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La Roma annuncia l’addio di Daniele De Rossi, Capitan Futuro giocherà all’estero

Quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi

Francesco Vergovich

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E’ ufficiale: quella che sta per terminare, sarà stata l’ultima stagione in maglia giallorossa di Daniele De Rossi. Il club lo ha comunicato con una nota ufficiale, dalla quale emerge come il Capitano proseguirà la sua carriera all’estero. Si chiude dunque un’era per la Roma e per De Rossi, che insieme hanno vinto due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, senza tuttavia riuscire mai a portare a casa uno Scudetto, forse il più grande rimpianto della carriera del fu “Capitan Futuro”.

Questo il comunicato ufficiale:

“L’AS Roma rende noto che la carriera in giallorosso di Daniele De Rossi giungerà a conclusione al termine di questa stagione.

De Rossi, romano, romanista e cresciuto nel settore giovanile della Società, ha finora collezionato 615 presenze e 63 reti nei suoi 18 anni in maglia giallorossa e occupa il secondo posto tra i calciatori con più partite nella Roma, alle spalle di Francesco Totti.

È entrato a far parte del settore giovanile del Club nel 2000, arrivando a debuttare in prima squadra nel 2001, prima di affermarsi rapidamente come uno dei migliori interpreti del suo ruolo. Presenza dominante nel cuore del centrocampo per quasi due decenni, De Rossi ha ufficialmente ereditato la fascia di capitano da Francesco Totti a seguito del suo ritiro nel maggio del 2017.

Con la Roma, Daniele ha vinto per due volte la Coppa Italia nel 2007 e nel 2008 e per una volta la Supercoppa nel 2007, segnando un gol decisivo a San Siro contro l’Inter.

De Rossi non si ritirerà dal calcio giocato. All’età di 35 anni, ha intenzione di intraprendere una nuova avventura lontano dalla Roma.

“Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma”, ha dichiarato il presidente del Club Jim Pallotta. “Ha sempre incarnato il tifoso romanista sul campo con orgoglio, affermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa, a partire dal suo debutto nel 2001 fino a quando ha assunto la responsabilità della fascia da capitano.

Ci commuoveremo tutti quando, contro il Parma, indosserà per l’ultima volta la maglia giallorossa e rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma.

A nome di tutta la Società voglio ringraziare Daniele per lo straordinario impegno profuso per il Club. Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare”.

Oltre alla sua straordinaria carriera in giallorosso, De Rossi è diventato uno degli elementi più rappresentativi della storia della Nazionale. Con 117 presenze è al quarto posto tra i calciatori che hanno indossato più volte la maglia Azzurra, partecipando a tre campionati Mondiali, incluso quello vinto nel 2006 al fianco di Totti e Perrotta, tre campionati Europei e due Confederations Cup.

Tenace e carismatico, De Rossi resterà per sempre sinonimo di Roma e della Roma, Club che ha rappresentato impeccabilmente, con lealtà e orgoglio durante la sua carriera.”

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La resurrezione del Napoli sulla Juventus, il derby dei portieri, Atalanta Hors Catégorie: tutti i temi della 21a di Serie A

Ma anche il momento positivo del Milan, l’umiliazione del Torino e una corsa salvezza sempre più incandescente

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Altra giornata di grandi sfide, e tutte le big rallentano rimandando fughe e verdetti.

Ancora 1-1 nel Derby della Capitale, ma stavolta i rimpianti sono giallorossi

Stesso risultato dell’andata, ma andamento completamente diverso per il Derby capitolino di ritorno. Da “Derby dei pali” a “Derby degli errori dei portieri”, anche se quello di Pau Lopez ha avuto un peso maggiore rispetto a quello di Strakosha. La Lazio vede così terminare la striscia record di 11 vittorie consecutive, ma può tirare un sospiro di sollievo: la parentesi di Coppa Italia contro il Napoli non è stata un caso isolato e probabilmente la banda Inzaghi comincia a tirare il fiato. Visti i rallentamenti altrui però, nulla è ancora precluso per i biancocelesti, che potenzialmente sono a -2 dalla capolista.

Lazio annullata anche per merito dei giallorossi, padroni del campo per quasi tutta la partita con scelte coraggiose ma efficaci di Fonseca (sulle fasce ottima partita di Santon a destra e Spinazzola a sinistra, preferiti a Florenzi e Kolarov). 67% di possesso palla, ottima gestione e mentalità più verticale del solito però non sono bastati: su 22 tiri totali, solo 3 in porta con il piccolo rammarico del palo di Pellegrini e due ottime risposte di Strakosha, ripresosi in parte dall’errore sul gol. Roma che mantiene il quarto posto di un punto, ma dietro l’Atalanta fa paura.

Il Napoli resuscitato in una settimana costringe la Juventus a rimandare la fuga

Da un potenziale +6 a solo un +3 per la Juventus che esce male dalla trasferta di Napoli, al cospetto degli azzurri che ritrovano il sorriso in casa contro la rivale di sempre. Sta tornando il vero Napoli, quello che a vederlo in classifica decimo non ci si può credere, ma i bianconeri visti al San Paolo sono stati troppo brutti per essere veri. Svolgiata, lenta, macchinosa, che ha giocato da Juve solo nei 4 minuti di recupero, quando i buoi erano scappati e Ronaldo – all’ottava partita consecutiva a segno – aveva provato a riaprirla. Come se l’opportunità datagli da Inter e Lazio non volesse sfruttarla. Sarri deve ragionare sul tridente pesante e su alternative giuste da inserire nel momento giusto, come Ramsey e Douglas Costa. Insomma, la Vecchia Signora non ammazza il campionato.

Ancora un pareggio per l’Inter ingolfata di gennaio, ma è ancora lì

Per certi versi, rispetto alla Juve, si può fare un discorso simile per l’Inter, che a fine giornata ha comunque potuto guadagnare un punto sulla rivale. Contro un Cagliari molto più in partita rispetto al match di 12 giorni prima in Coppa Italia, è sempre El Toro Martinez a sbloccare la partita, su cross del nuovo arrivato Ashley Young. Purtroppo per Conte un atteggiamento un po’ sornione e qualche opportunità sventata da Cragno hanno tenuto in partita il Cagliari – in ripresa rispetto alle 4 sconfitte consecutive patite tra fine 2019 e inizio 2020 – e a 13 dalla fine il più classico del gol dell’ex, un rasoterra di Nainggolan leggermente deviato di Bastoni, ha condannato i nerazzurri ad un altro mezzo passo falso. Terzo pareggio di fila, cinque “X” nelle ultime 7 gare, ed un rapporto col mese di gennaio davvero difficile da digerire, con 6 punti su 12 a disposizione (va detto che non ha perso, elemento non trascurabile nella storia recente dell’Inter nel primo mese dell’anno). Visti i rallentamenti altrui ora la calma è fondamentale, ed in questo senso il rosso di Lautaro è emblematico del momento nerazzurro.

Dea extra-lusso: quando gioca così è inarrestabile per chiunque

Rifilare al Torino, squadra comunque dal glorioso passato, la sconfitta in casa più pesante della storia, fa capire come la banda Gasperini sia meritatamente tra le Top16 d’Europa, con i complimenti di Guardiola e di mezza Italia. Ilicic in completo stato di grazia – con la chicca del gol da 50 metri – Gomez solito ispiratore ed un difensore che è diventato bomber come Gosens: tutti ingranaggi che girano alla perfezione. Ed è tornato al gol anche Duvan Zapata… a Valencia tra qualche settimana ne vedremo delle belle.

Continua la risalita del Milan, che ha trovato (in casa) l’uomo in più

Ancora Rebic, ancora Donnarumma, ancora Milan, che vince per la terza volta di fila ed è sesto in coabitazione con Parma e Cagliari. Una vittoria sofferta al Rigamonti, dove tutte le big hanno sofferto, dà grande morale a Pioli, che deve ringraziare il croato, al terzo gol in due partite, e a Gigio, che con tre parate di spessore tiene il vantaggio. Gli uomini in più sono loro perché Ibra, chiamato a condurre il Milan, è stato protagonista di un errore sotto porta raro nella sua lunghissima e altissima carriera. L’Europa ora è più vicina, anche quella più nobile (8 punti dalla Roma quarta non sono incolmabili allo stato delle cose attuali).

