Attentato contro Sigfrido Ranucci: bomba sotto l’auto del conduttore di Report. Paura sul litorale romano
Un ordigno è esploso sotto l’auto di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, nella tarda serata di ieri a Campo Ascolano, località tra Pomezia e Ostia. La deflagrazione ha distrutto due automobili, danneggiato l’abitazione del giornalista e fatto tremare l’intero quartiere. Nessun ferito, ma la Procura di Roma parla di un atto che «avrebbe potuto uccidere chiunque si fosse trovato nei pressi».
La bomba a Campo Ascolano: «Un chilo di esplosivo»
L’attentato è avvenuto intorno alle 22, in una zona residenziale a pochi passi dal mare. L’ordigno, secondo i rilievi della polizia scientifica, conteneva circa un chilo di esplosivo ed era collocato sotto l’auto personale di Ranucci. La deflagrazione ha investito anche la seconda vettura di famiglia, usata quotidianamente dalla figlia, parcheggiata pochi minuti prima.
Le fiamme hanno lambito la palazzina, danneggiando infissi e pareti esterne. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Pomezia, la Digos, i vigili del fuoco e la polizia scientifica, che hanno isolato l’area e avviato i rilievi tecnici.
Le parole di Ranucci: «Mia figlia poteva morire»
Ranucci ha parlato poche ore dopo l’attentato, con la voce segnata dall’angoscia. «Mia figlia è passata davanti alla mia auto pochi minuti prima dell’esplosione. Potevano ammazzarla», ha dichiarato al Corriere della Sera. Il conduttore non esclude un collegamento con i temi delle nuove inchieste di Report, annunciati nei giorni scorsi: «Non credo alle coincidenze».
L’inchiesta della Procura di Roma e il ruolo della Prefettura
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di attentato e ha informato subito il Prefetto. Le indagini, affidate a carabinieri e Digos, si concentrano sulla pista intimidatoria legata all’attività giornalistica. Gli inquirenti stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e verificando la composizione dell’esplosivo.
Il sindaco di Pomezia, Veronica Felici, ha espresso solidarietà a Ranucci: «Un atto gravissimo che scuote la nostra comunità. Lo Stato deve proteggere chi informa e lavora per la verità».
Le reazioni dal Campidoglio e dalla Regione Lazio
Dal Campidoglio è arrivato un messaggio forte: «Colpire un giornalista significa colpire Roma e la democrazia», ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri, assicurando la massima vicinanza a Ranucci. Anche la Regione Lazio, con il presidente Francesco Rocca, ha condannato l’attacco: «Non possiamo permettere che il litorale romano venga associato a episodi di violenza mafiosa e intimidazioni».
Un segnale inquietante sul litorale romano
L’attentato a Campo Ascolano si inserisce in un territorio, quello del litorale tra Ostia e Pomezia, che negli ultimi anni è stato più volte attraversato da episodi di criminalità organizzata e attentati incendiari. L’uso di un ordigno esplosivo rappresenta però un salto di qualità che allarma cittadini e istituzioni.
Non a caso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana hanno diffuso un comunicato congiunto: «È un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati. Ci aspettiamo risposte rapide e protezione concreta per i cronisti minacciati».
Libertà di stampa nel mirino
La capitale e la sua area metropolitana si risvegliano con un attentato che poteva trasformarsi in tragedia. La bomba contro Ranucci è un messaggio inquietante contro chi indaga su poteri e affari opachi.
L’inchiesta della Procura dovrà stabilire mandanti ed esecutori, ma il segnale è chiaro: sul litorale romano, tra criminalità organizzata e interessi nascosti, la libertà di stampa resta un bersaglio fragile e sotto attacco