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Politica

Fase 2, il nuovo Dpcm vieta ancora le Messe: e la Cei (finalmente) si ribella

Nota durissima dei Vescovi: “Violata la libertà di culto”. E il Premier Conte fa subito una (parziale) retromarcia: “Presto un protocollo per garantire le celebrazioni liturgiche”

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La libertà di culto è sacra. Una tautologia, certo, ma anche la cifra della nota diramata dalla Cei dopo l’ennesimo comizio a reti unificate del bi-Premier Giuseppe Conte. Un comunicato in cui l’episcopato italiano esprimeva tutta la propria perplessità e irritazione per i contenuti dell’ultimo Dpcm. Perché anche la pazienza dei cattolici ha un limite.

Il nuovo Dpcm che apre la fase 2

Domenica sera, l’ex Avvocato del popolo ha illustrato le misure del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che apre finalmente la fase 2. Un periodo che sarà contrassegnato dalla convivenza con il coronavirus, in cui sarà fondamentale mantenere lo stesso «comportamento responsabile» della fase 1.

Fin qui, ineccepibile. Anche se infatti i dati sono in costante miglioramento, l’Italia non è ancora uscita dalla pandemia. E, finché non avremo a disposizione una terapia e/o un vaccino, la curva del contagio potrebbe sempre risalire.

Poi, però, veniva la parte incriminata, quella riguardante le cerimonie religiose, per cui si confermava la sospensione. Con una sola eccezione: i funerali, per cui comunque si prevedeva una partecipazione massima di 15 persone. Non è dato sapere se l’eventuale sedicesima possa essere soppressa sul momento, onde poter risparmiare sulle esequie celebrandone due al prezzo di una.

Il Capo del Governo – o almeno Giuseppe 1 – ha fatto capire che tale provvedimento era stato caldeggiato dal Comitato tecnico-scientifico. Che infatti di lì a breve avrebbe ragliato a proposito di presunte «criticità ineliminabili» che però, guarda caso, permarrebbero quasi esclusivamente per la Santa Messa.

Fuori dal seminato

Alla faccia del Concordato e dell’articolo 19 della Costituzione, che tutela esplicitamente il «diritto di professare liberamente la propria fede religiosa». Un diritto ripetutamente calpestato durante il lockdown, come nel vergognoso episodio in cui i carabinieri hanno interrotto una cerimonia funebre nel Cremonese. Ignorando peraltro che si tratta di un reato punibile, in base all’art. 405 del Codice penale, con la reclusione fino a 2 anni.

In quell’occasione, in modo ancora più indegno, la Diocesi di Cremona non trovò di meglio da fare che stigmatizzare il comportamento del parroco “ribelle”. Così come fece, del resto, il quotidiano dei Vescovi: a conferma di una genuflessione al potere temporale che ha radici fin troppo salde.

Quando è troppo, però, è troppo. E, se Giuseppi ha continuato a uscire dal seminato, la Conferenza Episcopale Italiana si è finalmente decisa a uscire dal seminario.

Il disaccordo dei Vescovi

Se c’è un giudice a Berlino, ci può anche essere un porporato – anzi, più d’uno – nella Città del Vaticano. Ed era ora che rinfrancasse i fedeli sempre più sconcertati (non solo dalla vicenda contingente, ma non è questa la sede per approfondire la questione).

La Cei lo ha fatto con una nota dura fin dal titolo: Il disaccordo dei Vescovi. Un comunicato che si apriva ricordando le rassicurazioni del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese «per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto». Sempre, naturalmente, nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie.

Eppure, nonostante settimane di negoziati, il Dpcm «esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo». Ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

«I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale». Dal momento che, con buona pace di qualche showman e delle sue cadute di stile, andare in chiesa non è affatto come pregare in bagno.

Poi la stoccata. «Alla presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia». Che, tradotto dal clericalese, significa che la collaborazione va bene, ma essere presi per i fondelli no.

Le (contro)reazioni

Tempo pochi minuti dal tanto auspicato sfoggio gonadico, ed è arrivata la prima reazione politica di sostegno al comunicato episcopale. Paradossalmente, però, era un tweet della renziana Elena Bonetti, Ministro per la Famiglia. Che ha scatenato una ridda di commenti sarcastici, volti a ricordarle il suo ruolo governativo: come quello, laconico, della deputata di FdI Carolina Varchi.

Neppure il sempre condiscendente Avvenire ha potuto esimersi dal deplorare la misura dell’esecutivo rosso-giallo. Definendola una «ferita incomprensibile e ingiustificabile», una vera sorgente di iniquità.

«Sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no».

La replica più significativa, però, è arrivata da Palazzo Chigi – cioè da Giuseppe 2 – una volta capito di aver tirato troppo la corda. «La Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della CEI e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal Presidente Conte. Già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

Si vedrà. Intanto, è già positivo che i pastori abbiano abbandonato l’ecclesialmente corretto e ricondotto il BisConte sulla via della ragione. Per quella di Damasco, c’è sempre tempo.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

Politica

Politiche, chiude la campagna elettorale, vincerà l’astensione?

