni Malagò. Aggiungendo però che «una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro». Dichiarazione che, al netto della prudenza del Presidente del Coni, indica piuttosto lo scetticismo di chi non sa se l’annata si potrà concludere.

La Lega Serie A, infatti, è in rivolta contro il Governo e il Cts, le cui regole giudica come minimo di difficile applicazione. Tanto che, nella riunione con Figc e medici del calcio, è stato chiesto esplicitamente di modificare almeno tre punti. Si tratta del ritiro in “clausura”, della quarantena di squadra in caso di positività di un tesserato e della responsabilità penale dei medici sociali.

Questi i nodi che il Presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha ricevuto il mandato di sottoporre al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Il quale però, nel frattempo, ha ribadito che «i calciatori non sono come le commesse di un supermercato, lì è possibile distanziamento sociale, mascherine, guanti in caso di un positivo. Nel calcio no, è uno sport di contatto».

È fin troppo ovvio che la priorità sia rappresentata dalla salute, e su questo aspetto non c’è naturalmente da discutere. La diatriba, in effetti, riguarda le soluzioni individuate dagli esperti governativi.

Conte contro Conte

Per esempio, il ritiro precampionato che dovrebbe portare all’ormai celebre bolla protettiva viene ritenuto impraticabile per motivi puramente logistici. Sarebbe infatti troppo complicato trovare un albergo a uso esclusivo per due settimane – eccezion fatta per la Juventus che ha a disposizione il J-Hotel. Tanto che società come Inter, Milan, Roma e Napoli hanno già annunciato l’intenzione di non riprendere neppure gli allenamenti di squadra.

La Beneamata è la società che guida la fronda contraria alle scelte dell’esecutivo rosso-giallo. Il che suona vagamente ironico, considerato che entrambi hanno per condottiero un Conte – il bi-Premier Giuseppe e il tecnico nerazzurro Antonio.

C’è poi la questione dell’isolamento di due settimane dell’intero collettivo nel caso di positività di un singolo giocatore. Se ciò accadesse, il campionato verrebbe nuovamente bloccato, e diventerebbe impossibile portarlo a termine. «Anche perché con 124 partite, spostamenti continui, in 40 giorni è quasi impossibile che non salti fuori un positivo» ha spiegato più di un patron.

Infine, c’è la protesta dei medici sociali, che non hanno alcuna intenzione di farsi trattare da capri espiatori. Soprattutto se si pensa che gli esperti governativi in genere finora non hanno esattamente offerto prove memorabili. Per dire, le perle dei tecnici includono i 5 metri tra due ombrelloni e i 4 metri tra i tavoli dei ristoranti – quando negli autobus si sta distanti un metro.

La Serie A vorrebbe piuttosto un protocollo maggiormente ispirato alle linee guida della tedesca Bundesliga, che risolverebbero tutti i problemi. Ma, evidentemente, c’è momento e momento per seguire la Germania.

Calcio e fase 2, il tackle della politica

Dal momento che il calcio è un’industria molto importante del Paese, con un indotto assai significativo, era inevitabile che la ripresa coinvolgesse anche la politica. Tra tutti i partiti, quello che forse si sta spendendo maggiormente per la ripresa è Italia Viva.

Neanche il Pd, però, sta con le mani in mano, e per bocca della deputata Patrizia Prestipino ha lanciato un appello al Governo. «La politica si assuma le sue responsabilità, il Ministro ci dica se si riapre o non si riapre».

In effetti, un intervento dell’esecutivo sarebbe opportuno anche per fornire gli strumenti legali contro eventuali, assurdi ricorsi. Così come sarebbe auspicabile stabilire anticipatamente il da farsi in caso di fine prematura e definitiva della stagione.

L’opzione migliore sarebbe probabilmente quella di non assegnare il tricolore, limitandosi a fissare i piazzamenti necessari alla Uefa per delineare le prossime Coppe europee. Al contempo, si dovrebbero bloccare retrocessioni e promozioni, anche se sarebbe ingiusto verso il Benevento che sta dominando la Serie B. Potrebbe però prendere il posto del Brescia, visto che il presidente Massimo Cellino ci tiene tanto a finire tra i cadetti.

