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Politica

Dl Sostegni bis: ai lavoratori stagionali di turismo, spettacolo e sport indennità di 1.600 euro

Il pacchetto lavoro include anche misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti

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Dl sostegni, mario draghi

Per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport sarà riconosciuta un’indennità una tantum di 1.600 euro. E’ quanto emerge dalla bozza del dl Sostegni bis. Il pacchetto lavoro include anche una serie di misure che faranno da paracadute ai lavoratori quando da luglio verrà meno il blocco dei licenziamenti. Si cercherà di tutelare l’occupazione concedendo l’esonero contributivo al 100% per le aziende con il contratto di rioccupazione e incentivi nel settore del turismo e del commercio in favore dei dipendenti in uscita dalla cig Covid.

Inoltre viene ridotta la soglia del contratto di espansione ai 100 dipendenti. Vengono rifinanziati con un totale di 1,6 miliardi gli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. Nel provvedimento in uscita dal Cdm dovrebbe entrare una norma anti licenziamenti voluta dal ministro Andrea Orlando. Per le aziende che chiedono la cig Covid entro fine giugno il blocco dei licenziamenti è prorogato al 28 agosto. Dal primo luglio le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali a condizioni che non licenzino. (Lum/ Dire)

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Politica

Bamba della settimana, ancora non si fermano le gaffe “belliche” dall’Italia

Oltre alla guerra, non si fermano neppure gli svarioni nella nuova puntata dell’anti-premio ideato da Vittorio Feltri: i cui veri protagonisti sono il Governo e i media nostrani

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Bamba della settimana
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Da www.romait.it

Con l’approssimarsi del weekend, è di nuovo il tempo del “Bamba della settimana”. L’anti-premio con cui l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri era uso omaggiare ironicamente il meglio del peggio del periodo. Che, una volta di più, affonda le proprie radici nella guerra in Ucraina – anche se poi si ramifica soprattutto qui in Italia.

Bamba della settimana
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Torna il “Bamba della settimana”

C’è dunque un fil rouge che si dipana da Kiev a Roma in questa nuova puntata del “Bamba della settimana”. Per la quale sono stati selezionati tre casi “bellici” i cui veri protagonisti, in realtà, sono la politica e i media del Belpaese.

Cominciando da La Stampa, che racconta di una giovanissima profuga ucraina svegliatasi a inizio maggio «da un coma durato oltre tre mesi» ascoltando i Måneskin. Una bellissima notizia, che il quotidiano torinese non esita a definire un «miracolo». Anche se il vero miracolo è che questa ragazza era profuga da oltre tre mesi quando il conflitto era scoppiato da poco più di due.

Più serio è l’ultimatum di Carlo Fuortes, AD della RAI, alla conduttrice di Cartabianca Bianca Berlinguer, accusata di dare (troppo) spazio a personaggi considerati filo-Putin. Un ultimatum che La Repubblica ha riassunto nel titolo «Bianca Berlinguer cambi format o è fuori». Tanto per marcare la differenza con la Russia dello Zar.

Ha fatto però peggio, secondo quanto riporta l’ANSA, il Premier Mario Draghi, che da Washington si è voluto lanciare in un paragone biblico. Affermando, con riferimento al Cremlino, che «non c’è più un Golia» e che Mosca non è «invincibile». Peccato che, come insegna l’Antico Testamento, il gigante filisteo non fosse affatto invincibile, essendo stato abbattuto e ucciso dal futuro Re Davide. E se Vladimir Putin non è Golia…

Uno svarione che forse potrebbe essere perdonato a un bambino al primo anno di catechismo, non certo al Capo del Governo “dei migliori”. E che si merita a spada tratta (è il caso di dirlo) il “Bamba della settimana”.

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Politica

Bamba della settimana, il Governo si fa sfuggire frammenti di verità sepolte

Per l’edizione odierna dell’anti-premio ideato da Vittorio Feltri sono state scelte tre gaffe “battiatesche” del Governo: che, almeno in questa occasione, si è dimostrato fin troppo “Franco”

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Bamba della settimana
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Da www.romait.it

Nuova edizione del “Bamba della settimana”, l’anti-premio con cui l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri usava omaggiare ironicamente il meglio del peggio del periodo. Per l’occasione sono stati selezionati tre casi governativi. Che, per citare il Maestro Franco Battiato, sanno molto di “frammenti di verità sepolte”.

