Contattaci

Sport

Coppa Italia: trionfo della Lazio per la settima volta nella storia

I biancocelesti battono 2-0 l’Atalanta con le reti nel finale di Milinkovic-Savic e Correa.

Avatar

Pubblicato

il

I biancocelesti battono 2-0 l’Atalanta con le reti nel finale di Milinkovic-Savic e Correa

Lazio in paradiso: settimo trionfo in Coppa Italia per la squadra allenata da Simone Inzaghi, al termine di una partita intensissima e combattuta che ha visto i biancocelesti prevalere dal punto di vista dell’esperienza a discapito di un’Atalanta, impacciata all’inizio e colpita nel momento migliore del match.

La cronaca

Clima di tensione a Roma, dopo un pomeriggio in cui erano attese pioggia (che ha reso il terreno di gioco insidiosissimo) e scontri tra tifosi (con tafferugli tra ultrà e polizia, che hanno causato l’incendio di un’auto della polizia municipale, il ferimento di due vigili urbani e lo stop di due tifosi laziali). 

Simone Inzaghi, alla seconda finale di Coppa, schiera un 3-5-2 con davanti la coppia Immobile-Correa e con Milinovic-Savic e Caicedo in panchina. Gasperini conferma gli undici che hanno battuto i biancocelesti allo Stadio Olimpico nella sfida di 10 giorni fa in campionato, con Gomez a sostegno di Ilicic e Zapata.

Il match inizia subito con un sussulto bergamasco, con l’incursione da sinistra di Gomez parata in due tempi da Strakosha, ma poi latitano le occasioni, nonostante un ritmo molto elevato.

L’Atalanta sente la finale, non pressa a tutto campo come suo solito e così la Lazio si mostra più attiva; ma di testa sia Acerbi, sia Leiva non centrano la porta.

Da palla inattiva però è la Dea che si rende pericolosissima. Al minuto 26 nitida tripla chance sugli sviluppi di una punizione dalla tre quarti: in un furioso batti e ribatti in area De Roon al volo (con una leggera deviazione di mano di Bastos) colpisce il palo, poi un salvataggio sulla linea e infine Zapata di testa mette il pallone a lato.

Da questo momento in poi la partita diventa tesissima. Bastos viene ammonito ed esce per scelta tecnica già al 36′, al suo posto Radu. Poco dopo i biancocelesti protestano per un fallo su Correa da ultimo uomo: Banti ammonisce Masiello ma non vede la “chiara occasione da gol” per espellerlo. Anche Lulic viene ammonito.

Al quarantesimo Zapata mette alto di testa su cross di Ilicic. La Lazio preme negli ultimi minuti ma si va al riposo sullo 0-0.

Nella ripresa il ritmo cala sensibilmente. Su tiro di Castagne Strakosha para a terra, ma ci sono solamente duri scontri a metà campo, per un indirizzo del match che tarda ad arrivare. Palomino salva su Correa lanciato a rete, mentre Gomez con un sinistro da posizione defilatissima colpisce il palo esterno. Inzaghi sostituisce un deludente Immobile per Caicedo e poco dopo fa la mossa giusta mettendo in campo Milinkvic-Savic (78′).

Il serbo, dopo soli tre minuti dal suo ingresso in campo al posto di un nervosissimo Luis Alberto, sblocca la partita: stacco di tasta imperioso su corner, palla sul secondo palo e corsa sotto la Curva Nord, 1-0.

Gasperini tenta subito le contromosse, sfruttando tutti e tre i cambi a disposizione: dentro Barrow per Zapata, Gosens per Castagne e Pasalic per De Roon.

Gollini para in uscita su Correa, ma al minuto 89 si deve arrendere al Tucu: con l’Atalanta riversata in avanti, l’argentino con una cavalcata di 45 metri salta Freuler, scarta il portiere nerazzurro ed insacca. Esplodono i circa 33mila tifosi laziali all’Olimpico e partita chiusa.

Dopo 7 minuti di recupero Banti fischia la fine: per la Lazio è il settimo trionfo in 10 finali e la sicurezza di un posto in Europa League l’anno prossimo. Per l’Atalanta continua il tabù Coppa Italia, a distanza di 56 anni dal suo primo e unico trofeo nazionale, ma da domenica continua la caccia alla Champions League: ad attenderla c’è la Juve.

Tabellino

ATALANTA (3-4-1-2): Gollini; Palomino, Djimsiti, Masiello; Hateboer, De Roon (85′ Pasalic), Freuler, Castagne (85′ Gosens); Ilicic; Gomez, Zapata (85′ Barrow). All. Gasperini

LAZIO (3-5-1-1): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Bastos (36′ Radu); Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Luis Alberto (78′ Milinkovic-Savic), Lulic; Correa, Immobile (66′ Caicedo). All. Inzaghi

Reti: 82′ Milinkovic-Savic, 89′ Correa

Sport

Juve a +4, Lazio travolgente, Napoli in crisi nera: tutti i temi della 20°giornata di Serie A

Nella prima di ritorno anche la rinascita della Fiorentina di Iachini, la ripresa di Roma e Milan e l’ultima “balotellata”

Avatar

Pubblicato

il

In attesa di un’importante Atalanta-Spal non sono mancate le sorprese, con un’ulteriore piccolo allungo della Juve sull’Inter in una corsa che ormai è diventata a tre. 

Lazio da urlo: 11° vittoria consecutiva e candidatura sempre più forte

Altra partita, altra vittoria, altro dominio per la Lazio, che in solo un tempo chiude la pratica Sampdoria e si porta a soli due punti dall’Inter. In questo momento, i biancocelesti hanno una fiducia nei propri mezzi straordinaria: Immobile è sempre più Re Mida (e con la tripletta di sabato lancia ufficialmente la sfida al record di 36 gol di Higuain), ma anche altri uomini meno in copertina stanno rendendo oltremodo, vedi Caicedo e Jony. Con la partita da recuperare contro il Verona, l’Aquila ha virtualmente inserito la freccia nei confronti dei nerazzurri, pronta al sorpasso. Prova del nove definitiva il derby capitolino di domenica prossima: qualora riuscisse a superare la Roma, la candidatura sarebbe completa.

Una Juve col fiatone allunga, trascinata da CR7

5° successo consecutivo e +4 sull’Inter: la Juventus prova una mini-fuga prima degli ottavi di Champions. Per Sarri nel complesso la forma non è ancora quella idonea per affrontare il Lione: la sofferenza degli ultimi minuti non è da sottovalutare, al cospetto di un Parma arrembante che aveva anche trovato il pareggio. Chi invece è già in forma Champions è Cristiano Ronaldo: 16 gol in campionato, a segno da 7 partite di fila e autentico trascinatore, con tante altre occasioni create oltre alla doppietta. E c’è chi lo dava per “finito” ad ottobre…

L’Inter continua a rallentare: gennaio dà sempre problemi

Un Lecce mai domo costringe l’Inter al secondo pareggio consecutivo in campionato. Singolare la squadra giallorossa, mai vincente al Via Del Mare ma che ha fermato entrambe le contendenti allo Scudetto, dopo l’1-1 di fine ottobre con la Juventus. Risultato replicato anche ieri, con la squadra del (non più amato) salentino Conte che, bloccata per tutta la partita, sembrava averla messa in discesa con l’incornata del neo entrato Bastoni. Il pareggio di Mancosu ha vanificato il tutto, e nonostante 9 tiri in porta contro 2, l’Inter continua ad avere un rapporto complicato col mese di gennaio, anche se in misura minore rispetto agli anni passati. Il rallentamento però non è ammesso: Juventus e Lazio continuano a correre anche nel 2020.

A Napoli lo psicodramma continua: anche Gattuso sembra rassegnato

La settimana scorsa, nella sconfitta di Roma, si erano visti dei segnali incoraggianti. Tutto saltato in aria nell’ennesima sconfitta del Napoli, in casa con la Fiorentina. I numeri degli azzurri al San Paolo sono da zona retrocessione: quarta sconfitta consecutiva e vittoria in campionato che manca dal 19 ottobre. Sintomo di un problema mentale più che tecnico, ed in questo senso le parole del post-partita di Gattuso sanno di resa: “Oggi siamo stati inguardabili. Sembra che ci siamo incontrati stamattina, ci siamo messi la maglia e siamo andati in campo. Non possiamo continuare così, abbiamo toccato il fondo. Lo psicodramma continua e la classifica peggiora: undicesimo posto, a pari punti con Bologna, Fiorentina e Udinese, con la zona Champions distante 14 punti.