I partiti e le coalizioni che si contendono Palazzo Chigi sparano le ultime cartucce prima del silenzio pre-voto: ora la palla passa agli Italiani, che però secondo i sondaggi diserteranno in massa le urne

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Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sulla chiusura della campagna elettorale per le Politiche del 25 settembre. Il candidato consideri che:

Politiche, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

a) Giorgia Meloni, presidente di FdI e grande favorita di queste elezioni, ha affermato, come riporta Il Messaggero, che «costruiremo una Nazione fondata sul merito». Dopotutto, dalla Lega ai Lego è un attimo.

b) Ci informa il Corsera che il segretario dem Enrico «Letta punta sulla spinta dei sindaci del Pd». Perché è l’unico modo per far muovere il suo pulmino elettrico.

c) Carlo Calenda, leader di Azione e del Terzo Polo, come rileva Sky TG24 ha assicurato che «supereremo anche la Lega». E le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

d) Scrive Il Giornale che a Giuseppe Conte, presidente del M5S, è stato chiesto: «Rigassificatori a Piombino: sì o no?» Al che l’ex Avvocato del popolo ha risposto: «No, preferiamo quelli temporanei galleggianti». Proprio come il rigassificatore di Piombino.

Gli altri protagonisti della campagna elettorale per le Politiche

e) A proposito di Giuseppi, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha rivelato al Giornale che «averlo mandato a casa resterà per sempre uno dei più alti servizi che ho reso al mio Paese». Il che è tutto dire.

f) Il segretario del Carroccio Matteo Salvini, come riferisce l’ANSA, ha dichiarato che nell’eventuale futuro Governo di centrodestra «non vedo ruoli per Draghi». A parte come cavalcature in House of the Dragon.

g) Luigi Di Maio, numero uno di Impegno Civico, è tornato a spingere via social sul Salario Equo, «una misura da fare affinché ognuno venga pagato per quanto vale davvero». Bisogna riconoscere che è encomiabile la sua voglia di lavorare gratis.

Ciò posto, il candidato ha cinque secondi per spiegare come mai, secondo i sondaggi, alle Politiche 2022 il “primo partito” sarà l’astensionismo.

Elezioni Politiche
Elezioni Politiche

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Politica

Campagna elettorale, ultimo atto: chiusura con le “altre riforme”

Giustizia, Pubblica Amministrazione, digitalizzazione, infrastrutture: su queste tematiche, le proposte dei contendenti alle Politiche 2022 sono le più disparate

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Campagna elettorale, Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione
Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione

Da www.romait.it

Ultimo appuntamento con la nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche 2022. In questa puntata finale vengono esaminate le proposte riguardanti le “altre riforme”: ovvero, quelle che non avevano trovato spazio nelle edizioni precedenti.

Campagna elettorale, Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione
Riforme della giustizia e della Pubblica Amministrazione

Le “altre riforme” della campagna elettorale

Il fatto che in questa campagna elettorale il dibattito sia stato pressoché monopolizzato dalle riforme istituzionali non significa che fossero le uniche. Non foss’altro perché – per dire – i restyling della giustizia, della Pubblica Amministrazione e delle infrastrutture sono previsti dal PNRR, proprio come la svolta digitale.

In merito, il centrodestra intende semplificare il Codice degli Appalti, ammodernare e digitalizzare la Pubblica Amministrazione al fine di razionalizzarne il funzionamento. Oltre a potenziare l’alta velocità, realizzare grandi opere quali il ponte sullo Stretto, e sviluppare le infrastrutture digitali estendendo la banda larga in tutta Italia.

A livello di giustizia, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia punta su stop ai processi mediatici, diritto alla buona fama, razionalizzazione delle pene ed efficientamento su precetti e sanzioni penali. Ma, soprattutto, su un processo giusto e dalla ragionevole durata, la riforma del CSM e la separazione delle carriere.

Quest’ultimo è anche un obiettivo del Terzo Polo, come il contrasto alla «spettacolarizzazione mediatica» e il limite all’appellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado. Altre misure riguarderebbero poi il definitivo superamento delle correnti in magistratura, un sistema di valutazione delle toghe, riforme della custodia cautelare e del sistema penitenziario.

Carlo Calenda e Matteo Renzi mirano pure a completare l’Alta Velocità e migliorare la sicurezza della Rete Ferroviaria. Cuore del loro programma è però la digitalizzazione, da applicare anche alla PA per efficientarne i processi. Provvedimento che va di pari passo con l’eliminazione dei «tetti al salario accessorio per premiare la produttività» e l’azzeramento della burocrazia per anziani e disabili. Il tandem Azione-Italia Viva ha però in mente, in modo particolare, gli investimenti nella fibra e nel 5G. Accanto al supporto alle aziende innovative nascenti e alla «transizione digitale» delle imprese esistenti.

Le proposte di centrosinistra e M5S

Questi ultimi punti sono condivisi col centrosinistra, che in più chiede l’etichettatura digitale dei prodotti e il pieno controllo economico dei dati personali acquisiti dalle piattaforme online. Nonché un «Fondo nazionale per il diritto alla connessione digitale» che permetta tra l’altro l’acquisto di un computer a tutti gli studenti con reddito medio-basso. E, dulcis in fundo, la digitalizzazione della giustizia, per cui si auspica la «piena attuazione della Riforma Cartabia», finalizzata a una minor durata dei processi.

Il blocco a guida Pd pensa poi a istituire uno “Sportello virtuale della PA”, per la quale è previsto anche un «grande piano di assunzione». A rendere il trasporto pubblico gratuito per giovani e anziani, sostituendo anche i mezzi con analoghi a zero emissioni. E a completare le tratte ferroviarie ad alta velocità, stimolando al contempo lo sviluppo della mobilità ciclabile e pedonale in città.

