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Cultura

I versi de L’INFINITO di Giacomo Leopardi a 200 anni dalla composizione

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L'INFINITO di Giacomo Leopardi. L'Italia si mobilita per far riecheggiare i suoi versi a 200 anni dalla composizione.

Le parole de “L’infinito” di Giacomo Leopardi a 200 anni dalla composizione sono riecheggiate in tutta Italia

 

Migliaia di ragazzi e di cittadini si sono ritrovati nelle scuole, nelle biblioteche, nelle piazze per recitare simultaneamente i versi di una delle poesie più note e amate della letteratura italiana in occasione di “#200infinito”, la giornata organizzata dal ministero dell’Istruzione, nata da un’idea di Olimpia Leopardi, realizzata con Casa Leopardi in collaborazione con la Rai e con il comune di Recanati.

2800 Gli studenti che con il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti e Olimpia Leopardi, hanno letto i versi davanti alla casa del poeta. “Leopardi – spiega il ministro Bussetti – è stato un genio. Nelle sue opere ha espresso e indagato le domande e le questioni centrali per ogni uomo. I suoi testi sono universali, superano secoli e confini geografici. Continuano a parlarci ancora oggi a duecento anni di distanza. Noi abbiamo il dovere di testimoniare la modernità e l’importanza del suo pensiero e della sua produzione. Ed è per questo che vogliamo celebrare – aggiunge – questo illustre poeta con una lettura collettiva: far uscire i versi de ‘L’infinito’ dai libri di scuola per rivivere nella voce dei nostri studenti. La poesia è una delle forme più potenti con cui l’uomo sta al mondo”.

Durante l’incontro, inoltre, sono stati premiati gli istituti vincitori del concorso nazionale “Il mio Infinito”, rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di stimolare la riflessione, la creatività e l’espressività degli studenti attraverso un percorso che li ha portati a cimentarsi con la propria visione di “infinito”. I versi sono diventati danza grazie all’interpretazione degli alunni dell’Istituto secondario di II grado ‘De Nittis-Pascali’ di Bari.

L’Infinito È una delle liriche più famose di Giacomo Leopardi. Il poeta la scrisse negli anni della sua prima giovinezza a Recanati, sua cittadina natale, nelle Marche. Le stesure definitive risalgono agli anni 1818-1819.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

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