Bamba della settimana
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Il “Bamba della settimana”

Torna ancora, dunque, il “Bamba della settimana”, che come spesso accade si apre con un caso contrassegnato come hors catégorie per non falsare la surreale competizione. Per chi infatti ne avesse avuto nostalgia, Joe Biden si è prodotto, come racconta il New York Post, in un altro (doppio) epic fail. Prima affermando di essersi «assicurato che la Russia [sic!] avesse i Javelin [missili anticarro, N.d.R.] e altre armi difensive», e poi lodando la resistenza “ungherese”. E meno male che Sleepy Joe non ha dovuto nominare il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Le gaffe governative

La guerra tra Mosca e Kiev, comunque, ha ripercussioni anche in Italia, come dimostra per esempio il Dl Aiuti varato a inizio settimana dal CdM. Nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento, come riporta Il Tempo, il Premier Mario Draghi ha fatto mea culpa perché «siamo solo maschi». Tralasciando il fatto che avrebbe cose molto più serie di cui scusarsi, la questione è che Maria Cristina Messa, Ministro dell’Università, era stata avvertita in ritardo. Insomma, era stata un po’ “Messa” da parte.

Un’altra vexata quaestio è la riforma del catasto, che Palazzo Chigi ha sempre negato fosse finalizzata ad aumentare le tasse sugli immobili. Come però ha scoperto Verità&Affari, Daniele Franco, Ministro dell’Economia, in un allegato del Def parla di ridurre «le agevolazioni fiscali» e aggiornare «i valori catastali». Insomma, stavolta il titolare di via XX Settembre è stato fin troppo “Franco”.

In modo analogo, in un’ammissione sotto forma di gaffe è incorso anche il suo omologo della Difesa Lorenzo Guerini. Il quale, come riferisce Il Giornale, ha annoverato tra le forniture inviate all’Ucraina anche «dispositivi in grado di neutralizzare le postazioni» russe.

Una topica che ha immediatamente innescato una ridda di polemiche, “costringendo” il Dicastero a una frettolosa retromarcia (su Roma). E che, vista anche l’importanza dell’argomento, merita senza indugi il “Bamba della settimana”.

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Politica

Bamba della settimana, il senso delle priorità sfocia in quello del ridicolo

Nemmeno la guerra in Ucraina riesce a fermare le “amenità” ideologiche: come dimostrano i casi scelti per l’edizione odierna dell’anti-premio ideato dal direttore editoriale di “Libero” Vittorio Feltri

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

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Nuovo appuntamento con il “Bamba della settimana”, l’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del periodo. A differenza delle ultime edizioni, quella odierna non esula dalla guerra in Ucraina. Perché, a quanto pare, nemmeno il conflitto riesce a fermare le topiche dettate dall’ideologia.

Bamba della settimana
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La nuova edizione del “Bamba della settimana”

Torna quindi il “Bamba della settimana” e, come da tradizione, esordiamo con una vicenda contrassegnata come hors catégorie per non falsare la surreale competizione. Ci riferiamo all’epic fail di Sleepy Joe Biden che, come riporta il New York Post, a conclusione di un discorso ha cercato di stringere la mano… all’aria. O, più probabilmente, a qualcuno dei suoi atavici votanti fantasma.

Ci riporta in Italia la gaffe grammaticale del senatore grillino Gianluca Ferrara, intervenuto, come riferiscono da via Solferino, sui possibili sviluppi della guerra russo-ucraina. «Fra qualche mese» ha dichiarato il Nostro, «dovremo prendere una scelta, cioè se permettere che l’Ucraina perdi due Regioni o andare incontro alla Terza Guerra Mondiale». Ribadendo ulteriormente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che vi è un’epidemia di “congiuntivite” in atto nel M5S.

Un “democratico” senso delle priorità

Del conflitto ha cinguettato anche il deputato dem Andrea Casu, vantandosi di un ordine del giorno che «impegna il Governo a sensibilizzare l’autoriduzione dei consumi energetici». Il tutto, ça va sans dire, nell’illusione di arrivare «all’azzeramento di import del gas naturale proveniente dalla Russia». Chissà che sorpresa quando scoprirà che – per esempio – grattando l’osannata Algeria si trova sempre Gazprom.

