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Attenzione! Il Joker si aggira tra di noi!

Esce nelle sale The Joker, il film di Todd Phillips, con uno straordinario Joaquin Phoenix, e Robert De Niro. Perderlo sarebbe una follia.

Francesco Di Pisa

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A duemila anni dai fasti della Roma Imperiale del Gladiatore di Ridley Scott, Joaquin Phoeniz si ripete – maestosamente – questa volta tessendo le fila del suo ultimo film The Joker, nel vortice del dramma della psiche umana sofferente, malata ed emarginata nelle sue tinte più fosche e violente.

Joaquin Phoenix è un attore eccellente, schivo, scheggia impazzita nel panorama commerciale usa e getta di Hollywood. Raccontano che due giorni dopo il suo trionfo al Festival di Venezia sia volato a Toronto in occasione di un gala in suo onore al Toronto Film Festival. Giunto nella città canadese, Joaquin Phoenix pare abbia deciso di lasciare da parte flash dei fotografi e red carpet per andare a sfilare nella metropolitana.

Tra la gente comune.

Professionista straordinario, predisposizione al genio teatrale, Joaquin Phoenix riesce a rappresentare l’alienazione umana moderna con la maschera di un patetico clown, accendendo e divincolandosi nella prorompente follia del personaggio di Arthur Fleck. Una realtà sconvolgente oltre i buchi neri dell’umanità, là dove molti si perderebbero, prima ancora di partire per un viaggio tanto complesso quanto praticamente interminabile.

Da Commodo (l’avido, lussurioso figlio di Marco Aurelio che Joaquin Phoenix interpreta ne Il Gladiatore sfidando l’epico Generale romano Maximus Meridius alias Russell Crowe) ad Arthur Fleck, il passo è breve. Il clown patetico e sofferente creato dal regista Tod Phillips, è un commediante fallito che vive e si prende cura della vecchia e malata madre in un dormitorio incavato nella suducia periferia abbandonata di Gotham City (riconosciamo una tetra e violenta New York) in cui Arthur fatica disperatamente a trovare non solo un lavoro da clown ma pure uno psichiatra del servizio pubblico che gli prescriva psicofarmaci di cui ha bisogno. Il suo destino si compierà quando la società di Gotham City, dove scorrono carrozze di metro imbrattate come fiumi di egoismo e di intolleranza, rifiuterà di accettarlo, ponendolo agli estremi confini del mondo.

Alla gente di questa città non frega un cazzo di quelli come te, Arthur.”

Il giudizio della psichiatra durante il loro ultimo incontro, i fondi sociali per i malati di mente saranno definitivamente tagliati, è per Arthur Fleck, una pietra tombale che segna lo spartiacque definitivo tra speranza e distruzione.

L’immenso dolore per esser stato considerato inadatto al trono di Imperatore dal padre Marco Aurelio nel Gladiatore, come l’angoscia per il giudizio di una società che nel The Joker lo definisce guasto o inadatto a vivere – sono gli effetti di un identico sentimento che condividiamo con Joquin Phoenix, e da cui sfocerà inevitabilmente l’orrore della morte. Ed è proprio in quei corridoi da cui provengono i rifiuti della vita, dalla schizofrenia dell’abbandono, che le anime più sensibili o deboli o talvolta malate chiudono il cerchio.

The Joker è un film forte, un cazzotto allo stomaco, essenziale, cupo, introspettivo, doloroso, a tratti pesante come un macigno che ci è precipitato addosso e da cui è impossibile divincolarsi. Insormontabile e incredibilmente attuale. Non è un film per tutti, ma solo per chi cerca di scoprire il senso della vita oltre le apparenze di concetti vuoti e trasparenti che ci propinano ogni giorno.

Da ogni angolo si voglia scrutarne la sostanza, per il personaggio si prova pena, pietà e dolore, al di là della brutalità efferata, sanguinosa a cui Arthur approda quando pregiudizio ed emarginazione avranno la meglio su di lui, creando finalmente ed in tutta la sua straordinarierà – la follia assassina del The Joker.

Nelle ultime scene del film non aspettatevi che appaia il mantello di Batman, non scivolerà dal cielo nessun supereroe a salvare l’umanità dal precipizio in cui si è cacciata rinnegando ogni singolo valore o principio umano.

Quando The Joker si trasfigura inevitabilmente nell’immagine del Male assoluto, quando i manifestanti col volto coperto da maschere da clown si approprieranno di Gotham City, tra sommosse e rivolte per scontrarsi contro l’avidità e l’incapacità della politica e di un regime di egoismo globale che abbiamo tutti contribuito a creare, potrete solo immaginare cos’altro ci aspetta, se non saremo in grado di invertire la rotta: quando persino un mite, pacifico, indifeso povero clown viene deriso, trascurato e infine calpestato da una società che non sa più nemmeno ascoltare, o provare a capire, il danno è ormai compiuto. Negli Stati Uniti il film è stato marchiato a fuoco perchè nel messaggio di violenza, potrebbe scatenare proteste e fomentare ulteriori violenze in un Paese già flagellato da sparatorie e continui massacri di massa. Ma è come dire che parlare di uno stupro, metterne a nudo l’orrore, fomenti altri violenze.

Queste sono occasioni rare, non perdetevi The Joker, buona visione e buona fortuna a tutti perchè ne avremo bisogno. Se non riusciremo ad accettare le debolezze di ogni altro Arthur Fleck, che quelle poi sono le nostre ricchezze, occhio, The Joker si aggira dietro l’angolo, col suo ghigno velenoso e l’eco maledetta della sua risata, tra i rifiuti e le mura delle nostre città…

Francesco Di Pisa è Dottore in Giurisprudenza con Master in Scienza delle Comunicazione. Libero professionista, dopo la Spagna, la Gran Bretagna, si occupa di politiche Marketing, consumo, comunicazione e scrive di politica, attualità e costume.

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La nuova Alitalia, l’ultima scommessa per tornare a volare

Francesco Di Pisa

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Per quelli che hanno Alitalia nel cuore, l’hanno vissuta e la sentono ancora come parte della propria vita e dei propri ricordi personali, il magnifico servizio di Report di Sigfrido Ranucci, ieri sera su Rai Tre ha mostrato l’ennesimo, lacerante sguardo sopra una realta’ italiana che non cambia mai pelle.

Alitalia, il vecchio gioiello di famiglia… da sempre lottizzato e spolpato come un osso per un cane mai sazio. La sola visione dei suoi velivoli che si alzano nell’orizzonte dei cieli, come il salirvi da uno slot di un aeroporto di ogni luogo del mondo, rappresenta per ogni italiano il sentimento del sentirsi a casa propria.

Il suo splendido ed agile logo, di contro alla pesantezza della sua mala amministrazione, la forma del timone disegnato nel lontano 1969, simboleggiano da sempre l’icona dell’italianita’, un tricolore elegante e stilizzato, memorizzabile ed associabile al meglio del design e dell’estetica del nostro Paese.

Da anni ormai, Alitalia vola sull’orlo del precipizio e dell’ennesimo fallimento; viene regolarmente data per spacciata ed apparentemente salvata da Commissari nominati da ogni Governo della Repubblica; per poi quasi immediatamente ripiombare nell’occhio del ciclone causa il delirio dello sperpero di danaro pubblico; Alitalia carne da macello per spietati investitori, solo apparenti salvatori, sia nazionali che esteri. Good and bad company che si aprono e chiudono come scatole in soffitta. Investitori arabi come patrioti senza scrupolo.  

Nel momento attuale, coi voli al minimo da sempre, cassa integrazione, fallimento, una lotta impossibile per il trasporto aereo, minacciato da virus e competizioni sfrenate, il rullio dei motori Alitalia si accende dopo molti giri di chiave e con sempre meno carburante nelle ali; trattasi di un trambusto confuso, un colpo al cuore per chi ama il destino della compagnia – come pure le sorti del Paese.