Il M5S, invece, ritiene prioritari il contrasto alle mafie (tra l’altro completando la riforma dell’ergastolo ostativo) e la lotta alla corruzione. Ma anche il riconoscimento dell’accesso alla rete quale diritto costituzionale, la copertura nazionale con banda ultralarga e la creazione di una «banca dati digitale nazionale». E, infine, l’uso agevolato delle macchine elettriche, la «riconversione del parco auto privato circolante» e il biglietto unico integrato.

Termina dunque questo ciclo di analisi dei progetti degli aspiranti chigiani, a cui passa ora la palla (oltre che, naturalmente, agli elettori). Che vinca dunque il migliore! Per quanto, citando Nereo Rocco, potremmo aggiungere: speriamo proprio di no!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, le ricette su famiglia, natalità, giovani e sport

Dall’orizzonte del futuro all’arte dell’hic et nunc nei programmi dei principali partiti e coalizioni che si sfidano in queste Politiche 2022: (non) è un Paese per giovani?

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Campagna elettorale, Famiglia e natalità
Famiglia e natalità

Da www.romait.it

Per la nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi dei principali protagonisti della campagna elettorale, tocca ora alle proposte riguardanti famiglia, natalità e sport. Argomenti che hanno come comun denominatore l’orizzonte del futuro. E troppo spesso si scontrano con l’evidenza che l’Italia non è un Paese per giovani.

Campagna elettorale, Famiglia e natalità
Famiglia e natalità

Famiglia, natalità e sport in campagna elettorale

Se capita di frequente che la politica sia caratterizzata da eccessiva brevimiranza, in periodo di campagna elettorale diventa quasi inevitabilmente l’arte dell’hic et nunc. Col risultato che certi scenari, per loro natura disancorati dal tempo presente, rischiano di essere inadeguati, quando non del tutto utopistici.

In queste dinamiche rientrano sovente i progetti che riguardano i giovani, la famiglia, la natalità e anche lo sport. A questo proposito, il centrodestra chiede supporto alle associazioni sportive dilettantistiche e il potenziamento dell’impiantistica sportiva (anche scolastica e universitaria). E, sulla base di quanto avviene nei college americani, l’introduzione di borse di studio universitarie per meriti sportivi.

Inoltre, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia punta su asili nido gratuiti, riduzione dell’IVA su prodotti e servizi per l’infanzia, agevolazioni per le giovani coppie sul mutuo di acquisto per la prima casa. Nonché su sostegno alle famiglie con disabili e ai genitori separati o divorziati, finanziamenti per la formazione, il lavoro e l’imprenditoria giovanile, reintroduzione del “prestito d’onore” per gli universitari. Ma, soprattutto, sulla progressiva introduzione del quoziente familiare e sull’aumento dell’assegno unico e universale.

Le proposte degli altri poli

Quest’ultimo è anche un obiettivo del centrosinistra. Che in più intende erogare 10.000 euro ai 18enni per le spese per casa, istruzione e avvio di un’attività lavorativa, e 2.000 euro di contributo affitti agli under 35. Oltre a introdurre la retribuzione obbligatoria per stage curriculari, abolire gli stage extra-curriculari, azzerare i contributi per le assunzioni a tempo indeterminato fino a 35 anni.

Sul piano sportivo, il blocco a guida Pd pensa a istituire un diritto allo sport in Costituzione e un Ministero dello Sport. Ma anche far ripartire i “Giochi della Gioventù”, sburocratizzare interventi sulla modernizzazione degli stadi, abbattere barriere architettoniche e sensoriali in scuole e impianti sportivi.

Queste ultime due ricette sono condivise dal tandem Azione-Italia Viva, come l’incentivazione dell’imprenditorialità giovanile e il potenziamento dell’Assegno Unico e Universale. Inoltre, il Terzo Polo vuole potenziare il Bonus Asilo Nido e rimborsare spese educative e per servizi di baby-sitting, cura di genitori anziani o persone con disabilità. E propone di rendere più efficace il programma “Garanzia Giovani”, regolare i tirocini curriculari, semplificare l’accesso alle professioni, investire nelle competenze digitali.

Infine, il M5S mira a introdurre una pensione di garanzia per i giovani, il riscatto gratuito della laurea e incentivi all’imprenditoria giovanile. E a riproporre sgravi per l’assunzione di under 36 e per l’acquisto della prima casa per gli stessi under 36.

Diceva d’altronde James Freeman Clarke che «un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione». Alle Politiche 2022 l’ardua sentenza.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
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Politica

Campagna elettorale, il confronto tra i poli su cultura e turismo

Tutti i principali partiti e coalizioni del Belpaese puntano a promuovere e valorizzare il made in Italy: anche se le proposte assomigliano molto a un libro dei sogni

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Campagna elettorale, Turismo
Turismo

Da www.romait.it

Quali sono le proposte dei protagonisti dell’attuale campagna elettorale su cultura, turismo e più in generale il made in Italy? La risposta è nella nuova puntata della nostra rubrica di approfondimento tematico sui programmi degli sfidanti alle Politiche del prossimo 25 settembre. Programmi che in effetti, sulle questioni sopracitate, assomigliano molto a libri dei sogni.

Campagna elettorale, Turismo
Turismo

Cultura e turismo nella campagna elettorale

Sull’importanza della cultura – in generale – e del turismo – soprattutto in un Paese come l’Italia – nessuno può avere neanche il minimo dubbio. Più difficile, invece è la valorizzazione di tali attività, e non da oggi. Già gli antichi Romani, infatti, deploravano che litterae non dant panem (“la letteratura non dà pane”, nel senso che è difficile guadagnare dalle professioni intellettuali).

