Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato oggi il primo censimento nazionale degli autovelox. Polizia Stradale, Carabinieri, Comuni e Province avranno sessanta giorni di tempo per comunicare marca, modello e matricola dei dispositivi alla nuova piattaforma telematica del Mit, accessibile tramite il Portale dell’Automobilista. Dal 30 novembre scatterà una regola destinata a cambiare il panorama della sicurezza stradale: chi non avrà registrato il proprio apparecchio non potrà più utilizzarlo per elevare sanzioni.
La misura, introdotta con un decreto direttoriale emanato ieri, mira a creare un archivio pubblico e centralizzato degli strumenti di rilevazione della velocità, in un settore storicamente frammentato e oggetto di contestazioni continue.
Una “carta d’identità” per ogni autovelox
Il decreto obbliga gli enti a compilare una vera e propria carta d’identità elettronica di ciascun dispositivo: marca, modello, numero di matricola ed estremi di approvazione. Tutte le informazioni confluiranno in un unico archivio nazionale, consultabile dai cittadini.
Finora, le autorizzazioni erano gestite dalle singole prefetture e mancava un quadro unitario. «Finalmente arriva la piattaforma. Come Comuni e polizie locali non vediamo l’ora di inserire i dati», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e rappresentante Anci in Viabilità Italia. «Avremo una fotografia certificata: nulla più, nulla meno».
L’obiettivo è anche quello di spazzare via miti e numeri gonfiati. Da anni circola la cifra di 13 mila autovelox installati in Italia, mai confermata da dati ufficiali. Con il nuovo censimento, sarà possibile sapere con precisione quanti sono e dove si trovano.
Perché il censimento è importante per cittadini e famiglie
La trasparenza è il punto centrale. Per anni gli autovelox sono stati percepiti da molti automobilisti come strumenti per “fare cassa” più che per garantire la sicurezza stradale. Un elenco istituzionale e certificato potrebbe restituire fiducia ai cittadini, offrendo chiarezza su quanti dispositivi sono realmente in uso e sotto quali condizioni.
Per le famiglie, significa anche poter contare su una maggiore certezza del diritto: sapere che la multa ricevuta proviene da un apparecchio censito, registrato e approvato riduce il rischio di errori e contenziosi. Allo stesso tempo, la misura non toglie valore al ruolo degli autovelox come deterrente contro l’alta velocità, fattore ancora oggi tra le principali cause di incidenti mortali sulle strade italiane.
Il nodo irrisolto dell’omologazione
Accanto al passo avanti del censimento resta però una questione cruciale: quella dell’omologazione. L’articolo 142 del Codice della Strada stabilisce che le apparecchiature devono essere «debitamente omologate», ma da oltre trent’anni manca il decreto che indichi chi e come debba certificare i dispositivi.
Il governo aveva tentato di colmare il vuoto con un provvedimento inviato a Bruxelles, ma ritirato dopo poche ore. Senza una norma chiara, migliaia di verbali restano sospesi, mentre la Cassazione ha più volte sottolineato che approvazione e omologazione non sono sinonimi, bensì due passaggi distinti.
Questo significa che, anche con il nuovo censimento, resta aperto un limbo giuridico che alimenta i ricorsi e mina la credibilità del sistema. Molte sanzioni sono state annullate proprio per mancanza di omologazione, con conseguente restituzione di punti e somme già pagate.
Le ricadute per enti locali e automobilisti
Per gli enti locali la novità comporta un lavoro amministrativo non indifferente: entro due mesi dovranno censire ogni apparecchio in loro possesso. Chi non lo farà vedrà i propri autovelox “spenti” dal 30 novembre, con ripercussioni anche sui bilanci comunali.
Per gli automobilisti, invece, l’impatto sarà duplice: da un lato una maggiore chiarezza e trasparenza, dall’altro l’eventuale esclusione di dispositivi non registrati, che non potranno più produrre multe.
In prospettiva, il censimento potrebbe segnare un cambio di paradigma nel rapporto tra cittadini e istituzioni: meno diffidenza e più fiducia in un sistema che per funzionare deve apparire equo e regolato.
Una partita di credibilità per lo Stato
La vera sfida resta ora nelle mani del legislatore. Il censimento garantisce trasparenza, ma senza una norma chiara sull’omologazione, il rischio è che le contestazioni non si fermino. L’operazione verità sugli autovelox potrà davvero funzionare solo se accompagnata da regole precise e univoche.
In gioco non ci sono solo i verbali e le entrate comunali, ma la credibilità delle istituzioni e la percezione dei cittadini nei confronti della sicurezza stradale. Dopo anni di polemiche, la possibilità di avere un quadro unico e ufficiale rappresenta un passo importante. Ma per trasformare il censimento in una svolta definitiva, servirà chiudere anche il capitolo rimasto aperto: quello dell’omologazione.
