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America 2020, il ricorso del Texas alla Corte Suprema censurato dai media

Negli Usa instradato il procedimento che potrebbe ribaltare l’esito (presunto) del voto, nel silenzio del “quarto potere”. E, se gli organi di informazione non informano, c’è un enorme problema a livello di libertà

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america 2020: potere dei media
Potere dei media

Houston, abbiamo un problema, come dimostra – una volta di più – il caso America 2020. Vale a dire le Presidenziali che i media mainstream hanno già archiviato assegnando la vittoria al candidato democratico Joe Biden. E ignorando totalmente le accuse di brogli elettorali lanciate dal Presidente uscente Donald Trump.

America 2020, si diceva, evidenza che abbiamo un problema, più precisamente un problema di libertà. Ma non nel senso che si potrebbe pensare.

Qualche giorno fa, infatti, il Procuratore Generale del Texas Ken Paxton ha fatto causa a Georgia, Michigan, Pennsylvania e Wisconsin per «cambiamenti incostituzionali alle leggi elettorali». Una notizia significativa, perché si tratta di quattro Stati chiave, la cui assegnazione – estremamente controversa – a Sleepy Joe avrebbe determinato (il condizionale è d’obbligo) l’esito dell’elezione.

Ancor più rilevante è il fatto che la Corte Suprema statunitense abbia accettato di calendarizzare immediatamente il procedimento. Al quale si sono uniti Missouri, Arkansas, Louisiana, Mississippi, South Carolina e Utah, che hanno presentato a loro volta una mozione contro i swing States. Ma sono ben 17, in tutto, gli Stati che hanno appoggiato quello della Stella Solitaria nell’azione legale «contro la più grande frode elettorale nella storia degli Stati Uniti». Questo il cinguettio di The Donald, subito “corretto” dai moderni Torquemada di Twitter. Ed è qui che scoppia il disagio.

America 2020, abbiamo un problema di libertà

Se per caso non avevate sentito nulla a proposito di questi sviluppi giuridici, non preoccupatevi: non è colpa vostra, bensì dei “custodi dell’informazione”. Dei paladini di un pluralismo a senso unico che ignorano – quando non censurano direttamente – tutto ciò che si discosta dalla loro narrazione politically correct.

Quelli che si sono affrettati a far sapere che la stessa Corte Suprema Usa aveva respinto il ricorso dei Repubblicani contro il voto postale in Pennsylvania. Quelli che non si sono scandalizzati – anzi – quando YouTube ha annunciato di voler rimuovere i video che fanno riferimento alle scorrettezze denunciate durante America 2020. Ma che, su un piccolo e insignificante dettaglio che potrebbe anche ribaltare la corsa alla Casa Bianca, hanno optato per un silenzio assordante.

Non che, intendiamoci, la genuflessione del “quarto potere” al pensiero unico sia una novità. Il problema vero è che in tanti – troppi – non lo ritengono un problema. Ahinoi.

Mirko Ciminiello è nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) alla Sapienza, in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a Roma Tre. Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione Pro Vita e Famiglia ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.