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Garlasco, i 30 mila euro spariti: l’appunto che riapre il caso Venditti-Sempio. La ricostruzione

La frase trovata su un bloc notes – “Venditti gip archivia x 20,30 euro” – è stata sequestrata durante la perquisizione eseguita il 14 maggio scorso a casa Sempio

Il ritrovamento nel maggio scorso di un appunto manoscritto – "Venditti Gip archivia x 20,30 euro" – nel domicilio della famiglia Sempio è diventato il punto di partenza per un nuovo filone nell’ormai annoso intrigo giudiziario di Garlasco. Quel piccolo biglietto, apparentemente privo di peso, ha agitato equilibri e sospetti, sollecitando perquisizioni nelle abitazioni dell’ex procuratore di Pavia, dei genitori del sospettato e di ex operatori della polizia giudiziaria. Dietro quel "20,30 e-uro" (lettura piena: 20-30 mila euro), gli inquirenti ipotizzano un “accordo illecito” per facilitare l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio, 37 anni, oggi al centro della (ri)riapertura del caso sul delitto di Chiara Poggi.

Caso Garlasco: da appunto minimo a indizio cruciale

La frase trovata su un bloc notes – “Venditti gip archivia x 20,30 euro” – è stata sequestrata durante la perquisizione eseguita il 14 maggio scorso a casa Sempio dal nucleo investigativo di Milano. Non si tratta di un semplice scarabocchio: dagli inquirenti è interpretato come una traccia di quel “follow the money” che spesso guida sulle piste più corpose.

La difesa ha provato a interpretarlo come una nota relativa a marche da bollo — ovvero costi legati a copie o atti legali — come sostenuto dall’avvocata Taccia e dai familiari Sempio. Ma il suo ritrovamento in un contesto investigativo sensibile ne fa un tassello che merita attenzione, soprattutto se incrociato con i flussi monetari emersi successivamente dai conti bancari della famiglia stessa.

L’ipotesi degli inquirenti: quel promemoria avrebbe indicato una somma concordata, da corrispondere per ottenere la chiusura dell’indagine a carico di Sempio come indagato del delitto Poggi.

Soldi che “passano”: le movimentazioni bancarie sotto la lente

Il biglietto è solo l’innesco. Dietro, gli investigatori della Guardia di finanza (compresi gli uomini del Gico di Brescia e Pavia) hanno passato al setaccio i conti correnti familiari. Tra il dicembre del 2016 e il giugno 2017 — periodo coevo con l’apertura ufficiale dell’indagine (anche se formalmente la discovery avvenne solo l’8 febbraio 2017) — sono emersi flussi sospetti: assegni dalle zie paterne che hanno impiegato oltre 40 mila euro. Di questi, 43 mila euro sono stati bonificati a Giuseppe (padre di Andrea), con prelievi in contanti di 35 mila dove i movimenti erano “del tutto incongrui” rispetto alle abitudini bancarie della famiglia. Ulteriori 5 mila sarebbero transitati verso uno zio, anch’essi prelevati.

Una parte residua, circa 6 mila euro, risulta essere finita in bonifico verso Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma e oggi consulente della difesa Sempio. Quel bonifico «in chiaro» (ovvero tracciabile) è l’unico elemento che emerge con chiarezza da questi flussi, mentre gli altri 30 mila, per gli investigatori, si “sono volatilizzati”.

È questo scenario di transiti bancari anomali che gli inquirenti reputano compatibile con l’ipotesi della corruzione in atti giudiziari: somme “incongrue” — per chi le ha versate — che vanno ultimate o giustificate in modo convincente.

Le anomalie nell’archiviazione del 2017: omissioni, contatti “opachi” e trascrizioni mancanti

Il presunto accordo monetario è solo un pezzo del mosaico che gli inquirenti cercano di ricomporre. Ci sono elementi che riguardano il modo in cui venne condotta l’indagine di archiviazione nel 2017. Il decreto autorizzativo delle perquisizioni cita “omissione della trascrizione” di passaggi rilevanti nelle intercettazioni ambientali tra Sempio e le autorità, la brevità dell’interrogatorio del 2017 e contatti “opachi” tra Sempio e ufficiali della polizia giudiziaria (i carabinieri in servizio alla sezione PG, oggi in pensione: Giuseppe Spoto e Silvio Sapone).