Milan e Roma riprendono la loro marcia

È tornata l’emergenza in casa Roma, ma la reazione c’è stata e la Lupa torna quarta da sola, aspettando l’Atalanta. Senza i terzini titolari (Florenzi e Kolarov squalificati) e con sole tre pedine da schierare nella batteria dei trequartisti, la banda Fonseca ha battuto quasi senza soffrire il Genoa. MVP non può che essere Leonardo Spinazzola, l’uomo della settimana al centro della trattativa tormentata con Politano, che ha risposto sul campo con una prestazione maiuscola culminata con buona parte del merito per il secondo gol: partite così dopo una settimana in cui è stato all’ultimo “rifiutato” dall’Inter non è roba da poco. Ora per i giallorossi due partite complicatissime: prima il quarto di finale di Coppa Italia all’Allianz Stadium, poi il derby contro una lanciatissima Lazio. Domenica prossima si capiranno meglio le ambizioni anche dell’altra squadra romana.

Bene anche il Milan, che all’ultimo respiro si regala la seconda vittoria consecutiva ed il settimo posto in classifica, a -2 dal Cagliari sesto. E la notizia positiva per Pioli è che non è stato Ibra a risolvere il match ma Ante Rebic, ai primi due gol in maglia rossonera. Nonostante una partita da subito in salita, a causa di un uscita scellerata di Donnarumma, i rossoneri hanno saputo reagire con l’ingresso dell’attaccante croato, più lo splendido gol da fuori del bomber-terzino Theo Hernandez. Merito anche di Gigio che, dopo l’errore marchiano, si è ripreso con tre grandi interventi.

Zona Salvezza: la Viola ingrana,torna a sorridere il Sassuolo, scivolone Samp

Nella seconda metà della classifica fa un grande passo in avanti la Fiorentina di Beppe Iachini, che fa sette punti in tre partite e aggancia proprio il Napoli a quota 24. La qualità di alcuni singoli non è da 11° posto (vedi Chiesa, Vlahovic e Castrovilli), e la possibilità di risalire ancora c’è tutta. Torna a vincere anche il Sassuolo che, dopo tre sconfitte consecutive, batte un Torino che non ne vuole sapere di avere continuità. Positivi pareggi interni per Brescia (contro il Cagliari, con un super Torregrossa) e Lecce (che ferma l’Inter). Malissimo la Sampdoria: è vero che è capitata contro l’avversaria più difficile da affrontare in questo momento, ma che ha fatto vedere troppi svarioni difensivi (malissimo Colley e Chabot).

Ci Piace e Non Ci Piace: Boga e Balotelli

Quarto gol in 18 partite non è un bottino da bomber di razza, ma si può catalogare l’inizio di stagione di Jeremie Boga come una vera sorpresa. Prima lo “scavetto” contro la Juventus, ora il tunnel più destro all’angolino da 30 metri contro il Torino (vedere per credere). Giocatore in costante ascesa.

È finito “dietro la lavagna” diverse volte perché vittima di beceri cori razzisti, ma stavolta Mario Balotelli ci finisce per demeriti propri. Ieri al Rigamonti si è visto il Mario in versione Bad Boy: dopo 8 minuti dal suo ingresso in campo fallo, ammonizione, “vaffa” verso l’abritro che non esita a sventolargli il rosso. Mario così no.

Credits Photo: Official SSC Napoli Twitter Page

Continua a leggere

Sport

Juventus campione d’inverno, Lazio da record, Var ancora bocciato: i temi della 19°giornata di Serie A

Nella giornata piena di scontri diretti si annullano a vicenda Inter e Atalanta, mentre il Milan ritrova il sorriso grazie ad Ibra

Avatar

Pubblicato

il

Una giornata da circoletto rosso, l’ultima di andata, con 4 scontri diretti per la testa e 6 per la coda. In attesa di Parma-Lecce, tutti i responsi di questa 19° giornata.

Juve corsara a Roma e da sola in testa, Roma sconfitta e con Zaniolo ko

Nel posticipo domenicale la Vecchia Signora vince 2-1 a Roma contro i giallorossi e torna da sola in testa alla classifica. In una partita tignosa, contrassegnata da brutti infortuni ed errori, ha fatto la differenza l’approccio alla gara arrembante e cinico dei bianconeri, avanti 2-0 dopo soli 10 minuti. Da quel momento in poi qualche calo di tensione, con errori in fase di disimpegno nel primo tempo, un po’ di errori sotto porta nel secondo, han fatto sì che la Roma rientrasse in partita. Una prima mezz’ora “alla Conte”, un’ora “alla Allegri” insomma. Quando scende d’intensità, la Juve rischia. Note positive (e note meno) per Dybala, migliore in campo ma uscito quantomeno contrariato, e per Demiral, sorpresa di questa prima parte di stagione che, preferito a De Ligt, stava facendo un’ottima partita (condita dal suo primo gol con la maglia della Juventus) prima di un brutto infortunio che lo ha fatto uscire dolorante (contusione al ginocchio, nelle prossime ore ci saranno accertamenti).

A proposito di infortuni, in casa Roma oltre al danno la beffa. Il ko di Zaniolo, uscito piangendo in barella, si è presto concretizzato con il responso medico peggiore: legamento anteriore del crociato rotto, stagione finita ed Europei a rischio per il gioiellino di Fonseca. I giallorossi nel primo tempo hanno accusato anche psicologicamente l’infortunio dopo il pessimo inizio (fino a ieri non aveva ma subito gol nel primo quarto d’ora), ma sono sempre rimasti in partita e la rimonta nella ripresa si è fermata a metà. Restano però dei problemi atavici in casa giallorossa: la difficoltà nel creare occasioni buone per il terminale offensivo hanno dato la sensazione di una squadra sì volitiva ma che non è riuscita a creare grossi grattacapi a Szczesny. Un inizio di 2020 da incubo (due sconfitte interne di fila) ridimensionano le ambizioni di una Roma, ora a pari punti con l’Atalanta. 

View this post on Instagram

Vi giuro…tornerò più forte di prima.

A post shared by Nicoló Zaniolo (@nicolozaniolo) on

Inter ed Atalanta si annullano,ma Conte boccheggia (e si lamenta)

All’ultima giornata d’andata l’Inter perde il comando, costretta al pari interno contro un’Atalanta andata vicinissima al colpaccio. Per la Dea il rammarico di aver avuto il match-point, con il rigore di Muriel parato da Handanovic (30% di penalty parati in Serie A dallo sloveno). Lautaro e Lukaku continuano ad intendersi a meraviglia, come dimostra il gol del Toro, ma la Beneamata continua a far fatica in altre zone del campo. Per questo Conte, dall’alto dei suoi 46 punti conquistati in un girone, chiede rinforzi dalla società. Eriksen, Vidal, Giroud, Young: nomi importanti che potrebbero fare comodo.

I nerazzurri bergamaschi invece continuano a stupire: dal punto di vista del gioco e della personalità non sembrano avere limiti. Il quarto posto è riconquistato ed il posto tra le migliori 16 in Champions è più che mai meritato.

Lazio forza 10, Napoli sempre più giù (con una speranza)

Simone Inzaghi batte Sven Goran Eriksson. Con la vittoria di sabato sul Napoli la Lazio conquista la decima vittoria consecutiva, superando il record del tecnico svedese di 9, tra il dicembre del 1998 e il febbraio del 1999. In un’Olimpico in festa per le celebrazioni del 120° anniversario dalla fondazione, i biancocelesti continuano imperterriti nella loro marcia, grazie a Re Mida Immobile, che sale a quota 20 in campionato (aiutato stavolta da Ospina). La classifica dice che l’Aquila continua a volare alto: con una partita in meno è potenzialmente a -1 dall’Inter e a -3 dalla capolista.

Per una squadra che continua a vincere, un’altra che continua a perdere. Per il Napoli è la settima sconfitta stagionale, la terza nelle quattro partite di gestione Gattuso e l’undicesimo posto in classifica, ma non tutti i mali vengono per nuocere. È vero che continuano i regali “post-natalizi” (gravissimo quello di Ospina), ma nel complesso la prestazione è stata di livello: a Roma con la Lazio, in questo periodo, non è scontato. Grida ancora vendetta il palo di Zielinski.

Ibra-cadabra, ed il Milan ritrova la vittoria

Alla Sardegna Arena di Cagliari torna a vincere il Milan dopo un digiuno di tre partite. Al cospetto dei rossoblu in caduta libera (4° sconfitta consecutiva). E dopo appena una partita e mezzo la copertina non poteva che prenderla Zlatan Ibrahimovic, che con il suo gol nella ripresa (dopo 2806 giorni in A) ha chiuso il match: è impressionante come un 38enne, dopo due mesi di’inattività, alla seconda partita giochi interamente 90 minuti e trascini letteralmente una squadra quando non fisicamente, dal punto di vista del carisma e del carattere. Lo svedese potrebbe migliorare anche i compagni di squadra, Leao in primis.

Zona Salvezza: Verona da applausi, reazione Samp, caduta libera per Spal e Genoa

Se in testa erano tutte partite importanti, non poteva essere diversamente per la zona salvezza. In basso la copertina la prende Juric con il suo Verona: parlare di “basso” è riduttivo, visto che la neopromossa veneta, dopo la vittoria sul Genoa è ottava in classifica davanti a corazzate come Milan e Napoli (tra l’altro con una partita in meno). Bene anche la Sampdoria, che rifila un poker al Brescia dopo essere andata sotto con Quagliarella tornato a splendere (doppietta). D’altro canto per Grifone e Rondinelle, insieme alla Spal, inizia a farsi preoccupante: qualora il Lecce dovesse vincere a Parma, il 17° posto si allontanerebbe parecchio.