Questa premessa serve a illustrare la cautela con cui i principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale devono “maneggiare” queste materie. Col risultato, però, che, anche in questa circostanza, tra il dire e il fare rischia di esserci di mezzo (e non poteva essere altrimenti) il mare.

Le ricette “made in Italy

Così, il centrosinistra punta su tre piani nazionali per l’arte contemporanea, l’architettura contemporanea e il recupero e rilancio dei Borghi italiani. Inoltre, vuole potenziare l’offerta culturale nelle periferie, promuovere la completa digitalizzazione del patrimonio culturale e «un “Erasmus nazionale” legato ai temi culturali».

Il Terzo Polo, dal canto suo, mira a riattribuire allo Stato la competenza sul turismo, abbassare le tasse alle imprese del settore e potenziare la formazione negli istituti professionali. Nonché a istituire un carnet di 10 ingressi gratuiti per i luoghi della cultura, raddoppiare le donazioni private con fondi pubblici, finanziare librerie, stampa, cinema e settore audiovisivo.

Il M5S privilegia invece l’istituzione di una «piattaforma per l’incontro tra i bisogni dei turisti e l’offerta del territorio italiano». Ma anche un piano pubblico di assunzioni presso il Ministero dei Beni Culturali e una generica protezione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Infine, il centrodestra progetta di valorizzare la bellezza e le eccellenze dell’Italia, incluse le professionalità culturali e un’offerta turistica diversificata. Oltre ad auspicare la costituzione di reti di impresa del comparto turistico e il sostegno alla presenza del Belpaese nei grandi eventi internazionali.

Si tratta, come si vede, di ricette piuttosto fumose: ma almeno sono “made in Italy” – e scusate se è poco!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
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Politica

Campagna elettorale, le “armi di istruzione di massa” degli sfidanti

Assunzione dei docenti, sostegno agli studenti incapienti, libertà di scelta educativa, edilizia: le ricette dei principali partiti e coalizioni su scuola, università e ricerca sono curiosamente simili

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Scuola, Campagna elettorale
Scuola

Da www.romait.it

Continuano i nostri approfondimenti sui grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. In questa circostanza vengono messe a confronto le proposte dei duellanti su istruzione e formazione. Questioni scottanti su cui però – incredibile dictu – si registra un’insolita (e probabilmente unica) identità di vedute.

Scuola, Campagna elettorale
Scuola

Scuola e università in campagna elettorale

A un argomento massimamente divisivo come l’immigrazione era giusto farne seguire uno che unisse trasversalmente gli schieramenti. E, benché sembrasse un’impresa, lo abbiamo trovato nel trittico scuola, università e ricerca.

Su queste materie, infatti, obiettivi e ricette dei principali partiti e coalizioni impegnati nell’attuale campagna elettorale appaiono curiosamente simili. Dall’assunzione e stabilizzazione dei docenti all’adeguamento dei loro stipendi, dal supporto agli studenti incapienti alla formazione professionale, dall’ammodernamento dell’edilizia alla libertà di scelta educativa.

Armi di istruzione di massa

In più, il centrodestra punta a estendere il Buono Scuola (il contributo di alcune Regioni per l’iscrizione a istituti paritari o pubblici con una retta). Nonché a «favorire il rientro degli italiani altamente specializzati attualmente all’estero».

Il centrosinistra intende garantire l’accesso universale gratuito alle mense scolastiche, la gratuità dei libri di testo e del trasporto pubblico locale per gli alunni con reddito medio-basso. Oltre a istituire un Fondo nazionale per viaggi-studio, gite e doposcuola, estendere il tempo pieno e rendere «gratuita e obbligatoria la scuola dell’infanzia».

Queste ultime sono priorità pure del Terzo Polo, accanto all’ampliamento dell’obbligo scolastico a 18 anni e al potenziamento dell’educazione civica. Ma anche al «sostegno alla residenzialità» per gli studenti universitari fuori-sede e alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato a capitale interamente pubblico.

Infine, il M5S chiede la riduzione del numero chiuso nelle università e l’accesso aperto ai risultati delle ricerche accademiche. E vuole più psicologi e pedagogisti «per fornire un sostegno ai nostri ragazzi e a tutta la comunità scolastica».

Il sano sviluppo intellettuale e psico-fisico degli studenti, dopotutto, deve necessariamente essere la bussola di ogni politica pedagogica. Ed è giusto perseguirlo anche con delle… armi di istruzione di massa!

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
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Politica

Campagna elettorale, poli a confronto su sicurezza e immigrazione

In vista delle Politiche del 25 settembre, il centrodestra punta sui Decreti Sicurezza, gli altri sfidanti sullo Ius Scholae: e tutti concordano su lotta alla mafia e riqualificazione urbanistica

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Immigrazione, Campagna elettorale
Immigrazione

Da www.romait.it

Proseguono ulteriormente i nostri approfondimenti sui grandi argomenti della campagna elettorale per le Politiche 2022. In quest’occasione vengono messi a confronto i programmi dei principali partiti e coalizioni sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Due questioni da sempre estremamente divisive, che in queste settimane che precedono il 25 settembre non potevano che confermarsi tali.

