Il 29 agosto 2025, l’avvocata milanese Annamaria Bernardini de Pace, nota per il suo lavoro nel diritto di famiglia e per la difesa delle celebrità, ha annunciato in una recente intervista al Corriere della Sera, un’iniziativa legale senza precedenti: una class action rivolta alle donne le cui immagini intime sono state pubblicate senza consenso sul gruppo Facebook “Mia moglie” — ormai chiuso — e sul portale Phica.eu.
Una risposta forte ai danni della violenza digitale
La proposta legale prende corpo in una cornice all’altezza della sfida: Bernardini de Pace sta già raggruppando 12 tra avvocati e consulenti, tra cui il penalista David Leggi, tutti con curriculum di prim’ordine e riconosciute percentuali di vittorie in tribunale. L’obiettivo è chiaro e necessario: chiedere risarcimenti a Meta per «omesso controllo» sul gruppo Facebook, e agire legalmente anche contro gli amministratori di Phica.eu.
Sul piano penale, si valuteranno accuse gravi: revenge porn, stalking, violenza, molestie, diffusione abusiva di immagini sessualmente esplicite e possibili violazioni della privacy e diffamazione.
Perché questa battaglia è urgente e necessaria
Il sito Phica.eu — attivo dal 2005 e frequentato da decine di migliaia di utenti — ha pubblicato immagini alterate e commenti sessisti su donne pubbliche (inclusa la premier Giorgia Meloni), politici, influencer, attrici e donne comuni. L’impatto sociale è esploso quando il caso è finito al centro dell’attenzione politica e mediatica, con la premier definita “disgustata” e solidale con le vittime.
L’informativa della Polizia Postale è già sulle scrivanie della Procura di Roma, con potenziali fascicoli aperti anche in altre città. Si indaga sull’uso di server esteri e sul coinvolgimento di soggetti in Emilia‑Romagna e Abruzzo.
Un appello senza retorica: “Niente lagne, solo orgoglio”
L’avvocata non si limita alle battaglie legali: si rivolge direttamente alle vittime, dando un tono schietto e privo di paternalismi. Il suo messaggio: “Niente lagne. Dovete avere l’orgoglio di denunciare questa violenza”. A chi minimizza la questione, risponde con fermezza: se non si è credute, è perché si è scelto l’avvocato sbagliato.
Il suo lavoro sarà svolto a tariffa simbolica, senza chiedere onorari elevati: rivolto a tutte le donne colpite, “anche da mariti deficienti”, come l’ha definito, con tono tagliente e diretto.
Un’iniziativa giuridica e culturale
Questa class action non è solo legale: è un segnale culturale forte. Come sottolinea il vicepresidente dei senatori Pd Beatrice Lorenzin, servono strumenti contro l’anonimato online, strumenti di tutela soprattutto per i più giovani, e un impegno condiviso per una rete più civile e responsabile.
Anche alcune vittime, come quelle di Genova, hanno iniziato azioni autonome: riconosciuti i post di concittadini, molti hanno denunciato, altri si sono affrettati a cancellarsi, spesso previa richiesta di denaro