Ci Piace e Non Ci Piace: Robin Gosens e (ancora una volta) il Var

Un altro, l’ennesimo gioiellino diventato tale in maglia nerazzurra. Nonostante si parli molto di Kulusevski, preso dalla Juventus (che sta facendo benissimo al Parma ma è di proprietà della Dea), non può passare inosservato il momento (e la stagione) di Robin Gosens, in gol anche a San Siro. Con il sigillo di sabato: per il classe ’94 tedesco, cresciuto calcisticamente in Olanda è il sesto gol, più 4 assist in 16 partite: è il difensore più letale d’Europa 6.

Nell’occhio del ciclone finisce ancora il Var. Minuto 40 di Inter-Atalanta: Lautaro da terra fa quello che nel rugby viene chiamata “francesina” (ossia prendere con la mano la gamba l’avversario per farlo cadere) ma né Rocchi in campo (difficile da vedere in mezzo al mucchio), né Irrati al Var (inspiegabile) hanno dato un calcio di rigore solare alla visione di un paio di replay. Lo strumento c’è ed è entrato dopo anni di battaglie per evitare questi errori marchiani. Così non Var.

Photo Credits: S.S. Lazio Official Twitter Page

Continua a leggere

Sport

Juve e Inter ripartono alla grande, la Lazio segue a ruota, al Milan non basta Ibra: tutti i temi dalla prima giornata del 2020

Ma anche la super Atalanta, lo scivolone inaspettato della Roma e gli errori difensivi del Napoli di Gattuso

Avatar

Pubblicato

il

Dopo la sosta natalizia la Serie A degli anni ’20 riparte come il precedente decennio (ovvero con un gol di Balotelli), ma anche con risultati a sorpresa e grandi goleade.

Ronaldo e Lukaku sugli scudi, Inter e Juve partono in quarta

Sia una “botta” che una “risposta” netta tra le due capoliste che in campionato cominciano l’anno nuovo così come hanno chiuso il vecchio: vincendo e a braccetto.

Il segnale forte e chiaro è arrivato nel pomeriggio dalla Juventus, ed in modo particolare dal suo giocatore più rappresentativo. Un Cristiano Ronaldo in versione extra-lusso, alla sua prima tripletta con la maglia bianconera, ha messo in discesa una partita bloccata nel primo tempo da un buon Cagliari, crollato però nella ripresa a partire dall’errore di Klavan. Al netto di un grande CR7 (anche assist per Higuain), la Vecchia Signora ha mostrato un’ottima condizione fisica e si candida a provare a prendere il largo prima degli ottavi di Champions. 

Ma l’Inter non ha alcuna intenzione di mollare, ripartita alla grande dopo un pit stop quanto mai necessario. Si sono rivisti in campo (anche se per spezzoni) Sensi e Barella più in panchina Sanchez, ma Lautaro e Lukaku sono tornati più affamati che mai. Il belga con una bella doppietta, l’argentino con un gol da opportunista: anche se facilitati da alcune topiche difensive del Napoli, l’Inter sembra aver ricaricato le pile a dovere.

Lazio all’ultimo secondo, Atalanta ancora di poker

Chi continua a correre è la Lazio di Simone Inzaghi, che ha conquistato la nona vittoria consecutiva (eguagliando la striscia di Sven-Goran Eriksson) sul campo di un Brescia combattivo. Così come a Reggio Emilia e a Cagliari, la gioia arriva in zona Cesarini grazie ad un altro big ripartito fortissimo dopo la sosta, ossia il capocannoniere della Serie A Ciro Immobile. La Supercoppa conquistata in Arabia ha dato ancora più convinzione ai biancocelesti che ora, senza le coppe europee, potrà continuare a seguire la due capoliste (potenzialmente a tre punti di distanza).

Un’altra squadra estremamente in fiducia è l’Atalanta: a nessuna squadra era riuscita l’impresa di rifilare due poker di fila, a cavallo della sosta. Il malcapitato Parma non ha potuto nulla al pari del Milan, con un Gomez monumentale (prima goleador, poi ispiratore per il raddoppio di Freuler), e Josip Ilicic che nella ripresa mette a segno una doppietta di altissimo tasso tecnico. Un meccanismo che funziona a meraviglia, e Gasperini ha ritrovato anche Zuvan Zapata…

Scivolone Roma, Milan impalpabile, Napoli disastroso

Non tutte le big possono sorridere, e la Roma si è fatta sorprendere dal Torino alla ripartenza. Al cospetto di un Gallo tirato a lucido e di un Sirigu saracinesca, la squadra di Fonseca scivola all’Olimpico anche per demeriti propri derivanti da una scarsa precisione in zona gol e qualche amnesia difensiva tipica della prima parte di stagione. Il quarto posto è ancora giallorosso, ma la lanciatissima Dea è a solo un punto.

Non va meglio al Milan, che non sfrutta il “fattore Ibra”, né prima (con i 60mila di San Siro), né dopo l’entrata in campo dello svedese, apparso (com’è giusto che sia) fuori condizione nella mezz’ora abbondante giocata. Ibrahimovic oppure no, contro la Samp i rossoneri soffrono gli stessi problemi, sia in avanti, con Piatek e Suso ancora sufficienti, che dietro, dove Gabbiadini si è presentato due volte davanti al portiere. Pioli arpiona un punto grazie a Donnarumma ma rimane nella parte destra della classifica.

Ancora peggio va il Napoli, uscito con le ossa rotte dalla sfida di domenica sera con l’Inter. In avanti la squadra di Gattuso ha dato buoni segnali (con un pizzico di sfortuna per Insigne), ma dietro due grandi errori individuali hanno condannato i partenopei alla terza sconfitta nelle ultime 5 gare. Milik non basta, e se ci si mettono le topiche di Manolas e Meret per il tecnico calabrese è evidente che ci sia ancora tanto da lavorare, soprattutto sul piano mentale, con una classifica che continua a piangere.

Ci Piace e Non Ci Piace: gli esordi degli allenatori e (ancora) i cori razzisti

Anno nuovo, allenatori nuovi per Genoa e Fiorentina e risposte importanti: i rossoblu di Davide Nicola lasciano l’ultimo posto in classifica con la vittoria di domenica ai danni del Sassuolo, mentre la Viola di Beppe Iachini è andata vicinissima alla vittoria al Dall’Ara, sfuggita all’ultimo secondo solo per una prodezza da posizione impossibile di Orsolini. Due ambienti che hanno bisogno di serenità potrebbero iniziare un periodo per portarsi via dalle brutte acque della zona retrocessione.

Male incurabile anche quest’anno sembra essere il razzismo, con protagonisti da ambo le parti non nuovi. Quello che è accaduto a Brescia nei confronti di Mario Balotelli è l’ennesimo segnale da non sottovalutare, che necessiterebbe del pugno duro da parte di tutti: dai giocatori alla Lega, fino alle società.

Continua a leggere

Sport

Calcio, accordo quasi fatto per il passaggio della Roma a Friedkin

Pallotta cederà il club per una cifra di almeno 780 milioni, l’affare più costoso della storia del pallone italiano. Poi, senza rivoluzioni immediate, sotto (di nuovo) con lo stadio

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

James Pallotta e Dan Friedkin. Foto dal sito corriere.it

Il comunicato stampa dell’A.S. Roma, giunto all’una del mattino, è stato prevedibilmente interlocutorio. Emesso su richiesta della Consob (in quanto la società capitolina è quotata in Borsa), si è limitato a confermare la trattativa in corso tra il club presieduto da James Pallotta e il gruppo guidato dal magnate texano – ma di origine californiana – Dan Friedkin, affermando che non si è ancora giunti a un accordo definitivo. Accordo che, stando ai ben informati, potrebbe essere formalizzato nel prossimo mese di gennaio, il tempo necessario a redigere tutti i contratti.

Secondo i rumours, il passaggio di consegne tutto a stelle e strisce avverrà per una cifra intorno ai 780 milioni di euro (comprensivi dei 272 milioni di indebitamento e dei 150 milioni di aumento di capitale già deliberato), ma c’è chi ha ipotizzato un totale di oltre 900 milioni di euro: numeri che, in ogni caso, renderebbero l’affare il più costoso della storia del calcio italiano.

È probabile che Pallotta manterrà una quota di minoranza legata alla vexata quaestio del nuovo stadio, per cui sono previsti ancora tempi lunghi – il guaio atavico dell’attuale giunta grillina: con un’amministrazione neanche buona, ma appena decente, il progetto sarebbe già stato realizzato da anni, e con il bellissimo design originale.