Alitalia merce di scambio elettorale, una pancia piena d’aria e di debiti, lottizzata e deprezzata da sempre. 

Tradita anche e soprattutto da chi aveva nell’animo il desiderio di salvarla e mantenerla indipendente da fusioni con altre compagnie piu’ sane e forti, oggi “la nuova – ennesima nuova Alitalia” tenta di ripartire. Un nuovo gruzzolo statale, per scrollarsi di dosso l’incubo di altri tagli, ripianare le perdite provenienti da assurdi costi di leasing fuori controllo, fino alla svendita e riaffitto di slot essenziali che hanno solo svergognato la sua reputazione nel traffico aereo. Potra’ decollare finalmente verso una gestione normale, sensata, senza piu’ aggrapparsi agli specchi di false ristrutturazioni e piani straordinari che sino ad oggi l’hanno solo massacrata?

Assistenti di volo, armare gli scivoli e prepararsi al decollo.

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Politica

Curva epidemiologica, se l’Avvento è un tradizionale tempo di Speranza…

I contagi per fortuna diminuiscono, ma sulla strada del prossimo Dpcm restano i nodi relativi a vaccino, impianti sciistici, scuola e trasporti, E sullo sfondo, nonostante le smentite, resta l’ipotesi di un rimpasto di Governo

Mirko Ciminiello

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curva epidemiologica al 30 novembre
La curva epidemiologica al 30 novembre

Test per l’esame di giornalismo sulla curva epidemiologica che, Deo gratias, continua a flettere. Il candidato consideri che:

a) Il Ministro nomen omen della Salute Roberto Speranza si è espresso contro l’obbligo di vaccinazione. L’obiettivo, piuttosto, è «una grande campagna in grado di convincere gli Italiani che il vaccino è la strada giusta per uscire dall’emergenza Covid». Tu chiamale, se vuoi, persuasioni…

b) «Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali» avrebbe invece affermato il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, «riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata». E, se tanto ci dà tanto, bisognerà attendere che si sia fatta pure due settimane di auto-isolamento.

c) Il bi-Premier Giuseppe Conte ha riferito di essere stato «a consulto con gli esperti per valutare la curva epidemiologica». E il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha precisato che tale valutazione non verrà espressa in voti, bensì in giudizi.

d) A proposito della scuola, il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli ha proposto che gli studenti entrino in aula anche il sabato e la domenica. Inoltre, ha sostenuto che i mezzi pubblici non «sono la principale ragione della crescita della curva» dei contagi. E niente, questa fa già abbastanza ridere di suo.

Non c’è solo la curva epidemiologica

e) L’ex Avvocato del popolo vorrebbe poi guidare la cabina di regia a nove teste che si occuperà della realizzazione del Recovery Plan italiano. Dovrebbero affiancarlo i Ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, oltre a un comitato esecutivo composto da sei manager. Praticamente, l’idra funesta.

f) Non si placano intanto, malgrado le smentite, le voci relative a un possibile rimpasto di Governo. Il Signor Frattanto in persona ha respinto l’ipotesi, dichiarando che «non possiamo rincorrere le ambizioni di qualcuno». Bastano e avanzano già le sue.

g) Il rimpasto, comunque, potrebbe nuovamente regalare un dicastero a Maria Elena Boschi, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, e alla senatrice dem Valeria Fedeli. Che così assurgerebbero al ruolo di Ministre riscaldate.

h) Apprendiamo inoltre che Barbara D’Urso ora pretenderebbe di sindacare sui contenuti delle omelie dei sacerdoti. Dunque, dopo Giuseppi e Boccia che si credono rispettivamente Conte-fice e Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ecco a voi Barbonarola.

i) Restando in argomento, il TG5, nella sua rubrica “Gusto”, ha presentato una ricetta a base di mozzarella di bufala. Ma Twitter ha subito bollato il piatto come controverso.

Ciò posto, il candidato approfondisca, prescindendo per quanto possibile da gesti apotropaici, l’ingresso nel periodo di Avvento, tradizionale «tempo di Speranza».

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Anche la Svezia ora teme le conseguenze del Covid

I reali di Svezia Carl Philip e Sofia sono risultati positivi al Covid

Francesco Di Pisa

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Scricchiolano le granitiche certezze di chi voleva la Svezia e le sue statistiche sul Covid, progredire meglio e al di la’ degli altri Paesi con elevati tassi di contagio e mortalita’.

Sino a qualche tempo fa la Svezia aveva orgogliosamente marcato la propria differenza col resto del mondo, rifiutando di instaurare lockdown e uso di mascherine. Tutto lasciato alla buona volonta’ e al senso di mutuo rispetto della propria popolazione – in un certo senso.

Ma oggi il Paese scandinavo sembra cadere davanti alle accuse di “gravi carenze” del proprio sistema sanitario nazionale, riguardo il trattamento dei contagiati Covid-19 e (proprio come accaduto in Italia e specialmente in Lombardia) nei confronti dei residenti nelle case di riposo. Un organismo che in Svezia e’ chiamato Ispettorato per la salute e l’assistenza sanitaria, ossia un’agenzia governativa con il compito di controllare i servizi sanitari e sociali avrebbe riscontrato carenze a livello locale verso i cittadini piu’ esposti alla minaccia del virus che vivono in case di cura. Nessuna delle 21 regioni della Svezia – a quanto risulta dalle indagini – si è assunta “responsabilità sufficienti” nel trattamento dei residenti delle case di cura infetti, con un quinto dei pazienti che non ha ricevuto alcuna diagnosi individuale da parte dei medici.

In Svezia, inoltre, ci sono state molte più vittime di Covid-19 in rapporto alla popolazione rispetto agli Stati vicini.

Il premier Stefan Lofven, prima dell’estate ha ammesso che la Svezia non è riuscita a proteggere i suoi anziani.

Nei giorni scorsi poi, tanto per alleggerire la situazione con un po’ di gossip, i media hanno rivelato che anche i reali di Svezia, il principe Carl Philip e sua moglie Sofia sono risultati positivi al Covid e, pertanto, posti in isolamento nella loro residenza a Stoccolma.

Chiusura anticipata di locali, parziale blocco su vendita alcolici, limitazione su riunioni di famiglie, amci etc etc. Le prime misure anti Covid stanno dunque facendo breccia anche nel Paese che con meno restrizioni e piu’ self aplomb ha tentato sin dall’inizio di affrontare la pandemia – pandemia la cui esistenza molti – ancora – vogliono negare.

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Politica

“Gesù Bambino può pure nascere 2 ore prima”. Così Boccia irride i cattolici

Il Ministro offende milioni di fedeli per difendere il coprifuoco che impedirebbe la Messa di mezzanotte. Ma l’aspetto più sconcertante è che la Cei sembra incline a collaborare col Governo, cedendo a Cesare quel che è di Dio

Mirko Ciminiello

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per boccia gesù bambino può nascere due ore prima
Il Ministro Francesco Boccia e la querelle sulla Messa di mezzanotte

Gesù Bambino nel mirino del Governo rosso-giallo, naturalmente per superiori esigenze covidiche. Sembra una barzelletta – e in un certo senso lo è -, ma rischia di avere risvolti fin troppo concreti nelle vite di milioni di fedeli. Che, oltre al danno, devono subire anche una doppia beffa, targata non solo Palazzo Chigi, ma anche (una volta di più) Conferenza Episcopale Italiana.

“Gesù Bambino può nascere due ore prima”

«Seguire la Messa due ore prima, o far nascere Gesù Bambino due ore prima, non è eresia». Così ragliò Francesco Boccia, Ministro dem per gli Affari regionali, evidentemente ansioso di assicurarsi un certo ruolo nel Presepe. Nonché nella gerarchia ecclesiastica, magari da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, come da frecciata di Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia.