Il Pd comunque fa la parte, anzi il partito del leone (si fa per dire). Come dimostra la magra della senatrice Monica Cirinnà che, come scrive Il Tempo, ha affermato che «chi mangia l’agnello» a Pasqua «è cannibale». Termine che, da dizionario, indica «un animale che mangia carne di individui che appartengono alla sua stessa specie», il che farebbe della diretta interessata una pecora. E meno male che non stava difendendo i vitelli.

Non è “da più” l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini che, in un’intervista al Corsera, ha affrontato tra l’altro il tema della malattia che ha fortunatamente sconfitto. Aggiungendo di aver redarguito il suo medico curante perché «entrava nel reparto dicendo “buongiorno a tutti”» anziché “a tutte e a tutti”.

Un’amenità che conferma per l’ennesima volta come dal “democratico” senso delle priorità al senso del ridicolo sia un attimo. E vale tutto il “Bamba della settimana”.

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Politica

Ungheria, da un lato c’è la “realtà” dei media, dall’altro c’è la realtà vera

Per giorni il cosiddetto “quarto potere” ha sfornato titoli sulle (presunte) difficoltà del Premier Orbán: che invece alla prova delle urne è stato riconfermato con una maggioranza, ancora una volta, schiacciante

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Il Premier dell'Ungheria Viktor Orbán
Il Premier ungherese Viktor Orbán

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Test per l’esame di giornalismo sulle elezioni legislative appena tenutesi in Ungheria e da molti considerate una sorta di referendum sul Premier Viktor Orbán. Il candidato consideri i seguenti titoli, tutti sfornati nell’ultima settimana prima dell’apertura delle urne magiare, la scorsa domenica 3 aprile:

Il Premier dell'Ungheria Viktor Orbán
Viktor Orbán

a) «L’Ungheria si prepara al voto del 3 aprile: testa a testa tra Orbán e l’opposizione unita» (Eunews, 31 marzo).

b) «Il brivido di suspense di Orban alle elezioni di domenica» (AGI, 1° aprile).

c) «In Ungheria Viktor Orbán si gioca la rielezione sull’onda della guerra» (Internazionale, 1° aprile).

d) «Ungheria al voto, prime elezioni incerte per Orban» (ANSA, 3 aprile).

e) «Ungheria al voto: Orban forte sui media e nelle aree rurali, “ma su Putin ha diviso il Paese». L’opposizione si è unita: “Possiamo batterlo”» (Il Fatto Quotidiano, 3 aprile).

f) «Ungheria al voto, per Orbán riconferma a rischio dopo 12 anni: opposizione unita per la svolta» (Il Riformista, 3 aprile).

g) «Si vota in Ungheria, e Orbán rischia» (Il Post, 3 aprile).

I veri risultati delle elezioni legislative in Ungheria

Ora il candidato consideri quest’altro titolo, ritoccato in corso d’opera ma sostanzialmente confermato, come riferisce LaPresse, al termine dello spoglio:

h)«Elezioni in Ungheria, i primi risultati: Orban vince con il 53%, al rivale il 35%» (Corriere della Sera, aggiornamento del 4 aprile).

Ciò posto, il candidato ha dieci secondi per valutare, prescindendo da espressioni “riacesi”, se i media non stessero descrivendo la realtà, ma solamente i propri desiderata.

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Politica

Bamba della settimana, ecco gli ultimi epic fail sulla guerra in Ucraina

Ancora una volta, sia la politica internazionale che quella nostrana riescono a essere imbarazzanti sul conflitto tra Kiev e Mosca: fermatelo anche per risparmiarci le gaffe che “meritano” l’anti-premio ideato da Vittorio Feltri…

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

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Torna il “Bamba della settimana”, l’anti-premio con cui l’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri usava omaggiare ironicamente il meglio del peggio del periodo. Come è spesso accaduto nelle ultime edizioni, anche quella odierna è incentrata sulla guerra in Ucraina. A proposito della quale verrebbe da dire: fermatela anche per risparmiarci gli imbarazzanti epic fail in oggetto.

Bamba della settimana
Bamba della settimana

Le gaffe intorno alla guerra in Ucraina

Una volta di più, quindi, il “Bamba della settimana” prende spunto (comprensibilmente) dal conflitto russo-ucraino, che in realtà si estende ben oltre le sole Mosca e Kiev. Varcando per esempio gli oceani e i confini degli Usa, dove Joe Biden continua a inanellare topiche, anche cercando (invano) di rimediare alle precedenti.

