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Da ieri la conferma: quando ci sono Federer e Nadal il tennis è alla sua quintessenza

© Wimbledon Official Facebook Page

La semifinale di Wimbledon ha mostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che se sono loro i protagonisti, questo sport raggiunge un livello superiore

“In alto. Molto in alto. È decisamente uno dei miei match preferiti. Perché era Rafa, perché era Wimbledon, perché il pubblico alla fine è impazzito”

Roger Federer, al termine del match contro Rafa Nadal

 

È la risposta alla domanda, fatta in conferenza stampa, “dove metti questa partita nel tuo record personale di Wimbledon?”. Ed è possibile usare questa la risposta per un’altra domanda, molto più generale: cos’è Federer-Nadal, il cosiddetto “Fedal“. 

Perché il 40esimo scontro tra i due, undici anni dopo una delle finali più belle della storia del tennis, si colloca in una dimensione a sé, che non può appartenere a nessuna partita di questa stagione, in nessun altro tennista contemporaneo. Ci scuserà Novak Djokovic, che poco prima ha fatto una grande partita contro il coriaceo spagnolo Bautista-Agut, battendolo in 4 set e raggiungendo la sua 25esima finale negli Slam.

L’aria che si respira nel tempio del tennis, il fattore “rivincita” dopo la semifinale di 35 giorni prima al Roland Garros, la voglia di entrambi di superarsi, ancora una volta, per merito dei colpi dell’avversario. Con un Rafa che nella superficie di casa non ha lasciato scampo a Roger, con lo svizzero che vuole dimostrare lo stesso nel suo “giardino” – non al suo massimo splendore, visto il deterioramento a fondo campo.

Ebbene, tutti questi elementi si sono fusi in tre ore e due minuti che hanno confermato tutte le attese della vigilia. E stavolta, non servono i numeri a spiegare la partita – se proprio se ne vuole citare uno, i 32 vincenti di Nadal e i 51 di Federer, numeri superiori agli errori non forzati, simbolo del livello di tennis che hanno raggiunto.

La rimonta nel tie-break del primo set di Federer, la reazione d’orgoglio di Nadal nel secondo, il gioco d’anticipo e anche di difesa di Roger, aiutato da un rovescio brillantissimo, la resistenza di Rafa nei tre match point annullati (soprattutto il terzo, uno degli scambi più belli dell’intero torneo).

Tutto questo in un centrale di Wimbledon, tendenzialmente calmo e silenzioso (come un vero e proprio tempio), che si è esaltato man mano, ed ha alzato i decibel quasi in sincronia con i colpi dei due protagonisti.

Il match point che ha regalato a Roger Federe la 12° finale a Wimbledon

Ed il quarto match-point, conclusosi con un rovescio di Nadal troppo lungo, ha rappresentato l’epilogo perfetto: l’All England Club che scatta in piedi, Federer che alza le braccia al cielo ed esulta come se avesse vinto il torneo, la sincera stretta di mano tra i due (in alto), per due atleti così rivali in campo, così rispettosi dell’avversario fuori.

Sono tutti piccoli elementi, spesso ricorrenti in ogni partita di tennis, ma quando a giocarsi la vittoria sono loro, il tutto ha un significato diverso, una forza superiore. Grazie Roger, grazie Rafa. Alla prossima, indimenticabile, battaglia che rappresenta la quintessenza del tennis ed una delle rivalità più belle nella storia dello sport.