A Rovigo, un 68enne spara a un ladro entrato in casa. Meloni: “La difesa è sempre legittima”
La quiete di una serata di inizio novembre è stata spezzata dai colpi di arma da fuoco nella frazione di Grignano, nel comune di Rovigo. Un 68enne, esasperato da un precedente furto subito poche settimane fa, ha sparato a un uomo incappucciato che tentava di entrare nella sua abitazione. Il ladro, ferito, è riuscito a fuggire con i complici. Sul posto, subito dopo l’allarme, è intervenuta la Polizia di Stato, mentre la Procura di Rovigo ha aperto un fascicolo per tentata rapina aggravata contro ignoti. L’uomo che ha sparato non risulta indagato, in base alla nuova legge sulla legittima difesa.
L’episodio, accaduto nella serata del 3 novembre, ha immediatamente acceso un dibattito politico e sociale che tocca corde profonde: la sicurezza nelle aree rurali, il diritto alla difesa e il crescente senso di paura che attraversa molte comunità del Nordest.
Il secondo tentativo di furto e la reazione del proprietario
Erano circa le 18.30 quando, in via Scolo sinistro Valdentro, una piccola strada che taglia la campagna tra Grignano e i comuni di Villamarzana e Costa, un gruppo di malviventi ha scavalcato la recinzione di una villetta isolata. Il proprietario, un pensionato che vive con la moglie, si è trovato faccia a faccia con uno dei ladri, a volto coperto.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe reagito immediatamente: ha impugnato la sua pistola, legalmente detenuta, e ha esploso un colpo, ferendo il malvivente che si è poi dileguato insieme agli altri complici. Non è ancora chiaro se il gruppo sia fuggito a piedi o a bordo di un’auto parcheggiata poco distante.
Il pensionato aveva già subito un furto in casa poche settimane prima: un precedente che, secondo gli investigatori, potrebbe aver inciso sulla sua reazione, maturata in un clima di paura e frustrazione.
L’indagine: la Procura procede per tentata rapina aggravata
La Procura di Rovigo ha aperto un fascicolo per tentata rapina aggravata, ipotizzando che i ladri fossero armati e travisati. “Gli autori – si legge nella nota ufficiale – hanno agito in più persone riunite, armate e all’interno di un luogo di abitazione”.
Nessuna iscrizione nel registro degli indagati, invece, per il proprietario della villa. La sua condotta, al momento, appare compatibile con la legittima difesa prevista dalla normativa entrata in vigore nel 2019. La polizia ha già ascoltato l’uomo e la moglie, oltre ad alcuni vicini e passanti che avrebbero notato movimenti sospetti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona sono ora al vaglio degli investigatori per cercare di individuare i fuggitivi.
L’attività d’indagine, spiegano dalla Questura, si concentra su alcune batterie di ladri che da settimane colpiscono tra il Polesine e il Basso Veneto, spesso scegliendo case isolate nelle ore serali.
Solidarietà e politica: "La difesa è sempre legittima"
Il caso di Grignano ha suscitato reazioni immediate nel mondo politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con un post sui social, ha espresso pieno sostegno al cittadino rodigino:
“La difesa è sempre legittima. Lo Stato deve stare dalla parte di chi subisce violenza, non di chi la compie.”
Anche la sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin, ha preso posizione in modo netto:
“A chi si trova in una situazione del genere non posso che esprimere solidarietà. La proprietà privata è sacra, ed è giusto difenderla da chi la viola.”
Parole che riflettono un sentimento diffuso, soprattutto tra i residenti delle aree periferiche e rurali, dove negli ultimi mesi si è registrato un aumento di furti e tentativi di effrazione.
Sicurezza e paura: la risposta delle istituzioni locali
L’episodio di Grignano si inserisce in un contesto di crescente allarme sociale. Solo negli ultimi due mesi, nel Rodigino, le forze dell’ordine hanno registrato una decina di colpi tentati o riusciti in abitazioni isolate. Per questo, il Comune di Rovigo ha deciso di avviare turni notturni della polizia locale, inizialmente dal giovedì al sabato, dalle 17 alle 24. L’obiettivo, spiega la sindaca, è arrivare a un servizio continuativo sette giorni su sette.
Intanto, molti cittadini hanno iniziato a dotarsi di sistemi di sorveglianza privata, telecamere e gruppi di allerta nei quartieri. La percezione è quella di una sicurezza che “vacilla”, e che spinge alcune persone a pensare di doversi difendere da sole.
Legittima difesa: diritto e paura
L’episodio di Rovigo riaccende il dibattito sulla legittima difesa in Italia, una legge che negli anni ha diviso opinione pubblica e magistratura. La riforma del 2019 stabilisce che la difesa è sempre proporzionata all’offesa se chi reagisce lo fa in casa propria o sul luogo di lavoro, purché in una situazione di pericolo attuale.
Tuttavia, gli esperti ricordano che ogni caso deve essere valutato singolarmente: la dinamica, il grado di minaccia, l’intenzione del ladro e la possibilità di fuga sono elementi determinanti. Nel caso di Grignano, le indagini dovranno chiarire se il colpo sia stato esploso in una reale condizione di pericolo o per paura di un’aggressione imminente.
Una comunità solidale
A Grignano, la vicenda ha lasciato una comunità divisa tra paura e comprensione. «Qui ci sentiamo abbandonati – racconta un residente – la sera non si vede una pattuglia per ore, e ormai molti tengono la luce accesa tutta la notte».
Nel frattempo, il 68enne protagonista della vicenda cerca di tornare alla normalità, circondato dalla solidarietà dei vicini e dei cittadini. Un episodio che, oltre al dramma personale, riapre una discussione più ampia: quella su quanto sia realmente garantita la sicurezza domestica e su quale sia il confine tra difesa e giustizia.
Un segnale da non ignorare
L’episodio di Grignano è il sintomo di un malessere sociale più profondo. La legittima difesa, più che un principio giuridico, diventa in casi come questo una risposta emotiva alla paura. Le istituzioni, chiamate a garantire sicurezza e presenza sul territorio, sono ora davanti a una sfida cruciale: evitare che la paura si trasformi in rassegnazione o giustizia fai-da-te.