Class action contro Meta e Phica.eu: Bernardini de Pace guida la rivolta legale delle donne

Il sito Phica.eu, frequentato da decine di migliaia di utenti, ha pubblicato immagini alterate e commenti sessisti su donne pubbliche
Di Alessandra Monti
Annamaria Bernardini De Pace
Annamaria Bernardini De Pace

Il 29 agosto 2025, l’avvocata milanese Annamaria Bernardini de Pace, nota per il suo lavoro nel diritto di famiglia e per la difesa delle celebrità, ha annunciato in una recente intervista al Corriere della Sera, un’iniziativa legale senza precedenti: una class action rivolta alle donne le cui immagini intime sono state pubblicate senza consenso sul gruppo Facebook “Mia moglie” — ormai chiuso — e sul portale Phica.eu.

Una risposta forte ai danni della violenza digitale

La proposta legale prende corpo in una cornice all’altezza della sfida: Bernardini de Pace sta già raggruppando 12 tra avvocati e consulenti, tra cui il penalista David Leggi, tutti con curriculum di prim’ordine e riconosciute percentuali di vittorie in tribunale. L’obiettivo è chiaro e necessario: chiedere risarcimenti a Meta per «omesso controllo» sul gruppo Facebook, e agire legalmente anche contro gli amministratori di Phica.eu.

Sul piano penale, si valuteranno accuse gravi: revenge porn, stalking, violenza, molestie, diffusione abusiva di immagini sessualmente esplicite e possibili violazioni della privacy e diffamazione.

Perché questa battaglia è urgente e necessaria

Il sito Phica.eu — attivo dal 2005 e frequentato da decine di migliaia di utenti — ha pubblicato immagini alterate e commenti sessisti su donne pubbliche (inclusa la premier Giorgia Meloni), politici, influencer, attrici e donne comuni. L’impatto sociale è esploso quando il caso è finito al centro dell’attenzione politica e mediatica, con la premier definita “disgustata” e solidale con le vittime.

L’informativa della Polizia Postale è già sulle scrivanie della Procura di Roma, con potenziali fascicoli aperti anche in altre città. Si indaga sull’uso di server esteri e sul coinvolgimento di soggetti in Emilia‑Romagna e Abruzzo.

Un appello senza retorica: “Niente lagne, solo orgoglio”

L’avvocata non si limita alle battaglie legali: si rivolge direttamente alle vittime, dando un tono schietto e privo di paternalismi. Il suo messaggio: “Niente lagne. Dovete avere l’orgoglio di denunciare questa violenza”. A chi minimizza la questione, risponde con fermezza: se non si è credute, è perché si è scelto l’avvocato sbagliato.

Il suo lavoro sarà svolto a tariffa simbolica, senza chiedere onorari elevati: rivolto a tutte le donne colpite, “anche da mariti deficienti”, come l’ha definito, con tono tagliente e diretto.

Un’iniziativa giuridica e culturale

Questa class action non è solo legale: è un segnale culturale forte. Come sottolinea il vicepresidente dei senatori Pd Beatrice Lorenzin, servono strumenti contro l’anonimato online, strumenti di tutela soprattutto per i più giovani, e un impegno condiviso per una rete più civile e responsabile.

Anche alcune vittime, come quelle di Genova, hanno iniziato azioni autonome: riconosciuti i post di concittadini, molti hanno denunciato, altri si sono affrettati a cancellarsi, spesso previa richiesta di denaro

 
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Donne

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