È una provocazione, sia chiaro. Che però mette un luce un ulteriore discorso, quello degli egoismi e dei personalismi.

Tra salute ed egoismo

«Se facciamo 2-3 partite e poi chiudiamo, abbiamo fatto un doppio danno», è stato il j’accuse del patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo. «Ripartire è l’interesse forse di 2-3, qualcuno vuole vincere lo scudetto al posto di un altro, altri vogliono entrare nelle coppe».

Bersaglio privilegiato e innominato del numero uno friulano era il suo omologo laziale Claudio Lotito. Il presidente della Lazio sta spingendo più di tutti per la ripartenza, il che è comprensibile, considerata la quasi irripetibilità delle attuali condizioni di classifica.

In effetti, i biancocelesti potrebbero anche essere già usciti dal seminato, se è vero che hanno organizzato partitelle “tre contro tre”. In barba alle regole sul distanziamento sociale e al fatto che erano stati autorizzati solo gli allenamenti individuali.

La Procura Federale ha avviato le indagini e potrebbe aprire presto un fascicolo. Intanto ha attivato un pool ispettivo col compito di verificare «che gli allenamenti dei club professionistici» si svolgano «secondo quanto previsto dai Protocolli».

Insomma, tra calcio e fase 2 continua a non correre buon sangue. E, visto il periodo – e la persistenza di certi bislacchi comportamenti -, non sarebbe male avere, accanto ai test sierologici, anche dei test seriologici.

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Sport

Vettel ed l’addio alla Ferrari: una storia d’amore che terminerà senza gloria

Il tedesco lascerà Maranello dopo 6 anni tra alti e bassi. Dopo Alonso, la seconda scommessa senza titolo degli anni Dieci. Il titolo manca ormai da 12 anni

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Tanto tuonò che Vettel andò via. Alla fine di questa stagione (ancora ferma ai nastri di partenza causa Coronavirus), il tedesco lascerà la Ferrari, dopo 6 stagioni intense tra trionfi, errori, team radio e polemiche. Questo il resoconto attuale dell’esperienza del quattro volte campione del mondo a bordo della Rossa.

Stagioni 5
Gare 101
Vittorie 14
Pole position 12
Podi 54
Giri più veloci 12
Punti 1369

I freddi numeri raccontano molto, ma non tutto e di sicuro non le motivazioni di un addio che fa male, nonostante le ultime difficoltà. Per questo è opportuno andare per gradi.

I punti più alti di Sebastian Vettel in Ferrari

Il debutto ufficiale è datato primo febbraio 2015, quando scende in pista per la prima volta con la SF15-T sul circuito di Jerez de la Frontera. Al secondo GP, a Sepang, Seb trionfa ed arriva il primo team radio che fa innamorare i tifosi in rosso: “Grazie ragazzi, forza Ferrari”. L’anno di esordio è uno dei migliori per un neoferrarista, con 3 vittorie (Malesia, Ungheria e Singapore) e 13 podi.

L’anno dopo, la vettura più lenta degli ultimi anni portano al tedesco 7 podi e nessuna vittoria, con una Mercedes che ha monopolizzato il campionato. Nel 2017 un’ottima stagione nella prima parte, con le vittorie in Australia, Bahrein, Monaco (dopo un digiuno della Rossa che durava da 16 anni) e Ungheria, prima che il crash con Raikkonen e Verstappen a Singapore compromise la corsa al titolo. Il 2018 è stato l’anno spartiacque con le vittorie più belle: Australia, Bahrein, Canada (dopo 14 anni) ma in particolare il trionfo di Silverstone, con il “A casa loro” esclamato in team radio che faceva sognare i tifosi con una macchina da titolo. Ultima vittoria, la numero 14 e unico urrà del 2019, ancora a Singapore, suo autentico feudo (5 vittorie in carriera).