D’altronde, Boccia non è l’unico membro della compagine governativa a essere uscito dal seminato senza essere uscito dal seminario. Solo qualche settimana fa, per dire, era stato il bi-Premier Giuseppe Conte a improvvisare un’omelia sul Natale. Che, «a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale», e «il raccoglimento spirituale… farlo con tante persone non viene bene».

Da Fra-ttanto a Conte-fice, quindi, e poi magari si farà anche San Giuseppi, così avrà un posto in primissima fila. Non tanto per l’Evento in sé, quanto per controllare che gli Angeli abbiano la mascherina e i pastori non creino assembramenti. Sempre che ci si ricordi di avvisarli, come ha ironizzato Osho.

Boccia, a quanto pare, ha ambizioni più modeste del fu Avvocato del popolo. Così, «da cattolico» (adulto, dunque sedicente) si accontenta di ridefinire il concetto di eresia come il «non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre». Questioni che c’entrano come i cavoli a merenda, ma che il Nostro deve considerare parte di un’arguta argomentazione volta a dimostrare l’esigenza del coprifuoco anche alla Vigilia.

La “nascita anticipata di Gesù Bambino” è l’ennesimo sopruso verso i cattolici

Rispetto alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, pare che l’esecutivo pensi all’anticipazione della Messa di mezzanotte tra le 18 e le 20. Disposizione priva di qualsivoglia motivazione clinica visto che, presumibilmente, chi intende(rebbe) partecipare alla funzione notturna non rinuncerà a quella vespertina. A meno che non si creda davvero che il Covid-19 colpisca preferenzialmente al calar delle tenebre, neanche fosse un Draculavirus.

Insomma, continuano i soprusi nei confronti dei cattolici, oltretutto irrisi dal BisConte e dal suo Ministro di culto. Che vorrebbero pure spacciare quest’ultima prevaricazione per gentile concessione, dopo il precedente della Messa di Pasqua abolita per lockdown.

La sensazione, però, è che la corda della pazienza stia per rompersi. Conseguenza inevitabile – e prevedibile – di un’applicazione erronea del principio chomskyano della rana bollita, efficace solo se si riscalda il recipiente a poco a poco. Stavolta, invece, il batrace è stato gettato direttamente nell’acqua bollente, e non la sta prendendo benissimo.

Un riverbero si trova nelle dure reazioni dei leader di FdI, Giorgia Meloni, e del Carroccio, Matteo Salvini. Quest’ultimo, per esempio, si è chiesto se sia normale «proporre la nascita anticipata di Gesù Bambino».

La vera domanda, però, è un’altra, e riflette l’insofferenza che continua a montare nei cittadini a ogni livello. Quousque tandem abutere patientia nostra?

Un’irritazione che sarebbe bene non sottovalutare. Da parte dei rappresentanti di tutte le istituzioni.

Cesare insidia ciò che è di Dio

Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”, ammonisce il dettato evangelico. I sinottici, almeno, perché come detto il Vangelo secondo Giuseppe parrebbe implicare che Cesare possa avanzare pretese su ciò che è di Dio. La clericalizzazione dello Stato dopo la secolarizzazione della Chiesa. Il ciclo non poteva chiudersi diversamente.

Che vi sia affinità tra le diverse istanze lo dimostra l’intenzione del Governo di trattare con la Cei, la quale a sua volta sembrerebbe bendisposta. Anzi, secondo alcuni rumours potrebbe perfino farsi più realista del re, e «aprire alla possibilità di anticipare la Messa di Natale» per venire incontro all’esecutivo. Segno che l’esperienza aprilina non ha insegnato proprio niente.

A Boccia fermo, infatti, i Vescovi dovrebbero ragionare su un aspetto che è ancora più grave del fatto in sé, perché ne è a monte. Nel momento in cui prendono in considerazione l’ipotesi secolare, infatti, le danno automaticamente dignità. E quest’assurda legittimazione dal sapore di connivenza è perfino più sconcertante della possibilità che sia la burocrazia a decidere quando dovrebbe nascere Gesù Bambino.

Sconcertante per il popolo cristiano, pecorelle viepiù smarrite di fronte alle scelte sempre più incomprensibili dei loro pastori. I quali, dal canto loro, delle pecore perseverano nell’assumere i panni. E, per essere chiari, non è un complimento.

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Economia

Di troppo sovranismo morirà l’Europa: ecco perché ha ragione Berlusconi

Il Cav lancia un monito contro i nazionalismi che ostacolano la collaborazione inter-europea, come sta avvenendo per il Recovery Fund. Di questo passo Bruxelles imploderà, ma non sarebbe necessariamente un male

Mirko Ciminiello

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silvio berlusconi: di troppo sovranismo...
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi

È vero, di troppo sovranismo si muore, o se non altro si mettono i bastoni tra le ruote comunitarie. In questo ha ragione l’ex Premier Silvio Berlusconi, che della coalizione di centrodestra in Italia rappresenta la “gamba” europeista. Fatta la diagnosi, resta però sospeso un interrogativo cruciale: e se la patologia fosse proprio Bruxelles, e le spinte identitarie i globuli bianchi che la combattono?

Il voto sullo scostamento di Bilancio

«Il sovranismo non è una cosa negativa se significa orgoglio della propria identità e dei propri valori» ha affermato il leader di Forza Italia. «Lo diventa se è un ostacolo alla collaborazione fra i Paesi, specie fra quelli dell’Europa che hanno valori e interessi comuni».

Ragionamento condivisibile, soprattutto alla luce della pantomima in atto da tempo sul programma Next Generation Eu, che infatti è al centro dell’argomentazione del Cavaliere. «Oggi alcune spinte sovraniste in Europa ostacolano per esempio il Recovery Fund e, quindi, gli aiuti di fronte all’emergenza Covid dei quali l’Italia ha un drammatico bisogno».

Tanto drammatico che, per una volta, è riuscito nell’impresa di unire Governo e opposizione nel voto sul nuovo scostamento di Bilancio. Che le Camere hanno approvato quasi all’unanimità, e che includerà anche le proposte del centrodestra. In particolare, lo stanziamento di risorse per lavoratori autonomi, professionisti, commercianti, artigiani e partite Iva, oltre all’istituzione del cosiddetto “semestre bianco”. Ovvero la «sospensione di tutti i pagamenti verso lo Stato per queste categorie almeno fino al 31 marzo 2021».

Soddisfazione è stata espressa da tutti i leader della maggioranza rosso-gialla, nonché dal bi-Premier Giuseppe Conte. Che ha giudicato la votazione «un ottimo segnale in questo momento di particolare difficoltà che sta attraversando il Paese».

D’altronde, come ha tenuto a precisare il Cav, «sempre, che fossimo al Governo o all’opposizione, abbiamo messo l’interesse del Paese prima delle convenienze di partito». Concetto espresso anche da Giorgia Meloni, leader di FdI.

Non vuol dire comunque che queste reciproche aperture siano il preludio a un sostegno all’esecutivo. «Significa collaborare con le istituzioni, come chiede il Capo dello Stato» Sergio Mattarella, ha ribadito il numero uno azzurro. Che magari parlava a nuora italica perché (anche) suocera europea intendesse.

Di troppo sovranismo morirà Bruxelles

A onor del vero, in cima alla graduatoria di chi avversa il Fondo per la Ripresa figurano i Paesi Frugali. Però è indubbio che al momento, soprattutto a livello mediatico, nell’occhio del ciclone stazionino per lo più i Governi nazionalisti di Ungheria e Polonia. Il che è paradossale, perché né il magiaro Viktor Orbán né il baltico Mateusz Morawiecki si sognerebbero mai di rinunciare ai finanziamenti Ue.

