L’Italia prova a chiudere una lunga stagione di incertezza sugli autovelox: il decreto firmato dal ministro Matteo Salvini definisce procedure di omologazione, verifiche e tarature degli strumenti che rilevano gli eccessi di velocità, dopo anni di ricorsi e decisioni arrivate fino alla Cassazione.
Decreto autovelox, la nuova cornice nazionale per i controlli di velocità
Il provvedimento firmato al ministero dei Trasporti interviene su un tema che ha coinvolto automobilisti, Comuni, avvocati e giudici in tutta Italia. Per oltre tre decenni la distinzione fra approvazione e omologazione degli autovelox ha prodotto dubbi, verbali contestati e decisioni giudiziarie spesso decisive per l’annullamento delle sanzioni. Il decreto punta a definire una procedura tecnica riconoscibile, valida su scala nazionale.
La questione è semplice solo in apparenza. Un apparecchio può essere stato approvato dal ministero, ma questo non significa automaticamente che sia omologato. La differenza ha avuto conseguenze molto concrete: migliaia di automobilisti hanno presentato ricorso sostenendo che il dispositivo usato per accertare l’infrazione non avesse i requisiti necessari. La Cassazione è intervenuta più volte sul tema, alimentando un dibattito che ha spinto diversi enti locali a sospendere alcuni strumenti.
Omologazione, verifiche e tarature: le regole per gli autovelox
Il decreto stabilisce le procedure per l’omologazione iniziale degli strumenti e per i controlli successivi. Non riguarda soltanto gli autovelox fissi, ma anche apparecchiature e mezzi tecnici destinati all’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità. Il meccanismo comprende verifiche, tarature periodiche e documentazione tecnica, con l’obiettivo di rendere più solido ogni verbale emesso dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
Il passaggio operativo richiede ancora alcuni step. Il testo dovrà superare il controllo della Corte dei Conti, poi sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dopo 15 giorni diventerà pienamente efficace. Da quel momento il sistema entrerà in una fase nuova, con regole più definite per gli enti che utilizzano questi strumenti sulle strade urbane, extraurbane e sulle principali direttrici di traffico.
Una parte importante riguarda i dispositivi approvati prima del 2017. Questi strumenti dovranno essere sottoposti alle procedure previste per ottenere l’omologazione definitiva. Gli apparecchi successivi al 2017 vengono considerati già allineati al quadro tecnico più recente sulla taratura, anche alla luce del percorso normativo avviato nel 2025 e sottoposto al vaglio europeo.
Multe già ricevute: perché non vengono annullate automaticamente
La firma del decreto non cancella da sola i verbali del passato. Le multe già emesse restano fuori dal campo di applicazione diretta della nuova disciplina. Questo significa che chi ha ricevuto una sanzione non vedrà sparire il debito per effetto automatico del provvedimento ministeriale.
Resta però possibile la strada del ricorso, quando ci siano elementi concreti per sostenere che l’autovelox non fosse omologato o non rispettasse le verifiche richieste. La differenza è decisiva: non basta invocare il nuovo decreto, occorre dimostrare il vizio del dispositivo che ha rilevato l’infrazione. Per farlo servono atti, certificazioni, dati sulla taratura e documenti riferiti al modello usato nel punto preciso della rilevazione.
Molti automobilisti potrebbero quindi chiedere accesso agli atti ai Comuni o agli enti proprietari della strada, per verificare lo stato dello strumento. Chi ha già pagato avrà un percorso più complicato, mentre chi ha ricevuto da poco il verbale dovrà valutare i termini e la convenienza di un’eventuale impugnazione. In ogni caso, la partita si gioca sui documenti e non sulle impressioni.
Sicurezza stradale e multe: il decreto prova a cambiare il rapporto con i cittadini
Il tema degli autovelox non può essere ridotto alla sola contestazione delle multe. In Italia la velocità resta uno dei fattori che incidono sugli incidenti, specialmente su strade extraurbane, ingressi cittadini e tratti dove la presenza di pedoni, ciclisti e motociclisti aumenta il rischio. Un controllo regolare può salvare vite, purché sia collocato dove serve, segnalato in modo chiaro e gestito con strumenti pienamente validi.
Il decreto prova a rafforzare questo equilibrio. Gli enti locali potranno continuare a usare gli autovelox, ma dovranno farlo con apparecchi in regola e procedure dimostrabili. Per i cittadini cambia la possibilità di leggere il verbale con maggiore consapevolezza, distinguendo una sanzione corretta da una contestabile.
La fase che si apre sarà delicata. I Comuni dovranno aggiornare il quadro dei dispositivi, completare le omologazioni dove necessarie e ridurre il rischio di nuovi contenziosi. Gli automobilisti, invece, dovranno evitare scorciatoie: rispettare i limiti resta la prima forma di tutela. Se però una multa nasce da un apparecchio privo dei requisiti, il nuovo assetto rende più chiaro il terreno sul quale far valere le proprie ragioni.