Che vi sia un rapporto causale tra le due vicende lo aveva fatto capire lo stesso Pallotta in tempi non sospetti: era infatti il maggio 2017 quando, in occasione dell’addio al calcio di Francesco Totti, il presidente uscente aveva dichiarato che, se il nuovo impianto non fosse stato pronto per il 2020, «avrete un altro proprietario, perché non mi vedrete più da queste parti».

Detto fatto. E, a proposito di farsi vedere, dal momento che una delle principali critiche rivolte a Pallotta ha riguardato la gestione del club da oltreoceano, sembra invece che Friedkin voglia affidare il ruolo di presidente operativo al figlio Ryan, che dovrebbe trasferirsi nella Capitale per assicurare la presenza fisica della nuova proprietà.

Per il resto il management non dovrebbe cambiare più di tanto, almeno in un primo momento. La poltrona più traballante pare sia quella del vicepresidente Mauro Baldissoni, oltre a quella del mai amato Franco Baldini, che però agiva da consulente privato di Pallotta, più che della Roma. Si parla inoltre di tentativi per far tornare all’ovile, magari con ruoli all’interno dello staff tecnico, le storiche bandiere Totti e De Rossi – e non è detto che sarebbe un bene.

In definitiva, comunque, la questione che più interessa i tifosi (inclusi i leoni dell’etere) è la possibilità di tornare a competere per dei trofei – a Trigoria non se ne alza uno dalla Coppa Italia 2008. In tal senso, si moltiplicano gli appelli a non vendere i gioielli giallorossi, e possibilmente a comprare (finalmente) qualche campione.

Salvo imprevisti, la palla – è il caso di dirlo – sarà quindi nelle mani di Thomas Daniel Friedkin: 54 anni, dotato di un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di dollari, in gran parte derivanti dalla distribuzione e dalla vendita di auto Toyota – di cui ha l’esclusiva in cinque stati U.S.A. È inoltre proprietario di alberghi di lusso, produttore cinematografico (nel 2017 il suo The Square ha vinto la Palma d’Oro a Cannes), aviatore con tanto di licenza per il volo acrobatico (ha perfino pilotato un aereo durante le riprese del film Dunkirk) e partner commerciale degli Houston Rockets, il team NBA della sua città.

È anche impegnato in attività ambientaliste. Ma, se riporterà sorrisi e vittorie alla Maggica, forse glielo potremo perdonare. Carpe diem.

Continua a leggere

Sport

Calcio, Roma a un punto dalla Lazio dopo il trionfo in casa Fiorentina

I biancocelesti giocheranno a febbraio per l’imminenza della Supercoppa a Riad contro la Juventus: che intanto chiude il 2019 in vetta alla classifica, ma in coabitazione con l’Inter

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

L'esultanza dei giocatori della Roma. Foto dal sito Il Giallorosso

In un turno anomalo, spalmato su cinque giorni che de facto corrispondono a due mesi causa Supercoppa d’Oriente Juventus-Lazio, era quasi inevitabile che facesse capolino almeno un risultato anomalo. Nella fattispecie, si è trattato della seconda sconfitta consecutiva del comunque sorprendente Cagliari di Rolando Maran che, forse ancora sotto shock dopo gli ormai famigerati sette minuti di recupero che avevano sancito la clamorosa rimonta laziale in terra sarda, ha ceduto con l’identico punteggio di 2-1 al cospetto di un’Udinese tornata finalmente a respirare. I rossoblù sono comunque rimasti in quinta posizione, in attesa di conoscere il risultato dell’Atalanta impegnata nel piccolo derby lombardo con il Milan: ma non hanno potuto celebrare la concessione della presidenza onoraria al bomber dello Scudetto 1970 Gigi Riva.

Isolani che, per di più, hanno visto allontanarsi ulteriormente il quarto posto della Roma, travolgente nell’1-4 di Firenze che è costato la panchina all’ex Vincenzo Montella. Un match segnato, per il fu Aeroplanino, da un numero ben preciso: 17 sono infatti i punti dei Viola alla diciassettesima giornata, e la grafia latina XVII, essendo l’anagramma di “vixi” (vissi, nel senso di “sono morto”), suonava come un fosco presagio dell’esonero concretizzatosi poi dopo il consiglio portato dalla notte al presidente gigliato Rocco Commisso.

Diciassette sono anche i gol subiti dai giallorossi di Paulo Fonseca (terza miglior difesa del campionato), momentaneamente a un punto dai rivali biancocelesti, che contro il Verona giocheranno a inizio febbraio: conseguenze della scelta della Lega Calcio di far disputare la partita della Sardegna Arena nel Monday night, rendendo impossibile l’anticipo della successiva gara degli aquilotti per via dell’imminente partenza per Riad (estemporanea sede della Supercoppa italiana). Decisione che ha indispettito non poco il tecnico juventino Maurizio Sarri, visto che i bianconeri hanno giocato – e vinto – nella Marassi blucerchiata scendendo in campo di mercoledì.

La Vecchia Signora ha comunque concluso as usual l’anno solare in vetta alla Serie A ma, come non accadeva da parecchie stagioni, si è ritrovata affiancata dall’Inter di Antonio Conte, per un 2020 che si prospetta decisamente più interessante delle ultime annate. I nerazzurri, pur privi dello squalificato Lautaro Martínez, hanno demolito senza patemi il malcapitato Genoa di Thiago Motta, che a sua volta vede la propria panchina estremamente traballante: il che, essendo pure lui un ex, potrebbe anche far pensare che il vero problema siano i trascorsi.

Il tecnico italo-brasiliano attende di capire se, a differenza di Montella, mangerà il panettone: già sapendo comunque, in caso di sospiro di sollievo, quale sarebbe la marca. Motta, naturalmente.

Continua a leggere

Sport

Calcio, Barça-Real e la catarsi di un incontro senza tempo

“El Clásico”, pur terminando a reti inviolate, offre uno spettacolo emozionante in grado di riconciliare col mondo del pallone. Per questo è infinitamente più di una semplice partita

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

Il Camp Nou di Barcellona in occasione del Clásico. Foto dal sito di News Mondo

Nel calcio, com’è noto, ci sono varie partite importanti – e per ciò stesso molto sentite. Tra tutte, quelle che spiccano di più sono i derby, le sfide tra due team nati sotto lo stesso campanile: tanto che, sovente, match tra squadre la cui rivalità si può paragonare a quella interurbana vengono ribattezzati proprio in riferimento alle stracittadine – si pensi al Derby d’Italia, Juventus-Inter, o al Derby del Sole, Roma-Napoli.

E poi c’è “la” Partita, quella con la P maiuscola, quella per antonomasia, quella che oscura tutte le altre. L’incontro più bello del mondo, quello in cui confluiscono emozione e spettacolo, antagonismo e polemiche, sport e politica, quello che in 90’ sublima la bellezza di un’esperienza quasi mistica, che chi non è addentro alle segrete cose non potrebbe mai comprendere. Barcellona-Real Madrid. El Clásico.

Disputato a metà dicembre, anziché a fine ottobre, a causa dei disordini provocati dagli indipendentisti catalani (che comunque non hanno rinunciato a inscenare proteste e scontri), l’incontro per eccellenza si è disputato al Camp Nou con le due squadre appaiate in vetta alla Liga. Come sarebbero rimaste anche al termine del match – il numero 276, considerate tutte le competizioni e le amichevoli -, terminato a reti inviolate dopo ben 17 anni.

Ma il fascino eterno e immutabile del Clásico sta anche in questo: nel fatto che suggestione, eccitazione, trepidazione possono scaturire anche da uno 0-0 mai scialbo, mai banale. Perché c’è il centrale blaugrana Gerard Piqué che salva sulla linea l’incornata del capitano dei Blancos Sergio Ramos (da ieri primatista assoluto di presenze nella Grande Sfida, con 43 gettoni), che poi strozza allo stesso modo l’urlo di gioia del più forte giocatore al mondo, la Pulce Lionel Messi. C’è il terzino sinistro catalano Jordi Alba che non riesce a capitalizzare un pallone d’oro del Pallone d’Oro, e c’è il madridista Gareth Bale che si vede annullare la rete del possibile vantaggio per un fuorigioco millimetrico dell’assistman Ferland Mendy.

C’è il tempo di assaggiare il futuro quando, negli ultimi dieci minuti, entrano in campo due sicuri protagonisti della prossima decade (almeno), il diciottenne brasiliano del Real Rodrygo e il diciassettenne guineano del Barça Ansu Fati.

Ci sono le immancabili polemiche, nonostante il Var – anzi, proprio a causa del Var: che secondo gli ospiti avrebbe dovuto giudicare da rigore due interventi dubbi in area catalana sul difensore Raphaël Varane.

Ci sono i record, come quelli degli allenatori: Zinedine Zidane, uscito imbattuto dal fortino azulgrana per la quinta volta consecutiva, come non era mai capitato a nessun tecnico delle merengues; ed Ernesto Valverde, al settimo Clásico di fila senza sconfitta, impresa riuscita solamente a un mito vivente come Pep Guardiola.