In effetti, le rimostranze del duo di Visegrád riguardano esclusivamente il meccanismo che condiziona l’erogazione degli aiuti al rispetto dello stato di diritto. Espressione dalle nobili parvenze che tuttavia cela ciò che la Meloni ha definito «clausola di asservimento all’eurosistema». Un cavallo di Troia finalizzato a «piegare Nazioni che vogliono difendere le loro radici, la loro identità, i loro confini».

Solo che il veto è possibile solo sugli altri due termini dell’euro-intesa. Il Bilancio settennale della Ue e la Recovery and resilience facility, il fulcro da 672,5 miliardi del Next Gen Eu.

Ricatto e controricatto, dunque. E di certo non aiuta a stemperare le tensioni l’atteggiamento di altezzosa sufficienza di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue. La quale ha esortato l’accoppiata ribelle a rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che praticamente è un invito a scavarsi la fossa con le proprie mani.

Inoltre non si capisce perché soltanto il blocco orientale sarebbe da biasimare, come da propaganda mainstream. A meno che non si scopra che esistono anche ritorsioni politically correct – e dunque, orwellianamente, più uguali delle altre.

Se anche di troppo sovranismo morirà l’Europa, sarebbe davvero un male?

Rebus sic stantibus, uno scenario che porti all’implosione dell’Unione Europea non si può escludere a priori, benché resti poco probabile. Molte forze centrifughe sono all’opera, tanto che non è neppure detto che sarà di troppo sovranismo che si spegnerà l’illusione comunitaria. Ma sarebbe davvero un male?

Sarebbe un male sottrarsi all’abbraccio mortale di un carrozzone genuflesso alle élites – e per ciò stesso inviso e avversario dei popoli? Un carrozzone segnato dal peccato originale del miope rifiuto delle proprie radici giudaico-cristiane, senza le quali non esisterebbe la civiltà occidentale? E che oltretutto, perfino nel mezzo di una gravissima crisi sanitaria, insegue voli pindarici come le eco-balle, il buonismo, le ideologie genderiste e nichiliste?

L’Europa, cioè, è la cura oppure la malattia? E, di conseguenza, l’identitarismo sarebbe un virus o piuttosto il sistema immunitario? Ciò che farà nascere un nuovo sogno dalle ceneri di questa Ue malata? Dopotutto, da fenice a felice è un attimo!

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Adios Diego!

Napoli e Buenos Aires in lacrime. Ma qualcuno dice che a Napoli sono sereni, restano la’ fuori, in attesa del terzo giorno …

Francesco Di Pisa

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La morte di Maradona ha provocato tristezza nel cuore di ogni uomo che non si permette di giudicare. Men che meno giudicare Diego Armando Maradona, Dio dell’Olimpo che incarnatosi uomo – sceso sulla terra, da uomo – e’ stato capace di imprese uniche, gioiose, straordinarie, come pure misere ma ancora una volta da uomo – cadendo malamente, ma sempre rialzandosi, pur se col tempo sempre piu’ a fatica.

Scompare il piu’ grande calciatore di sempre: Diego Armando Maradona, una vita incredibile, gli incontri a Cuba con Fidel Castro, le debolezze e le tentazioni di fiumi di coca, contratti sponsor miliardari, odio e guerra dalla FIFA, ma soprattutto amore, amore della gente comune che impazziva anche solo per intravederlo palleggiare con un’arancia, su una spiaggia, alle due di notte …

C’e’ chi si vanta di aver stretto la mano a Diego Armando Maradona, chi ha avuto il figlio battezzato da Diego Armando Maradona, chi ha alzato la Coppa del Mondo a Citta’ del Messico con Diego Armando Maradona e chi semplicemente si ritiene fortunato per aver visto – bambino con gli occhi sgranati – Diego Armando Maradona in carne ed ossa dai gradoni dello Stadio Olimpico in Roma, in un’amichevole, Italia Argentina del 26 Maggio 1979. Indimenticabile.

Diego Armando Maradona, che da uomo di calcio, regalava emozioni e sorrisi pur segnandoti un gol, sempre e comunque strabiliante, nella tua stessa porta.

Diego Armando Maradona che ha dato giustizia e onore a Napoli e a un mondo intero di esclusi e dimenticati, Diego Armando che ha vendicato i carri armati inglesi alle Malvinas son Argentinas, segnando due gol contro l’Inghilterra ai Mondiali dell’86, uno con la mano de Dios, l’altro scartando otto giocatori, oltre ai fotografi dietro la porta, il gol piu’ bello e incredibile mai realizzato nella storia del football.

Diego Armando, icona, Santo, dipinto sui murales di Napoli e di Buenos Aires, e da ieri Santo in cielo per davvero.

Una volta Maradona disse: pensate che giocatore sarei stato senza la cocaina.  E’ nell’umilta’, che si vede la grandezza dell’uomo.

Diego Armando Maradona che morendo ha persino spazzato via il Covid dai media di tutto il mondo. Un vaccino biancoceleste e allo stesso tempo un tango malinconico su cui ballare. E sulle parole che oggi cantiamo…

Mama’, no sabe por que me late el corazón?

Mama’, no sabe por que me late el corazón?

y sabe porque’

enamorado estoy

He visto Maradona… He visto Maradona

Adios Diego.

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Politica

Speranza contro il Covid, il Ministro a tutto campo su Dpcm, vaccini e Mes

Il titolare della Salute anticipa che a Natale resteranno proibiti gli spostamenti tra Regioni, con deroghe per i ricongiungimenti familiari, e che slitterà il coprifuoco. Presto, poi, un piano per distribuire l’antidoto

Mirko Ciminiello

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speranza contro il covid
Il Ministro della Salute Roberto Speranza

Segni di Speranza contro il Covid echeggiano nell’etere. Parliamo naturalmente di Roberto, il Ministro nomen omen della Salute, che ha rilasciato una serie di dichiarazioni. Nelle quali ha toccato vari temi, dal piano vaccini al Meccanismo Europeo di Stabilità, concedendo anche delle importanti anticipazioni sul nuovo Dpcm di Natale.

Segni di Speranza contro il Covid

«Da qualche settimana vediamo un segnale che va nella direzione giusta, l’Rt si sta abbassando: due settimane fa era 1,7, poi 1,4 ora è 1,2 e sta scendendo. Questo significa che le misure che abbiamo adottato iniziano a dare i loro effetti». Così parlò il titolare della Sanità, aggiungendo che, «se vogliamo sperare di trasformare tutta l’Italia in zona gialla, dobbiamo continuare a rispettare le misure anti-Covid».

Quelle attuali scadranno il 3 dicembre, ma il Governo rosso-giallo è già al lavoro sul nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Che dovrebbe arrivare a giorni, per poi entrare in vigore a partire dal prossimo 4 dicembre.

Rispetto alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, l’esponente di LeU ha fornito delle conferme e qualche smentita. A cominciare dalla vexata quaestio degli impianti sciistici, destinati a restare chiusi. Occorre infatti «evitare le tantissime aggregazioni che possono svilupparsi e i tanti trasferimenti di persone che vanno in vacanza nelle località sciistiche. Dobbiamo stare molto attenti e ricordare quanto è successo la scorsa estate».

La parola d’ordine è dunque cautela, e proprio per questo durante le festività «saranno autorizzati soltanto gli spostamenti strettamente necessari». Non ci si potrà dunque muovere tra Regioni, anche se è ammessa la possibilità di rientrare nel proprio luogo di residenza o domicilio.

Verosimilmente, l’esecutivo autorizzerà comunque i ricongiungimenti familiari – anche se solo tra genitori e figli, coniugi e partner conviventi. D’altronde, la raccomandazione (qualunque significato giuridico abbia il termine) è quella di limitare il cenone della Vigilia e il pranzo natalizio «agli affetti più stretti». Perfino per le famiglie numerose, il suggerimento è che alla stessa tavola siedano al massimo 6-8 persone.