Zona salvezza: Verona già salvo come il Parma, per Lecce e Spal son dolori

Sorpresa assoluta tra le piccole, il neopromosso Verona continua a macinare punti e domina il Lecce al Bentegodi, consolidando il nono posto a -2 dalla zona Europa League. I punti sono 29, non 40, ma la squadra di Juric, insieme al Parma vincente contro l’Udinese, sono già con un piede e mezzo in Serie A 2020-2021. Brutte sconfitte invece per Spal in casa col Bologna, e proprio Lecce, mai in partita a Verona. Il pareggio a reti bianche tra Sampdoria a Sassuolo non mette tranquilli nessuno, ma la vera lotta per un posto sembra ristretta a 4 squadre: Spal, Genoa, Brescia e Lecce sono racchiuse in un solo punto.

Ci Piace e Non Ci Piace: le coreografie del Derby e Walter Mazzarri

Punto più alto nel pre-Derby della Capitale, dove le tifoserie hanno dato vita a due splendide coreografie (in particolare quella della Lazio, raffigurante la Cappella Sistina) e va detto, anche se non dovrebbe fare notizia, del clima di festa e correttezza, fuori come dentro il campo, in cui lo spettacolo è stato rovinato in parte dagli errori con la matita blu dei due portieri, colpevoli sui gol dell’incontro.

Momento più basso invece per il Torino di Walter Mazzarri, umiliato dall’Atalanta di Gasperini. Lo stesso tecnico livornese era senza parole nel post-partita, ma in una situazione non semplicissima per un Torino troppo discontinuo alcuni allenatori si sarebbero dimessi. La scelta invece è ricaduta su un ritiro punitivo. staremo a vedere se avrà ragione lui.

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Mondo dello sport in lutto: è morto Kobe Bryant, leggenda dell’NBA

Fatale a “Black Mamba”, 41enne, un incidente in elicottero a Calabasas, in California. Coinvolta anche una delle quattro figlie, Gianna Maria Onore

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Nella serata italiana una notizia ha sconvolto gli appassionati della palla a spicchi e non solo. Kobe Bryant, stella dell’NBA e dei Los Angeles Lakers, coinvolto in un incidente aereo nei pressi di Calabrasas, in California, è morto sul colpo assieme a tutto l’equipaggio presente, composto presumibilmente in totale da 5 persone, tra cui la figlia Gianna Maria Onore.

Un’autentico fulmine a ciel sereno, una tragedia arrivata all’improvviso che colpisce una leggenda del basket e dello sport: Black Mamba, che aveva terminato la carriera il 13 aprile 2016 – con il celebre “Mamba out” – è stato uno dei giocatori che ha fatto la storia della pallacanestro, il simbolo (insieme a LeBron James) dell’NBA negli anni Duemila. E segno del destino il sorpasso, avvenuto proprio la scorsa notte, del “King” al terzo posto nella classifica dei migliori realizzatori in carriera. Da grande signore qual era, Kobe aveva fatto i complimenti all’amico-rivale in un tweet, l’ultimo della sua vita.

Dinamiche dell’incidente ancora da capire

Kobe Bryant, con la figlia 13enne Gianna Maria e altre 3 persone, era in viaggio con il suo Sikorsky S-76 – probabilmente di ritorno da un’allenamento della figlia, anch’essa giocatrice – quando l’elicottero avrebbe preso fuoco in aria prima di schiantarsi al suolo. I soccorritori arrivati sul posto non c’è stato nulla da fare. La causa dell’incendio è al vaglio degli inquirenti.

Record, titoli, vittorie olimpiche e un legame a doppio filo con l’Italia

Nato a Philadelphia nel 1978, Kobe aveva un legame particolare con l’Italia: a 6 anni si è trasferito per seguire la carriera cestistica del padre Joe, che ha giocato tra il 1984 e il 1991 a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. In più non ha fatto mistero di amare l’Italia ed di essere grande tifoso del Milan.

Rientrato negli USA a 13 anni, è arrivato in NBA già a 18 , quando fece il suo esordio il 13 novembre 1996, con l’unica maglia con cui abbia mai giocato – e di cui i numeri, l’8 e il 24, sono stati ritirati nel dicembre 2017. Da quel giorno in poi la scritto la storia di una squadra, di una lega, di uno sport. 5 anelli NBA (2000, 2001, 2002, 2009, 2010), 1 titolo MVP (2007-08), 2 titoli MPV alle Finals (2009, 2010), oltre ai due ori olimpici con il Dream Team USA (Pechino 2008 e Londra 2012). Lascia la moglie Vanessa e 3 figlie (Natalia Diamante, Bianka Bella e Capri Kobe, nata solo sette mesi fa) oltre a Gianna-Maria Onore, morta con lui nel tragico incidente

Photo Credits: Kobe Bryant Official Facebook Page

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Juve a +4, Lazio travolgente, Napoli in crisi nera: tutti i temi della 20°giornata di Serie A

Nella prima di ritorno anche la rinascita della Fiorentina di Iachini, la ripresa di Roma e Milan e l’ultima “balotellata”

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In attesa di un’importante Atalanta-Spal non sono mancate le sorprese, con un’ulteriore piccolo allungo della Juve sull’Inter in una corsa che ormai è diventata a tre. 

Lazio da urlo: 11° vittoria consecutiva e candidatura sempre più forte

Altra partita, altra vittoria, altro dominio per la Lazio, che in solo un tempo chiude la pratica Sampdoria e si porta a soli due punti dall’Inter. In questo momento, i biancocelesti hanno una fiducia nei propri mezzi straordinaria: Immobile è sempre più Re Mida (e con la tripletta di sabato lancia ufficialmente la sfida al record di 36 gol di Higuain), ma anche altri uomini meno in copertina stanno rendendo oltremodo, vedi Caicedo e Jony. Con la partita da recuperare contro il Verona, l’Aquila ha virtualmente inserito la freccia nei confronti dei nerazzurri, pronta al sorpasso. Prova del nove definitiva il derby capitolino di domenica prossima: qualora riuscisse a superare la Roma, la candidatura sarebbe completa.

Una Juve col fiatone allunga, trascinata da CR7

5° successo consecutivo e +4 sull’Inter: la Juventus prova una mini-fuga prima degli ottavi di Champions. Per Sarri nel complesso la forma non è ancora quella idonea per affrontare il Lione: la sofferenza degli ultimi minuti non è da sottovalutare, al cospetto di un Parma arrembante che aveva anche trovato il pareggio. Chi invece è già in forma Champions è Cristiano Ronaldo: 16 gol in campionato, a segno da 7 partite di fila e autentico trascinatore, con tante altre occasioni create oltre alla doppietta. E c’è chi lo dava per “finito” ad ottobre…

L’Inter continua a rallentare: gennaio dà sempre problemi

Un Lecce mai domo costringe l’Inter al secondo pareggio consecutivo in campionato. Singolare la squadra giallorossa, mai vincente al Via Del Mare ma che ha fermato entrambe le contendenti allo Scudetto, dopo l’1-1 di fine ottobre con la Juventus. Risultato replicato anche ieri, con la squadra del (non più amato) salentino Conte che, bloccata per tutta la partita, sembrava averla messa in discesa con l’incornata del neo entrato Bastoni. Il pareggio di Mancosu ha vanificato il tutto, e nonostante 9 tiri in porta contro 2, l’Inter continua ad avere un rapporto complicato col mese di gennaio, anche se in misura minore rispetto agli anni passati. Il rallentamento però non è ammesso: Juventus e Lazio continuano a correre anche nel 2020.

A Napoli lo psicodramma continua: anche Gattuso sembra rassegnato

La settimana scorsa, nella sconfitta di Roma, si erano visti dei segnali incoraggianti. Tutto saltato in aria nell’ennesima sconfitta del Napoli, in casa con la Fiorentina. I numeri degli azzurri al San Paolo sono da zona retrocessione: quarta sconfitta consecutiva e vittoria in campionato che manca dal 19 ottobre. Sintomo di un problema mentale più che tecnico, ed in questo senso le parole del post-partita di Gattuso sanno di resa: “Oggi siamo stati inguardabili. Sembra che ci siamo incontrati stamattina, ci siamo messi la maglia e siamo andati in campo. Non possiamo continuare così, abbiamo toccato il fondo. Lo psicodramma continua e la classifica peggiora: undicesimo posto, a pari punti con Bologna, Fiorentina e Udinese, con la zona Champions distante 14 punti.