Gli errori dell’ultimo anno e mezzo: una fiducia smarrita

Come detto, proprio quel 2018 fu spartiacque della storia in rosso di Sebastian Vettel. Il punto chiave è rappresentato dal Gran Premio di Germania, il 22 luglio: un Seb in forma e in testa alla gara, durante uno scroscio di pioggia perde il controllo della vettura e finisce nelle barriere di protezione. Ritiro sanguinosissimo e inizio della discesa, con altri 6 errori pesanti in poco più di un anno. Quella stagione finì con i testacoda a Monza, Suzuka e Austin. La successiva, i testacoda in Bahrein e ancora una volta a Monza, con il tamponamento di Max Verstappen a Silverstone. Seb perde l’opportunità di giocarsi fino in fondo il mondiale 2018 e nel 2019 arriverà quinto nel mondiale, con una fiducia nei propri mezzi smarrita anche per l’arrivo a Maranello di Charles Leclerc.

L’esplosione di Leclerc, la sfortuna e il non sentirsi più prima guida

Il monegasco, prodotto della Ferrari Driver Academy e arrivato dopo una prima stagione di F1 positiva a bordo dell’Alfa Romeo Sauber, aveva già fatto intravedere un grande talento. Ma la stagione 2019 lasciava presagire un’annata in cui il giovane rampante (10 anni in meno di Seb) doveva fare esperienza, col tedesco come prima guida a caccia del titolo iridato. Invece già il secondo GP dell’anno, in Bahrein, ha messo in discussione le gerarchie di Maranello. Charles in pole position, che in gara supera il compagno di squadra contro gli ordini di scuderia e non vince solo per colpa di un problema tecnico, mentre Seb finisce in testacoda in un duello con Hamilton. L’inizio di piccole tensioni tra due campioni, uno del presente in perdita di fiducia (con la sconfitta “a tavolino” del Canada che fa ancora male), l’altro del futuro in rapida ascesa.

Vettel che si traveste in gregario per far vincere Leclerc in Belgio, la polemica di Seb nelle qualifiche di Monza, in cui accusa il compagno di squadra di non aver restituito la scia nel giro lanciato, frizioni a Singapore, Russia e Giappone fino all’inevitabile e clamoroso incidente di Interlagos. La goccia che ha fatto traboccare il vaso tra i due, con Binotto costretto a dover gestire una situazione controversa.

Questioni di soldi, di contratti e di covid per la decisione di separarsi

Situazione controversa che in quest’ultimo periodo si è trasformata in una trattativa complicata. Vettel nel 2020 in scadenza di contratto mentre Leclerc forte di un legame con la Rossa subito prolungato fino al 2024. Il futuro in rosso tutto dalla parte di Charles che nel primo anno di Ferrari ha fatto capire una stoffa non normale, mettendo subito sotto pressione il compagno di scuderia.

Il periodo discendente a livello di prestazioni, unito ad un legame con la squadra non saldo come all’inizio: una perdita di forza contrattuale, con uno stipendio di circa 40 milioni dollari non più replicabile. Sebastian ha precisato che non è stata una questione di soldi, infatti probabilmente il nodo attorno al quale la trattativa non ha portato alla fumata bianca è stata la durata del prolungamento. Secondo le ricostruzioni, Ferrari offriva un annuale con opzione per il 2022 (anno del cambio di regolamento), mentre Vettel chiedeva almeno un biennale.

Indecisioni che in tempo di lockdown causa Coronavirus si sono acuite. In una stagione che, se non dovessero esserci ulteriori intoppi, partirebbe i primi di luglio, piloti e scuderie sono costretti a fare valutazioni “al buio”, senza riscontri in pista, per poter capire l’efficienza delle vetture e la validità dei progetti. Scogli che si sono rivelati insuperabili: l’addio comunicato ieri per la fine del 2020.

Una storia (ed un investimento) finiti male, ancora una volta

Terminerà così l’esperienza di Seb alla fine di una stagione monca, con mille incertezze ma con lo scetticismo attorno alla possibilità di conquistare il mondiale all’ultimo tentativo. Una storia anche d’amore, con un pilota tedesco ma molto mediterraneo in alcuni atteggiamenti, che da subito si è legato alla squadra, diventando oltre che lavoratore un vero e proprio tifoso della Rossa. Anche per questo il suo addio fa ancora più male, oltre ad un investimento che evidentemente non è andato a buon fine.