È il caso della conferenza stampa successiva all’improvvida uscita su un cambio di regime in Russia (che aveva già costretto la Casa Bianca ai salti mortali). Dove il Nostro, come riferisce Fox News, è stato colto in flagrante con dei foglietti contenenti delle repliche preconfezionate ai quesiti sul tema in esame. Insomma, si faceva le domande e si dava le risposte, neanche fosse un Joe-gi Marzullo.

Da un noto gaffeur a un altro, ci riporta in Italia l’ex Ministro pentastellato dei Trasporti Danilo Toninelli. Il quale ha cinguettato giulivo che, nel Decreto Ucraina appena approvato in Senato, grazie al M5S «non c’è aumento spese militari», né «corsa al riarmo». Peccato però che nel provvedimento in questione, come evidenzia Il Tempo, non sia mai stato previsto l’incremento del budget per la Difesa. Ancora una volta, insomma, il già titolare del Mit non brilla per acume. E, a differenza di Sleepy Joe, non ha nemmeno la “scusa” dell’età.

Il “Bamba della settimana”

Una menzione speciale, però, la merita (si fa per dire) l’eurodeputata dem Alessandra Moretti. La quale, sempre via Twitter, ha ricordato come alcuni Stati tedeschi abbiano previsto «sanzioni penali per chi userà il segno ‘Z’ nei luoghi pubblici. Nessuna equidistanza e totale condanna per l’aggressione di Putin» ha aggiunto, suggerendo, come riporta Il Dubbio, che la stessa misura venga adottata «in tutta Europa».

A sottolineare il senso del ridicolo di questa “proposta” ci hanno già pensato gli internauti che ironizzavano sulla censura di Zorro e Z la formica. Noi, invece, siamo curiosi di scoprire come l’esponente del Pd pronuncerà parole quali “sanzioni” ed “equidistanza” senza usare la ventiseiesima lettera dell’alfabeto italiano. E, nell’attesa, le conferiamo senza la minima esitazione il “Bamba della settimana”.

Joe Biden colto con dei foglietti in conferenza stampa
Joe Biden colto con dei foglietti in conferenza stampa

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Politica

Dallo stato di emergenza pandemico a quello umanitario: cos’è cambiato?

Termina il regime straordinario legato al Covid, però resta quello connesso alla guerra in Ucraina. Ma ormai l’eccezionalità è la nuova normalità, anche se una legislazione speciale preventiva non ha alcuna base giuridica

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Stato di emergenza umanitario
Stato di emergenza umanitario

Da www.romait.it

E dunque da oggi, 1° aprile, non è più in vigore lo stato di emergenza pandemico (con tutte le conseguenze del caso sulla crisi sanitaria). Tuttavia, dal momento che permane quello “umanitario”, il ritorno alla normalità resta ancora ben lontano dai nostri orizzonti. Salvo che non si voglia considerare come “nuova consuetudine” proprio questa persistente anomalia.

Stato di emergenza umanitaria
Stato di emergenza umanitario

Le novità sulla pandemia

Addio al sistema di colorazione delle Regioni, al Comitato tecnico scientifico e al Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. No, non è un Pesce d’Aprile da abuso di Speranza (Roberto): sono alcuni degli effetti della fine del regime straordinario legato alla pandemia di SARS-CoV-2.

Stato d'emergenza pandemico
Stato di emergenza pandemico

Tra le altre novità, come enuncia TGCom24, le principali riguardano il certificato verde rafforzato (ottenibile mediante profilassi o guarigione, ma non col tampone negativo). Che fino a fine mese resterà obbligatorio per cinema, teatri, piscine, palestre, centri benessere, discoteche, feste, banchetti nuziali, convegni, congressi, concerti ed eventi sportivi al chiuso. Sarà invece sufficiente il Green pass base, come specifica il Corsera, per accedere a bar e ristoranti al chiuso, stadi, spettacoli all’aperto, aerei e treni.

A partire dal 1° maggio, poi, il pass sanitaire dovrebbe essere abolito dappertutto. Già da oggi, comunque, non servirà più per negozi, uffici pubblici, banche, poste, alberghi, B&B e dehors. Nonché sui mezzi pubblici, dove però bisognerà continuare a indossare la mascherina Ffp2.