Milan e Roma riprendono la loro marcia

È tornata l’emergenza in casa Roma, ma la reazione c’è stata e la Lupa torna quarta da sola, aspettando l’Atalanta. Senza i terzini titolari (Florenzi e Kolarov squalificati) e con sole tre pedine da schierare nella batteria dei trequartisti, la banda Fonseca ha battuto quasi senza soffrire il Genoa. MVP non può che essere Leonardo Spinazzola, l’uomo della settimana al centro della trattativa tormentata con Politano, che ha risposto sul campo con una prestazione maiuscola culminata con buona parte del merito per il secondo gol: partite così dopo una settimana in cui è stato all’ultimo “rifiutato” dall’Inter non è roba da poco. Ora per i giallorossi due partite complicatissime: prima il quarto di finale di Coppa Italia all’Allianz Stadium, poi il derby contro una lanciatissima Lazio. Domenica prossima si capiranno meglio le ambizioni anche dell’altra squadra romana.

Bene anche il Milan, che all’ultimo respiro si regala la seconda vittoria consecutiva ed il settimo posto in classifica, a -2 dal Cagliari sesto. E la notizia positiva per Pioli è che non è stato Ibra a risolvere il match ma Ante Rebic, ai primi due gol in maglia rossonera. Nonostante una partita da subito in salita, a causa di un uscita scellerata di Donnarumma, i rossoneri hanno saputo reagire con l’ingresso dell’attaccante croato, più lo splendido gol da fuori del bomber-terzino Theo Hernandez. Merito anche di Gigio che, dopo l’errore marchiano, si è ripreso con tre grandi interventi.

Zona Salvezza: la Viola ingrana,torna a sorridere il Sassuolo, scivolone Samp

Nella seconda metà della classifica fa un grande passo in avanti la Fiorentina di Beppe Iachini, che fa sette punti in tre partite e aggancia proprio il Napoli a quota 24. La qualità di alcuni singoli non è da 11° posto (vedi Chiesa, Vlahovic e Castrovilli), e la possibilità di risalire ancora c’è tutta. Torna a vincere anche il Sassuolo che, dopo tre sconfitte consecutive, batte un Torino che non ne vuole sapere di avere continuità. Positivi pareggi interni per Brescia (contro il Cagliari, con un super Torregrossa) e Lecce (che ferma l’Inter). Malissimo la Sampdoria: è vero che è capitata contro l’avversaria più difficile da affrontare in questo momento, ma che ha fatto vedere troppi svarioni difensivi (malissimo Colley e Chabot).

Ci Piace e Non Ci Piace: Boga e Balotelli

Quarto gol in 18 partite non è un bottino da bomber di razza, ma si può catalogare l’inizio di stagione di Jeremie Boga come una vera sorpresa. Prima lo “scavetto” contro la Juventus, ora il tunnel più destro all’angolino da 30 metri contro il Torino (vedere per credere). Giocatore in costante ascesa.

È finito “dietro la lavagna” diverse volte perché vittima di beceri cori razzisti, ma stavolta Mario Balotelli ci finisce per demeriti propri. Ieri al Rigamonti si è visto il Mario in versione Bad Boy: dopo 8 minuti dal suo ingresso in campo fallo, ammonizione, “vaffa” verso l’abritro che non esita a sventolargli il rosso. Mario così no.

Credits Photo: Official SSC Napoli Twitter Page

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Juventus campione d’inverno, Lazio da record, Var ancora bocciato: i temi della 19°giornata di Serie A

Nella giornata piena di scontri diretti si annullano a vicenda Inter e Atalanta, mentre il Milan ritrova il sorriso grazie ad Ibra

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Una giornata da circoletto rosso, l’ultima di andata, con 4 scontri diretti per la testa e 6 per la coda. In attesa di Parma-Lecce, tutti i responsi di questa 19° giornata.

Juve corsara a Roma e da sola in testa, Roma sconfitta e con Zaniolo ko

Nel posticipo domenicale la Vecchia Signora vince 2-1 a Roma contro i giallorossi e torna da sola in testa alla classifica. In una partita tignosa, contrassegnata da brutti infortuni ed errori, ha fatto la differenza l’approccio alla gara arrembante e cinico dei bianconeri, avanti 2-0 dopo soli 10 minuti. Da quel momento in poi qualche calo di tensione, con errori in fase di disimpegno nel primo tempo, un po’ di errori sotto porta nel secondo, han fatto sì che la Roma rientrasse in partita. Una prima mezz’ora “alla Conte”, un’ora “alla Allegri” insomma. Quando scende d’intensità, la Juve rischia. Note positive (e note meno) per Dybala, migliore in campo ma uscito quantomeno contrariato, e per Demiral, sorpresa di questa prima parte di stagione che, preferito a De Ligt, stava facendo un’ottima partita (condita dal suo primo gol con la maglia della Juventus) prima di un brutto infortunio che lo ha fatto uscire dolorante (contusione al ginocchio, nelle prossime ore ci saranno accertamenti).

A proposito di infortuni, in casa Roma oltre al danno la beffa. Il ko di Zaniolo, uscito piangendo in barella, si è presto concretizzato con il responso medico peggiore: legamento anteriore del crociato rotto, stagione finita ed Europei a rischio per il gioiellino di Fonseca. I giallorossi nel primo tempo hanno accusato anche psicologicamente l’infortunio dopo il pessimo inizio (fino a ieri non aveva ma subito gol nel primo quarto d’ora), ma sono sempre rimasti in partita e la rimonta nella ripresa si è fermata a metà. Restano però dei problemi atavici in casa giallorossa: la difficoltà nel creare occasioni buone per il terminale offensivo hanno dato la sensazione di una squadra sì volitiva ma che non è riuscita a creare grossi grattacapi a Szczesny. Un inizio di 2020 da incubo (due sconfitte interne di fila) ridimensionano le ambizioni di una Roma, ora a pari punti con l’Atalanta. 

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Vi giuro…tornerò più forte di prima.

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Inter ed Atalanta si annullano,ma Conte boccheggia (e si lamenta)

All’ultima giornata d’andata l’Inter perde il comando, costretta al pari interno contro un’Atalanta andata vicinissima al colpaccio. Per la Dea il rammarico di aver avuto il match-point, con il rigore di Muriel parato da Handanovic (30% di penalty parati in Serie A dallo sloveno). Lautaro e Lukaku continuano ad intendersi a meraviglia, come dimostra il gol del Toro, ma la Beneamata continua a far fatica in altre zone del campo. Per questo Conte, dall’alto dei suoi 46 punti conquistati in un girone, chiede rinforzi dalla società. Eriksen, Vidal, Giroud, Young: nomi importanti che potrebbero fare comodo.

I nerazzurri bergamaschi invece continuano a stupire: dal punto di vista del gioco e della personalità non sembrano avere limiti. Il quarto posto è riconquistato ed il posto tra le migliori 16 in Champions è più che mai meritato.

Lazio forza 10, Napoli sempre più giù (con una speranza)

Simone Inzaghi batte Sven Goran Eriksson. Con la vittoria di sabato sul Napoli la Lazio conquista la decima vittoria consecutiva, superando il record del tecnico svedese di 9, tra il dicembre del 1998 e il febbraio del 1999. In un’Olimpico in festa per le celebrazioni del 120° anniversario dalla fondazione, i biancocelesti continuano imperterriti nella loro marcia, grazie a Re Mida Immobile, che sale a quota 20 in campionato (aiutato stavolta da Ospina). La classifica dice che l’Aquila continua a volare alto: con una partita in meno è potenzialmente a -1 dall’Inter e a -3 dalla capolista.