E c’è, soprattutto, più di tutto, l’incanto struggente di una sfida senza tempo, della Partita che è sopra e oltre ogni partita, l’unica sempre in grado di riconciliare con il calcio: e il dispiacere sincero per quanti, da profani, non potranno mai godere dell’incomparabile catarsi suscitata dalla visione – anzi dalla contemplazione di un Clásico.

Continua a leggere

Cronaca

Società, ecco perché l’Italia (non) è un Paese per furbetti

Si moltiplicano le operazioni contro le truffe sui badge e sul reddito di cittadinanza. E poi ci sono big come il commissario della Lega Calcio e il senatore M5S Lannutti che “dimenticano” i rispettivi conflitti d’interesse

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

Foto da Blog Sicilia

C’è un malvezzo (che se non è tutto italiano, poco ci manca) che consiste nel credersi sempre più furbi dei furbi, come avrebbe detto zio Paperone. È quella forma mentis tipica, per esempio, di tutti coloro che nel pubblico strisciano il proprio badge – o lo fanno strisciare a dei colleghi compiacenti – per poi dedicarsi a tutto tranne che al lavoro.

Il caso più recente è stato scoperto a Brindisi, dove 31 dipendenti della Regione Puglia sono stati indagati (e 28 sospesi) perché, dopo aver timbrato il cartellino, si allontanavano tranquillamente dagli uffici per accompagnare i figli a scuola, per fare la spesa o anche solo per sostare all’esterno della sede lavorativa. Ciò che fa davvero specie, considerato che si tratta dell’ennesima ripetizione di una serie di vicende tutte la fotocopia l’una dell’altra, è proprio il fatto che le disavventure altrui non insegnano nulla: ostinazione che si spiega solamente con il succitato atteggiamento, che culla in una falsa illusione di sicurezza quanti, colpevoli degli stessi illeciti, irridono magari gli ideali compagni di truffa che si sono fatti scoprire. Dimenticando che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

Saggezza popolare che vale anche per coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza pur non avendone alcun diritto. Nei giorni scorsi, per esempio, i finanzieri hanno smascherato un 40enne palermitano che contrabbandava sigarette, un fotografo cosentino che molto intelligentemente pubblicizzava i propri servizi sui social network, e perfino una donna che gestiva un B&B e che, con altrettanto acume, promuoveva a sua volta la propria attività su Internet.

Ma il pesce, si sa, inizia a puzzare dalla testa, e in tal senso ci sono due episodi davvero paradigmatici. Il primo viene dallo sport, e ha per protagonista Mario Cicala, ex magistrato e commissario ad acta della Lega Calcio in seguito alle dimissioni dell’ex presidente Gaetano Miccichè. Nominato a inizio mese con il mandato di traghettare il principale organo calcistico italiano verso nuove elezioni, Cicala è stato costretto a una precipitosa marcia indietro dopo appena due settimane: il tempo di verificare che nel suo curriculum non si menzionava una sciocchezzuola come il suo ruolo di supplente nel Consiglio di sorveglianza della Lazio del solito Claudio Lotito. Come se non accadesse mai che, nel momento in cui qualcuno assurge a ruoli di una certa visibilità, se ne spulciano vita, morte e (soprattutto) miracoli.

Particolare che, a quanto pare, era sfuggito anche a Elio Lannutti, fondatore dell’Adusbef, senatore del M5S e in predicato di diventare presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche: il quale aveva scordato di precisare che suo figlio Alessio è impiegato all’Ufficio Enti della sede romana della Banca Popolare di Bari, guarda caso l’istituto al centro dell’attuale bufera.

Dice d’altronde un altro proverbio che il diavolo (sempre lui) è nei dettagli. E dopotutto, e in modo particolare in questioni che riguardano la politica, dal conflitto ai conflitti d’interesse è un attimo. Un brindisi alla società civile: quella vera, of course.

Continua a leggere

Sport

Calcio, sorteggi europei benevoli per le italiane, solo al Napoli è toccato il Barça

In Champions la Juve affronterà il Lione, l’Atalanta dei miracoli il Valencia. In EL Inter e Roma testeranno le rispettive ambizioni contro Ludogorets e Gent

Mirko Ciminiello

Pubblicato

il

Foto dal sito di Digital-News

Dice un antico adagio che il buongiorno si vede dal mattino: ma può anche capitare che faccia capolino all’ora di pranzo, se è quello il momento dei sorteggi delle Coppe europee. Certo, è decisamente troppo presto per cantare già vittoria, anche perché la storia insegna che avversari sulla carta abbordabili possono risultare più insidiosi di quelli dal grande nome: ne sa qualcosa la Juventus, che nella scorsa edizione della Champions League, dopo aver superato l’ostacolo Atletico Madrid, esultò prematuramente per l’accoppiamento nei quarti di finale con l’Ajax, che invece rise bene (poiché rise ultimo) dopo essere riuscito nell’impresa di espugnare lo Stadium.

Quest’anno, i bianconeri di Maurizio Sarri e Cristiano Ronaldo se la vedranno con il Lione guidato da una vecchia conoscenza del calcio italiano, Rudi Garcia. I francesi hanno chiuso il proprio girone di qualificazione alle spalle del Lipsia, ma stanno attraversando un momento molto complicato, come dimostra l’ottavo posto in Ligue 1 e, soprattutto, il grave infortunio occorso alla stella Memphis Depay, per cui si teme la rottura del crociato.

Sorte clemente anche per l’Atalanta che, dopo l’incredibile rimonta nel proprio gruppo (anche grazie al comune suicidio di Shakhtar Donetsk e Dinamo Zagabria), è stata abbinata al Valencia, attualmente settimo in Liga – ma a tre punti dal quarto posto, dopo aver fatto tremare il Real Madrid. I debuttanti nerazzurri di Gian Piero Gasperini non potranno sottovalutare una squadra che ha vinto il proprio raggruppamento davanti a Chelsea e Ajax, ma intanto ha evitato spauracchi come i detentori del Liverpool, il Bayern Monaco, il Psg o il Barcellona.

Non può dire altrettanto il Napoli ormai di Rino Gattuso, cui l’urna di Nyon ha riservato proprio i blaugrana di Lionel Messi: occasione di amarcord per Kostas Manolas, che con la maglia della Roma firmò il gol decisivo nel clamoroso 3-0 che completò la rimonta sui catalani due stagioni or sono. Finora gli Azzurri, con Carletto Ancelotti in panchina, hanno vissuto un’annata a due facce, tanto deludente in campionato quanto brillante in Europa (con quattro punti ottenuti complessivamente nei due match contro i campioni del Liverpool): al netto di fattori che rientrano nel novero di dietrologie e insinuazioni, il ruolo di underdog potrebbe paradossalmente aiutare, dal punto di vista mentale, Insigne & co., che se non altro potranno scendere in campo liberi da eccessive pressioni.

Quelle che inevitabilmente graveranno sull’Inter, capolista in serie A (in coabitazione con la Vecchia Signora) ma retrocessa in Europa League dopo il terzo posto nel girone alle spalle proprio della squadra di Ernesto Valverde, oltre che del Borussia Dortmund. Un risultato per cui la società, per bocca del vicepresidente Javier Zanetti, non ha nascosto un profondo rammarico: al tempo stesso, però, i nerazzurri di Antonio Conte avranno i favori del pronostico già a partire dai sedicesimi di finale, dove affronteranno i bulgari del Ludogorets, che “vantano” (si fa per dire) la peggior difesa tra i team qualificatisi dopo la prima fase del torneo, e che curiosamente hanno già calcato il prato di San Siro, nel medesimo turno della stessa competizione, uscendo sconfitti due anni fa al cospetto del Milan.

Coltiva ambizioni di grandezza anche la Roma, il cui Global Sport Officer Manolo Zubiria, ricordando che nessuna squadra italiana ha mai alzato la coppa (l’ultima fu il Parma nel 1999, ma era ancora la vecchia Coppa Uefa), ha dichiarato che il club di Paulo Fonseca «vuole interrompere questa tradizione negativa e portare a casa il trofeo». Primo ostacolo sulla strada dei giallorossi, che in Svizzera non erano teste di serie, i belgi del Gent, con cui c’è un precedente che risale alla primissima edizione dell’Europa League: nel 2009, al terzo turno preliminare, prevalse la Maggica con un complessivo 10-2 (e una vittoria per 7-1 in trasferta).

Da qui a febbraio, naturalmente, fin troppa acqua potrebbe passare sotto i ponti. Ma noi, da romantici (e campanilisti) quali siamo, vogliamo credere nel pokerissimo di vittorie italiane. Un passo per volta. Sognare, in fondo, non costa nulla.

Continua a leggere

Sport

Da Juve e Inter in testa a braccetto alla Spal desolatamente ultima: tutti i temi della 16° giornata di Serie A

Ma anche la Roma che consolida il quarto posto, il Milan che rallenta ed un Napoli impantanato anche con Gattuso.