Dopo cinque anni di Fernando Alonso, cinque (più uno) di Sebastian Vettel: due cicli di pluricampioni del mondo portati a Maranello per vincere ma che, per diversi motivi, non ci sono riusciti. Il tassametro corre: l’ultimo titolo piloti (Raikkonen) è datato 2007, l’ultimo titolo costruttori 2008. Al sostituto di Vettel (sia esso Sainz o Ricciardo, i nomi più caldi al momento) ma soprattutto a Charles Leclerc il compito di riportare l’iride in rosso.

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Sport

Via libera agli allenamenti in Serie A dal 18 maggio, anche se con diverse modifiche al protocollo Figc

Ripresa sì, ma con grande prudenza. Spadafora al TG1: “In caso di giocatore positivo, squadra e staff tecnico in quarantena”

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Via libera sì, seppur con alcuni “se”, agli allenamenti di gruppo per le squadre di Serie A e non solo. Questo il verdetto finale del Comitato tecnico-scientifico che da un lato permette gli allenamenti dal 18 maggio, ma che da un altro chiede un ulteriore compromesso alla FIGC.

La nota congiunta di Speranza e Spadafora sul via libera agli allenamenti di gruppo

Nel pomeriggio di ieri è arrivato il (tirato) via libera degli esperti con l’annuncio in una nota congiunta del Ministero della Salute e dello Sport. “Il parere richiesto dal Governo sul protocollo presentato dalla FIGC è stato espresso oggi dal Comitato Tecnico Scientifico e conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti”, si legge. “Le indicazioni del Comitato, che sono da considerarsi stringenti e vincolanti, saranno trasmesse alla Federazione per i doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio”.

Spadafora: “In caso di positività, squadra e staff tecnico in quarantena”

In serata, in un’intervista al TG1, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha spiegato ancor più nel dettaglio i termini di questo via libera e i relativi punti sui quali la FIGC dovrà adeguarsi. “Il Comitato tecnico-scientifico chiede delle modifiche vincolanti al protocollo della FIGC. Per esempio garantire che se durante gli allenamenti dovesse emergere un positivo, che la squadra e tutto lo staff tecnico restino in quarantena senza nessun contatto esterno. Che siano i medici delle società ad assumersi tutte le responsabilità dell’attuazione del protocollo oppure che i numerosi test molecolari previsti per i calciatori non vengano fatti a discapito di tutti gli altri cittadini. Se la FIGC accetterà tutte queste indicazioni, gli allenamenti potranno riprendere sicuramente il prossimo 18 maggio”.

In più, alla domanda sulla ripresa del campionato, il ministro prende tempo, perseverando sull’idea di massima prudenza: “Dalle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico emerge che la linea di prudenza che abbiamo avuto fino ad oggi sia quella giusta. Credo che avremo bisogno di almeno un’altra settimana per vedere la curva dei contagi e poter decidere sul campionato”.

Ora tocca alla FIGC, ma per le partite la strada è ancora ardua

Alla fine della giornata di ieri, la sensazione è di quelle agrodolci. Dopo l’incontro della scorsa settimana il Cts non ha fatto grandi passi in avanti verso la riapertura, ed il Governo ha avvallato questa linea. Delle due strade percorribili non si è scelta la strada tedesca, in cui si isolano solo i contagiati e si prova ad andare avanti, ma la linea più dura, con l’equilibrio molto precario che un solo positivo può ribloccare tutto, e stavolta definitivamente. Con in più la “spada di Damocle” sui medici delle società. Ora si attendono risposte sia dalla categoria in questione che dalla FIGC. Ma la speranza di terminare la stagione 2019/2020 è più che mai appesa ad un filo sottilissimo.

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Sport

Ok della Merkel, il calcio tedesco ripartirà a maggio. Domani incontro FIGC-Governo

La cancelliera tedesca dà l’ok per la ripresa di prima e seconda divisione tedesca. Uno spiraglio anche per la Serie A, in attesa dell’incontro sul protocollo sanitario

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Una prima buona notizia per la ripartenza dello sport e del calcio in particolare: la Bundesliga verrà portata a termine. Dopo l’incontro con i rappresentanti dei 16 Länder tedeschi, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dato il suo benestare alla ripartenza del massimo campionato e della Zweite Liga (la Serie B tedesca). La data non è ancora certa e sarà comunicata a breve, ma sarà entro la fine del mese: difficile la prossima settimana, più presumibile il weekend tra venerdì 22 e domenica 24.