Per una squadra che continua a vincere, un’altra che continua a perdere. Per il Napoli è la settima sconfitta stagionale, la terza nelle quattro partite di gestione Gattuso e l’undicesimo posto in classifica, ma non tutti i mali vengono per nuocere. È vero che continuano i regali “post-natalizi” (gravissimo quello di Ospina), ma nel complesso la prestazione è stata di livello: a Roma con la Lazio, in questo periodo, non è scontato. Grida ancora vendetta il palo di Zielinski.

Ibra-cadabra, ed il Milan ritrova la vittoria

Alla Sardegna Arena di Cagliari torna a vincere il Milan dopo un digiuno di tre partite. Al cospetto dei rossoblu in caduta libera (4° sconfitta consecutiva). E dopo appena una partita e mezzo la copertina non poteva che prenderla Zlatan Ibrahimovic, che con il suo gol nella ripresa (dopo 2806 giorni in A) ha chiuso il match: è impressionante come un 38enne, dopo due mesi di’inattività, alla seconda partita giochi interamente 90 minuti e trascini letteralmente una squadra quando non fisicamente, dal punto di vista del carisma e del carattere. Lo svedese potrebbe migliorare anche i compagni di squadra, Leao in primis.

Zona Salvezza: Verona da applausi, reazione Samp, caduta libera per Spal e Genoa

Se in testa erano tutte partite importanti, non poteva essere diversamente per la zona salvezza. In basso la copertina la prende Juric con il suo Verona: parlare di “basso” è riduttivo, visto che la neopromossa veneta, dopo la vittoria sul Genoa è ottava in classifica davanti a corazzate come Milan e Napoli (tra l’altro con una partita in meno). Bene anche la Sampdoria, che rifila un poker al Brescia dopo essere andata sotto con Quagliarella tornato a splendere (doppietta). D’altro canto per Grifone e Rondinelle, insieme alla Spal, inizia a farsi preoccupante: qualora il Lecce dovesse vincere a Parma, il 17° posto si allontanerebbe parecchio.

Ci Piace e Non Ci Piace: Robin Gosens e (ancora una volta) il Var

Un altro, l’ennesimo gioiellino diventato tale in maglia nerazzurra. Nonostante si parli molto di Kulusevski, preso dalla Juventus (che sta facendo benissimo al Parma ma è di proprietà della Dea), non può passare inosservato il momento (e la stagione) di Robin Gosens, in gol anche a San Siro. Con il sigillo di sabato: per il classe ’94 tedesco, cresciuto calcisticamente in Olanda è il sesto gol, più 4 assist in 16 partite: è il difensore più letale d’Europa 6.

Nell’occhio del ciclone finisce ancora il Var. Minuto 40 di Inter-Atalanta: Lautaro da terra fa quello che nel rugby viene chiamata “francesina” (ossia prendere con la mano la gamba l’avversario per farlo cadere) ma né Rocchi in campo (difficile da vedere in mezzo al mucchio), né Irrati al Var (inspiegabile) hanno dato un calcio di rigore solare alla visione di un paio di replay. Lo strumento c’è ed è entrato dopo anni di battaglie per evitare questi errori marchiani. Così non Var.

Photo Credits: S.S. Lazio Official Twitter Page

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Juve e Inter ripartono alla grande, la Lazio segue a ruota, al Milan non basta Ibra: tutti i temi dalla prima giornata del 2020

Ma anche la super Atalanta, lo scivolone inaspettato della Roma e gli errori difensivi del Napoli di Gattuso

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Dopo la sosta natalizia la Serie A degli anni ’20 riparte come il precedente decennio (ovvero con un gol di Balotelli), ma anche con risultati a sorpresa e grandi goleade.

Ronaldo e Lukaku sugli scudi, Inter e Juve partono in quarta

Sia una “botta” che una “risposta” netta tra le due capoliste che in campionato cominciano l’anno nuovo così come hanno chiuso il vecchio: vincendo e a braccetto.

Il segnale forte e chiaro è arrivato nel pomeriggio dalla Juventus, ed in modo particolare dal suo giocatore più rappresentativo. Un Cristiano Ronaldo in versione extra-lusso, alla sua prima tripletta con la maglia bianconera, ha messo in discesa una partita bloccata nel primo tempo da un buon Cagliari, crollato però nella ripresa a partire dall’errore di Klavan. Al netto di un grande CR7 (anche assist per Higuain), la Vecchia Signora ha mostrato un’ottima condizione fisica e si candida a provare a prendere il largo prima degli ottavi di Champions. 

Ma l’Inter non ha alcuna intenzione di mollare, ripartita alla grande dopo un pit stop quanto mai necessario. Si sono rivisti in campo (anche se per spezzoni) Sensi e Barella più in panchina Sanchez, ma Lautaro e Lukaku sono tornati più affamati che mai. Il belga con una bella doppietta, l’argentino con un gol da opportunista: anche se facilitati da alcune topiche difensive del Napoli, l’Inter sembra aver ricaricato le pile a dovere.

Lazio all’ultimo secondo, Atalanta ancora di poker

Chi continua a correre è la Lazio di Simone Inzaghi, che ha conquistato la nona vittoria consecutiva (eguagliando la striscia di Sven-Goran Eriksson) sul campo di un Brescia combattivo. Così come a Reggio Emilia e a Cagliari, la gioia arriva in zona Cesarini grazie ad un altro big ripartito fortissimo dopo la sosta, ossia il capocannoniere della Serie A Ciro Immobile. La Supercoppa conquistata in Arabia ha dato ancora più convinzione ai biancocelesti che ora, senza le coppe europee, potrà continuare a seguire la due capoliste (potenzialmente a tre punti di distanza).

Un’altra squadra estremamente in fiducia è l’Atalanta: a nessuna squadra era riuscita l’impresa di rifilare due poker di fila, a cavallo della sosta. Il malcapitato Parma non ha potuto nulla al pari del Milan, con un Gomez monumentale (prima goleador, poi ispiratore per il raddoppio di Freuler), e Josip Ilicic che nella ripresa mette a segno una doppietta di altissimo tasso tecnico. Un meccanismo che funziona a meraviglia, e Gasperini ha ritrovato anche Zuvan Zapata…

Scivolone Roma, Milan impalpabile, Napoli disastroso

Non tutte le big possono sorridere, e la Roma si è fatta sorprendere dal Torino alla ripartenza. Al cospetto di un Gallo tirato a lucido e di un Sirigu saracinesca, la squadra di Fonseca scivola all’Olimpico anche per demeriti propri derivanti da una scarsa precisione in zona gol e qualche amnesia difensiva tipica della prima parte di stagione. Il quarto posto è ancora giallorosso, ma la lanciatissima Dea è a solo un punto.

Non va meglio al Milan, che non sfrutta il “fattore Ibra”, né prima (con i 60mila di San Siro), né dopo l’entrata in campo dello svedese, apparso (com’è giusto che sia) fuori condizione nella mezz’ora abbondante giocata. Ibrahimovic oppure no, contro la Samp i rossoneri soffrono gli stessi problemi, sia in avanti, con Piatek e Suso ancora sufficienti, che dietro, dove Gabbiadini si è presentato due volte davanti al portiere. Pioli arpiona un punto grazie a Donnarumma ma rimane nella parte destra della classifica.

Ancora peggio va il Napoli, uscito con le ossa rotte dalla sfida di domenica sera con l’Inter. In avanti la squadra di Gattuso ha dato buoni segnali (con un pizzico di sfortuna per Insigne), ma dietro due grandi errori individuali hanno condannato i partenopei alla terza sconfitta nelle ultime 5 gare. Milik non basta, e se ci si mettono le topiche di Manolas e Meret per il tecnico calabrese è evidente che ci sia ancora tanto da lavorare, soprattutto sul piano mentale, con una classifica che continua a piangere.

Ci Piace e Non Ci Piace: gli esordi degli allenatori e (ancora) i cori razzisti

Anno nuovo, allenatori nuovi per Genoa e Fiorentina e risposte importanti: i rossoblu di Davide Nicola lasciano l’ultimo posto in classifica con la vittoria di domenica ai danni del Sassuolo, mentre la Viola di Beppe Iachini è andata vicinissima alla vittoria al Dall’Ara, sfuggita all’ultimo secondo solo per una prodezza da posizione impossibile di Orsolini. Due ambienti che hanno bisogno di serenità potrebbero iniziare un periodo per portarsi via dalle brutte acque della zona retrocessione.