Avatar

Pubblicato

il

In attesa della sfida ad alta quota tra Lazio e Cagliari, che può portare i biancocelesti a -3 dal primo posto, l’analisi della penultima giornata del 2019 ci riconsegna il pareggio a quota 39 delle due capoliste: probabilmente le scorie europee hanno lasciato il segno.

La difficile settimana dell’Inter: una situazione che sta presentando il conto

Al minuto 92 della sfida del Franchi crolla il castello faticosamente costruito dall’Inter, con la rete di Vlahovic. Contro una Fiorentina coriacea, in cerca di riscatto dopo 4 ko consecutivi con tanto di panchina di Montella in bilico, sono emerse tutte le difficoltà dei nerazzurri di questo periodo. Merito anche di Dragowski, con due splendide parate su Lukaku (anche se sulla seconda il belga poteva fare meglio), ma l’Inter comincia lentamente ad andare in debito d’ossigeno, anche per la mancanza di ricambi a centrocampo. Il gol preso su lancio lungo di Dalbert a 120 secondi dalla fine con la squadra un po’ troppo sbilanciata in avanti ne è la dimostrazione. Si chiude una settimana molto negativa con 2 pareggi in campionato e l’eliminazione dalla Champions League. A Conte l’obbligo di finire l’anno solare con una vittoria per ricaricare le pile in vista di un mese di gennaio tradizionalmente ostico per la Beneamata.

Col tridente pesante la Juventus fa paura

Da grandissima squadra qual è, la Vecchia Signora viene subito fuori dalla lunga notte di Roma. Passando per la vittoria infrasettimanale di Leverkusen, contro l’Udinese Sarri ha vinto sperimentando il tridente pesante con Higuain, Dybala e Cristiano Ronaldo. E per il tecnico toscano non c’è stato riscontro migliore di quello della prestazione odierna: al cospetto di una squadra che tuttavia non sta affrontando un buon momento di forma, i tre (pienamente recuperati fisicamente e mentalmente) hanno sfoggiato lampi di classe e di bel gioco, con una collaborazione che ha funzionato a meraviglia. Dietro altra grande prestazione per Demiral da non sottovalutare. L’aggancio in classifica c’è stato – per essere precisi sorpasso, in quanto a pari punti vale lo scontro diretto vinto a San Siro – e contro la Sampdoria a Marassi i bianconeri possono rimettere il naso avanti. Il testa a testa continua, ma sembra essere Sarri in vantaggio psicologico. Senza dimenticare una Lazio che potrebbe accorciare ancora di più questa sera nel Monday Night di Cagliari.

La Roma consolida il quarto posto, si stacca l’Atalanta

La lotta per il quarto posto passerà anche da Cagliari, ma nel frattempo la Roma supera la Spal 3-1 e aspetta il risultato della Sardegna Arena per vedere se può accorciare sui cugini biancocelesti oppure consolidare la propria posizione, fino a ieri in coabitazione con i sardi. Non è stata una passeggiata per la squadra di Fonseca che, nonostante un approccio migliore rispetto alla sfida di Europa League con il Wolfsberger, è andata sotto per l’ingenuità di Kolarov che ha regalato ai ferraresi il rigore trasformato da Petagna. Tuttavia dopo un’ora di gioco, i giallorossi grazie a qualche episodio – come il pareggio sul tiro di Pellegrini deviato da Tomovic ed il rigore conquistato da Dzeko e trasformato da Perotti – sono riusciti a ribaltare una situazione potenzialmente pericolosa e mostrano più carattere di quello mostrato contro gli austriaci giovedì: per il portoghese c’è ancora qualcosa da limare sul piano attitudinale.

Dalla lotta per il quarto posto si stacca momentaneamente l’Atalanta, che perdendo a Bologna scivola a -4 dai giallorossi. Anche per la Dea probabilmente un leggero calo di energie post-impresa ucraina, non aiutato dall’infermeria, che è costato caro al cospetto di un Bologna micidiale nelle ripartenze. Qualche rimpianto c’è per Gasperini in un finale di partita che stava per rimettere in sesto, ma il salvataggio di Danilo sul pallonetto di Barrow condanna i nerazzurri alla prima sconfitta in trasferta in campionato.

Milan a secco, Napoli a picco

Doveva essere una festa a San Siro, con i festeggiamenti per 120° compleanno del club. Per l’occasione sono tornati a San Siro grandi campioni del passato, ma la prestazione da campione è stata di Gianluca Pegolo, il secondo portiere classe ’81 del Sassuolo autore di 4 grandi interventi. E quando non ci è arrivato Pegolo, ci si è messa la sfortuna con i due legni colpiti da Leao in 5 minuti che hanno condannato il Milan allo 0-0 casalingo. L’amarezza rimane ma la squadra è in crescita, con un gioco che comincia a farsi vedere ed un Piatek più coinvolto nella manovra (anche se ancora a secco in zona gol).

Chi invece non cresce è il nuovo Napoli di Rino Gattuso, che al 90′ ha subito la beffa contro il Parma. Non gira niente per gli azzurri: il tecnico calabrese ha parlato di difficoltà dal punto di vista mentale, ma anche gli episodi non aiutano. Dopo una partita aggressiva, con un Sepe super ed un contropiede orchestrato da Gervinho il Napoli perde in casa per la terza volta in stagione contro squadre non di primissima fascia. Gattuso non poteva fare miracoli a tre giorni dal suo insediamento, ma occorre recuperare pienamente la testa dei suoi uomini, perché la classifica langue: col sorpasso degli emiliani, è ottavo posto in coabitazione con Torino e Milan e sono 11 i punti distacco dal quarto posto.

Ci Piace e Non Ci Piace: Mister Derby Ranieri e la Spal

La super rimonta del Verona col Torino (da 0-3 a 3-3 in un quarto d’ora) va sottolineata, così come la ripresa del Brescia ad opera del rientrante Corini, ma la “palma” di migliore questa settimana è di Claudio Ranieri, che inserendo Gabbiadini ha deciso il Derby della Lanterna. Prosegue il lavoro di risanamento del tecnico romano, che può vantare una statistica davvero positiva, ovvero l’imbattibilità nei derby: in 10 “allenati” ne ha vinti 9 con un pareggio.

De profundis invece per la Spal, uscita da Roma con zero punti ed alla terza sconfitta consecutiva. Andata in vantaggio ed in partita per un’ora, crolla nel finale e vede la zona salvezza distante sei punti. Ammirevole la scelta della società che ha dato fiducia allo storico tecnico spallino Semplici, in controtendenza con altre realtà (vedi Brescia), a Torino probabilmente l’ultima chance.

Photo Credits: Juventus Official Twitter Page

Continua a leggere

Sport

Dall’impresa storica dell’Atalanta all’ennesima debacle europea dell’Inter: tutte le sentenze delle fasi a gironi per le italiane

Ma anche il paradossale obiettivo raggiunto dal Napoli, la qualificazione della Roma e l’eliminazione della Lazio: 5 squadre su 6 rimangono in Europa, di cui 3 in Champions

Avatar

Pubblicato

il

Con il bilancio di 3 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte si chiude questa prima fase di coppe europee per le squadre italiane. Oltre al mero dato “da schedina” però, stavolta contano le classifiche e le sentenze emesse, e ce ne sono di tutti i tipi: dal sogno quasi insperato che si avvera all’incubo che si materializza ancora.

La clamorosa qualificazione dell’Atalanta, simbolo di cuore, testa e gambe

Alzi la mano chi, al termine delle prime tre partite dava chance alla Dea non solo di passare il turno, ma anche di qualificarsi come terza per “retrocedere” in Europa League. Invece, dopo un inizio di ambientamento (il 4-0 di Zagabria su tutti), l’Atalanta ha insistito nel fare il calcio che predilige, e dopo essersi sbloccata col City ha iniziato la sua favola. Il capolavoro si è concretizzato a Kharkiv con una partita coraggiosa fatta di testa, cuore e gambe nonostante le assenze in attacco e un Muriel non al 100%. La prima storica partecipazione si è trasformata così nella prima storica partecipazione agli ottavi di finale, scatenando la gioia dei bergamaschi e l’ammirazione dell’Italia intera. Il sogno continua.

Rimpianti e infortuni: Inter ancora una volta fuori ai gironi

Da Spalletti a Conte, l’Inter formato europeo non cambia marcia e ancora una volta viene eliminata ai gironi: manca gli ottavi dal 2011/2012. Ci sono alcuni punti in comune rispetto ad un anno fa, come l’essere arrivati all’ultima partita artefice del proprio destino ed il pareggio interno contro la squadra sulla carta più debole. Proprio questo è il rimpianto più grande per i nerazzurri: il pareggio di settembre con lo Slavia Praga, ripreso col gol di Barella, è costato 2 punti pesantissimi in ottica qualificazione. Così come il secondo tempo di Dortmund, da 0-2 a 3-2, vera doccia fredda per una squadra che aveva sì delle attenuanti, come il girone di ferro ed il centrocampo falcidiato dagli infortuni, ma che in queste due circostanze poteva e doveva fare di più per una qualificazione che nel complesso era alla portata.