Cambiano anche le regole per la scuola, dove dovranno andare in Dad solo i positivi. Inoltre, si potrà fare lezione in presenza anche con più di quattro contagiati in classe, ma col vincolo di portare la Ffp2 per dieci giorni.

Infine, il 15 giugno decadrà l’obbligo vaccinale per personale scolastico, forze dell’ordine e over 50. Per l’ingresso sul posto di lavoro, però, basterà il passaporto sanitario base, dunque non scatterà più la sospensione da funzioni e stipendio per i non immunizzati.

Lo stato di emergenza è morto: lunga vita allo stato di emergenza!

Tuttavia, alla svolta sul Covid-19 non corrisponde il cambio di regime straordinario. A inizio marzo, infatti, il Governo del Premier Mario Draghi ha deliberato lo stato di emergenza per la guerra in Ucraina fino al 31 dicembre. Un provvedimento di cui, come scrivevamo, si fa onestamente fatica a capire il senso e la necessità.

Per esempio perché la legislazione speciale può essere dichiarata solo «in costatazione di uno stato di fatto», come aveva puntualizzato Sabino Cassese, giudice emerito della Consulta. Il quale aveva aggiunto che lo stato di emergenza “preventivo” non ha alcun fondamento giuridico.

Eppure, dopo oltre due anni sembriamo assuefatti a questa condizione di costante deroga assurta a nuova abitudine. E questo a dispetto perfino delle «compressioni delle libertà» fondamentali denunciate dallo stesso Cassese.

Uno scenario gattopardesco che fa davvero venire il dubbio che le continue proroghe dell’eccezionalità siano in realtà motivate dall’istinto di autoconservazione del potere. In analogia con gli antichi Re francesi, lo stato di emergenza è morto: lunga vita allo stato di emergenza!

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Politica

Decreto Ucraina, l’aumento delle spese militari e le “spine di Draghi”

Sull’incremento del budget per la Difesa fino al 2% del Pil il M5S minaccia “fibrillazioni”, ma è più preoccupante l’allarme delle forze armate. E gli Italiani bocciano ancora l’operato dell’esecutivo

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Esercito italiano, Decreto Ucraina
Esercito italiano

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A dispetto di tutti gli appelli all’unità, fioccano le tensioni attorno al cosiddetto Decreto Ucraina. Il provvedimento dell’esecutivo del Premier Mario Draghi che, tra l’altro, dovrebbe portare all’ingente aumento delle spese militari. Ma che incontra l’ostilità di parte della maggioranza, delle forze armate e, secondo una recente rilevazione statistica, non piace nemmeno agli Italiani.

Esercito italiano, Decreto Ucraina
Esercito italiano

Governo accerchiato sul Decreto Ucraina

La guerra tra Mosca e Kiev rischia di costare al Governo molto più caro di quanto prevede il relativo Decreto Ucraina. Come infatti spiega TGCom24, la maggioranza è spaccata sull’incremento del budget per la Difesa al 2% del Pil, tanto che Palazzo Chigi paventa il ricorso alla fiducia.

Ad accendere la miccia (è il caso di dirlo) è stato il M5S, per bocca del neo-riconfermato presidente Giuseppe Conte. Il quale, intervistato a Mezz’ora in più, ha ribadito la contrarietà «a un riarmo indiscriminato» che costituirebbe una forzatura di cui l’esecutivo «si assumerebbe la responsabilità».

L’ex bi-Premier, pur evocando fibrillazioni, ha confermato che il MoVimento «non pensa assolutamente in questo momento a una crisi di Governo». Che in effetti resta improbabile prima del prossimo 24 settembre, quando matureranno i requisiti per l’erogazione delle onorevoli pensioni.

Eppure, come riferisce La Stampa, Giuseppi ha aggiunto che i grillini sono pronti a votare no al Def se non saranno accolte le istanze pentastellate. Anche se il fu Avvocato del popolo aveva accresciuto l’esborso per gli armamenti, come gli ha impietosamente ricordato il leader italovivo Matteo Renzi.

Non c’è Draghi senza spine

SuperMario, comunque, non ha a che fare solo con l’opposizione interna. E, in effetti, per l’ex numero uno della Bce dovrebbe essere assai più preoccupante l’allarme lanciato, come riporta Libero, dai vertici dell’esercito. I quali hanno sottolineato come l’arsenale nazionale sia ormai ridotto ai minimi termini, con particolare riferimento a carri armati e cacciatorpediniere. Se dunque si inviassero i nostri mezzi nell’Est Europa, nel malauguratissimo caso di un conflitto in casa le nostre riserve rischierebbero di essere completamente inadeguate.