Male incurabile anche quest’anno sembra essere il razzismo, con protagonisti da ambo le parti non nuovi. Quello che è accaduto a Brescia nei confronti di Mario Balotelli è l’ennesimo segnale da non sottovalutare, che necessiterebbe del pugno duro da parte di tutti: dai giocatori alla Lega, fino alle società.

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Sport

Calcio, accordo quasi fatto per il passaggio della Roma a Friedkin

Pallotta cederà il club per una cifra di almeno 780 milioni, l’affare più costoso della storia del pallone italiano. Poi, senza rivoluzioni immediate, sotto (di nuovo) con lo stadio

Mirko Ciminiello

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James Pallotta e Dan Friedkin. Foto dal sito corriere.it

Il comunicato stampa dell’A.S. Roma, giunto all’una del mattino, è stato prevedibilmente interlocutorio. Emesso su richiesta della Consob (in quanto la società capitolina è quotata in Borsa), si è limitato a confermare la trattativa in corso tra il club presieduto da James Pallotta e il gruppo guidato dal magnate texano – ma di origine californiana – Dan Friedkin, affermando che non si è ancora giunti a un accordo definitivo. Accordo che, stando ai ben informati, potrebbe essere formalizzato nel prossimo mese di gennaio, il tempo necessario a redigere tutti i contratti.

Secondo i rumours, il passaggio di consegne tutto a stelle e strisce avverrà per una cifra intorno ai 780 milioni di euro (comprensivi dei 272 milioni di indebitamento e dei 150 milioni di aumento di capitale già deliberato), ma c’è chi ha ipotizzato un totale di oltre 900 milioni di euro: numeri che, in ogni caso, renderebbero l’affare il più costoso della storia del calcio italiano.

È probabile che Pallotta manterrà una quota di minoranza legata alla vexata quaestio del nuovo stadio, per cui sono previsti ancora tempi lunghi – il guaio atavico dell’attuale giunta grillina: con un’amministrazione neanche buona, ma appena decente, il progetto sarebbe già stato realizzato da anni, e con il bellissimo design originale.

Che vi sia un rapporto causale tra le due vicende lo aveva fatto capire lo stesso Pallotta in tempi non sospetti: era infatti il maggio 2017 quando, in occasione dell’addio al calcio di Francesco Totti, il presidente uscente aveva dichiarato che, se il nuovo impianto non fosse stato pronto per il 2020, «avrete un altro proprietario, perché non mi vedrete più da queste parti».

Detto fatto. E, a proposito di farsi vedere, dal momento che una delle principali critiche rivolte a Pallotta ha riguardato la gestione del club da oltreoceano, sembra invece che Friedkin voglia affidare il ruolo di presidente operativo al figlio Ryan, che dovrebbe trasferirsi nella Capitale per assicurare la presenza fisica della nuova proprietà.

Per il resto il management non dovrebbe cambiare più di tanto, almeno in un primo momento. La poltrona più traballante pare sia quella del vicepresidente Mauro Baldissoni, oltre a quella del mai amato Franco Baldini, che però agiva da consulente privato di Pallotta, più che della Roma. Si parla inoltre di tentativi per far tornare all’ovile, magari con ruoli all’interno dello staff tecnico, le storiche bandiere Totti e De Rossi – e non è detto che sarebbe un bene.

In definitiva, comunque, la questione che più interessa i tifosi (inclusi i leoni dell’etere) è la possibilità di tornare a competere per dei trofei – a Trigoria non se ne alza uno dalla Coppa Italia 2008. In tal senso, si moltiplicano gli appelli a non vendere i gioielli giallorossi, e possibilmente a comprare (finalmente) qualche campione.

Salvo imprevisti, la palla – è il caso di dirlo – sarà quindi nelle mani di Thomas Daniel Friedkin: 54 anni, dotato di un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di dollari, in gran parte derivanti dalla distribuzione e dalla vendita di auto Toyota – di cui ha l’esclusiva in cinque stati U.S.A. È inoltre proprietario di alberghi di lusso, produttore cinematografico (nel 2017 il suo The Square ha vinto la Palma d’Oro a Cannes), aviatore con tanto di licenza per il volo acrobatico (ha perfino pilotato un aereo durante le riprese del film Dunkirk) e partner commerciale degli Houston Rockets, il team NBA della sua città.

È anche impegnato in attività ambientaliste. Ma, se riporterà sorrisi e vittorie alla Maggica, forse glielo potremo perdonare. Carpe diem.

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Sport

Calcio, Roma a un punto dalla Lazio dopo il trionfo in casa Fiorentina

I biancocelesti giocheranno a febbraio per l’imminenza della Supercoppa a Riad contro la Juventus: che intanto chiude il 2019 in vetta alla classifica, ma in coabitazione con l’Inter

Mirko Ciminiello

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L'esultanza dei giocatori della Roma. Foto dal sito Il Giallorosso

In un turno anomalo, spalmato su cinque giorni che de facto corrispondono a due mesi causa Supercoppa d’Oriente Juventus-Lazio, era quasi inevitabile che facesse capolino almeno un risultato anomalo. Nella fattispecie, si è trattato della seconda sconfitta consecutiva del comunque sorprendente Cagliari di Rolando Maran che, forse ancora sotto shock dopo gli ormai famigerati sette minuti di recupero che avevano sancito la clamorosa rimonta laziale in terra sarda, ha ceduto con l’identico punteggio di 2-1 al cospetto di un’Udinese tornata finalmente a respirare. I rossoblù sono comunque rimasti in quinta posizione, in attesa di conoscere il risultato dell’Atalanta impegnata nel piccolo derby lombardo con il Milan: ma non hanno potuto celebrare la concessione della presidenza onoraria al bomber dello Scudetto 1970 Gigi Riva.

Isolani che, per di più, hanno visto allontanarsi ulteriormente il quarto posto della Roma, travolgente nell’1-4 di Firenze che è costato la panchina all’ex Vincenzo Montella. Un match segnato, per il fu Aeroplanino, da un numero ben preciso: 17 sono infatti i punti dei Viola alla diciassettesima giornata, e la grafia latina XVII, essendo l’anagramma di “vixi” (vissi, nel senso di “sono morto”), suonava come un fosco presagio dell’esonero concretizzatosi poi dopo il consiglio portato dalla notte al presidente gigliato Rocco Commisso.

Diciassette sono anche i gol subiti dai giallorossi di Paulo Fonseca (terza miglior difesa del campionato), momentaneamente a un punto dai rivali biancocelesti, che contro il Verona giocheranno a inizio febbraio: conseguenze della scelta della Lega Calcio di far disputare la partita della Sardegna Arena nel Monday night, rendendo impossibile l’anticipo della successiva gara degli aquilotti per via dell’imminente partenza per Riad (estemporanea sede della Supercoppa italiana). Decisione che ha indispettito non poco il tecnico juventino Maurizio Sarri, visto che i bianconeri hanno giocato – e vinto – nella Marassi blucerchiata scendendo in campo di mercoledì.

La Vecchia Signora ha comunque concluso as usual l’anno solare in vetta alla Serie A ma, come non accadeva da parecchie stagioni, si è ritrovata affiancata dall’Inter di Antonio Conte, per un 2020 che si prospetta decisamente più interessante delle ultime annate. I nerazzurri, pur privi dello squalificato Lautaro Martínez, hanno demolito senza patemi il malcapitato Genoa di Thiago Motta, che a sua volta vede la propria panchina estremamente traballante: il che, essendo pure lui un ex, potrebbe anche far pensare che il vero problema siano i trascorsi.

Il tecnico italo-brasiliano attende di capire se, a differenza di Montella, mangerà il panettone: già sapendo comunque, in caso di sospiro di sollievo, quale sarebbe la marca. Motta, naturalmente.