Le altre disposizioni di dicembre

In vista del Santo Natale, poi, il bi-Premier Giuseppe Conte vorrebbe «consentire l’apertura» dei negozi «fino a orari che ci permettano di evitare gli assembramenti». Si pensa al limite delle 21 o delle 22, e allo studio è anche la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei festivi. Parrebbero escluse, invece, le aperture serali per bar, ristoranti e locali pubblici.

Questa rimodulazione temporale si ripercuoterebbe immediatamente sugli arresti domiciliari, che slitterebbero almeno di un’ora, dalle 22 alle 23. «Il coprifuoco dopo le 22 c’è anche per la Messa» ha affermato il titolare del Dicastero di Lungotevere Ripa. Che poi, forse rendendosi conto di ciò che aveva detto, ha parzialmente corretto il tiro, specificando che «sarà fatta una nuova valutazione relativa al Natale». Si sta infatti valutando una deroga per la Vigilia e il 31 dicembre, quando potrebbe essere consentito rincasare per l’una di notte. Ipotesi che, per quanto giunta troppo tardi per evitare che i social si scatenassero, resta comunque dignum et iustum.

Permangono comunque alcuni rebus, il più importante dei quali riguarda la scuola. Anche per via delle pressioni di Italia Viva, col Ministro della Famiglia Elena Bonetti, e del M5S, col Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

«Faremo il possibile per riaprire in dicembre» ha assicurato il Ministro libero e uguale. «Dobbiamo vedere il quadro epidemiologico, valutandolo giorno per giorno. Le scuole sono e restano una priorità assoluta per il Governo. Valutazioni in questo senso sono previste nei prossimi giorni».

Il D-Day per il sospirato rientro in presenza, secondo i rumours, potrebbe essere il 9 dicembre. Augurandosi, ça va sans dire, che il coronavirus non metta i bastoni fra le rotelle.

banchi a rotelle
Banchi a rotelle

Speranza contro il Covid, il piano vaccini

«Abbiamo presentato al Parlamento, sia alla Camera che al Senato, un piano che potrà essere finanziato con tutte le leve di cui disponiamo» ha annunciato Speranza. Ovvero, «con il Bilancio dello Stato, il Recovery fund e il Mes, che per me è uno strumento a cui bisogna guardare con assoluta serenità».

Probabilmente il Ministro voleva tenere fede al suo cognome, visto che il Fondo salva-Stati continua a essere terreno di scontro all’interno della maggioranza. Con Pd, Iv e LeU favorevoli all’uso dello strumento pandemico, laddove i grillini sono da sempre decisamente contrari.

Sembrerebbe esserci invece accordo sul provvedimento a cui accennava Speranza, il programma per la distribuzione degli antidoti contro il Covid-19. «Io sarò in Parlamento il 2 dicembre per presentare il piano strategico dei vaccini che stiamo costruendo» ha continuato il Ministro nomen omen. Precisando che l’acquisto dei sieri «sarà centralizzato e gestito dallo Stato», non dagli enti locali come solitamente accade. All’inizio le aziende produttrici forniranno alcuni milioni di dosi, che saranno riservate alle categorie a rischio, come anziani, operatori sanitari e forze dell’ordine.

Il titolare della Salute ha anche ribadito la propria fiducia nelle agenzie preposte alla valutazione dei medicinali, l’Ema a livello europeo e l’Aifa per l’Italia. «Quando avranno completato il percorso, il vaccino reso disponibile sarà un vaccino sicuro, e noi dovremo lavorare per costruire una campagna di vaccinazione molto larga nel nostro Paese».

Se gli umori sono quelli di cui parlavamo qualche giorno fa, facciamo un grosso in bocca al lupo al Ministro. Che in ogni caso ha mostrato l’autoreferenziale ottimismo. «Dobbiamo resistere ancora per alcuni mesi, ma il Covid verrà sconfitto grazie alla ricerca scientifica».

La parola d’ordine è prudenza

Certo, «guai a scambiare i primi segnali che vanno nella direzione giusta per uno scampato pericolo», è stato il monito. Vero, ma lo stesso esponente di Liberi e Uguali ha parlato di una curva dei contagi che sta flettendo.

Prudenza, quindi, e magari lungimiranza, una volta tanto. Ma i segni di Speranza contro il Covid ci sono, e anche vividi. Scusate se è poco.

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Politica

Pandemia da Covid-19, dal Governo affiorano accenni di ottimismo

Il Ministro Speranza apre cautamente agli spostamenti tra Regioni a Natale e mostra fiducia per i dati sui vaccini, che fanno esultare anche l’Oms. Intanto l’esecutivo pensa allo scostamento di Bilancio e prepara il Dpcm di dicembre

Mirko Ciminiello

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pandemia da covid-19: giuseppe conte e roberto speranza
Il Premier Giuseppe Conte e il Ministro della Salute Roberto Speranza

Test per l’esame di giornalismo sugli sviluppi più recenti della lotta alla pandemia da Covid-19. Il candidato consideri che:

a) Il bi-Premier Giuseppe Conte, nel suo messaggio al G20, ha parlato della fantomatica emergenza climatica e ambientale. Affermando che «l’impatto della pandemia sui nostri sistemi sociali ed economici non dovrebbe influenzare la nostra determinazione ad affrontare» tali sfide. Non sia mai che questa determinazione debba fare il tampone.

b) Frattanto, da parte del Ministro della Salute Roberto Speranza è arrivata una vaga apertura nei confronti degli spostamenti natalizi fuori dal proprio territorio. Che comunque saranno consentiti «solo se tutte le Regioni andassero in zona gialla». E il premio per la banalità del mese va a…

c) Sempre il titolare della Sanità ha dichiarato che «le notizie provenienti da Oxford sul vaccino anti-Covid sono incoraggianti». Si tratta dell’antidoto di AstraZeneca che, anche ignorandone le implicazioni etiche, ha un’efficacia del 70,4%, che diventa del 90% se si somministra una dose e mezza. Laddove i sieri sviluppati dalla statunitense Moderna e dalla partnership tedesco-americana Pfizer-BioNTech arrivano, rispettivamente, al 94,5% e al 95% di efficacia. Evidentemente, però, il Ministro nomen omen ci teneva a tener fede al suo cognome.

d) Ci informa poi il Televideo Rai che, con il nuovo scostamento di Bilancio, il Governo rosso-giallo garantirà «più aiuti a chi perde a Natale». E il M5S ha subito chiesto di estendere la misura alle prossime elezioni amministrative.

La pandemia da Covid-19 oltre l’azione del Governo

e) A proposito delle Comunali primaverili, dopo il successo delle Presidenziali Usa l’accoppiata poliptotica radicali-radical chic ha proposto il voto postale anche in Italia – naturalmente causa virus. Pare comunque che il presunto Presidente eletto americano Joe Biden abbia consigliato ai suoi emuli di non disdegnare neppure… le urne!

f) È notizia di questi giorni che Ayman al-Zawahiri, il numero uno di Al Qaeda, è morto per cause naturali. Pare che al ricercatissimo medico egiziano sia stato fatale un attacco d’asma, benché qualcuno ipotizzi che il coronavirus ci abbia messo lo zampino. Nel dubbio, la Cina si è già fatta avanti per rivendicare la taglia da 25 milioni di dollari.

Ciò posto, il candidato commenti, prescindendo da qualsivoglia formula di scongiuro, la presa di posizione del Direttore Generale dell’Oms, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il quale, dall’alto di un’impeccabile gestione della pandemia da Covid-19, ha assicurato che «la luce in fondo a questo tunnel lungo e buio sta diventando più splendente».