Dulcis in fundo, Enrico Mentana ha presentato al Tg La7 l’esito di un sondaggio che riguardava proprio l’ampliamento delle spese militari. Che è risultato inviso al 54% degli intervistati.

E non è nemmeno la prima volta che i cittadini del Belpaese bocciano senza appello l’operato chigiano. Forse, in analogia con le rose, non c’è neppure Draghi senza spine.

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Politica

Guerra in Ucraina, a sorpresa gli Italiani sconfessano la linea del Governo

La maggioranza ritiene che Draghi dovrebbe trattare con Putin e Kiev dovrebbe valutare di arrendersi: a ulteriore conferma dell’enorme scollatura tra politica e cittadini

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Mario Draghi con la mano sul viso, guerra in ucraina
Mario Draghi

Da www.romait.it

Che idea si sono fatti gli Italiani della guerra in Ucraina? È stato il tema di una rilevazione statistica commissionata da La7, il cui esito è stato completamente inaspettato e, per certi versi, scioccante. Perché ha mostrato come la maggioranza dei nostri connazionali abbia le idee parecchio chiare sul conflitto, e bocci sonoramente l’azione dell’esecutivo del Premier Mario Draghi.

Mario Draghi con la mano sul viso, guerra in ucraina
Mario Draghi

Il clamoroso sondaggio sulla guerra in Ucraina

Nel corso dell’ultima puntata della trasmissione DiMartedì, l’esperto Nando Pagnoncelli ha presentato un sondaggio sulla guerra in Ucraina che ha fornito risultati estremamente interessanti. Come infatti sintetizza Il Tempo, il 69% degli intervistati ritiene che l’Italia dovrebbe trattare con il Presidente russo Vladimir Putin. Una maggioranza più ristretta (il 43%) crede che Kiev dovrebbe valutare di arrendersi a fronte della perdita di molte vite umane. E c’è anche un 15% che pensa che il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe lasciare la guida del Paese.

Questi dati si prestano a due tipi diversi di letture. A un livello più contingente, indicano che malgrado l’altro bombardamento – quello dei media a reti unificate – parecchi concittadini pensano ancora con la propria testa. E quindi riescono a sfuggire alla semplicistica rappresentazione pseudo-manichea per cui tutto il Bene sta da una parte e tutto il Male dall’altra.

In senso più generale, invece, costituiscono l’ennesima conferma dell’enorme scollatura tra politica e cittadini che, en passant, è una delle cause dell’astensionismo elettorale ormai prevalente.

Da questo punto di vista SuperMario rappresenta certamente un’anomalia, non essendo stato eletto a Palazzo Chigi e, dunque, non avendo una base a cui dover rispondere. Per i partiti, invece, è (o dovrebbe essere) tutt’altra storia – e, viste le premesse, non è detto che ci sarà un lieto fine.

Clamoroso al Cibali!, avrebbe detto il grande Sandro Ciotti.

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Politica

Governo, passato lo stato di emergenza si passa a uno stato di paura

Il Premier Draghi evoca il ritorno delle restrizioni Covid, e perfino il razionamento di cibo ed energia in relazione alla guerra in Ucraina. E lo Stato Maggiore dell’Esercito ordina di orientare l’addestramento dei soldati al combattimento

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Stato di emergenza, Governo
Stato di emergenza

Da www.romait.it

Test per l’esame di giornalismo sul Governo che, a quanto pare, passato lo stato di emergenza (pandemico) sta ora passando a uno stato di paura. Il candidato consideri che:

a) Presentando il cronoprogramma relativo all’allentamento delle restrizioni Covid, il Premier Mario Draghi, come riporta Sky TG24, ha accennato a una sorta di “clausola di salvaguardia”. «Osserviamo con grande attenzione l’andamento della curva epidemica e siamo pronti ad adattare il nostro apparato alla sua evoluzione». Il solito eccesso di Speranza (Roberto).

b) L’inquilino di Palazzo Chigi, come rileva l’ANSA, ha fatto sfoggio di ottimismo anche in relazione alla guerra in Ucraina. Rispetto alla quale ha affermato che «se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare ad entrare in una logica di razionamenti» di cibo ed energia. Come se non ci pensasse già il caro prezzi.

