DolceRoma 2026 premia Maritè: così la provincia ridisegna la mappa del gusto laziale

La geografia del gusto regionale non è più verticale, con la Capitale in alto e il resto in attesa
Di Lina Gelsi
Pasticceria maritè
Pasticceria Maritè

La vittoria di Maritè di Bolsena al Premio DolceRoma e Lazio 2026 non è solo una notizia di settore. Il riconoscimento assegnato il 25 marzo a Palazzo Valentini, nella categoria speciale “Pasticceria Rivelazione del Lazio”, racconta una trasformazione più ampia che riguarda l’intero sistema gastronomico regionale: la crescita di piccole imprese ad alto contenuto professionale anche lontano dai grandi poli urbani, la centralità delle filiere territoriali e la capacità del comparto dolciario di farsi interprete di una nuova identità del Lazio.

Il Premio DolceRoma e Lazio come osservatorio del comparto

La sesta edizione del Premio DolceRoma e Lazio ha consolidato un’impostazione ormai chiara: non limitarsi alla celebrazione dell’eccellenza romana, ma leggere il mondo della pasticceria regionale come un sistema diffuso, capace di generare qualità in tutte le province. Il fatto che la manifestazione si tenga a Palazzo Valentini, in una sede istituzionale, rafforza questa lettura.

Il dolce artigianale non viene trattato come fenomeno di costume o semplice segmento commerciale, ma come parte di una economia del territorio che incrocia turismo, lavoro specializzato, formazione e valorizzazione delle materie prime.

Perché il caso Bolsena merita attenzione

In questo quadro, il riconoscimento a Maritè assume un significato preciso. Bolsena è un centro noto per il suo valore paesaggistico e turistico, ma la vittoria di una giovane pasticceria indica che l’attrattività di un luogo oggi passa anche dalla capacità di offrire esperienze gastronomiche coerenti, contemporanee e radicate.

La motivazione del premio, affidata ad Alessandro Creta, evidenzia proprio questa combinazione: una proposta che tocca la Francia sul piano tecnico ma conserva una anima fortemente italiana, con l’uso di prodotti del territorio come la nocciola della Tuscia e con la capacità di diventare in poco tempo un punto di riferimento del Viterbese. In altri termini, non si premia soltanto il prodotto finale, ma un modello di sviluppo artigianale ben leggibile.

Formazione alta e ritorno sul territorio

I profili dei fondatori aiutano a capire il senso del premio. Maria Brachini, classe 1995, ha una formazione maturata in ALMA. Emanuele Terranova, classe 1994, ha seguito l’Étoile Academy, dopo un percorso da cuoco, e ha lavorato anche in ristoranti stellati in Italia e all’estero. Il dato interessante non è soltanto il curriculum, ma il fatto che competenze costruite in scuole e contesti di livello siano state rimesse a valore in una realtà provinciale.

È uno schema che si osserva sempre più spesso nell’agroalimentare italiano: professionalità mobili, visione internazionale e rientro in luoghi meno centrali per fondare imprese a identità forte.

Colazione, turismo e nuova economia locale

Maritè propone una selezione di piccola pasticceria e colazioni curate, con classici come cornetti e saccottini farciti al momento accanto a prodotti che fondono tecnica e riconoscibilità locale. Non è solo una scelta di menu. È una risposta a una domanda nuova: quella di un pubblico che cerca qualità quotidiana, non soltanto consumo occasionale.

Locali come questo intercettano residenti, visitatori di prossimità e turismo più attento, generando ricadute che vanno oltre il banco vendita. Quando una pasticceria diventa tappa consigliata in un borgo a forte vocazione turistica, contribuisce alla reputazione del luogo e alla sua economia diffusa.

Il Lazio del gusto oltre la centralità di Roma

Il successo di Maritè consente infine una lettura più ampia del Lazio contemporaneo. Roma resta il centro simbolico, mediatico e istituzionale, ma la produzione di eccellenza si articola sempre di più in una costellazione di realtà provinciali che meritano visibilità stabile. La Tuscia, in questo caso, porta a casa molto più di una targa: ottiene un riconoscimento pubblico che certifica la maturità di un territorio capace di innovare senza perdere identità.

Ed è questo, probabilmente, il messaggio più interessante emerso dal premio del 25 marzo: la geografia del gusto regionale non è più verticale, con la Capitale in alto e il resto in attesa, ma sempre più policentrica, viva e competitiva.

 
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