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Europa, se questo è il momento di pensare a caricabatterie e quote rosa…

Mentre infuriano guerra e crisi energetica (di cui è in parte responsabile), la Ue vara due provvedimenti puramente ideologici, dunque slegati dalla realtà: visto il suo strano senso delle priorità, esattamente allora a cosa serve?

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L'Europa a pezzi
L'Europa a pezzi

Da www.romait.it

Casomai qualcuno avesse avuto dubbi in merito, l’Europa ha confermato ancora una volta di avere un particolarissimo senso delle priorità. Mentre infatti infuriano la guerra in Ucraina e la crisi energetica (a cui essa stessa ha parzialmente contribuito), le istituzioni comunitarie hanno varato due provvedimenti. Entrambi fortemente politicizzati, rectius completamente slegati dalla realtà.

L'Europa a pezzi
L’Europa a pezzi

Caricabatterie e quote rosa

C’è chi nei propri errori riesce a vedere un’occasione di crescita e maturazione, e poi c’è l’Europa. Incarnazione della proverbiale montagna che partorisce dei topolini, oltretutto scambiandoli nella sua atavica brevimiranza per clamorosi successi.

È accaduto così, per esempio, col famigerato European Green Deal. L’utopistico pacchetto per il clima che, come non ci stancheremo di ripetere, è il primo responsabile del caro bollette, che il conflitto russo-ucraino ha “semplicemente” aggravato.

Sulla sua scia si pone la decisione dell’Europarlamento di introdurre in tutto il Vecchio Continente il cosiddetto caricabatterie universale. Dall’autunno del 2024, riferisce Askanews, i cavi USB-C diventeranno lo standard per smartphone, tablet, videocamere e fotocamere digitali, e (con tempi più lunghi) computer.

Come precisa l’ANSA, l’intento è la riduzione dei rifiuti elettronici (con annessa «sostenibilità ambientale», qualunque cosa significhi), nonché un fantomatico «miglioramento dell’esperienza d’uso del consumatore». Di cui, soprattutto, in questo periodo storico, si sentiva proprio la necessità.

La misura fa il paio con l’accordo tra Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo su un altro progetto salutato con fanfare e squilli di tromba. È la direttiva Women on Boards, che impone almeno il 40% di quote rosa nei Cda delle aziende comunitarie quotate in Borsa. Incluse, pare, le società private, su cui la Ue non dovrebbe avere voce in capitolo.

L’Europa delle ideologie

Questa disposizione, come tutte le quote di ogni colore, sacrifica merito e competenze sull’altare di caratteristiche che dovrebbero essere irrilevanti per qualsiasi impiego. E tuttavia fanno molto politically correct – che vuol dire che per definizione sono illusorie, pevò mandano in sollucchevo gli intelliggenti con-due-gi. Perché il problema, in fondo, è “solo” che i Ventisette sono proni alle peggiori ideologie.

Tutto questo fa sorgere spontanee almeno due domande. La prima, più pratica: qual è esattamente l’utilità di questa Europa? La seconda, più filosofica: ma perché Bruxelles non si fa mai i… cavoletti suoi?

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.