Caravaggio torna ad Ariccia: dal 26 settembre “La presa di Cristo” esposta a Palazzo Chigi
Dal 26 settembre 2025 Ariccia accoglie nuovamente uno dei dipinti più discussi e studiati di Michelangelo Merisi da Caravaggio, La presa di Cristo. Dopo il successo della mostra tenutasi nel 2023-24 a Palazzo Chigi, che aveva registrato numeri record di visitatori, l’opera attribuita al pittore lombardo tornerà esposta stabilmente nella Sala Borghese, al piano nobile dello storico palazzo.
La nuova esposizione è resa possibile da una convenzione di comodato gratuito siglata tra il Comune di Ariccia e il proprietario del dipinto, l’antiquario Mario Bigetti. L’accordo, della durata di cinque anni, è stato approvato dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, con decreto del 10 settembre 2025 a firma della Soprintendente Lisa Lambusier.
Dal tour nazionale al ritorno a casa
La tela, già protagonista della rassegna ariccina del 2023-24, è stata successivamente esposta a Napoli (Fondazione Banco di Napoli), Salerno (Complesso San Michele) e Gorizia (Fondazione Cassa di Risparmio). Nelle quattro tappe ha richiamato oltre 100.000 visitatori, confermandosi tra le opere di maggiore interesse del panorama artistico italiano recente.
Il ritorno a Palazzo Chigi segna una nuova fase, con un’esposizione continuativa che restituisce al pubblico la possibilità di ammirare il dipinto non come prestito temporaneo ma come parte integrante della quadreria del palazzo.
La questione dell’attribuzione
L’attribuzione a Caravaggio di questa versione della Presa di Cristo è stata oggetto di ampi dibattiti ma, sin dalla sua riemersione nel 2003, ha trovato il sostegno di numerosi studiosi. Tra i primi a riconoscerne l’autenticità vi furono Denis Mahon, Mina Gregori e Maurizio Marini, riprendendo l’intuizione di Roberto Longhi che già nel 1943 ne sottolineava l’importanza.
Successivamente, ulteriori conferme sono arrivate da esperti come Vincenzo Pacelli, John T. Spike, Clovis Whitfield, Anna Coliva e da numerosi altri storici dell’arte. La mostra del 2023 ha rappresentato un momento decisivo, grazie a un catalogo curato da Francesco Petrucci, che ha offerto il primo studio sistematico sull’opera.
A sostegno dell’autenticità
Diversi fattori hanno contribuito a rafforzare l’attribuzione al Merisi:
- la presenza della cornice originale nera rabescata d’oro, descritta negli inventari della collezione Mattei da cui proviene;
- le indagini diagnostiche che hanno evidenziato pentimenti e variazioni esecutive, segno di un processo creativo in corso;
- le dimensioni e la composizione, più ampie rispetto ad altre versioni conosciute;
- la qualità pittorica e le caratteristiche stilistiche, considerate coerenti con il linguaggio caravaggesco.
La comparazione con la versione di Dublino, esposta a Roma protetta da vetro e non documentata da indagini diagnostiche preliminari, ha alimentato nuove perplessità tra gli studiosi. L’assenza di un confronto diretto tra le due tele rimane un punto critico nel dibattito attributivo.
Un’esposizione nel contesto originario
La collocazione del dipinto nella Sala Borghese non è pensata come mostra temporanea, ma come parte integrante della quadreria del palazzo. Questa scelta restituisce all’opera la dimensione originaria di arredo nobiliare, avvicinandola alla fruizione che ebbe nei palazzi Mattei e Ruffo.
Il ritorno a Palazzo Chigi si inserisce inoltre nella tradizione caravaggesca di Ariccia: al tempo dei Savelli il palazzo ospitava infatti la Negazione di Pietro, oggi al Metropolitan Museum di New York, oltre a lavori di Orazio e Artemisia Gentileschi, testimoniando la forte presenza del linguaggio naturalista nella quadreria seicentesca.
Un’opportunità culturale per il territorio
Con questa esposizione, Ariccia rafforza il proprio ruolo di polo culturale dei Castelli Romani, offrendo al pubblico un’opera di rilevanza internazionale in un contesto storico di grande valore. La permanenza quinquennale consentirà di programmare visite, eventi e attività di approfondimento, consolidando il legame tra patrimonio artistico e territorio.