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Garlasco Tv: l’unica certezza sul delitto di Chiara Poggi

Spettacoli più simili alle antiche rappresentazioni del Processo del Lunedì by Aldo Biscardi, camuffati da inchieste giornalistiche

Quando l’Avv. Massimo Lovati, ormai divenuto guitto della scuderia di Fabrizio Corona  a seguito delle sue mirabolanti partecipazioni televisive,  riceveva la revoca del suo incarico di “frontman” del collegio difensivo di Andrea Sempio, quale indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, aveva fatto giusto in tempo a capitalizzare a suo vantaggio (anche il rifacimento della dentatura in Albania non è una cosa di poco conto visto il tariffario dei dentisti nostrani) tutte le “turbo-stronzate” “sognate” e  furbamente rifilate ai vari crime shows di tutte le reti televisive nazionali.

L’iperbolico avvocato del Foro di Pavia, amante del buon vino e delle corse ippiche, è stato per anni una delle star più istrioniche del “Gran Varietà del femminicidio” andato in onda sui molteplici palcoscenici dell’ex tubo catodico, condotto a turno o in contemporanea da velleitari anchormen e variegate soubrettes del Crime all’italiana a consumo della platea nazionalpopolare.

Queste ripetute e ripetitive rappresentazioni, da troppo tempo ci accompagnano fin dal mattino per tutta la settimana televisiva che in breve tempo ha visto rivoluzionato il palinsesto di qualsivoglia emittente per favorire una massiccia raccolta pubblicitaria dati gli indici di ascolto garantiti sempre più al rialzo.

Spettacoli più simili alle antiche rappresentazioni del Processo del Lunedì by Aldo Biscardi, camuffati da inchieste giornalistiche (piuttosto sgangherate al di là di qualche rara eccezione) con l’imbellettata partecipazione di criminologhe “in fashion”, molto più attente al proprio look glamour che alla scena del crimine, genetisti non più invidiosi degli infettivologi di covidiana memoria, giornalisti di cronaca nera fino ad oggi oscuri e sconosciuti che hanno colto l’occasione per rifarsi look e guardaroba e rinfrescare i propri profili social fermi ai primi anni di FaceBook.

Infine gli avvocati, di primo e/o di antico pelo, pronti a sbranarsi per un ruolo da protagonista fin troppo attratti, insieme a qualche  ufficiale dell’Arma dal lessico approssimativo, dalla popolarità regalata da una telecamera e molto raramente dal desiderio di giustizia!

Eppure, proprio le maestranze di queste compagnie da Circo Barnum sembrano  essere le uniche capaci di far vendere spazi pubblicitari a manetta sfruttando il filone televisivo del momento. La famiglia Poggi avrebbe tutte le ragioni di chiedere le royalties sull’enorme giro commerciale creatosi nel nome di Chiara, così come tutti i personaggi viventi coinvolti, loro malgrado, nell’omicidio del secolo .

Con la caduta di qualunque forma di decoro e di riservatezza data l’oppressiva necessità di rinnovare l’attenzione del pubblico dal telecomando facile, la dovizia di particolari sempre più sanguinolenti, piccanti, pruriginosi e violenti, sovente usati senza che ci sia una effettiva necessità narrativa, sembra travalicare qualunque misura che buon senso e rispetto per una giovane donna morta in modo così cruento imporrebbero in ogni dove.

 Il canovaccio è sempre lo stesso: si trattano in primis i casi “di contorno”, quelli con le vittime di serie B, comunque morte ammazzate ma prive dell’appeal che solo la vicenda di Garlasco ha saputo creare. Ed infatti, dopo l’ascolto frettoloso dei casi “spalla”, a conclusione della performance dell’opening act di turno (giusto il tempo per “scaldare” il pubblico), arriva finalmente la band principale con tutto il repertorio  costituito dalle “hits” più amate dal pubblico. Ed il concerto vero e proprio ha inizio……

Cosicché l’anima gentile di Chiara Poggi, la cui immagine di copertina di questo interminabile LP risulta essere sempre più sbiadita, è costretta a rivivere da troppo tempo il suo giorno della marmotta che coincide con quel 13 agosto 2007 in cui veniva uccisa nella propria casa, massacrata da molteplici colpi inferti probabilmente con armi diverse, il cranio fratturato, fatta strisciare agonizzante tra l’odore acre del suo stesso sangue per essere infine abbandonata sull’angusta scala che porta alla cantina.

Tutto questo strazio non basta a fermare (piuttosto la alimenta) la macchina infernale della comunicazione televisiva (RAI compresa) scandita dal puntuale ordine programmato degli spot pubblicitari, in cui si alternano morte e vita felice da “mulino bianco”,  sangue e salsa di pomodoro, efferata violenza domestica e giovani coppie felici di condividere un risotto precotto, lame e corpi contundenti che affondano nella carne e biscotti inzuppati nel latte del mattino.