Il Governo oltre Draghi

c) Il Corsera riferisce che una circolare del Generale Bruno Pisciotta, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha ordinato di orientare l’addestramento militare «al warfighting», ovvero al combattimento. Una notizia che ha immediatamente suscitato grande clamore, tanto che Lorenzo Guerini, Ministro della Difesa, è intervenuto per smorzare i toni. Assicurando, attraverso un’intervista allo stesso quotidiano di via Solferino, che si tratta di «un’attività ordinaria», e dicendosi «sorpreso della sorpresa». Come lo siamo stati noi nel sentirlo parlare in italiano anziché in inglese.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da espressioni apotropaiche, la seguente dichiarazione di SuperMario: «Come avevo anticipato» l’anno scorso, «l’obiettivo del Governo era il ritorno alla normalità». E «questo è uno stato a cui» oggi «siamo arrivati».

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Politica

Covid, Draghi e Speranza confermano il piano per l’uscita dall’emergenza

Dal 1° aprile via al sistema dei colori e stop al Super Green pass per mezzi pubblici e accesso al posto di lavoro per gli over 50; poi dal 1° maggio addio definitivo al certificato verde e alle mascherine al chiuso

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Mario Draghi e Roberto Speranza, covid
Il Premier Mario Draghi e il Ministro della Salute Roberto Speranza

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È stato approvato in Consiglio dei Ministri il cronoprogramma per uscire (finalmente) dall’emergenza Covid. L’allentamento delle limitazioni avverrà in due fasi, che si susseguiranno a distanza di un mese. Di seguito tutte le novità sulle misure di contrasto alla pandemia da coronavirus.

Il cronoprogramma per superare l’emergenza Covid

Il Premier Mario Draghi e il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza hanno dunque confermato la road map per il sospirato ritorno alla normalità. Dopo due anni di Covid, come preannunciato dalle agenzie di stampa, le due date da segnare col circoletto rosso sono il 31 marzo e il 30 aprile.

Il primo è il giorno della scadenza dello stato di emergenza che, come ha ribadito SuperMario, non verrà prorogato. Questo comporterà anzitutto, come RomaIT aveva anticipato, il pensionamento del Cts e della struttura commissariale del Generale Francesco Paolo Figliuolo. Al loro posto, come scrive l’ANSA, dovrebbe essere creata un’unità operativa ad hoc presso il Dicastero di Lungotevere Ripa. Inoltre, come ha chiarito il Ministro libero e uguale, viene definitivamente superato il sistema di colorazione delle Regioni.

Come poi riferisce TGCom24, dal 1° aprile verrà meno ogni limite di capienza, e dunque gli stadi potranno nuovamente essere riempiti al 100%. E il Governo ha sancito anche la fine della quarantena da contatto, mantenendo l’isolamento coatto solamente per i positivi.

Soprattutto, però, come rimarca l’Adnkronos con aprile cambierà radicalmente l’impianto del lasciapassare sanitario. Decadrà infatti l’obbligo di Super Green pass per l’accesso al posto di lavoro degli over 50 – ferme restando le sanzioni per chi ne è sprovvisto. E lo strumento non sarà più necessario neppure per il trasporto pubblico locale, dove però, come precisa La Repubblica, bisognerà indossare ancora la mascherina Ffp2.

Questo fino al 1° maggio, quando si potranno mettere in soffitta i dispositivi di protezione individuale (pure al chiuso) e il certificato verde (anche base). Verde, mai come in questo caso, Speranza.

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Politica

Bamba della settimana, la guerra ucraina sta mandando tutti fuori di testa

Impazza la politica, sia italiana che internazionale, tra le gaffe nate all’ombra del conflitto tra Mosca e Kiev: e poi ce n’è una televisiva dai contorni letteralmente dostoevskiani

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Bamba della settimana
Bamba della settimana

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Torna di nuovo il “Bamba della settimana”, l’anti-premio ideato dall’attuale direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri come ironico omaggio al meglio del peggio del periodo. E, come l’edizione precedente, anche quella odierna non poteva che essere incentrata sulla guerra in Ucraina.