Christian Seifert, amministratore delegato della Federcalcio tedesca (DFL, Deutsche Fußball Liga), ha dichiarato: “La decisione di oggi è una buona notizia per la Bundesliga e la Zweite Liga. È collegata ad una grande responsabilità da parte dei club e i loro dipendenti nell’applicazione dei requisiti medici e organizzativi in ​​modo disciplinato. Le partite senza spettatori allo stadio non sono la soluzione ideale per nessuno. Tuttavia, in una crisi che minaccia l’esistenza stessa di alcuni club, è l’unico modo per mantenere le leghe nella loro forma attuale. In questo giorno vorrei ringraziare i decisori politici dei governi federali e statali per la loro fiducia”.

Sono 82 le partite la partite da completare, nove turni interi più Werder Brema – Eintracht Francoforte della 24° giornata. Un mini-campionato con il Bayern Monaco in testa, che dovrà difenderà 4 punti di vantaggio dal Borussia Dortmund, e 5 dal Lipsia.

Serie A: domani incontro FIGC-Governo per l’intesa sul protocollo sanitario

La decisione del governo tedesco può aprire uno spiraglio anche per gli altri Paesi che stanno discutendo sulla possibile riapertura delle competizioni. In Italia con molta probabilità domani, nell’incontro tra FIGC e Governo, si giocherà una partita fondamentale: l’intesa tra le parti per un protocollo sanitario condiviso sugli allenamenti di gruppo, in programma dal 18 maggio. Il Ministro dello Sport e delle Politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, intervenuto questo pomeriggio in Parlamento ad un Question Time, ha ribadito: “Auspico la ripresa dei campionati ma allo stesso tempo ad oggi è impossibile definire una data certa perché dobbiamo verificare come reagirà la curva dei contagi nelle prossime due settimane. Dovremo ricevere anche le valutazioni del comitato tecnico-scientifico e solo allora il Governo potrà decidere”.

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Sport

Le prime date degli allenamenti (individuali) in Serie A

Da ieri in campo Lecce e Sassuolo, in settimana certa la ripartenza di 11 squadre tra cui Roma, Lazio e Milan. Inter, Juve e Napoli in attesa di date certe e del ritorno degli stranieri. Cagliari, Brescia e Spal non ripartiranno senza protocollo

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Dopo le prime aperture regionali, ed il conseguente ok del Viminale dato domenica, tutte le squadre di Serie A dal 4 maggio possono autorizzare ai propri tesserati la ripresa degli allenamenti in forma individuale. Così si stanno riaprendo le porte dei centri sportivi delle società, seppur con forti limitazioni di strutture e di personale, in attesa del via agli allenamenti di gruppo, previsto teoricamente per il 18 maggio. Tuttavia la situazione di stallo attorno alle decisioni politiche ha fatto sì che, nonostante questa apertura, le società abbiano avuto un approccio molto diversificato. L’ago della bilancia in questo senso riguarda il protocollo sanitario, vero e proprio oggetto di trattativa tra FIGC e Governo. A cascata dipenderanno i vari DPI, distanziamenti, tamponi e test sierologici. Anche qui nell’attesa ognuno ha previsto un proprio iter.

