Fast Confsal ridisegna la priorità trasporti: più regia, più lavoro, più velocità sui fondi

Dal convegno Fast Confsal una piattaforma nazionale su trasporti, lavoro, PNRR e TPL: ecco le urgenze indicate per il Paese
Di Redazione
Treni, Stazione Termini

Il 12 marzo, nel convegno promosso da Fast Confsal, il tema dei trasporti è tornato a essere letto come grande questione nazionale. Non solo infrastrutture, dunque, ma crescita economica, tenuta territoriale, capacità industriale, qualità del lavoro e credibilità delle politiche pubbliche. “Italia velocemente connessa”, il documento presentato al convegno Fast Confsal, emerge una diagnosi severa: l’Italia si muove in un contesto globale instabile, ha davanti la finestra stretta del PNRR, sconta ritardi esecutivi e nel frattempo affronta una carenza di personale che mette a rischio la tenuta del sistema.

La platea dei relatori, aperta da Giovanni Luciano, Vincenzo Multari, Nicola Apostolico e Stefano Franucci e arricchita dagli interventi di Pietro Ciucci, Pasqualino Monti, Dario Lo Bosco, Nicola Biscotti, Rosalba La Fauci e la chiusura del segretario generale Pietro Serbassi, ha restituito il peso reale del dossier.

La policrisi che cambia il modo di leggere i trasporti

Fast Confsal parte da un presupposto che merita attenzione. I trasporti non sono più un settore tecnico da amministrare separatamente. Dentro la parola policrisi Fast Confsal raccoglie pressioni geopolitiche, incertezze economiche, tensioni commerciali, trasformazioni digitali, sostenibilità ambientale e nuovi bisogni logistici. La tesi è che questi fattori si sommano e si moltiplicano, costringendo il Paese a ripensare i collegamenti nazionali come infrastruttura di sistema e non come sequenza di interventi isolati.

Questa impostazione aiuta a capire perché la federazione metta nello stesso orizzonte alta velocità, porti, valichi alpini, aree interne, trasporto pubblico locale, bonus patente, digitalizzazione doganale e governance urbana della logistica. Negli interventi dei relatori c’è il tentativo di costruire una piattaforma integrata che tenga insieme la grande rete nazionale e le ricadute pratiche per imprese, lavoratori e utenti.

Il nodo centrale: la capacità dello Stato di spendere e decidere

La prima urgenza individuata riguarda la velocizzazione della spesa e l’attivazione dei cantieri. Fast Confsal chiede una rapida conclusione degli interventi ferroviari ai valichi, il completamento di varie direttrici AV/AC, l’avvio o lo sblocco di assi autostradali e ferroviari strategici, l’adeguamento degli interporti ai moduli europei e una ripresa della progettualità di sistema del MIT. Nella lista figurano anche il corridoio tirrenico, il Passante di Bologna, la Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone, segno che la piattaforma prova a saldare esigenze nazionali e opere molto concrete.

A rendere più urgente il tema è il livello di avanzamento del PNRR nel comparto. Il documento richiama una spesa del 34,3% sul totale disponibile, cioè 11,7 miliardi su 34,2, sottolineando il progresso limitato rispetto alla rilevazione precedente. In particolare vengono segnalati ritardi su capitoli ad alta rilevanza strategica: AV Salerno-Reggio Calabria, Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia, cold ironing nei porti nazionali e investimenti nelle ZES. La sostanza politica è chiara: non è più tempo di misurare i dossier solo in base all’annuncio, ma sulla capacità di trasformare stanziamenti in opere e servizi.

L’altra emergenza nazionale: il lavoro nei trasporti

Se il primo pilastro è la spesa, il secondo è il lavoro. Ed è forse il più difficile. Si parla apertamente di shortage strutturale di figure essenziali: circa 22 mila autisti per il trasporto merci, 10 mila autisti di autobus, 3 mila macchinisti. In parallelo, si segnala l’urgenza di aggiornare il personale alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale, elemento che trasforma la questione occupazionale in un problema di qualità delle competenze, non solo di quantità.