Pure stavolta c’è un caso categorizzato come hors catégorie per non falsare la kafkiana competizione. È l’ennesimo smacco subito da Joe Biden che, per frenare l’impennata del prezzo del petrolio, intendeva rivolgersi ai monarchi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. I quali però, come riferisce il Wall Street Journal, non hanno neppure voluto parlare con lui. Forse Sleepy Joe avrebbe dovuto ricordare il detto “pagare moneta, vedere Kamala” (Harris).

Ci riportano in Italia gli strascichi della ridicola censura inflitta dall’Università di Milano “Bicocca” al corso su un gigante della letteratura mondiale come Fëdor Dostoevskij. Volendo esaltarne la grandezza, il presentatore Massimo Giletti, come riporta Libero, ha citato «quello straordinario diario scritto proprio da Dostoevskij sulla Prima Guerra Mondiale». Venendo gelato dal filosofo Massimo Cacciari, che gli ha fatto presente come il grande scrittore russo fosse «morto molto prima», per la precisione nel 1881. Uno strafalcione letteralmente dostoevskiano.

Che il conflitto tra Mosca e Kiev stia dando alla testa lo conferma poi la decisione della Camera di spegnere il riscaldamento un’ora prima. Una scelta dettata dalla necessità di abbassare i consumi energetici, definita dall’Huffington Post una «mossa anti-russa». Che sarà utile alla causa bellica quanto il taglio dei parlamentari lo sarà per la riduzione delle spese della politica.

Il “Bamba della settimana”

Niente a che vedere, però, con il ragionamento sciorinato in diretta televisiva da Enrico “stai sereno” Letta, segretario del Pd. Secondo cui il Presidente russo Vladimir Putin «ci ha tolto l’illusione che l’Europa potesse diventare una grande Svizzera».

Considerato che Berna non fa parte dell’Unione Europea (e, se è per questo, nemmeno della NATO), il paragone non sarebbe potuto essere più calzante. E si merita tutto il “Bamba della settimana”.

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Politica

Il Covid sta sparendo, ma l’Italia rimane ostaggio del Ministro Speranza

Con la guerra in Ucraina i media mainstream sembrano essersi dimenticati del virus. Intanto però mezza Europa riapre, quindi perché il nostro Governo non revoca le restrizioni anche nel Belpaese?

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Roberto Speranza, covid
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Da www.romait.it

E il Covid che fine ha fatto? Può essere una curiosità legittima in un periodo in cui i media mainstream sono in tutt’altre faccende affaccendati. Però, a quanto pare, il virus è ancora vivo e lotta con noi. O almeno questa è l’impressione che si ricava dal confronto tra la situazione politico-sanitaria dell’Italia e quella di buona parte del resto d’Europa.

Il Covid sparisce, le restrizioni no

Va dato atto al Presidente russo Vladimir Putin che lo scoppio della guerra in Ucraina ha fatto sparire il Covid, quantomeno da giornali e tv. Un effetto collaterale rimarcato dall’infettivologo Matteo Bassetti, evidentemente orfano di attenzioni come il personaggio di Roberto Benigni nel film di Woody Allen To Rome with Love.

Crisi di astinenza delle viro-star a parte, è un dato di fatto che i numeri della pandemia sono in miglioramento un po’ ovunque. E infatti nel Vecchio Continente sono parecchie le Nazioni che hanno rimosso le limitazioni contro il SARS-CoV-2, o si apprestano a farlo.

L’ultima in ordine di tempo è stata la Francia, il cui Premier Jean Castex, come riferisce Sky TG24, ha annunciato il ritorno alla quasi totale normalità. Dal 14 marzo, infatti, saranno sospesi il passe vaccinal (praticamente, il Super Green pass transalpino) e le mascherine al chiuso. Che, come ha precisato France24, resteranno obbligatorie solamente sui mezzi pubblici.

Decisioni anche più drastiche sono state prese da Spagna e Regno Unito. Nel Paese iberico l’unica coercizione tuttora in vigore, ma limitatamente ad alcune Regioni, è il pasaporte Covid (il certificato verde base). Mentre la perfida Albione, come scriveva TGCom24, già dal 24 febbraio ha formalizzato la fine dell’emergenza, ripristinando tutte le libertà individuali.

Solamente il Belpaese rimane ostaggio del Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza, che ancora ritiene necessario «valutare passo dopo passo». Eppure la questione è piuttosto semplice: visto che il patogeno sparisce, perché non spariscono anche le restrizioni?

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