Il calendario delle date certe sulla ripresa degli allenamenti in Serie A

DataSquadra
lunedì 4 maggioSassuolo, Lecce
martedì 5 maggioAtalanta, Bologna, Udinese
mercoledì 6 maggioLazio, Sampdoria
giovedì 7 maggioRoma, Milan
venerdì 8 maggioFiorentina, Torino

Da ieri sono rientrate in campo Sassuolo e Lecce. I neroverdi, che possono usufruire in maniera volontaria del Mapei Football Center, si sono allenati a due a due su 4 campi, a rotazione per tutta la giornata. Non è presente alcun membro dello staff tecnico ed i giocatori si allenano in completa autonomia: arrivati al centro sportivo già pronti per allenarsi, con le borracce d’acqua e integratori personali, finita la seduta risalgono nella propria auto per fare la doccia a casa propria. Discorso simile per i giallorossi che, sempre individualmente e facoltativamente, utilizzano esclusivamente il manto erboso del Via del Mare e la pista di atletica, nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Da oggi hanno ripreso ad allenarsi individualmente l’Atalanta a Zingonia, il Bologna a Casteldebole e l’Udinese al Centro sportivo “Dino Bruseschi”. In più a sorpresa, anche alcuni giocatori della Juventus (Ramsey e Bonucci) hanno avuto in giornata la possibilità di accedere ai campi della Continassa.

Domani sarà la volta della Sampdoria a Bogliasco e della Lazio a Formello, mentre giovedì toccherà rispettivamente a Roma e Milan, con quest’ultima impegnata in questi giorni a fare visite mediche molto approfondite (al momento però senza tamponi). Date certe anche per Fiorentina e Torino, che riprenderanno venerdì.

Rebus su Napoli, Inter e stranieri della Juventus

Per alcune big ci sono nodi e vuoti di comunicazione che rendono incerta la ripresa degli allenamenti individuali. Per l’Inter di Antonio Conte la prima data fissata era quella odierna, ma successivamente si è deciso di effettuare prima i test fisici. Probabile che le prime sedute di allenamento vengano effettuate verso il fine settimana, così come i giocatori del Napoli, i quali in queste ore si stanno sottoponendo a test sierologici per tutti e due tamponi a testa nello spazio di 72 ore. Per la Juventus come detto le porte del centro sportivo sono state teoricamente riaperte. Alla spicciolata nei prossimi giorni si alleneranno anche gli italiani e coloro rimasti in Italia a passare la quarantena. Tuttavia sono ben dieci gli stranieri tornati a casa e, dal loro rientro, dovranno osservare 14 giorni di isolamento. Tornato in queste ore Cristiano Ronaldo, mancano all’appello Higuain, Rabiot, Matuidi, De Ligt, Szczesny, Alex Sandro, Douglas Costa, Khedira e Danilo.

L’opposizione di Brescia, Cagliari e Spal senza un protocollo condiviso

Mentre non ci sono date certe per Genoa e Verona, c’è chi non è convinto di questa ripartenza. È il caso di Spal, Brescia e Cagliari, che tengono chiusi i rispettivi centri sportivi fino a che non ci saranno regole certe e condivise sugli allenamenti. Il riferimento è al protocollo sanitario già citato, oggetto di trattativa tra Governo (con il Comitato tecnico-scientifico) e FIGC (con la propria Commissione tecnico-scientifica, di cui fa parte anche Walter Ricciardi), che aveva già presentato un progetto 10 giorni fa sia bocciato dal Cts che da 17 medici su 20 di Serie A.

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Sport

Ripresa degli allenamenti anticipata per le squadre di Lazio e Sardegna

Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è la ripresa degli allenamenti anche per le squadre laziali. Anche la Sardegna dà l’ok, ma il Cagliari non intende tornare in campo. Ora Spadafora medita sulla riapertura anticipata

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Altre aperture regionali per lo sport che anticipa il Governo. Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c’è l’ok alla ripresa degli allenamenti per altre due regioni.

Ripresa degli allenamenti per le squadre laziali a partire dal 6 maggio

Nella serata di ieri, il governatore Nicola Zingaretti ha firmato l’ordinanza che dà il via libera a Roma e Lazio per tornare in campo, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Si legge nell’ordinanza (punto 1.4): “Con riferimento alle attività sportive, sono consentite a decorrere dal 6 maggio 2020” le attività di allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali.

Quindi a partire da mercoledì, seppur in modalità limitate, Lazio e Roma potranno tornare a Formello e a Trigoria, ascoltando l’appello pervenuto nei giorni scorsi da parte delle società e di giocatori come Immobile, Acerbi e Dzeko.