Immigrazione, Campagna elettorale
Immigrazione

Sicurezza e immigrazione in campagna elettorale

Sulle tematiche della sicurezza e dell’immigrazione si registrano da sempre forti tensioni tra le forze politiche nostrane (e non solo). Con una netta separazione, in particolare, tra le posizioni del centrodestra e quelle degli altri tre poli, tra loro molto più affini.

La ricetta principale dell’alleanza Fdi-Lega-Forza Italia è il contrasto all’immigrazione irregolare, favorendo al contempo «l’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati regolari». Obiettivi da perseguire tramite controllo delle frontiere, blocco degli sbarchi, creazione di hotspot extra-europei (ma gestiti dalla Ue) per valutare le richieste di asilo.

A tal fine dovrebbero essere ripristinati i Decreti sicurezza di stampo salviniano e il poliziotto di quartiere, e rafforzati l’operazione strade sicure e la videosorveglianza. Nel programma c’è spazio pure per la lotta alle mafie, al terrorismo, allo spaccio e alla diffusione delle droghe, nonché per la riqualificazione urbanistica.

Le ricette degli altri poli

Gli altri contendenti di questa campagna elettorale puntano tutti sullo Ius Scholae (la cittadinanza per gli stranieri che abbiano completato almeno un ciclo di studi). In più, il blocco di centrosinistra vuole abolire la legge Bossi-Fini e allargare i corridoi umanitari, rigettando contestualmente la politica dei respingimenti. Chiede inoltre un «piano nazionale contro le mafie», investimenti «sulla professionalità delle forze di polizia» e interventi di riqualificazione urbanistica e sociale.

Il M5S ritiene invece prioritaria la lotta alla corruzione, in riferimento anche al controllo dei fondi del PNRR. E, di nuovo, il contrasto alle mafie, mediante il completamento della riforma dell’ergastolo ostativo e le misure di prevenzione personali e patrimoniali.

Infine, il Terzo Polo pensa a creare un Ministero per l’Immigrazione e un «Sistema europeo comune di asilo», e a potenziare la Procura nazionale europea in funzione anti-mafia. Oltre a distinguere tra profughi umanitari e migranti economici, istituire corsi intensivi obbligatori di lingua e cultura italiana per i migranti, e inasprire le leggi sulle armi.

Diritto e diritti, insomma, vicini e lontani come sovente accade ai punti di vista. Che non di rado, quasi ineffabilmente, diventano “punti di vita”.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, l’ambiente nei programmi dei quattro poli

Le ricette dei principali partiti e coalizioni vanno dalla gestione del dissesto idrogeologico alla lotta al climate change: affrontato però da tutti col solito approccio ideologico, affermazionista e politically correct

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Clima e ambiente, Campagna elettorale
Clima e ambiente

Da www.romait.it

Per la nostra rubrica di approfondimento dei grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre, è oggi il turno dell’ambiente. Un argomento che in queste settimane è stato declinato in modi diversi, ma su cui tra i poli si registrano più affinità che disparità. A partire da un approccio che segue pedissequamente – e, verrebbe da dire, ineluttabilmente – i dettami del politically correct.

Clima e ambiente, Campagna elettorale
Clima e ambiente

L’ambiente in campagna elettorale

Nei programmi di tutti i principali partiti e coalizioni impegnati nell’attuale campagna elettorale, un occhio di riguardo è stato riservato alla questione climatica. Su cui d’altronde, fin dallo scioglimento delle Camere, è stato un susseguirsi di proposte, alcune anche piuttosto estemporanee.

Per esempio, scrive Il Fatto Quotidiano, il leader azzurro Silvio Berlusconi ha assicurato l’impegno «a piantare ogni anno almeno un milione di alberi» in tutta Italia. In generale, il centrodestra mira poi a «contrastare i cambiamenti climatici», ridurre il consumo delle risorse naturali, promuovere l’educazione ambientale e la salvaguardia della biodiversità. Nonché a realizzare termovalorizzatori innovativi e sostenibili, intervenire sulle «aree a rischio dissesto idrogeologico» e incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico.

Questi ultimi due punti, così come la manutenzione delle foreste, sono obiettivi dichiarati anche del Terzo Polo. Che in più punta a ridurre i consumi energetici nell’edilizia, migliorando l’efficienza energetica degli edifici e aumentando il calore generato da fonti rinnovabili.

Una ricetta condivisa dal M5S, come l’idea di «prevenire i dissesti idrogeologici». In più, i grillini auspicano una “Società a 2000 Watt” (un modello secondo cui questo dovrebbe arrivare a essere il fabbisogno energetico pro capite). E tornano a chiedere lo «stop a nuove trivellazioni e nuovi inceneritori».

Infine, cuore del programma di centrosinistra è un «piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico», con interventi finalizzati ad aumentare la quota di rinnovabili. Ma, soprattutto, una «riforma fiscale verde», con premi per le imprese eco-friendly, riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente e compensazioni per famiglie e aziende vulnerabili.

Una premessa errata

Tutte queste ricette si basano sulla premessa che il climate change sia il risultato dell’attività antropica, che però è «una congettura non dimostrata». Come hanno dimostrato, dati alla mano, gli scienziati firmatari del documento “Clima, una petizione controcorrente”, che comprendono luminari del calibro di Antonino Zichichi.

Da ingredienti errati non possono che derivare ricette inadeguate, come ha potuto verificare a sue spese Enrico Letta, segretario del Pd. Il quale sta facendo il tour del Belpaese a bordo di un pulmino elettrico che però, come riferisce La Repubblica, lo ha clamorosamente lasciato a piedi.