Ora, visto il campionato punto a punto sulla Juventus, l’Europa League sembra più un fastidio che una vera e propria opportunità, anche se i nerazzurri avrebbero la possibilità di andare avanti. Tutto dipenderà dalla situazione di classifica a metà febbraio, dopo che l’Inter sarà chiamata ad invertire la tendenza nefasta di gennaio, vera croce nelle stagioni precedenti.

Napoli, il paradosso di un’esonero dopo la qualificazione

Chi invece può sfruttare l’opportunità degli ottavi di Champions, vista la classifica di campionato deficitaria, è il Napoli, che si è assicurato comodamente la qualificazione con la larga vittoria sul Genk. Si è vista la bella copia della squadra azzurra, o meglio la copia europea, perché la partita del San Paolo ha dimostrato come ci siano altri giocatori in Serie A. Passaggio agli ottavi da seconda, alle spalle del Liverpool campione in carica che non è riuscita a battere (ex) banda Ancelotti. Diventata ex perché dopo poco più di due ore la società ne ha annunciato l’esonero: una situazione paradossale e grottesca, culmine di tutto ciò che è accaduto nell’ultimo mese e mezzo, tra ritiri annunciati e inadempiuti, multe e panni sporchi lavati “in pubblico”. Toccherà a Gattuso ora ritrovare il sorriso e la compattezza in campionato e presentarsi a febbraio da possibile mina vagante degli ottavi di Champions: il Napoli ne ha tutte le possibilità, a patto che si presenti la bella copia.

Juve a passeggio a Leverkusen, con record di punti nel girone

Per l’unica squadra che non aveva nulla da chiedere in quest’ultimo turno, una facile vittoria alla Bay Arena di Leverkusen, che rappresenta un passo in avanti dopo la sconfitta di Roma. In piccolo la squadra di Sarri assomiglia al Napoli come differenza di prestazioni tra campionato e coppa: con 16 punti all’attivo (record di punti nella storia dei gironi) e l’unico intoppo a Madrid, al termine di un’ottima prestazione. Ora inizia il bello per la Juventus: prima in campionato con l’obiettivo di risuperare l’Inter, poi a partire dagli ottavi con alcune insidie che si possono nascondere nel sorteggio.

Pochi sorrisi per le romane in EL: Roma avanti a fatica, Lazio eliminata

Una serata che doveva essere tranquilla all’Olimpico, si è rivelata oltremodo sofferta per la Roma, che termina con un pareggio contro gli austriaci del Wolfsberger il proprio girone. Con il contemporaneo successo del Basaksehir sul campo del Borussia Monchengladbach, l’eliminazione per la squadra di Fonseca era appena ad un gol di distanza. Scampato pericolo sì, ma la Roma scesa in campo sembrava avere la mentalità di una squadra già qualificata: errori che in futuro potrebbero essere pagati carissimo. Sfumato il primo posto nel girone (seconda alle spalle dei turchi battuti 4-0 all’andata e 0-3 al ritorno), l’urna potrebbe nascondere brutte sorprese.

Chi invece deve salutare l’Europa definitivamente è la Lazio di Simone Inzaghi. L’impresa, va detto, era molto complicata, visto che i biancocelesti dovevano sperare nella vittoria del Celtic in Romania, ma a Rennes, al cospetto di una squadra che non aveva più nulla da chiedere, bisognava vincere. Nonostante abbia schierato la formazione titolare o quasi, la Lazio è sembrata da subito rassegnata al suo destino. D’altronde, la qualificazione è stata buttata al vento nelle prime partite del girone. Ora per Inzaghi all in sul campionato, dove la Lazio sta viaggiando a ritmi da record.

Photo Credits: Atalanta Bergamasca Calcio Official Twitter Page

Continua a leggere

Sport

Dalla pallavolo sul tetto del mondo a Quadarella-Pilato da record: un grande momento per lo sport italiano

Per la serie “Non Solo Calcio” grandi soddisfazioni per l’Italia sportiva, tra sport individuali e di squadra

Avatar

Pubblicato

il

Il fine settimana calcistico ha lasciato segni evidenti sul morale delle big: il pareggio dell’Inter che tiene la testa grazie alla sconfitta della Juventus sul campo di una lanciatissima Lazio. Ampliando lo sguardo è tuttavia un grande momento per i cosiddetti (impropriamente) “altri sport”. Il primo risultato da urlo proviene dal terzo sport di squadra d’Italia per numero di praticanti, ovvero la pallavolo.

Civitanova e Conegliano campioni del mondo di pallavolo

A Shaoxing (Cina) e qualche ora dopo a Betim (Brasile), sedi dei mondiali per club di pallavolo, l’Italia ha riscritto la storia. Nell’ordine prima la Imoco Conegliano, poi la Lube Civitanova Marche hanno conquistato il titolo mondiale. Due cittadine, rispettivamente di 35 e di 42mila abitanti, sono sul tetto del mondo. Per la squadra veneta l’impresa è storica: è la prima volta dal 1992, dai tempi della Olimpia Ravenna, che una squadra italiana non conquistava il mondiale al femminile. Trascinata da una grande Paola Egonu, la Imoco ha battuto in finale per 3-1 (22-25, 25-14, 25-19, 25-21) in finale le turche del Eczacıbaşi (già campionesse nel biennio 2015-2016). Ma probabilmente rimarrà nella storia la semifinale, giocata sempre contro una squadra turca, la VakıfBank, terminata 23-21 al tie-break del quinto set. Un grande risultato per la squadra in cui militano anche le azzurre Sylla e De Gennaro, anche in virtù della rimonta compiuta in finale e della sconfitta in finale patita in Champions League lo scorso maggio.

Per la Lube invece, è il coronamento di un sogno agognato da ben tre anni, perché la prima vittoria mondiale è sfuggita sul più bello nel 2017 contro lo Zenit-Kazan e l’anno scorso nel derby con Trento. Impresa resa ancora più grande dalla vittoria in finale contro il Cruzeiro padrone di casa per 3-1 (25-23, 19-25, 31-29, 25-21), con il palleggiatore Bruninho MVP ed un Osmany Juantorena straordinario in attacco. Per i biancorossi di Fefé De Giorgi è la consacrazione definitiva: i marchigiani, dopo i trionfi in campionato e in Champions nella stagione scorsa, ora sono campioni di tutto.

Quadarella, Pilato, Paltrinieri e non solo: è Grand’Italia agli Europei di nuoto in vasca corta

Dopo i Mondiali di Gwanju della scorsa estate abbiamo avuto il sentore, al termine degli Europei di Glasgow in vasca corta abbiamo la conferma: il nuoto italiano gode di ottima salute, anche oltre Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri. Il secondo posto nel medagliere dietro la Russia ne è la testimonianza.

I risultati parlano chiaro, Simona Quadarella si sta velocemente avvicinando al livello dei due campionissimi del nuoto azzurro. Merito di una crescita esponenziale nel giro di 18 mesi, con inizio e fine proprio nella città scozzese. Un’estate fa aveva sbancato agli Europei in vasca lunga con la tripletta nei 400, 800 e 1500 stile libero, ai Mondiali di luglio l’argento negli 800 e l’oro sulla distanza più lunga ed ora doppietta nei 400 e negli 800 (non c’è la prova dei 1500 al femminile). In totale 6 ori e un argento in tre manifestazioni consecutive per la romana.

Ma la copertina non può che essere condivisa con la baby-fenomeno Benedetta Pilato, che dopo l’exploit dell’argento mondiale in Corea ha conquistato il primo oro assoluto a livello internazionale, vincendo i 50m stabilendo il record di precocità: 14 anni, 10 mesi e 16 giorni. Una piccola grande stella è nata. Delle 20 medaglie ottenute (6 ori, 7 argenti e 7 bronzi) non bisogna dimenticare il dominio nella rana femminile con le due doppiette Pilato-Carraro nei 50 e Carraro-Castiglioni nei 100, le conferme di Margherita Panziera nei 200 dorso (oro) e di Alessandro Miressi nei 100 stile (argento), più alle medaglie dei senatori Paltrinieri (di nuovo re nei 1500), Pellegrini (argento nei suoi 200), Detti (bronzo nei 400 stile) e Scozzoli (bronzi nei 50 e nei 100 rana).

Martina Carraro e Benedetta Pilato © Federazione Italiana Nuoto Official Facebook Page

Sport invernali garanzia di successi, tra prime volte e veterani

Dalle acque fino alle montagne, gli sport invernali danno altre soddisfazioni azzurre, anche quando i grandi volti non eccellono. Nelle discese libere nordamericane deludono gli attesi Goggia e Paris, ma ci pensa Francesca Marsaglia a salire sul podio per la prima volta in Coppa del Mondo: esempio di perseveranza, dopo 11 anni e 182 gare ad inseguire il dolce gusto della prima volta. Per la promessa Nicol Delago invece è la seconda già a 23 anni nel super-G. Restando in tema neve ma cambiando attrezzo, continua a vincere il veterano dello snowboard, Roland Fischnaller: il 39enne in una finale tutta italiana a Bannoye (Russia) con Matteo Felicetti, vince per la 16° volta in Coppa del Mondo, attestandosi come atleta in attività delle discipline olimpiche invernali con più successi insieme a Dominik Paris. Highlander.