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Stadio della Roma, quel pignoramento che imbarazza (ancora) la Raggi…

Il Dipartimento urbanistico del Campidoglio comunica che i terreni di Tor di Valle non sono nella disponibilità di Eurnova. Per il sindaco, che parlava di regalo di Natale ai tifosi, è l’ennesimo colpo in vista delle amministrative 2021

Mirko Ciminiello

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stadio della roma
Il progetto del nuovo Stadio della Roma

La querelle sullo Stadio della Roma è ufficialmente diventata una farsa. Una farsa a Cinque Stelle, per la precisione, visto il ruolo dirimente giocato dalla giunta grillina, e in specie dal sindaco Virginia Raggi. Il cui ennesimo annuncio roboante è stato smentito dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica dello stesso Campidoglio. Che ha reso il primo cittadino edotta di un piccolo e insignificante dettaglio, di cui è sconcertante che lei non fosse al corrente.

Stadio della Roma, l’area di Tor di Valle è pignorata

L’atomica l’hanno sganciata da via Cristoforo Colombo. Una lettera di due pagine, datata 13 ottobre e inviata dagli uffici del PAU – cioè, in soldoni, dal Comune di Roma – alla società giallorossa.

Il documento si riferiva alla vexata quaestio dello Stadio della Roma, con particolare riferimento all’area in cui dovrebbe sorgere, l’ex Ippodromo di Tor di Valle. Area che, come emerso nella missiva, è sotto pignoramento a causa di un debito del valore di 1,2 milioni di euro. Al punto che il Dipartimento capitolino ha avvisato la Roma che «il complesso immobiliare non è nella libera disponibilità dell’attuale proprietaria Eurnova Spa». L’azienda dell’ex partner Luca Parnasi, che deve estinguere il passivo prima di poter cedere i terreni, i quali altrimenti rischiano di andare all’asta.

La procedura giudiziaria è scattata il 18 gennaio 2019, eppure Palazzo Senatorio giura di non averne saputo niente. «Questa amministrazione non è mai stata portata a conoscenza del pignoramento negli innumerevoli tavoli e incontri succedutisi ai più vari e alti livelli». Questa l’incredibile (nel senso etimologico del termine) comunicazione del Campidoglio, che ha subito scatenato la bufera politica.

Stadio della Roma, la bufera politica

Il j’accuse più pesante è stato quello di Cristina Grancio, ex consigliere pentastellato e attuale presidente del Gruppo Misto in Assemblea Capitolina. Il Comune, ha attaccato, «ne era a conoscenza già nel 2017, quando chiedevo in commissione Urbanistica di convocare il curatore fallimentare per avere contezza dei contratti stipulati e dei pagamenti corrisposti alla società in liquidazione».

Non ci è andato piano neppure Giulio Pelonzi, capogruppo del Pd in Aula Giulio Cesare. «Delle due l’una: o la Sindaca ne era al corrente ed ha mentito a tifosi e cittadini, o non ne era al corrente. In entrambi i casi è una dimostrazione di inaffidabilità totale». E il primo corno del dilemma sarebbe anche di una gravità inaudita.

L’esponente dem ha anche ricordato le dichiarazioni rilasciate da Virgy appena pochi giorni fa. «Sullo Stadio siamo pronti, in questi giorni abbiamo fatto ulteriori riunioni con la Regione Lazio e abbiamo trovato una soluzione condivisa sulla Roma-Lido. Per cui io credo e mi auguro che entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi della Roma». Parole, peraltro, subito smentite da via della Pisana, che aveva chiarito come il confronto fosse a buon punto ma non si fosse ancora arrivati a un accordo.

Il balletto, in realtà, sa di campagna elettorale, visto che molti considerano quella della Raggi una mossa per guadagnare consensi in vista delle amministrative primaverili. Uno spot elettorale che, secondo i maligni, il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti non avrebbe alcuna intenzione di agevolare.

Col risultato paradossale che tra i due contendenti potrebbe godere il terzo, il candidato del centrodestrachiunque sarà. Il quale avrà gioco facile nell’imputare ai competitor di aver ostacolato il progetto per motivi puramente ideologici, presentandosi al contempo quale campione dello Stadio della Roma.

E la Roma resta nel limbo

Chi invece resta nel limbo è proprio la Maggica, i cui vertici Dan e Ryan Friedkin, secondo indiscrezioni, starebbero vagliando opzioni alternative. In primis, l’area di Tor Vergata, che fa capo all’imprenditore edile Francesco Gaetano Caltagirone, oppure la ristrutturazione del glorioso Stadio Flaminio. Poi rimarrebbe la curiosità relativa alla provenienza dei rumours, considerato il profilo bassissimo della nuova proprietà americana…

Di certo c’è che, se l’iter per la nuova casa dovesse ripartire da zero, per qualche anno lo Stadio della Roma sarà ancora l’Olimpico. E questo a prescindere da chi guiderà la Città Eterna dopo le Comunali 2021.

In tal senso, la buona notizia, sul lato sportivo, è che la squadra non sembra risentire delle vicende extra-calcistiche. Domenica scorsa ha asfaltato il Parma nonostante una pletora di assenti, tra infortunati e positivi al Covid-19. Circostanza che ha permesso all’allenatore portoghese Paulo Fonseca di valorizzare anche le cosiddette riserve, e perfino giocatori apparentemente fuori dal progetto.

Aspetto importante anche in ottica cessione nelle prossime sessioni di calciomercato, e che forse qualcuno nel profondo Nord dovrebbe prendere ad esempio. È più facile vendere gli esuberi, magari anche con uno stipendio importante, quando non si passano interviste e conferenze stampa a denigrarli.

Curiosamente, poi, alla luce degli ultimi risultati (e, forse delle ultime trattative) non si farnetica più di «tecnici precari». Prendiamo dunque atto che un po’ tutti gli addetti ai lavori si sono ormai convinti che il lusitano mangerà il panettone. Proprio come l’attuale primo cittadino, regalo di Natale o meno.

Per la colomba di Pasqua, però, potrebbe essere tutta un’altra storia. Soprattutto se Romani e romanisti dovessero sentirsi, una volta di più, Raggi-rati.

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Politica

Dpcm di dicembre, le novità allo studio e i dieci giorni per salvare il Natale

La curva epidemiologica continua a flettere e il Governo pensa ad allentare la stretta, soprattutto su attività di ristorazione e centri commerciali. Cambierà anche il coprifuoco, e Arcuri non esclude un patentino per i vaccinati

Mirko Ciminiello

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dpcm di dicembre: shopping natalizio
Shopping natalizio

L’attesa è quasi terminata, il Dpcm di dicembre è in arrivo. Lo diciamo soprattutto per tranquillizzare quanti fossero in crisi di astinenza rispetto all’abituale sovraesposizione mediatica del bi-Premier Giuseppe Conte. E non è tutto: il grafico dei contagi, infatti, continua a flettere. E, per effetto di questa discesa, Palazzo Chigi sta pensando a un allentamento delle restrizioni, volto anche e soprattutto a “salvare” i consumi natalizi.

In arrivo il Dpcm di dicembre

Dopo il varo dell’ultimo (in senso cronologico) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, quello del 3 novembre scorso, Striscia la Notizia aveva “avvisato” l’Italia. To be continued, aveva cinguettato la trasmissione satirica, facendo vestire al fu Avvocato del popolo i panni del croupier di una tombola.

Detto, fatto – o, perlomeno, in corso d’opera. La data cruciale, in effetti, secondo indiscrezioni sarà quella di venerdì 27 novembre, quando si valuterà l’efficacia delle disposizioni più recenti. Verifica che dovrebbe essere più semplice ora che ci si è preso il tempo necessario a capire l’effetto dei provvedimenti, anziché adottarne di nuovi ogni tre giorni.