Anche la Sardegna dà il via libera, ma il Cagliari non intende riprendere

Nella serata di ieri è arrivato l’ok alla ripresa degli allenamenti anche nella Regione Sardegna. Da domani possono rientrare in campo sia il Cagliari Calcio che la Dinamo Sassari di basket. Il governatore sardo Christian Solinas, ha spiegato che “potranno riprendere individualmente gli allenamenti all’interno di centri sportivi e strutture a porte chiuse ma all’aria aperta per quanto riguarda gli sport di gruppo riconosciuti dal CONI. Questo significa che il Cagliari potrà riprendere gli allenamenti ad Asseminello, prima in maniera individuale e poi collettiva”.

Nonostante ciò però la società rossoblu ha deciso di posticipare ancora il rientro in campo, nell’attesa di avere maggior chiarezza sul protocollo sanitario da mettere in atto.

La “palla bollente” passa a Spadafora, che scrive al Cts

Con 8 squadre su 20 che, sulla carta durante la prossima settimana potranno tornare ad allenarsi, il messaggio sembra essere chiaro. “Si riparte, a prescindere dal Governo o meno” per quanto riguarda gli allenamenti. Così queste quattro ordinanze regionali (di cui tre di matrice PD) fanno vacillare il ministro Spadafora che, come riporta l’ANSA, pare aver chiesto al comitato tecnico-scientifico di “tornare a valutare la possibilità che le linee guida sullo svolgimento da lunedì degli allenamenti per gli atleti di interesse nazionale dei soli sport individuali vengano applicate anche a quelle degli atleti degli sport di squadra, anticipando così la data del 18 maggio.

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Sport

Covid-19, il calcio in ostaggio delle liti tra Spadafora e Lotito

La Lega serie A furiosa per il Dpcm che autorizza solo gli allenamenti per gli sport individuali. La Lazio cavalca, come sempre, la polemica, ma il Governo deve anzitutto tutelare la salute

Mirko Ciminiello

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Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora

Nell’ambito del binomio sport e coronavirus, il calcio italiano è su tutte le furie. O meglio, lo è la sua componente principale, quella Lega Serie A che muove i maggiori interessi (anche) economici. Oggetto dell’ira funesta è il Governo, e in specie il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: con cui lo scontro si è ormai fatto incandescente.

Il campionato ripartirà?

Illustrando l’ultimo Dpcm, il bi-Premier Giuseppe Conte ha fatto riferimento al 18 maggio come data per la ripresa degli allenamenti per gli sport di squadra. Nessun accenno, però, alla possibilità di tornare ad allenarsi in gruppo. E, soprattutto, nessuna indicazione sull’eventuale ripartenza dei campionati, anzi del campionato per eccellenza – quello di calcio.

In effetti, «rugby, basket e volley hanno già chiuso la stagione» ha ricordato pochi giorni fa il presidente del CONI Giovanni Malagò. E non si tratta affatto dei figli di un dio minore come si vorrebbe far credere, né le loro decisioni sono state meno sofferte.

Il football, però, sembra temere più di tutti gli eventuali ricorsi, che francamente si fa fatica a capire su quali basi potrebbero essere accolti. Il prolungato stop e la possibile chiusura sono e sarebbero infatti determinati dall’emergenza coronavirus, non certo da un capriccio governativo.

Il calcio in ostaggio

Qualora però il campionato dovesse riprendere, il motivo primario del contendere diventa il tempo. Secondo la Figc, infatti, se si dovesse tornare in campo oltre 14 giugno diventerebbe impossibile concludere la stagione entro il termine tassativo del 3 agosto.

Ecco il motivo dell’irritazione dei club calcistici, che insistono sulla necessità che i tesserati si allenino per almeno un mese. Fonti vicine ai team hanno fatto capire che vi era anche un accordo politico già raggiunto, che l’esecutivo rosso-giallo avrebbe disatteso.

Il dicastero dello Sport ha però smentito categoricamente. «La data della ripartenza del campionato è stata espressamente esclusa dalla discussione intercorsa nella riunione con FIGC, Leghe e tutte le componenti del mondo calcistico tenuta la settimana scorsa. Su questo il Ministro si aspetta il chiarimento del presidente della Figc Gravina».

