Amarena, l’orsa simbolo dell’Abruzzo: rinviato a giudizio l’uomo che l’ha uccisa

L’udienza è fissata per le ore 9 del 19 gennaio 2026. Leombruni dovrà rispondere del reato di uccisione di animale, aggravato dall’ipotesi di crudeltà
Di Alessandra Monti
Orsa Amarena, la carcassa
Orsa Amarena, carcassa

A più di due anni dalla notte in cui l’orsa Amarena fu uccisa a fucilate, la vicenda approda in aula. Il Tribunale di Avezzano ha disposto il rinvio a giudizio di Andrea Leombruni, accusato di aver sparato contro l’animale il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi.

L’udienza è fissata per le ore 9 del 19 gennaio 2026. Leombruni dovrà rispondere del reato di uccisione di animale, aggravato dall’ipotesi di crudeltà. Una formula che fotografa, dal punto di vista dell’accusa, non un gesto istintivo, ma un atto violento e gratuito.

Amarena, una perdita che va oltre l’animale

Amarena era una femmina di orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale, ridotta a una popolazione di appena 60-70 esemplari. Per la comunità scientifica, ogni perdita è un colpo durissimo alla sopravvivenza della specie.

Ma Amarena non era solo un numero nelle statistiche: con le sue frequenti apparizioni nei pressi di Villalago e della Marsica, era diventata simbolo di convivenza possibile tra fauna e comunità. Con sé aveva due cuccioli, che fortunatamente sono riusciti a sopravvivere da soli.

La sua morte ha avuto un impatto emotivo e mediatico che ha travalicato i confini regionali, trasformandosi in una questione di interesse nazionale.

Le reazioni di associazioni e istituzioni alla morte di Amarena

La notizia del rinvio a giudizio è stata accolta con soddisfazione dalle principali associazioni ambientaliste, che si sono costituite parte civile. L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha parlato di “un passo necessario perché la morte di Amarena non sia vana”.

Anche il WWF e la LAV hanno espresso la necessità di una condanna esemplare, sottolineando che episodi come questo minano la fiducia nelle politiche di tutela della biodiversità.

Il Comune di Villalago, anch’esso parte civile, ricorda come l’orsa fosse diventata anche un’attrazione turistica, capace di generare indotto economico oltre che attenzione scientifica.


La sfida della convivenza con i grandi carnivori

Il processo contro Leombruni non riguarda solo un singolo gesto, ma riporta al centro il tema — antico e sempre attuale — della convivenza tra comunità rurali e fauna selvatica.

In Abruzzo, come in altre aree interne italiane, la presenza di orsi e lupi si accompagna a timori e conflitti: pollai, greggi, coltivazioni. La risposta, però, non può essere il ricorso alle armi.

Gli esperti invocano sistemi di prevenzione non letale: recinzioni elettrificate, squadre di pronto intervento, dissuasori acustici e visivi. Strumenti che, se adeguatamente finanziati e diffusi, permettono di ridurre i conflitti senza compromettere la sopravvivenza di specie già a rischio.


Un precedente che farà scuola?

In Italia, la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Ma i procedimenti penali per la sua uccisione sono rari e spesso non producono condanne significative.

Il caso Amarena, proprio per la notorietà dell’animale e per l’ampio coinvolgimento di associazioni e istituzioni, potrebbe diventare un precedente importante. Non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico: spingendo a rafforzare i piani nazionali di tutela e le strategie di convivenza.


Un processo che riguarda tutti

Il 19 gennaio 2026, nell’aula del Tribunale di Avezzano, non si discuterà solo la responsabilità penale di un uomo. Si discuterà anche il modo in cui l’Italia intende rapportarsi alla propria fauna selvatica e alle comunità che la ospitano.

Amarena non tornerà, ma la sua storia continuerà a pesare sulle scelte collettive. La giustizia dovrà stabilire se quella notte si è consumato un crimine contro un animale o contro un patrimonio comune. In entrambi i casi, il verdetto sarà un messaggio che andrà ben oltre le mura del tribunale.

 
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