Perché l’ideologia può anche assumere le sembianze della verità, e perfino conquistarsi il consenso del mainstream. Ma prima o poi verrà inevitabilmente smascherata, proprio come l’asino travestito da leone della fiaba di Jean de La Fontaine. Colpa o merito di una cosetta bizzarra e un po’ capricciosa chiamata realtà: contro la quale, con buona pace dell’affermazionismo, non c’è greenwashing che tenga.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, ecco i programmi sulle riforme istituzionali

In vista delle Politiche 2022, centrodestra e Terzo Polo invocano (in modi diversi) il Presidenzialismo: mentre centrosinistra e M5S puntano su sfiducia costruttiva e voto ai 16enni

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Parlamento e riforme istituzionali, Campagna elettorale
Riforme istituzionali

Da www.romait.it

Nuova puntata dei nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Quest’appuntamento verte sulle riforme istituzionali. Sulle quali si sono formati due assi, come minimo, inaspettati.

Parlamento e riforme istituzionali, Campagna elettorale
Riforme istituzionali

Il dibattito sulle riforme istituzionali

Benché di norma la questione delle riforme istituzionali non sia esattamente popolarissima, in questa campagna elettorale viene dibattuta con toni talvolta anche molto aspri. Basti pensare all’allarme lanciato, come riporta l’ANSA, da Enrico Letta, segretario del Pd, sugli “effetti collaterali” del combinato Rosatellum-taglio dei parlamentari. «È possibile che il 43% dei consensi dati al centrodestra si trasformi in un 70% dei seggi».

Al leader dem, come riferisce Libero, ha prontamente risposto via Twitter Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d’Italia e grande favorita delle Politiche 2022. La quale ha ricordato che la legge elettorale «è stata scritta e imposta dal PD», tant’è che prende il nome dall’ex deputato democratico Ettore Rosato (ora in Iv).

Il confronto tra i programmi nella campagna elettorale

La vera partita, però, riguarda due particolari istanze, attorno alle quali si sono registrate delle singolari affinità (è il caso di dirlo) elettive. La prima è il Presidenzialismo, obiettivo dichiarato tanto del trio FdI-Lega-Forza Italia che del tandem Azione- Italia Viva – sia pure con diverse declinazioni. L’alleanza di centrodestra, infatti, auspica l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, oltre al riconoscimento delle Autonomie e all’attuazione «della legge sul federalismo fiscale e Roma Capitale».

Il Terzo Polo, invece, propone l’elezione diretta del Presidente del Consiglio secondo il modello del «Sindaco d’Italia». Insieme al superamento del bicameralismo paritario, l’eliminazione definitiva delle Province e la ridefinizione delle competenze e dei rapporti tra Comuni, Regioni e Stato.

Da parte loro, il blocco di centrosinistra e il M5S puntano piuttosto sull’introduzione di uno strumento presente, tra l’altro, in Spagna e Germania. Si tratta della sfiducia costruttiva, che prevede che un Governo non possa essere sfiduciato senza votare contestualmente la fiducia a un altro esecutivo. Non è, peraltro, l’unica convergenza tra i due sfidanti, che chiedono anche lo stop al trasformismo parlamentare e il voto ai sedicenni.

In più, dal Nazareno ribadiscono l’intenzione di difendere la Costituzione, proporre una nuova legge elettorale e «normare i meccanismi di democrazia interna e trasparenza dei partiti». Laddove i grillini chiedono l’estensione del limite dei due mandati a tutti i partiti, un argine alla Decretazione d’urgenza e il conferimento al Premier del potere di revocare i Ministri.

Insomma, pare proprio che con la prossima legislatura in Aula si ballerà parecchio. Su musica… da Camera, of course.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, ecco tutte le “ricette” sanitarie dei contendenti

Il contrasto alla pandemia da Covid-19 domina ancora i progetti dei principali partiti e coalizioni: che in vista delle Politiche propongono varie ricette per rafforzare il SSN

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Campagna elettorale, Sanità in Italia
Sanità in Italia

Da www.romait.it

Proseguono i nostri approfondimenti sui grandi temi della campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Questo quinto appuntamento ha in oggetto la sanità. Su cui, come da nostro modus operandi, vengono messe a confronto le ricette (è il caso di dirlo) dei principali aspiranti chigiani.

Campagna elettorale, Sanità in Italia
Sanità in Italia

La sanità in campagna elettorale

Quella della salute è una questione che, di norma, viene lasciata piuttosto in secondo piano in campagna elettorale. Ma che, inevitabilmente, stavolta è stata catapultata sotto i riflettori a causa della pandemia contro cui combattiamo ormai da quasi tre anni. Non a caso, il Covid-19 campeggia nei programmi di tutti i principali partiti e coalizioni, cui ha ispirato anzitutto l’idea di un rafforzamento del SSN.

Per lo più c’è continuità con le politiche del Governo Draghi, col solo centrodestra che invoca un cambio di passo. Puntando sulla «promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali – come la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti – senza compressione delle libertà individuali». In più, l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia auspica l’aggiornamento dei Piani pandemici, del Piano Sanitario Nazionale e del Piano oncologico nazionale. Nonché l’estensione delle prestazioni esenti da ticket, il ripristino delle prestazioni ordinarie e delle procedure di screening e l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa. Un punto, quest’ultimo, comune a tutti gli schieramenti, senza eccezioni.