Non solo. «Il protocollo presentato e oggetto di approfondimento in questi giorni infatti riguarda esclusivamente la ripresa degli allenamenti. Nessun impegno è stato assunto dal Governo per un arco temporale così lungo, non potendo fare previsioni» sull’andamento della pandemia.

Sembra una posizione di buon senso. Eppure, la polemica non accenna a diminuire, col risultato che il calcio nostrano si ritrova ostaggio di due opposte fazioni.

Sport e coronavirus

«Sono ridicole le affermazioni di chi sostiene che ci sia un complotto contro la serie A ed è ridicolo chi lo sostiene». Così Spadafora via social, aggiungendo che il riavvio deve anzitutto scongiurare la possibilità di nuovi contagi.

Pur non facendo nomi, era pacifico che l’esponente pentastellato avesse un bersaglio a forte tinte biancocelesti. È infatti la Lazio la società che più sta spingendo per tornare in campo, tanto che da alcuni tesserati sono arrivate dichiarazioni oggettivamente fuori luogo.

Secondo il centrocampista Marco Parolo, per esempio, «la categoria dei calciatori è stata penalizzata». Mentre per il Ds Igli Tare, qualunque sia lo scopo del Ministro, «non è quello di aiutare il calcio».

È certamente comprensibile l’insistenza del club di Claudio Lotito, data la sua storica scarsa propensione a lottare per lo scudetto. Anzi, secondo il sarcasmo social sarebbe il momento migliore per completare anche la patetica rivendicazione del titolo del 1915: onde risparmiare sulle marche da bollo.

Decisamente più sconcertante è l’evocazione del solito gomblotto, soprattutto in un periodo contrassegnato da una crisi sanitaria senza eguali – almeno in epoca contemporanea. A meno che non si voglia accusare la Cina di aver diffuso il Covid-19 per una pur giustificabile antipatia verso Lotito.

«Perché dal 4 maggio via libera solo agli sport individuali e non a tutti? A me sembra anche assurdo chiederlo» ha ironizzato Spadafora. «Dovevamo consentire una riapertura graduale e mi pare evidente, anche a chi vuole fare finta di non sentire, che gli sport individuali impegnano un numero minore di persone».

E sono anche caratterizzati da minori contatti, il che rende più difficile la trasmissione dell’infezione. E, con buona pace di qualche improvvisato virologo autodidatta, la precedenza adesso ce l’ha la salute.

Non è la fine del mondo

Pochi giorni fa, l’ala brasiliana del Chelsea Willian ha espresso le proprie riserve circa la volontà della Federcalcio inglese di ultimare la Premier League. «Se ricominciassimo a giocare senza tifosi, ma ci fosse un contatto in campo, forse potremmo trasmetterci il virus. Prendo il virus, poi torno a casa dopo la partita per stare in famiglia e lo passo a mia moglie o alle mie figlie. Perciò dobbiamo stare attenti».

Tanto più che il Comitato tecnico-scientifico del Governo pare abbia fatto trapelare che, alla prima nuova positività, seguirebbe un ulteriore stop immediato. Uno scenario, solo ipotetico, cui però si accompagna già una certezza: la penuria di tamponi – anche per i medici in prima linea nell’emergenza. Va da sé che, a meno di esuberi improvvisi, gli atleti non rappresentano una priorità.

Dopodiché, è certamente possibile studiare una diversa forma per concludere l’annata, come i playoff scudetto e i playout retrocessione. Ma sempre senza certezze, perché il virus potrebbe avere altri progetti.

In fondo, «tutti gli sport hanno preso decisioni diverse dal mondo del calcio», come da frecciata di Malagò. Non solo: anche gli Europei del football sono stati differiti di un anno, e perfino le Olimpiadi.

Non sarebbe quindi la fine del mondo se il campionato 2019-2020 si fermasse definitivamente. Né se ci si esimesse dall’assegnare il tricolore, o se si bloccassero promozioni e retrocessioni.

Al massimo, sarebbe il triplice fischio per una stagione già fin troppo travagliata. Ma il bello dello sport è anche questo: c’è sempre un’altra partita, c’è sempre un’altra gara.

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