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Sport

Calcio, Barça-Real e la catarsi di un incontro senza tempo

“El Clásico”, pur terminando a reti inviolate, offre uno spettacolo emozionante in grado di riconciliare col mondo del pallone. Per questo è infinitamente più di una semplice partita

Mirko Ciminiello

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Il Camp Nou di Barcellona in occasione del Clásico. Foto dal sito di News Mondo

Nel calcio, com’è noto, ci sono varie partite importanti – e per ciò stesso molto sentite. Tra tutte, quelle che spiccano di più sono i derby, le sfide tra due team nati sotto lo stesso campanile: tanto che, sovente, match tra squadre la cui rivalità si può paragonare a quella interurbana vengono ribattezzati proprio in riferimento alle stracittadine – si pensi al Derby d’Italia, Juventus-Inter, o al Derby del Sole, Roma-Napoli.

E poi c’è “la” Partita, quella con la P maiuscola, quella per antonomasia, quella che oscura tutte le altre. L’incontro più bello del mondo, quello in cui confluiscono emozione e spettacolo, antagonismo e polemiche, sport e politica, quello che in 90’ sublima la bellezza di un’esperienza quasi mistica, che chi non è addentro alle segrete cose non potrebbe mai comprendere. Barcellona-Real Madrid. El Clásico.

Disputato a metà dicembre, anziché a fine ottobre, a causa dei disordini provocati dagli indipendentisti catalani (che comunque non hanno rinunciato a inscenare proteste e scontri), l’incontro per eccellenza si è disputato al Camp Nou con le due squadre appaiate in vetta alla Liga. Come sarebbero rimaste anche al termine del match – il numero 276, considerate tutte le competizioni e le amichevoli -, terminato a reti inviolate dopo ben 17 anni.

Ma il fascino eterno e immutabile del Clásico sta anche in questo: nel fatto che suggestione, eccitazione, trepidazione possono scaturire anche da uno 0-0 mai scialbo, mai banale. Perché c’è il centrale blaugrana Gerard Piqué che salva sulla linea l’incornata del capitano dei Blancos Sergio Ramos (da ieri primatista assoluto di presenze nella Grande Sfida, con 43 gettoni), che poi strozza allo stesso modo l’urlo di gioia del più forte giocatore al mondo, la Pulce Lionel Messi. C’è il terzino sinistro catalano Jordi Alba che non riesce a capitalizzare un pallone d’oro del Pallone d’Oro, e c’è il madridista Gareth Bale che si vede annullare la rete del possibile vantaggio per un fuorigioco millimetrico dell’assistman Ferland Mendy.

C’è il tempo di assaggiare il futuro quando, negli ultimi dieci minuti, entrano in campo due sicuri protagonisti della prossima decade (almeno), il diciottenne brasiliano del Real Rodrygo e il diciassettenne guineano del Barça Ansu Fati.

Ci sono le immancabili polemiche, nonostante il Var – anzi, proprio a causa del Var: che secondo gli ospiti avrebbe dovuto giudicare da rigore due interventi dubbi in area catalana sul difensore Raphaël Varane.

Ci sono i record, come quelli degli allenatori: Zinedine Zidane, uscito imbattuto dal fortino azulgrana per la quinta volta consecutiva, come non era mai capitato a nessun tecnico delle merengues; ed Ernesto Valverde, al settimo Clásico di fila senza sconfitta, impresa riuscita solamente a un mito vivente come Pep Guardiola.

E c’è, soprattutto, più di tutto, l’incanto struggente di una sfida senza tempo, della Partita che è sopra e oltre ogni partita, l’unica sempre in grado di riconciliare con il calcio: e il dispiacere sincero per quanti, da profani, non potranno mai godere dell’incomparabile catarsi suscitata dalla visione – anzi dalla contemplazione di un Clásico.

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Cronaca

Società, ecco perché l’Italia (non) è un Paese per furbetti

Si moltiplicano le operazioni contro le truffe sui badge e sul reddito di cittadinanza. E poi ci sono big come il commissario della Lega Calcio e il senatore M5S Lannutti che “dimenticano” i rispettivi conflitti d’interesse

Mirko Ciminiello

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Foto da Blog Sicilia

C’è un malvezzo (che se non è tutto italiano, poco ci manca) che consiste nel credersi sempre più furbi dei furbi, come avrebbe detto zio Paperone. È quella forma mentis tipica, per esempio, di tutti coloro che nel pubblico strisciano il proprio badge – o lo fanno strisciare a dei colleghi compiacenti – per poi dedicarsi a tutto tranne che al lavoro.

Il caso più recente è stato scoperto a Brindisi, dove 31 dipendenti della Regione Puglia sono stati indagati (e 28 sospesi) perché, dopo aver timbrato il cartellino, si allontanavano tranquillamente dagli uffici per accompagnare i figli a scuola, per fare la spesa o anche solo per sostare all’esterno della sede lavorativa. Ciò che fa davvero specie, considerato che si tratta dell’ennesima ripetizione di una serie di vicende tutte la fotocopia l’una dell’altra, è proprio il fatto che le disavventure altrui non insegnano nulla: ostinazione che si spiega solamente con il succitato atteggiamento, che culla in una falsa illusione di sicurezza quanti, colpevoli degli stessi illeciti, irridono magari gli ideali compagni di truffa che si sono fatti scoprire. Dimenticando che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

Saggezza popolare che vale anche per coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza pur non avendone alcun diritto. Nei giorni scorsi, per esempio, i finanzieri hanno smascherato un 40enne palermitano che contrabbandava sigarette, un fotografo cosentino che molto intelligentemente pubblicizzava i propri servizi sui social network, e perfino una donna che gestiva un B&B e che, con altrettanto acume, promuoveva a sua volta la propria attività su Internet.

Ma il pesce, si sa, inizia a puzzare dalla testa, e in tal senso ci sono due episodi davvero paradigmatici. Il primo viene dallo sport, e ha per protagonista Mario Cicala, ex magistrato e commissario ad acta della Lega Calcio in seguito alle dimissioni dell’ex presidente Gaetano Miccichè. Nominato a inizio mese con il mandato di traghettare il principale organo calcistico italiano verso nuove elezioni, Cicala è stato costretto a una precipitosa marcia indietro dopo appena due settimane: il tempo di verificare che nel suo curriculum non si menzionava una sciocchezzuola come il suo ruolo di supplente nel Consiglio di sorveglianza della Lazio del solito Claudio Lotito. Come se non accadesse mai che, nel momento in cui qualcuno assurge a ruoli di una certa visibilità, se ne spulciano vita, morte e (soprattutto) miracoli.

Particolare che, a quanto pare, era sfuggito anche a Elio Lannutti, fondatore dell’Adusbef, senatore del M5S e in predicato di diventare presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche: il quale aveva scordato di precisare che suo figlio Alessio è impiegato all’Ufficio Enti della sede romana della Banca Popolare di Bari, guarda caso l’istituto al centro dell’attuale bufera.

Dice d’altronde un altro proverbio che il diavolo (sempre lui) è nei dettagli. E dopotutto, e in modo particolare in questioni che riguardano la politica, dal conflitto ai conflitti d’interesse è un attimo. Un brindisi alla società civile: quella vera, of course.

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Sport

Calcio, sorteggi europei benevoli per le italiane, solo al Napoli è toccato il Barça

In Champions la Juve affronterà il Lione, l’Atalanta dei miracoli il Valencia. In EL Inter e Roma testeranno le rispettive ambizioni contro Ludogorets e Gent

Mirko Ciminiello

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Foto dal sito di Digital-News

Dice un antico adagio che il buongiorno si vede dal mattino: ma può anche capitare che faccia capolino all’ora di pranzo, se è quello il momento dei sorteggi delle Coppe europee. Certo, è decisamente troppo presto per cantare già vittoria, anche perché la storia insegna che avversari sulla carta abbordabili possono risultare più insidiosi di quelli dal grande nome: ne sa qualcosa la Juventus, che nella scorsa edizione della Champions League, dopo aver superato l’ostacolo Atletico Madrid, esultò prematuramente per l’accoppiamento nei quarti di finale con l’Ajax, che invece rise bene (poiché rise ultimo) dopo essere riuscito nell’impresa di espugnare lo Stadium.

Quest’anno, i bianconeri di Maurizio Sarri e Cristiano Ronaldo se la vedranno con il Lione guidato da una vecchia conoscenza del calcio italiano, Rudi Garcia. I francesi hanno chiuso il proprio girone di qualificazione alle spalle del Lipsia, ma stanno attraversando un momento molto complicato, come dimostra l’ottavo posto in Ligue 1 e, soprattutto, il grave infortunio occorso alla stella Memphis Depay, per cui si teme la rottura del crociato.