E poi ancora, come se non bastasse, sono arrivate improbabili “influencer” in lingerie e tacchi a spillo pronte a soddisfare il variegato pubblico della Rete sempre desideroso di “interagire” con le Stories di uccisioni misteriose e dal colpevole incerto .

Il fondo si è toccato (ma solo momentaneamente) in un faccia a faccia stupefacente tra  il “Giudice” di “Ballando con le Stelle” Selvaggia Lucarelli e l’Avv. De Renzis. La prima, tra un sorrisetto sarcastico e l’altro, in evidente stato confusionale quanto a luogo e argomento, pretendeva di trattare l’Avvocato penalista, oggi il più popolare d’Italia, come se fosse Barbara D’Urso o la Sig.ra Coriandoli in gara, commentando i processi e le nuove indagini del massacro di una giovane donna come una prova mal riuscita di un Paso Doble nello show del Sabato sera. Il secondo, dopo mesi di confronti con magistrati, colleghi, consulenti tecnici, giornalisti di settore e scienziati forensi, con lo smalto dei giorni migliori ormai abbondantemente logorato, sembrava quasi rimpiangere le giornate senza gloria mediatica, trascorse nelle anguste aule di Tribunale.

E Chiara? Ormai divenuta familiare all’Italia tutta, sembra non essere mai morta. O meglio, sembra non aver mai avuto vita diversa da quella che sta vivendo da morta. Anche i suoi familiari, che incredibilmente continuano a vivere negli stessi luoghi dell’efferato delitto, sembrano resistere alla tentazione di vedere riscritta una storia diversa da quella a cui si sono aggrappati, malgrado su Andrea Sempio emergano continuamente seri indizi sul suo possibile coinvolgimento. E poco importa se Alberto Stasi potrebbe essere innocente.

Lui è l’assassino, punto e basta! (così recita una sentenza ormai passata in giudicato basata su indagini degne della più remota Repubblica delle Banane).

E nello stupore generale in occasione dell’udienza del 16 maggio 2025 per l’incidente probatorio davanti alla GIP Dott.ssa Garlaschelli, dove le parti (i legali del nuovo indagato Sempio, i legali della famiglia di Chiara Poggi, parte offesa, e i legali del già condannato Stasi) si confrontavano sull’estensione dell’elenco di soggetti da sottoporre ai prelievi del DNA per le dovute comparazioni, soprattutto “ad excludendum”, sono risuonate le parole del PM aggiunto Dott. Stefano Civardi, che con meraviglia e sconcerto (tanto da  dichiarare di trovarsi di fronte “ad un mondo al contrario”) contestava le memorie presentate dai legali dei Poggi in quanto miravano ad un incidente probatorio diverso da quello richiesto dal PM.

Di fatto non allineavano alla Procura come se fossero la difesa dell’indagato Sempio e non quella della persona offesa, che solitamente è presente nel processo per far valere le proprie ragioni nei confronti dell’indagato (probabile imputato).

La richiesta dei legali della famiglia Poggi di non includere nelle comparazioni il DNA di Stasi, ma di allargare nelle comparazioni il DNA di tutti colori presenti nella scena del crimine che in qualche modo possano aver contaminato le dita di Chiara (investigatori, paramedici del 118, medico legale e tecnici) veniva aspramente contestata dal PM e lo scontro che ne derivava con la famiglia Poggi  è senza precedenti.

Infatti, le iniziali critiche dei Poggi sulla nuova indagine della Procura su Sempio (definite dai familiari della giovane Chiara “stravaganti”) si facevano sempre più accese fino a provocare  un vera e propria disputa durante l’incidente probatorio tanto che il Dott. Civardi parla della volontà dei Poggi di “formare” una prova “mutilata”.

Solo con la conclusione di queste nuove indagini si potrà forse dare una spiegazione al “particolare” atteggiamento della famiglia Poggi e dei suoi professionisti incaricati a sostenerne le ragioni.

 Per quanto da criminologo investigativo, ahimé di sesso maschile, abbia competenza ed esperienza sul campo soprattutto per reati societari e crimini tipici dei colletti bianchi, posso dire che quello di Chiara Poggi rischia di restare comunque l’ennesimo delitto irrisolto (compreso vecchie ed eventuali nuove condanne). Forse, nemmeno  una piena confessione dell’assassino potrebbe cancellare ogni ragionevole dubbio sull’identità del colpevole ( o forse dei colpevoli) e del suo reale movente.

Tale risultato è “solo” la conseguenza delle precedenti indagini, raffazzonate e piene di errori talmente madornali che quasi si spera siano stati commessi per dolo e non per incompetenza o superficialità. Permane comunque il sospetto che molti altri delitti commessi in tutta Italia siano stati “gestiti” allo stesso modo e che troppi siano i “colpevoli” mai identificati o, ancor peggio, erroneamente condannati. Di certo, quando questa aberrante storia volgerà al termine o “stancherà” la massa che si collega ai media, saranno in molti a rimpiangere le “stagioni” della mitica serie che Garlasco TV ha regalato ai suoi innumerevoli fans. A meno che… Attenti all’ effetto “Copycat”.