Le ricette degli altri poli

Il blocco di centrosinistra chiede poi di investire nella medicina territoriale e nell’assistenza psicologica, e soprattutto nelle cosiddette Case della Comunità. Strutture mediche previste dal PNRR che dovrebbero arrivare a costituire un punto di riferimento territoriale e di prossimità.

Concorda anche il Terzo Polo, che inoltre propone un sistema integrato pubblico/privato, campagne di prevenzione dalle dipendenze e una riforma dei percorsi di formazione. Accanto a delle modifiche al Titolo V della Costituzione, finalizzate a ridefinire i rapporti tra Stato e Regioni in senso centralista.

Quest’ultimo è anche un obiettivo del M5S, che vuole «riportare la salute alla gestione diretta dello Stato». Oltre allo stop alle interferenze della politica nelle nomine dei dirigenti sanitari, agli incentivi per i pronto soccorso e all’aumento delle retribuzioni per il personale sanitario.

D’altronde, si tratta pur sempre del settore della speranza. Con la “S” rigorosamente minuscola, s’il vous plaît.

Campagna elettorale, Giorgia Meloni-Enrico Letta-Giuseppe Conte-Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, il tema “lavoro” nei programmi degli sfidanti

Sulla questione occupazionale le ricette dei poli sono piuttosto varie: e c’è anche la partita sul Reddito di cittadinanza, su cui chiedono tutti modifiche, con la sola (comprensibile) eccezione del M5S

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Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato, Campagna elettorale
Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato

Da www.romait.it

Continuano i nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. In questa occasione, sotto la lente di ingrandimento finiscono le proposte degli aspiranti chigiani su lavoro e Reddito di cittadinanza. Che, in alcuni casi, sono pressoché sovrapponibili.

Giuseppe Pellizza da Volpedo - Il quarto stato, Campagna elettorale
Giuseppe Pellizza da Volpedo – Il quarto stato (Milano, Galleria d’Arte Moderna, 1898-1901)

La questione occupazionale in campagna elettorale

La questione occupazionale è uno dei must di ogni campagna elettorale che si rispetti, e quella corrente non fa eccezione. In più, in questa circostanza la partita si incrocia con quella sul RdC, che ormai da tempo ha mostrato i suoi limiti. E che tutte le forze politiche sono intenzionate, come minimo, a modificare, con la sola – comprensibile – esclusione del suo sponsor principale, il M5S.

I grillini chiedono anzi di rafforzare lo strumento, in aggiunta allo «stop a stage e tirocini gratuiti» e all’introduzione di un salario minimo. Ma il clou, come l’ex Premier Giuseppe Conte ha illustrato a La Stampa, è la «riduzione dell’orario di lavoro [a 36 ore settimanali, N.d.R.] a parità di salario».

Lavoro “in corso”

Su tutte queste ricette si registra una convergenza assoluta con il blocco di centrosinistra guidato dal Pd. Che inoltre intende combattere lavoro nero e sommerso, precariato e caporalato, promuovere lo smart-working e la «clausola di premialità per l’occupazione giovanile e femminile» nei pubblici appalti. Sul RdC, infine, l’ipotesi è ricalibrarlo «a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori» e completarlo con «l’integrazione pubblica alla retribuzione» per i redditi bassi.

Più distante la posizione del tandem Azione-Italia Viva, che auspica l’eliminazione del sussidio dopo il primo rifiuto, e la riduzione dell’importo dopo due anni. Il Terzo Polo punta poi a detassare i premi di produttività, supportare le imprese che investono in riqualificazione degli occupati e promuovere la flessibilità regolare.

Gli stessi obiettivi li ha anche il centrodestra, che però non si ferma qui. Invocando l’estensione dei voucher lavoro, la «defiscalizzazione dei costi della sicurezza sul lavoro» e incentivi all’assunzione e all’imprenditoria femminile e giovanile. Nonché, genericamente, il «rafforzamento delle politiche attive per il lavoro» e la sostituzione del RdC con «misure più efficaci di inclusione sociale», formazione e inserimento nel mondo del lavoro.

Provvedimenti, questi ultimi, che al momento l’alleanza FdI-Lega-Forza Italia lascia piuttosto nel vago – ma lo stesso vale anche per alcune idee dei competitor. Come a dire che questa campagna elettorale è caratterizzata (e non poteva essere altrimenti) da un… “lavoro” in corso.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, ecco le ricette sul fisco di partiti e coalizioni

Dalla flat tax del centrodestra alla “patrimoniale” del Pd, dalle esenzioni per i giovani del Terzo Polo al cashback del M5S: i duellanti concordano solo sull’abolizione dell’IRAP

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Fisco in campagna elettorale
Fisco

Da www.romait.it

Proseguono i nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche 2022. Questo terzo appuntamento analizza le proposte dei contendenti in materia di fisco. Che, al netto di alcune convergenze parallele, fanno registrare soprattutto delle notevoli “divergenze perpendicolari”.

Fisco in campagna elettorale
Fisco

Il fisco in campagna elettorale

Quello delle tasse è un tema solitamente molto sentito in campagna elettorale, ma anche uno dei più difficili e insidiosi da “maneggiare”. Tanto più in un periodo storico come l’attuale, in cui alla tradizionalmente altissima pressione tributaria si aggiunge un caro bollette (soprattutto sull’energia) divenuto ormai pressoché insostenibile. Non a caso, tutti gli aspiranti chigiani considerano prioritario un fisco più equo, semplice e leggero: le ricette per costruirlo, però, non potrebbero essere più diverse.

