Qui Italia

Il meglio del made in Italy

Covid, team italiano scopre un super-anticorpo che batte tutte le varianti

Covid in trappola

Covid-19 in trappola

È una proteina derivata dal sangue di alcuni operatori sanitari di Bergamo e modificata tramite ingegneria genetica: riesce a impedire che il virus si leghi alle cellule, ed è stata sviluppata tra Roma e Pomezia

Da www.romait.it

È un (altro) piccolo passo per la ricerca scientifica, ma (potenzialmente) un grande balzo per la lotta al Covid. È stato infatti sviluppato un super-anticorpo che potrebbe proteggere contro tutte le varianti del SARS-CoV-2, e in più si somministrerebbe per via intranasale. Risultati che presto saranno sottoposti al vaglio della sperimentazione umana, ma intanto possono già renderci orgogliosi: perché sono a fortissime tinte azzurre.

Covid in trappola
Covid-19 in trappola

Un super-anticorpo contro il Covid

Un nuovo anticorpo “definitivo”, capace di rendere inoffensiva qualsiasi mutazione del Covid. È quello descritto in uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Therapy, che un po’ ricorda il supervaccino giapponese efficace contro tutti i coronavirus.

Anche in questo caso, viene presa di mira la cosiddetta proteina Spike, che il patogeno usa per legarsi alle cellule ospite. In particolare, l’obiettivo è un tratto «essenziale alla funzione di ingresso del virus nelle cellule», come ha spiegato al Giornale una delle ricercatrici, Maria Gabriella Santoro. Aggiungendo che la molecola riesce a «riconoscere e contrastare, anche a dosi molto basse, tutte le varianti della Spike note al momento dello studio».

Inoltre, questo anticorpo può essere inalato come se fosse aerosol, una metodologia certamente meno invasiva della tradizionale iniezione. È dotato di alta efficienza, notevole stabilità e basso costo di produzione. Neutralizza l’infezione sia in vitro che in vivo, su due modelli animali indipendenti – criceti e topi transgenici. E, come ciliegina sulla torta, ha il “marchio DOC” del Belpaese.

Orgoglio italiano (ancora una volta)

Innanzitutto, perché è un progetto congiunto del Laboratorio di Biotecnologia centro polifunzionale Labio 4.0 Marino Golinelli di Pomezia e del Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata di Roma. E poi perché i campioni ematici originari sono stati forniti da dieci operatori sanitari dell’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII, subito dopo essere guariti dal Covid.

Inizialmente il team ha identificato i donatori con la risposta immunitaria più valida. Poi, come hanno raccontato a La Repubblica le scienziate Rita De Santis e Olga Minenkova, «abbiamo individuato un panel di sei anticorpi». E da qui, tramite ingegneria genetica, ne è stato selezionato uno – il più forte – per avviare la fase sperimentale.

Nei prossimi mesi dovrebbero partire i test sull’uomo, l’ultimo passo prima della commercializzazione del farmaco. Che, una volta di più, può far sventolare alta e fiera la bandiera italiana.