Il quadro occupazionale tratteggiato è complesso. La crescita prevista del 2,1% nel 2025 non basta a cancellare salari reali ancora inferiori al 2008, turnazioni gravose, rigidità organizzative, ricambio generazionale troppo lento e un forte squilibrio di genere. Il 68% delle imprese denuncia difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato, mentre la partecipazione femminile resta molto bassa, soprattutto nei ruoli operativi. Sono indicatori che dicono una cosa precisa: il settore cerca addetti, ma non ha ancora risolto il problema della sua attrattività sociale.

Per questo Fast Confsal propone misure non episodiche: rafforzare ed estendere il bonus patente, introdurre strumenti analoghi per i macchinisti, aumentare le campagne di orientamento verso le professioni del trasporto, sostenere formazione e aggiornamento e intervenire sulla qualità delle condizioni di impiego. È un impianto che mette insieme politiche attive, incentivi e contrattazione.

Trasporto pubblico, mobilità locale e diritti di cittadinanza

Nel dibattito pubblico nazionale il TPL viene spesso trattato come tema minore rispetto alle grandi opere. Fast Confsal rovescia questa gerarchia. Chiede un aumento dell’offerta di treni, metro, tram e autobus, un’accelerazione sulla spesa per infrastrutture e materiale rotabile, una revisione della governance e una riforma dei criteri di finanziamento. Il motivo è evidente: il diritto alla mobilità si misura prima di tutto nella qualità dei servizi ordinari.

I dati evidenziano che bus, tram e metro hanno recuperato i livelli del 2019, mentre il ferroviario regionale resta sotto i valori pre-pandemia. Nello stesso tempo si propone di superare la logica della spesa storica nel riparto del Fondo nazionale trasporti e di definire livelli essenziali di mobilità omogenei per area territoriale. È una proposta che, se tradotta in norma, toccherebbe il rapporto tra Stato, Regioni ed enti di governo dei bacini di mobilità. In altre parole, non un dettaglio tecnico, ma un nodo istituzionale di primo piano.

Le riforme che la federazione considera non rinviabili

Fast Confsal propone la reintroduzione effettiva del Piano generale dei trasporti e della logistica come strumento decennale di pianificazione, correttivi al Codice dei contratti pubblici, rafforzamento dei controlli nei subappalti ed eliminazione del ricorso ai subappalti a cascata, oltre a interventi sul riordino della governance del TPL e della city logistics. Il senso di questo capitolo è che senza una cornice nazionale coerente gli investimenti rischiano di procedere a strappi, con forte eterogeneità territoriale e scarsa leggibilità per operatori e cittadini.

Altrettanto significativa è la parte dedicata alla digitalizzazione della catena logistica, alle agevolazioni per aggregazioni imprenditoriali, al sostegno agli investimenti in AI e alle semplificazioni amministrative. La presenza nel confronto di dirigenti di Stretto di Messina, Enav, FS Engineering e Anav aiuta a comprendere la portata del passaggio: si sta discutendo di un possibile ridisegno delle priorità nazionali del comparto.

Dal convegno una pressione politica destinata a restare

La conclusione affidata a Pietro Serbassi, letta alla luce del documento “Italia velocemente connessa”, sembra indicare la volontà di tenere alta la pressione su Governo, Parlamento, gestori e grandi gruppi. Il messaggio è che il sistema dei trasporti va trattato come architettura strategica della competitività italiana. Se la spesa rallenta, se i lavoratori mancano, se i servizi locali restano fragili e se la governance continua a essere dispersa, il costo non sarà solo settoriale. Ricadrà sulla crescita, sull’equilibrio tra territori, sull’accesso ai servizi e sulla credibilità del Paese nella stagione successiva al PNRR.

Il convegno Fast Confsal del 12 marzo, almeno per i contenuti messi nero su bianco nell’opuscolo allegato, lascia quindi una traccia precisa: il dibattito sui trasporti non può più essere confinato al linguaggio dei tecnici. È ormai una questione di politica economica, politica industriale e politica sociale. E proprio per questo, da qui in avanti, ogni ritardo peserà di più.

Daniele Di Ciaccio

 
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Cronaca

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