Sono pochi esempi di una pattuglia che in questo scorcio di stagione sta regalando soddisfazioni anche con Short Track (grazie al ritorno di Arianna Fontana più Martina Valcepina), Biathlon (staffette e Dorothea Wierer sugli scudi) e Pattinaggio velocità (con una vittoria nell’insegumento a squadre maschile che mancava addirittura dal 2005).

I festeggiamenti della vittoria di Roland Fischnaller © Fisi Official Twitter Page

Crippa e Battocletti: anche in atletica gioie tricolori

Dalle nevi al fango di Lisbona, per gli Europei di cross, dove anche qui l’Italia ha visto spesso il podio, con due atleti ormai garanzie nella specialità. Bis d’oro per Nadia Battocletti, che conferma il titolo juniores dopo la vittoria l’anno scorso in Olanda, a Tillburg, mentre bronzo per l’italiano di origini etiopi Yeman Crippa: l’ex campione juniores e under23 ha confermato un’annata straordinaria, a poco meno di due mesi dall’ottavo posto ai Mondiali di atletica di Doha con tanto di record italiano sui 10000m, battuto dopo 30 anni.

Tante piccole realtà, ma grandi risultati per un movimento azzurro che in diversi sport continua ad ottenere risultati di grande spessore internazionale.

Continua a leggere

Sport

Le romane rallentano la corsa Scudetto di Inter e Juve, la Lazio sogna in grande: tutti i temi della 15° di Serie A

Prima sconfitta stagionale per Sarri, ma Conte non ne approfitta a dovere. Prosegue la crisi del Napoli e la risalita del Milan

Avatar

Pubblicato

il

Giornata fondamentale per la corsa Scudetto con prima contro quarta e seconda contro terza. Risultati importanti anche per la zona retrocessione. 

Conte rallenta, Sarri frena: clamorosa corsa a tre?

Il pareggio a reti bianche di venerdì sera ha restituito la cartina tornasole del momento dei nerazzurri, che mantengono la testa (anzi, allungano di un punto) grazie alla sconfitta della Juve a Roma. L’Inter vista contro i giallorossi, nonostante le assenze che ne hanno falcidiato il centrocampo (con soli tre mediani di ruolo) deve fare mea culpa per non aver portato a casa i tre punti. Le ghiotte occasioni concesse da Veretout e Mirante non sono state sfruttate a dovere, e la sensazione delle passate giornate sembra essersi confermata: se Lukaku e Lautaro non colpiscono, le soluzioni offensive scarseggiano. Ma la testa è mantenuta e Conte deve caricare a dovere la squadra per il primo turning point della stagione: martedì sera arriva il Barcellona e la partita perfetta è condizione necessaria (ma non sufficiente) per il passaggio del turno.

La Juventus 24 ore dopo non approfitta del pareggio dell’Inter ed incappa a Roma nella prima sconfitta stagionale dopo 20 partite di imbattibilità. Non tutti i mali vengono per nuocere in casa bianconera: Ronaldo è tornato a segnare su azione dopo quasi 50 giorni ed il primo tempo visto all’Olimpico è stato di alto livello, con un Bentancur in palla. Una partita equilibrata decisa dall’episodio chiave dell’espulsione (vista con Var) di Cuadrado: da lì la Lazio ha poi vinto la partita. Per Sarri una sconfitta che paradossalmente potrebbe aiutare per il futuro. Ma c’è un però.

Il però è rappresentato proprio dalla Lazio, che classifica alla mano è a -3 proprio dalla Vecchia Signora e a -5 dalla capolista. Ad impressionare è la prestazione della squadra (e di alcuni singoli) di Inzaghi, squadra più in forma del momento già prima della sfida di sabato. Per una volta non va a segno Immobile, ipnotizzato dal dischetto da Szczesny? Non c’è problema. Ad illuminare ci sono Correa (terzo rigore procurato in due partite), Milinkovic-Savic (autore del gol-partita) ma soprattutto Luis Alberto, che con i due splendidi assist messi a segno è salito a quota 11 in campionato, leader assoluto in Europa. Settima vittoria consecutiva, Juve battuta a Roma dopo 16 anni e tanto entusiasmo nell’ambiente. L’Aquila vola davvero e le prime della classe adesso si guardano le spalle.

Roma, Cagliari e Atalanta: corsa al quarto posto altrettanto intensa

Se da oggi possiamo vedere la Lazio candidata a qualcosa in più rispetto ad un “semplice” posto Champions, la Roma da par suo non ha sfigurato a San Siro ma rispetto ai cugini sembra avere una marcia in meno. La mancanza di Dzeko dall’inizio si è rivelata sanguinosa per la produzione offensiva della squadra di Fonseca: con l’esperimento fallito di Zaniolo falso nueve, i giallorossi hanno fatto solo un tiro in porta, nonostante abbia avuto il pallino del gioco più degli avversari. Alcuni errori “di distrazione” in disimpegno, risolti da due miracoli di Mirante, hanno macchiato in parte la solidità difensiva garantita da Smalling e Mancini, che hanno neutralizzato la coppia gol più prolifica d’Europa. Il processo di maturazione continua, ma urge una soluzione in mancanza del bosniaco.

Così come l’Inter, la Roma mantiene il quarto posto per frenate altrui. Il Cagliari, che ha impattato a quota 29, continua ad essere imbattuta da agosto, anche se mostra qualche segno di cedimento: altra rimonta, stavolta contro il Sassuolo. Sempre sotto di due gol, sempre con un guizzo oltre il 90′, ma che stavolta vale un pari. Merito anche di un Joao Pedro in condizione smagliante, già in doppia cifra solo come Lukaku e Immobile. Graziato dal possibile 3-1 mancato da Berardi, il Cagliari mostra un grande carattere ma troppo spesso va sotto nel punteggio. Lunedì prossimo la sfida contro la Lazio si prospetta come il match più interessante della giornata. L’Atalanta si riavvicina e va a -1 con la rocambolesca vittoria sul Verona. Sotto 2-1 con doppietta di un Di Carmine on fire, prima un rigore di Muriel e poi il gol a tempo scaduto di Djimsiti regalano una vittoria che dà fiducia a Gasperini, anche in previsione della trasferta ucraina che deciderà le sorti della Dea in Champions League.

Il gol vittoria di Djimsiti. © Atalanta B.C. Official Twitter Page

Il Napoli non si sblocca, il Milan sì

Dei diversi rallentamenti nelle posizioni di vertice, non ne approfitta chi ha già tanti punti di ritardo. Il ritiro imposto da Ancelotti non sembra aver sortito grossi effetti per un Napoli che continua nel suo momento nero. 8 partite senza vittorie in campionato, gioco che non funziona, la bocciatura pesante di Insigne. A Udine il pareggio acciuffato da Zielinski a 20 minuti dalla fine non cambia nulla, anzi: il quarto posto dista sempre 8 punti, mentre da dietro arrivano Milan, Parma e Torino. Dalla partita di martedì contro il Genk passerà inevitabilmente il destino di buona parte della stagione azzurra e, di riflesso, il destino di Ancelotti. 

A Bologna vittoria convincente del Milan di Pioli, che vede la parte sinistra della classifica dopo tanto tempo. I rossoneri, anche se non chiudono la partita per la coriaceità bolognese, con il ritrovato Bonaventura ed un Suso ispirato trovano la seconda vittoria consecutiva. I problemi non sono del tutto risolti, perché Piatek ha gli stessi gol del terzino Theo Hernandez (4), di cui solo uno su azione. Ma l’obiettivo di ritrovare tranquillità per il normalizzatore Pioli pian piano sta prendendo forma, aspettando (chissà) Ibrahimovic.

Ci Piace e Non Ci Piace: Eugenio Corini e l’accoltellamento a Bologna

Premiamo il rientrante tecnico dei lombardi dopo la vittoria fondamentale di Ferrara, che cede l’ultimo posto in classifica proprio agli spallini. Alcuni uomini in campo sono stati decisivi: il gol ritrovato da Balotelli dopo la vergogna di Verona e le discussioni con Grosso ed il portiere Joronen, che ha parato il rigore a Petagna. La riflessione però è di natura decisionale: che senso aveva lasciare la panchina a Grosso, perdere altre 3 partite e far tornare Corini?

Il premio negativo lo avremmo voluto dare alla Fiorentina e alla quarta sconfitta consecutiva, ma visto che è stato dato la settimana scorsa andiamo a Bologna, per il grave accoltellamento avvenuto tra due milanisti nel deflusso dal Dall’Ara dopo Bologna-Milan. Prognosi e cause da definire con precisione, certo, ma non possiamo ancora assistere a scene del genere nel 2019.

Photo Credits: S. S. Lazio Official Twitter Page

Continua a leggere

Primo Piano