Sorte clemente anche per l’Atalanta che, dopo l’incredibile rimonta nel proprio gruppo (anche grazie al comune suicidio di Shakhtar Donetsk e Dinamo Zagabria), è stata abbinata al Valencia, attualmente settimo in Liga – ma a tre punti dal quarto posto, dopo aver fatto tremare il Real Madrid. I debuttanti nerazzurri di Gian Piero Gasperini non potranno sottovalutare una squadra che ha vinto il proprio raggruppamento davanti a Chelsea e Ajax, ma intanto ha evitato spauracchi come i detentori del Liverpool, il Bayern Monaco, il Psg o il Barcellona.

Non può dire altrettanto il Napoli ormai di Rino Gattuso, cui l’urna di Nyon ha riservato proprio i blaugrana di Lionel Messi: occasione di amarcord per Kostas Manolas, che con la maglia della Roma firmò il gol decisivo nel clamoroso 3-0 che completò la rimonta sui catalani due stagioni or sono. Finora gli Azzurri, con Carletto Ancelotti in panchina, hanno vissuto un’annata a due facce, tanto deludente in campionato quanto brillante in Europa (con quattro punti ottenuti complessivamente nei due match contro i campioni del Liverpool): al netto di fattori che rientrano nel novero di dietrologie e insinuazioni, il ruolo di underdog potrebbe paradossalmente aiutare, dal punto di vista mentale, Insigne & co., che se non altro potranno scendere in campo liberi da eccessive pressioni.

Quelle che inevitabilmente graveranno sull’Inter, capolista in serie A (in coabitazione con la Vecchia Signora) ma retrocessa in Europa League dopo il terzo posto nel girone alle spalle proprio della squadra di Ernesto Valverde, oltre che del Borussia Dortmund. Un risultato per cui la società, per bocca del vicepresidente Javier Zanetti, non ha nascosto un profondo rammarico: al tempo stesso, però, i nerazzurri di Antonio Conte avranno i favori del pronostico già a partire dai sedicesimi di finale, dove affronteranno i bulgari del Ludogorets, che “vantano” (si fa per dire) la peggior difesa tra i team qualificatisi dopo la prima fase del torneo, e che curiosamente hanno già calcato il prato di San Siro, nel medesimo turno della stessa competizione, uscendo sconfitti due anni fa al cospetto del Milan.

Coltiva ambizioni di grandezza anche la Roma, il cui Global Sport Officer Manolo Zubiria, ricordando che nessuna squadra italiana ha mai alzato la coppa (l’ultima fu il Parma nel 1999, ma era ancora la vecchia Coppa Uefa), ha dichiarato che il club di Paulo Fonseca «vuole interrompere questa tradizione negativa e portare a casa il trofeo». Primo ostacolo sulla strada dei giallorossi, che in Svizzera non erano teste di serie, i belgi del Gent, con cui c’è un precedente che risale alla primissima edizione dell’Europa League: nel 2009, al terzo turno preliminare, prevalse la Maggica con un complessivo 10-2 (e una vittoria per 7-1 in trasferta).

Da qui a febbraio, naturalmente, fin troppa acqua potrebbe passare sotto i ponti. Ma noi, da romantici (e campanilisti) quali siamo, vogliamo credere nel pokerissimo di vittorie italiane. Un passo per volta. Sognare, in fondo, non costa nulla.

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Sport

Da Juve e Inter in testa a braccetto alla Spal desolatamente ultima: tutti i temi della 16° giornata di Serie A

Ma anche la Roma che consolida il quarto posto, il Milan che rallenta ed un Napoli impantanato anche con Gattuso.

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In attesa della sfida ad alta quota tra Lazio e Cagliari, che può portare i biancocelesti a -3 dal primo posto, l’analisi della penultima giornata del 2019 ci riconsegna il pareggio a quota 39 delle due capoliste: probabilmente le scorie europee hanno lasciato il segno.

La difficile settimana dell’Inter: una situazione che sta presentando il conto

Al minuto 92 della sfida del Franchi crolla il castello faticosamente costruito dall’Inter, con la rete di Vlahovic. Contro una Fiorentina coriacea, in cerca di riscatto dopo 4 ko consecutivi con tanto di panchina di Montella in bilico, sono emerse tutte le difficoltà dei nerazzurri di questo periodo. Merito anche di Dragowski, con due splendide parate su Lukaku (anche se sulla seconda il belga poteva fare meglio), ma l’Inter comincia lentamente ad andare in debito d’ossigeno, anche per la mancanza di ricambi a centrocampo. Il gol preso su lancio lungo di Dalbert a 120 secondi dalla fine con la squadra un po’ troppo sbilanciata in avanti ne è la dimostrazione. Si chiude una settimana molto negativa con 2 pareggi in campionato e l’eliminazione dalla Champions League. A Conte l’obbligo di finire l’anno solare con una vittoria per ricaricare le pile in vista di un mese di gennaio tradizionalmente ostico per la Beneamata.

Col tridente pesante la Juventus fa paura

Da grandissima squadra qual è, la Vecchia Signora viene subito fuori dalla lunga notte di Roma. Passando per la vittoria infrasettimanale di Leverkusen, contro l’Udinese Sarri ha vinto sperimentando il tridente pesante con Higuain, Dybala e Cristiano Ronaldo. E per il tecnico toscano non c’è stato riscontro migliore di quello della prestazione odierna: al cospetto di una squadra che tuttavia non sta affrontando un buon momento di forma, i tre (pienamente recuperati fisicamente e mentalmente) hanno sfoggiato lampi di classe e di bel gioco, con una collaborazione che ha funzionato a meraviglia. Dietro altra grande prestazione per Demiral da non sottovalutare. L’aggancio in classifica c’è stato – per essere precisi sorpasso, in quanto a pari punti vale lo scontro diretto vinto a San Siro – e contro la Sampdoria a Marassi i bianconeri possono rimettere il naso avanti. Il testa a testa continua, ma sembra essere Sarri in vantaggio psicologico. Senza dimenticare una Lazio che potrebbe accorciare ancora di più questa sera nel Monday Night di Cagliari.

La Roma consolida il quarto posto, si stacca l’Atalanta

La lotta per il quarto posto passerà anche da Cagliari, ma nel frattempo la Roma supera la Spal 3-1 e aspetta il risultato della Sardegna Arena per vedere se può accorciare sui cugini biancocelesti oppure consolidare la propria posizione, fino a ieri in coabitazione con i sardi. Non è stata una passeggiata per la squadra di Fonseca che, nonostante un approccio migliore rispetto alla sfida di Europa League con il Wolfsberger, è andata sotto per l’ingenuità di Kolarov che ha regalato ai ferraresi il rigore trasformato da Petagna. Tuttavia dopo un’ora di gioco, i giallorossi grazie a qualche episodio – come il pareggio sul tiro di Pellegrini deviato da Tomovic ed il rigore conquistato da Dzeko e trasformato da Perotti – sono riusciti a ribaltare una situazione potenzialmente pericolosa e mostrano più carattere di quello mostrato contro gli austriaci giovedì: per il portoghese c’è ancora qualcosa da limare sul piano attitudinale.

Dalla lotta per il quarto posto si stacca momentaneamente l’Atalanta, che perdendo a Bologna scivola a -4 dai giallorossi. Anche per la Dea probabilmente un leggero calo di energie post-impresa ucraina, non aiutato dall’infermeria, che è costato caro al cospetto di un Bologna micidiale nelle ripartenze. Qualche rimpianto c’è per Gasperini in un finale di partita che stava per rimettere in sesto, ma il salvataggio di Danilo sul pallonetto di Barrow condanna i nerazzurri alla prima sconfitta in trasferta in campionato.

Milan a secco, Napoli a picco

Doveva essere una festa a San Siro, con i festeggiamenti per 120° compleanno del club. Per l’occasione sono tornati a San Siro grandi campioni del passato, ma la prestazione da campione è stata di Gianluca Pegolo, il secondo portiere classe ’81 del Sassuolo autore di 4 grandi interventi. E quando non ci è arrivato Pegolo, ci si è messa la sfortuna con i due legni colpiti da Leao in 5 minuti che hanno condannato il Milan allo 0-0 casalingo. L’amarezza rimane ma la squadra è in crescita, con un gioco che comincia a farsi vedere ed un Piatek più coinvolto nella manovra (anche se ancora a secco in zona gol).