Ad esempio, in un dialogo captato nel 2017 Giuseppe (padre) dice al figlio:

«Per pagare quei signori lì, i soldi dovevano muoversi senza lasciare traccia».

Oppure: «Comunque ha detto che ti chiederà le cose che sono state depositate». «Sì, lo so, lo so». «Se ti infila dentro qualche domanda che non… dici: guardi, io non mi ricordo».

Frasi che lasciano intendere una conoscenza preventiva dei temi d’interrogatorio, un comportamento che stride con principi di parità processuale. Ancora, secondo il decreto, c’è l’anomalia che l’archiviazione fosse stata richiesta da Venditti il 15 marzo 2017 e concessa dal gip il 23 marzo, ma l’appunto ritrovato reca la data “febbraio 2016” (con probabile errore nella dattiloscrittura).

Questi aspetti concorrono a innescare il sospetto che, alla base dell’archiviazione, ci sia stato più che un mero mancato riscontro probatorio: una “decostruzione” dell’indagine con omissioni significative.

I protagonisti sotto inchiesta: Venditti, Sempio e i familiari

In questo nuovo filone – coordinato dalla Procura di Brescia su delega – è finito iscritto nel registro degli indagati Mario Venditti, già Procuratore capo a Pavia e oggi in pensione (con incarico al Casinò di Campione d’Italia). Viene contestata la corruzione in atti giudiziari: ovvero aver ricevuto indebitamente denaro (nell’ordine stimato di 20-30 mila euro) per agevolare l’archiviazione del procedimento Sempio nel 2017.

Venditti ha negato ogni addebito, dichiarandosi «offeso come uomo e magistrato» e affermando di aver servito lo Stato per 45 anni senza mai accettare soldi o favoritismi. Ha ribadito che, se fosse chiamato a decidere di nuovo, chiederebbe l’archiviazione allo stesso modo.

I genitori di Andrea Sempio, interrogati per ore nella sede della Guardia di Finanza di Pavia, respingono ogni accusa: «Mai dato una lira a Venditti», ha affermato la madre. Il padre ha sostenuto che quei movimenti relativi a depositi o prelievi fossero spese per i tre legali che rappresentavano la famiglia nel corso degli anni. Ha inoltre spiegato di prendere appunti su tutte le spese quotidiane — additando l’appunto sequestrato come una “nota spese generica” (anche per le bollette) priva di significato.

Per quanto riguarda gli ex carabinieri Spoto e Sapone, le perquisizioni sono passate anche nelle loro residenze. Gli inquirenti contestano a Spoto una durata “incongrua” nell’eseguire una notifica e a Sapone presunti contatti con Sempio anche in assenza di motivazione investigativa correlata.

Sebbene nessuno dei due sia per ora iscritto nel registro degli indagati per questo filone, il loro ruolo operativo nel 2017 è oggetto di accertamento.

Il delitto Poggi, una sentenza confermata e la revisione in corso

Il caso di Garlasco affonda le sue radici nel 2007, quando Chiara Poggi fu trovata uccisa nella sua abitazione. Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto. Negli anni successivi sono emerse critiche sulle modalità investigative, sugli errori nei rilievi e sull’influenza dei media.

Qualche anno fa, la difesa di Stasi presentò perizie che avrebbero identificato tracce di DNA riconducibili a un’altra persona: l’amico del fratello di Chiara, Andrea Sempio. In un primo momento, la Procura di Pavia archiviò quell’ipotesi, ritenendo la perizia difettosa. Nel 2025 l’inchiesta è stata riaperta, l’avviso di garanzia notificato a Sempio, con analisi forensi ritenute oggi più attendibili.

La nuova indagine su Venditti si inserisce in questo scenario più ampio: non è un capitolo isolato, bensì una possibile carta chiave per chiarire se, nel primo filone investigativo del 2017, ci siano state omissioni dolose, coperture o accordi illeciti per ostacolare la verità processuale.

Quel che resta da verificare e i tempi dell’inchiesta

Da qui in avanti, la Procura di Brescia ha chiesto e ottenuto per i periti dell’incidente probatorio una proroga di 70 giorni per completare gli accertamenti. Il gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha accolto la richiesta.

Tra gli aspetti da chiarire:

L’esito di quei 70 giorni potrà segnare una svolta nel corridoio giudiziario di Garlasco, e forse riaccendere la speranza di una lettura più limpida del delitto Poggi.