In particolare, il vaglio dovrebbe riguardare la divisione clinico-cromatica del Belpaese in base alle famigerate aree di criticità. Modello che qualcuno ha definitoa semaforo” – un po’ impropriamente in realtà, vista la totale assenza del colore verde. E che dovrebbe comunque restare in vigore fino al 3 dicembre, quando scadranno le attuali limitazioni.

La divisione dell’Italia in fasce di rischio (aggiornata al 20 novembre)

Dal 27 novembre, però, gli enti locali potranno cambiare tinta, stavolta anche con la possibilità di “indossarne” una più tenue. Piemonte e Lombardia, per esempio, dovrebbero passare dalla fascia rossa a quella arancione, che altre Regioni potrebbero invece abbandonare in favore della fascia gialla.

Tutto dipende, ça va sans dire, dall’andamento della curva epidemiologica. E, da questo punto di vista, i segnali sono incoraggianti.

La Fondazione GIMBE, infatti, aveva già rilevato «una stabilizzazione nell’incremento del trend dei nuovi casi» nella settimana 11-17 novembre. Ora la tendenza è stata confermata anche dall’Istituto Superiore di Sanità, che nel consueto bollettino settimanale ha evidenziato «una riduzione nella trasmissibilità» del virus.

Dpcm di dicembre, le regole sotto l’albero

In dettaglio, l’indice Rt – quello che misura, appunto, la trasmissione del patogeno – a livello nazionale è sceso a 1,18, in forte calo rispetto all’1,43 della settimana precedente. E in quattro Regioni – Lazio, Liguria, Molise e Sardegna – il parametro è già inferiore a quel valore 1 che costituisce anche una soglia psicologica.

Certo, gli esperti continuano a raccomandare cautela e a caldeggiare il mantenimento dei divieti anche nel periodo delle feste. La loro prospettiva, però, è limitata all’ambito sanitario, laddove l’esecutivo deve necessariamente avere una visione a 360 gradi, che non può permettersi di trascurare alcun aspetto della crisi.

Per questo motivo, è già allo studio una serie di deroghe all’attuale stretta. A cominciare da una finestra di dieci giorni, a ridosso del Santo Natale, per consentire lo shopping e dare un po’ di respiro all’economia. All’uopo, il Governo rosso-giallo ipotizza di ripristinare l’apertura dei centri commerciali nei weekend, e dei negozi fino alle 22. Che per il sottosegretario dem alla Salute Sandra Zampa sarebbe un «orario lungo», ma tant’è.

Considerato poi che il Dpcm di dicembre dovrebbe prevedere anche l’apertura serale per bar, pub, ristoranti e pasticcerie, diventerebbe impossibile rispettare il coprifuoco. Che, infatti, potrebbe slittare alle 23 o alle 24.

Permarrebbero, invece, gli altri divieti, a partire da quello relativo all’ingresso e all’uscita dai territori in zona rossa o arancione. Resterebbero interdetti anche sport di contatto, palestre e impianti sciistici, anche se su questo punto gli amministratori locali sono sul piede di guerra. E, naturalmente, rimarrà il veto su assembramenti e feste, con tanto di raccomandazione – qualunque cosa significhi a livello giuridico – per le abitazioni private.

Per la normalità bisognerà ancora aspettare

Queste le regole che dovremmo trovare sotto l’albero con il Dpcm di dicembre. Ma solo se tutte le Regioni avranno un Rt minore di 1.

In ogni caso, bisognerà ancora attendere per una vera normalità che, con buona pace di “stregoni della Rete” e webeti, si avrà solo con il vaccino. Non a caso Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, sta pressando le Regioni affinché presentino in fretta i piani per distribuire, conservare e somministrare l’antidoto. A gennaio vi saranno dosi sufficienti per immunizzare 1,7 milioni di Italiani, e l’auspicio è quello di arrivare in pochi mesi alla somministrazione su larga scala.

Arcuri ha inoltre dichiarato che «per ora non è previsto l’obbligo» di vaccinazione. Aggiungendo al contempo che si sta pensando a un patentino per i vaccinati, di cui si dovrebbe occupare il Ministero della Salute.

Sarebbe di certo un passo avanti sia rispetto alle autocertificazioni che – ai fini della tracciabilità sul territorio – all’app Immuni. Come a dire che vi sono segni di Speranza. E non era scontato che fosse necessariamente una buona notizia.

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Economia

Manovra 2021, spuntano 1,3 miliardi per le mancette dei parlamentari

Dalla Finanziaria emergono misure sconcertanti, come il Fondo per le onorevoli esigenze a cui, forse per l’imbarazzo, è già stato cambiato nome. E mentre l’Europa ci bacchetta per le coperture, il Mef dà per incassati i mitologici fondi Ue

Mirko Ciminiello

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manovra 2021: la cicala e la formica
La cicala e la formica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la Manovra 2021 e, maliziosamente, verrebbe da chiedersi se l’abbia anche letta o se, più semplicemente, si sia rassegnato. Perché anche stavolta i conti, anzi i Conte non tornano. Né nel giardino dell’Europa, che ci ha già bacchettati per la mancanza di almeno parte delle coperture. Né nell’orticello dell’Italia, dove alcune scelte finanziarie lasciano, come minimo, sconcertati.

Manovra 2021, i dubbi di Bruxelles

Bruxelles ha comunicato le proprie considerazioni sul Documento Programmatico di Bilancio, che sarebbe la bozza della Finanziaria da trasmettere obbligatoriamente entro il 15 ottobre.La Commissione europea ha giudicato che il piano è «in linea con le raccomandazioni» adottate dal Consiglio Ue del 20 luglio. Tuttavia, «alcune misure non sembrano temporanee o finanziate da coperture adeguate».

Nel dettaglio, i provvedimenti ritenuti transitori corrispondono allo 0,3% del Prodotto Interno Lordo. Mentre quelli che sembrerebbero permanenti ma privi di una compensazione appropriata ammontano all’1,1% del Pil. Queste ultime «in particolare includono il taglio nella contribuzione sociale nelle regioni povere, l’estensione della detrazione d’imposta sui redditi da lavoro, l’introduzione del bonus famiglia e risorse più alte ai Ministeri e altri servizi pubblici».

Un placet con riserva, dunque – e ci si può scorgere una certa ironia della sorte, visto che la Manovra 2021 all’inizio era stata approvatasalvo intese”. In più, oltre a essere costitutivamente precaria, la Legge di Bilancio è finanziata in buona parte in deficit. Senza contare che il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha già anticipato di voler ricorrere a un nuovo scostamento di Bilancio.

I contenuti della Manovra 2021

La Legge di Stabilità, però, va anche oltre, perché include l’istituzione presso il Mef di un Fondo che anticipa gli stanziamenti del mitologico Recovery Fund. La dotazione, triennale, è pari a oltre 120 miliardi di euro, il che ne fa un azzardo notevole. Almeno nel momento contingente, in cui il programma Next Generation Eu è shakespearianamente fatto “della stessa materia di cui son fatti i sogni”.

Intanto, però, i 38 miliardi del ddl di Bilancio andranno a finanziare i più disparati capitoli di spesa. E ce n’è uno in particolare che non ha mancato di far discutere, fin da quando ha fatto capolino dalle pieghe della bozza della Manovra 2021. Qui equivaleva all’articolo 195, che nella versione definitiva è diventato il numero 209. Nel frattempo ha anche cambiato denominazione, tanto che ora figura come «Fondo per le esigenze indifferibili». In origine, però, si chiamavaEsigenze Parlamento”, e serviva proprio allo scopo facilmente intuibile: foraggiare le onorevoli regalie – pardon, iniziative -, senza timori di bocciature da parte della Ragioneria dello Stato. Al punto che i maligni lo hanno prontamente soprannominato “fondo markette”.