Chi invece non cresce è il nuovo Napoli di Rino Gattuso, che al 90′ ha subito la beffa contro il Parma. Non gira niente per gli azzurri: il tecnico calabrese ha parlato di difficoltà dal punto di vista mentale, ma anche gli episodi non aiutano. Dopo una partita aggressiva, con un Sepe super ed un contropiede orchestrato da Gervinho il Napoli perde in casa per la terza volta in stagione contro squadre non di primissima fascia. Gattuso non poteva fare miracoli a tre giorni dal suo insediamento, ma occorre recuperare pienamente la testa dei suoi uomini, perché la classifica langue: col sorpasso degli emiliani, è ottavo posto in coabitazione con Torino e Milan e sono 11 i punti distacco dal quarto posto.

Ci Piace e Non Ci Piace: Mister Derby Ranieri e la Spal

La super rimonta del Verona col Torino (da 0-3 a 3-3 in un quarto d’ora) va sottolineata, così come la ripresa del Brescia ad opera del rientrante Corini, ma la “palma” di migliore questa settimana è di Claudio Ranieri, che inserendo Gabbiadini ha deciso il Derby della Lanterna. Prosegue il lavoro di risanamento del tecnico romano, che può vantare una statistica davvero positiva, ovvero l’imbattibilità nei derby: in 10 “allenati” ne ha vinti 9 con un pareggio.

De profundis invece per la Spal, uscita da Roma con zero punti ed alla terza sconfitta consecutiva. Andata in vantaggio ed in partita per un’ora, crolla nel finale e vede la zona salvezza distante sei punti. Ammirevole la scelta della società che ha dato fiducia allo storico tecnico spallino Semplici, in controtendenza con altre realtà (vedi Brescia), a Torino probabilmente l’ultima chance.

Photo Credits: Juventus Official Twitter Page

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Sport

Dall’impresa storica dell’Atalanta all’ennesima debacle europea dell’Inter: tutte le sentenze delle fasi a gironi per le italiane

Ma anche il paradossale obiettivo raggiunto dal Napoli, la qualificazione della Roma e l’eliminazione della Lazio: 5 squadre su 6 rimangono in Europa, di cui 3 in Champions

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Con il bilancio di 3 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte si chiude questa prima fase di coppe europee per le squadre italiane. Oltre al mero dato “da schedina” però, stavolta contano le classifiche e le sentenze emesse, e ce ne sono di tutti i tipi: dal sogno quasi insperato che si avvera all’incubo che si materializza ancora.

La clamorosa qualificazione dell’Atalanta, simbolo di cuore, testa e gambe

Alzi la mano chi, al termine delle prime tre partite dava chance alla Dea non solo di passare il turno, ma anche di qualificarsi come terza per “retrocedere” in Europa League. Invece, dopo un inizio di ambientamento (il 4-0 di Zagabria su tutti), l’Atalanta ha insistito nel fare il calcio che predilige, e dopo essersi sbloccata col City ha iniziato la sua favola. Il capolavoro si è concretizzato a Kharkiv con una partita coraggiosa fatta di testa, cuore e gambe nonostante le assenze in attacco e un Muriel non al 100%. La prima storica partecipazione si è trasformata così nella prima storica partecipazione agli ottavi di finale, scatenando la gioia dei bergamaschi e l’ammirazione dell’Italia intera. Il sogno continua.

Rimpianti e infortuni: Inter ancora una volta fuori ai gironi

Da Spalletti a Conte, l’Inter formato europeo non cambia marcia e ancora una volta viene eliminata ai gironi: manca gli ottavi dal 2011/2012. Ci sono alcuni punti in comune rispetto ad un anno fa, come l’essere arrivati all’ultima partita artefice del proprio destino ed il pareggio interno contro la squadra sulla carta più debole. Proprio questo è il rimpianto più grande per i nerazzurri: il pareggio di settembre con lo Slavia Praga, ripreso col gol di Barella, è costato 2 punti pesantissimi in ottica qualificazione. Così come il secondo tempo di Dortmund, da 0-2 a 3-2, vera doccia fredda per una squadra che aveva sì delle attenuanti, come il girone di ferro ed il centrocampo falcidiato dagli infortuni, ma che in queste due circostanze poteva e doveva fare di più per una qualificazione che nel complesso era alla portata.

Ora, visto il campionato punto a punto sulla Juventus, l’Europa League sembra più un fastidio che una vera e propria opportunità, anche se i nerazzurri avrebbero la possibilità di andare avanti. Tutto dipenderà dalla situazione di classifica a metà febbraio, dopo che l’Inter sarà chiamata ad invertire la tendenza nefasta di gennaio, vera croce nelle stagioni precedenti.

Napoli, il paradosso di un’esonero dopo la qualificazione

Chi invece può sfruttare l’opportunità degli ottavi di Champions, vista la classifica di campionato deficitaria, è il Napoli, che si è assicurato comodamente la qualificazione con la larga vittoria sul Genk. Si è vista la bella copia della squadra azzurra, o meglio la copia europea, perché la partita del San Paolo ha dimostrato come ci siano altri giocatori in Serie A. Passaggio agli ottavi da seconda, alle spalle del Liverpool campione in carica che non è riuscita a battere (ex) banda Ancelotti. Diventata ex perché dopo poco più di due ore la società ne ha annunciato l’esonero: una situazione paradossale e grottesca, culmine di tutto ciò che è accaduto nell’ultimo mese e mezzo, tra ritiri annunciati e inadempiuti, multe e panni sporchi lavati “in pubblico”. Toccherà a Gattuso ora ritrovare il sorriso e la compattezza in campionato e presentarsi a febbraio da possibile mina vagante degli ottavi di Champions: il Napoli ne ha tutte le possibilità, a patto che si presenti la bella copia.

Juve a passeggio a Leverkusen, con record di punti nel girone

Per l’unica squadra che non aveva nulla da chiedere in quest’ultimo turno, una facile vittoria alla Bay Arena di Leverkusen, che rappresenta un passo in avanti dopo la sconfitta di Roma. In piccolo la squadra di Sarri assomiglia al Napoli come differenza di prestazioni tra campionato e coppa: con 16 punti all’attivo (record di punti nella storia dei gironi) e l’unico intoppo a Madrid, al termine di un’ottima prestazione. Ora inizia il bello per la Juventus: prima in campionato con l’obiettivo di risuperare l’Inter, poi a partire dagli ottavi con alcune insidie che si possono nascondere nel sorteggio.

Pochi sorrisi per le romane in EL: Roma avanti a fatica, Lazio eliminata

Una serata che doveva essere tranquilla all’Olimpico, si è rivelata oltremodo sofferta per la Roma, che termina con un pareggio contro gli austriaci del Wolfsberger il proprio girone. Con il contemporaneo successo del Basaksehir sul campo del Borussia Monchengladbach, l’eliminazione per la squadra di Fonseca era appena ad un gol di distanza. Scampato pericolo sì, ma la Roma scesa in campo sembrava avere la mentalità di una squadra già qualificata: errori che in futuro potrebbero essere pagati carissimo. Sfumato il primo posto nel girone (seconda alle spalle dei turchi battuti 4-0 all’andata e 0-3 al ritorno), l’urna potrebbe nascondere brutte sorprese.

Chi invece deve salutare l’Europa definitivamente è la Lazio di Simone Inzaghi. L’impresa, va detto, era molto complicata, visto che i biancocelesti dovevano sperare nella vittoria del Celtic in Romania, ma a Rennes, al cospetto di una squadra che non aveva più nulla da chiedere, bisognava vincere. Nonostante abbia schierato la formazione titolare o quasi, la Lazio è sembrata da subito rassegnata al suo destino. D’altronde, la qualificazione è stata buttata al vento nelle prime partite del girone. Ora per Inzaghi all in sul campionato, dove la Lazio sta viaggiando a ritmi da record.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Twitter Page

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