L’unica eccezione è rappresentata dall’IRAP, l’imposta (il cui gettito è destinato alle Regioni) che colpisce i guadagni di qualsiasi attività, anche non commerciale. Dalla quale, a partire dall’anno di imposta 2022 (cioè dal 2023), sono esonerate le persone fisiche, e che tutti i duellanti vogliono definitivamente cancellare.

Le ricette tributarie dei principali partiti e coalizioni

Dopodiché, cuore del programma del centrodestra è la flat tax, la “tassa piatta” con un’unica aliquota, la cui entità però divide ancora le tre componenti dell’alleanza. Come infatti riporta Il Messaggero, la Lega parla del 15%, Forza Italia del 23%, mentre FdI ipotizza un prelievo molto basso sui soli incrementi di reddito. Altre misure includono la pace fiscale «per la risoluzione del pregresso», agevolazioni per le imprese che assumono e il rifiuto di qualsivoglia patrimoniale.

Quest’ultimo punto è una stoccata al Pd, che progetta di aumentare la tassa di successione sui patrimoni superiori a 5 milioni di euro. Il blocco di centrosinistra, comunque, punta pure sulla riduzione dell’evasione fiscale attraverso la tracciabilità dei pagamenti e lo sviluppo del fisco digitale. Nonché sull’erogazione di un mese di stipendio netto aggiuntivo, da realizzare grazie al taglio del cuneo fiscale.

Quest’ultimo è anche un obiettivo del M5S, che fa il paio con alcuni cavalli di battaglia – e di ritorno. Su tutti, il cashback fiscale, che permetterebbe di trasformare le detrazioni su alcune spese (sanitarie, ad esempio) in rimborsi immediati sul conto corrente. E la cessione del credito, già alla base del Superbonus 110% che riguarda interventi legati all’efficienza energetica o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.

Infine, il Terzo Polo guarda ai giovani, con la detassazione dell’Irpef «totale fino a 25 anni e ridotta del 50% fino a 29 anni». Propone inoltre la tassazione negativa, con la quale, «per i livelli di retribuzione inferiori al minimo esente», la retribuzione stessa verrebbe integrata dall’erario.

In tutti questi casi, permane comunque l’incognita delle coperture finanziarie, che non è esattamente un dettaglio. Pena il rischio di ritrovarsi, per parafrasare Neil Armstrong, con una piccola tassa per lo Stato, ma un balzello gigantesco per il contribuente.

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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Politica

Campagna elettorale, i quattro poli alla prova della politica estera

NATO, Europa, PNRR: i principali partiti e coalizioni nostrani concordano sulla collocazione internazionale dell’Italia, mentre divergono soprattutto sui rapporti con Bruxelles

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Campagna elettorale, NATO e Ue
NATO e Ue

Da www.romait.it

Continuano i nostri approfondimenti tematici sui programmi dei principali partiti e coalizioni impegnati nella campagna elettorale per le Politiche del prossimo 25 settembre. Questo secondo appuntamento si incentra sulla politica estera. Dalla NATO all’Europa al PNRR, ecco tutte le ricette degli aspiranti inquilini di Palazzo Chigi.

Campagna elettorale, NATO e Ue
NATO e Ue

La politica estera in campagna elettorale

La politica estera è un argomento tradizionalmente percepito dai cittadini come piuttosto freddo e distante, che però nell’attuale campagna elettorale si è preso prepotentemente la scena. Merito o colpa, in primis, della guerra in Ucraina e della conseguente polarizzazione manichea degli schieramenti, che ha reso dirimente la questione delle partnership internazionali. Sulla quale, in effetti, convergono unanimemente tutte le formazioni politiche nostrane. Nessuno, infatti, sembra disposto a mettere in discussione la collocazione dell’Italia nell’Alleanza Atlantica e nell’Unione Europea.

Le ricette dei duellanti

Se si esclude qualche timido distinguo (soprattutto da parte pentastellata) inerente l’invio di armi a Kiev, le differenze riguardano soprattutto le relazioni con Bruxelles. Il M5S, per esempio, mira all’istituzione «di un “Energy Recovery Fund” alimentato dall’emissione di debito comune europeo» (che però mezzo Vecchio Continente vede come il fumo negli occhi). Nonché a una «riforma del Patto di Stabilità e Crescita», che definisce i parametri per le politiche di bilancio e le eventuali procedure di infrazione.

Su quest’ultimo punto concorda anche il centrodestra, nell’ambito dell’esigenza di tutelare gli «interessi nazionali nella discussione dei dossier legislativi europei». Il che dovrebbe comportare anche una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza «in funzione delle mutate condizioni, necessità e priorità».

Escludono categoricamente queste modifiche, come riporta Il Sole 24 Ore, sia il blocco di centrosinistra che il Terzo Polo. I quali, a livello di riforma dei Trattati, puntano invece sull’abolizione del diritto di veto e su una politica estera e di difesa comunitaria.

In più, il Pd intende promuovere «standard sociali e ambientali di alto livello» mediante l’adozione di un’imposta sulle multinazionali e il sostegno all’euro-tassa sul carbone. Il duo Azione-Italia Viva si concentra invece sulla transizione digitale e sui diritti degli Italiani all’estero, oltre ad auspicare «un’Unione della sanità e dell’energia».

Cambia, insomma, il soggetto del quadro, ma non la cornice euro-atlantica. D’altronde, Unita nella diversità è il motto della Ue: potevano forse gli italici duellanti essere da meno?

Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda
Giorgia Meloni, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Carlo Calenda

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