Il Fondo Esigenze Parlamento nella bozza della Manovra 2021

Inizialmente, il tesoretto doveva ammontare a 800 milioni di euro per il 2021 e 400 milioni l’anno dal 2022. Cifre notevoli, visto che valgono la metà dell’intero costo annuale delle due Camere. Poi, però, qualcuno deve aver avuto un ripensamento: nel testo bollinato dalla Ragioneria, infatti, l’appannaggio dal 2022 è lievitato a 500 milioni annui.

Per fare un paragone, la tanto sbandierata riforma del taglio dei parlamentari porterà a un risparmio di 82 milioni di euro l’anno. Diviso per il numero di abitanti dell’Italia, fa circa 1,30 euro a testa, il prezzo di un cappuccino.

Qui, invece, sono stati erogati 1,3 miliardi. Tanto, come sempre, paga Pantalone.

Le sconcertanti compensazioni

Anzitutto, il fondo Covid quello «per il sostegno delle attività produttive maggiormente colpite dall’emergenza epidemiologica», è stato decurtato di 200 milioni. Dai 4 miliardi indicati nelle bozze, si è infatti passati ai 3,8 che campeggiano all’articolo 207 della Manovra 2021. Una mossa davvero oculata, in piena seconda ondata della pandemia.

A ciò si aggiunga anche che il Decreto Ristori bis ha sì prorogato al 30 aprile 2021 il versamento della seconda rata degli acconti Irpef e Irap. Ma solo per quanti hanno domicilio fiscale o sede operativa in una “Regione rossa”, o gestiscono un ristorante in una “Regione arancione”. Come se invece gli esercenti delle “zone gialle” non fossero stati interessati dalle misure restrittive e non avessero problemi a pagare le tasse.

In compenso, l’articolo 68 va a incrementare il Reddito di Cittadinanza di 196,3 milioni di euro per il 2021. Cifra che sale a oltre 473 milioni l’anno a partire dal 2022, per poi cristallizzarsi su 477,3 milioni annui a decorrere dal 2029 – e, supponiamo, ad infinitum.

Insomma, per parafrasare il favolista greco Esopo, mentre con una mano si strangolano le formiche, con l’altra si dispensano sussidi a pioggia alle cicale. E viene da domandarsi: era proprio così necessario ribadire che il Governo è contrassegnato dalla brevimiranza?

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Cronaca

Scienza, quell’assurdo scetticismo da webeti verso il vaccino anti-Covid…

Secondo vari sondaggi, all’incirca un italiano su due diffida dell’antidoto, ascoltando le sirene dei social che trattano gli incompetenti alla pari degli esperti. Fortunatamente, la ricerca continua a fare progressi

Mirko Ciminiello

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scienza e vaccino anti-coronavirus
Vaccino anti-Covid

È ufficiale, la scienza ha ceduto il passo agli “stregoni della Rete”. Diversamente non si spiegherebbero i risultati di alcuni sondaggi che hanno mostrato come un Italiano su due (all’incirca) diffidi del vaccino anti-coronavirus. Per fortuna, però, la ricerca non si ferma, anzi continua a fare enormi passi avanti. Tanto che Anthony Fauci, immunologo della Casa Bianca, ha azzardato che «potremmo essere abbastanza vicini a una qualche sorta di normalità» entro il prossimo autunno.

La scienza e gli “stregoni della Rete”

«Sono esterrefatta» si è sfogata sui suoi profili social la presentatrice Myrta Merlino. «Pensavo avessimo tutti una gran voglia di avere quanto prima il vaccino anti-Covid! E invece con l’approfondimento di Gerardo Greco scopriamo che abbiamo un piccolo incredibile problema: una persona su tre non si vaccinerebbe!»

La conduttrice de L’Aria di Domenica si riferiva all’esito di una rilevazione diffusa nel corso della sua trasmissione. Dalla quale emergeva che solo il 42% del campione intende sottoporsi alla vaccinazione, a fronte di un 34% di contrari e un 24% di indecisi.

Statistiche che, peraltro, ricalcano abbastanza fedelmente quelle di altre indagini demoscopiche condotte nel recente passato. Una, diffusa da poco dalla stessa emittente, ha evidenziato come il 16% degli intervistati rifiuterebbe l’antidoto se sarà disponibile nel 2021. Più un altro 42% che «aspetterà per capirne l’efficacia».

A ottobre, invece, un’altra ricerca aveva appurato che oltre il 48% degli Italiani esitava di fronte alla possibilità di assumere in futuro il siero protettivo. E aveva indagato anche sull’eziologia di questo scetticismo, svelando in realtà uno scenario che, come la “lettera rubata” di Poe, era sotto gli occhi di tutti.

L’eziologia dello scetticismo verso la scienza

Per un Italiano su tre, i vaccini sarebbero «una manovra di arricchimento delle case farmaceutiche», come se invece tale percentuale lavorasse gratis per il bene dell’umanità. «Mentre il 23% pensa che siano una mossa politica e il 35% teme che vaccinarsi possa avere effetti collaterali gravi».

Quest’ultima spiegazione è l’unica che ha almeno una parvenza di razionalità, anche se poi bisognerebbe indagarne le motivazioni profonde. Perché in tanti – troppi – danno credito a quella pseudo-cultura che dà agli incompetenti, come denunciò Umberto Eco, «lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel». Succede anche con l’ambientalismo – altra disciplina a cui i moderni Torquemada di Twitter e Facebook dovrebbero dedicare più tempo e bollini, anziché censurare il libero pensiero.

In questo, comunque, ha forti responsabilità anche la politica – o perlomeno una parte di essa. Quella che corre dietro agli sproloqui di chi, per esempio, farnetica che i vaccini provochino l’autismo – che in realtà è una sindrome genetica.

Un aspetto paradossale, poi, è che gli stessi webeti ignorano dei dettagli che – almeno per certuni – dovrebbero essere assai più significativi. Tipo che alcuni candidati vaccini contro il Covid-19 – tra cui quelli di AstraZeneca e della Johnson&Johnsonsono stati sviluppati a partire da cellule di bambini abortiti. Il che li rende ipso facto eticamente inaccettabili, con buona pace dei contorsionismi del quotidiano della Cei.

Houston, abbiamo un problema, quindi. E pensare che l’ex Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ebbe a bollare la radio come «strumento perfetto di imbecillimento dell’umanità»! Pensate se avesse conosciuto i social network

I progressi della ricerca

Fortunatamente, la ricerca scientifica non si ferma, anzi prosegue imperterrita sulla strada del progresso. È di pochi giorni fa, per esempio, l’annuncio che l’antidoto sviluppato dalla società statunitense Moderna ha il 94,5% di efficacia.

Adesso il duo Pfizer-BioNTech ha comunicato i dati definitivi dei test di fase 3 sul proprio siero, che sono perfino migliori di quelli intermedi già anticipati. Il candidato vaccino è infatti risultato efficace al 95% nel prevenire la comparsa dei sintomi, oltre a non aver provocato effetti collaterali gravi durante la sperimentazione.

Non a caso la Commissione europea, che sta creando un portafoglio di antidoti che include già quello della partnership tedesco-americana, ha avviato delle contrattazioni anche con Moderna. Lo ha dichiarato Stefan De Keersmaecker, uno dei portavoce di Bruxelles. Anche se la biotech d’Oltreoceano ha fatto sapere che la priorità l’avranno i Paesi con cui è già stato firmato un contratto. In primis, gli Stati Uniti.

Intanto, però, per Fauci siamo «oltre le aspettative», anche se ora occorre «convincere le persone a vaccinarsi». La prospettiva di una vita in mascherina e distanziamento sociale dovrebbe essere sufficiente, in realtà. Ma aspettiamo pure fiduciosi l’illuminazione degli specialisti di scienza da tastiera.

In fondo, in un modo o nell’altro, l’immunità di gregge potrebbe essere dietro l’angolo. E non dite che Checco Zalone non ci aveva avvisati…

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Primo Piano